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2017-01-27

Giornata della memoria

La soppressione violenta dell'altro nei rapporti (economici in primis e poi politici, culturali, interpersonali) anteponendo la forza al rispetto della dignità del più debole (qualsiasi sia la ragione contingente della sua debolezza, non soltanto fisica, e la modalità, non soltanto materiale, dell'uso della forza) è la ragione del ripetersi infinito di tragedie.
Doveroso, ma poco influente ricordasi, una volta all'anno, di quelle della storia recente che ha coinvolto i nostri nonni e i nostri genitori, mentre noi stessi siamo protagonisti, più meno attivi e consapevoli, di eventi non meno dolorosi.
Una riflessione costante sulla violenza, da quella verbale a quella reale, proposta in parole e immagini nella quotidianità dei media, dove fiction e verità si intrecciano ormai inscindibilmente - conformando le menti non soltanto dei più giovani - sarebbe più auspicabile delle giornate una tantum per questo o per quello, grondanti buone intenzioni ed ipocrisia.

2012-11-22

Roma. Violenza in Campo de' Fiori


Aggressione ai sostenitori del Tottenham.
Verrebbe da dire: i soliti tifosi cazzoni.
Verrebbe da dire: il Sun è un giornalaccio che marcia sulla notizia.
Verrebbe da dire: si fottano tutti loro e il loro calcio.
Ma no. Questa (in)cultura della violenza fa male.
Non c'entra il calcio. Non c'entra il tifo - non direttamente, almeno.
Ma no. Questa (in)cultura della violenza fa male.
Non c'entra il calcio. Non c'entra il tifo.
È lo squadrismo di marca nazifascista, la mentalità, la visione del mondo che lo anima a spaventare.
E va sempre peggio.

2012-03-02

Siamo tutti NO-TAV, "pecorelle" tra un branco di lupi



Il giovane barbuto (poi "catturato" e rilasciato)
che si rivolge "irrispettosamente" al carabiniere
suscitando tanto immeritato scalpore, sembra, proprio per quel che dice, più che altro, un po' coglione.
I soliti cronisti della disinformazione hanno anche chiamato in causa Pasolini che qui non c'entra una beata mazza, ché ormai molti poliziotti sono istruiti quanto, se non più, dei manifestanti stessi.

Però la situazione mi ha riportato alla mente una manifestazione di una vita fa con la celere schierata e io stesso nei panni del giovane barbuto. Non ho insultato nessuno. L'insulto mi ha sempre infastidito. Non ho mai tirato un sampietrino, non era nelle mie corde. Non riuscivo neppure a gridare slogan trucidi come "col sangue delle camicie nere faremo più rosse le nostre bandiere". Un "figamolle" insomma. Quella volta ho provato (forse proprio a causa di Pasolini) a dialogare con il graduato che mi stava di fronte.
Il celerino per tutta risposta mi ha sibilato che avrebbe finto di ricevere un calcio e giù manganellate.
Per fortuna c'era lì vicino un dirigente della Digos che è intervenuto dicendo di aveva sentito e di lasciar perdere. Noi eravamo "bravi ragazzi". Hai tempi l'ho vissuto quasi come un insulto, ma tant'è.
Ero molto giovane, poco più che adolescente.

In quanto ai no-Tav non so se abbiano ragione. A sentirli direi proprio di sì, soprattutto a fronte delle non motivazioni dei sostenitori della Tav. Per quel che riguarda i metodi della protesta è relativo: se ti aggrediscono cerchi di difenderti, è ovvio.
Se invece cerchi lo scontro per il gusto dello scontro sei nel torto. Punto.
Le forze dell'ordine non sono "pecorelle". Purtroppo sono addestrate alla violenza, qui e anche più altrove. Senza parlare della macelleria del G8 genovese, il Web è pieno di filmati fin troppo eloquenti ripresi in ogni parte del mondo. Poi molto è questione di mentalità. Ci sono individui pericolosi che si sentono "rambo" anche se sono soltanto vigili urbani e persone che si comportano in maniera intelligente. Certi ambienti e certi ruoli non favoriscono di per sé l'apertura mentale. Inoltre il ricorso alla violenza nei rapporti interpersonali sembra aumentare paurosamente ovunque.
Il fatto è che comunque le forze dell'ordine sono al servizio del potere e se scarseggia la democrazia nelle istituzioni la loro funzione anticrimine viene meno. Chi governa e vuole imporre la propria volontà ne fa un uso repressivo contro chi si oppone e allora torto o ragione poco contano.

Black bloc, ultras, anarco-insurrezionalisti, teppisti, mezzi fascisti e mezzi comunisti o semplicemente i teppisti impolitici pieni di rabbia sociale, tutti tanto cari ai professionisti della gogna mediatica sia di "destra" che di "sinistra", sono un falso problema.
La vera questione è la democrazia che non c'è e che troppi falsi "democratici" si ostinano a voler "difendere".
E allora cari miei siamo tutti un po' No-Tav, specie se giovani, lavoratori dipendenti e pensionati tartassati che non si sentono più rappresentati da nessuno.
Siamo noi le pecorelle in balia dei lupi.

2011-05-11

Il cancro della stupidità

Un video del "buon" tempo andato, quando le relazioni umane sembravano improntate ad una maggior gentilezza. Forse non era vero, forse c'era solo maggiore ipocrisia, ma Modugno resta un piacevole ascolto

Stronzo, metastasi, "Alberto salta il cancellino, uccidi Chiara con il coltellino. Stasi alé!"
Siamo alla frutta. Non c'è più alcun freno inibitore e il prossimo passo non può essere altro che lo scontro fisico tra opposte fazioni. Guerra civile. Quando le più elementari regole della convivenza civile saltano si arriva a questo.

Qualcuno attribuisce a Bossi astuzia e intuito politico. Può darsi, ma, se così è, non differisce molto dall'istinto del capobranco tra gli animali. Il suo argomentare è ormai ridotto a gestacci, esibizione di pugni, celodurismo verbale del tipo "la lega ha l'Italia in mano" e parolacce. La sua ultima argomentazione pubblica contro l'ex alleato Fini è stata di una povertà sconcertante: "è uno stronzo."
La Santanchè, anche più miserabilmente, al fianco di Berlusconi che inveisce senza freni contro i magistrati, lo ha spalleggiato ripetendo ossessiva: "La Bocassini è una metastasi". Una metastasi cioè qualcosa da estirpare con ogni mezzo. E il capo del governo rincara la dose irridendo i suoi avversari politici insinuando che puzzano perché "si lavano poco".
A una partita di calcio nel pavese tra Motta Visconti e Garlasco - il paese del delitto balzato all'onore delle cronache qualche tempo fa -, sul campo dell'oratorio qualche centinaio di giovani tifosi canta l'ignobile coretto riportato all'inizio come sfottò ai perdenti garlaschesi.

Da personaggi come Bossi, Berlusconi, Santanchè e simili, da tempo ci vengono esempi di questo tipo. Si è fatta l'abitudine e non ci si scandalizza più di tanto.
Poco m'importa delle volgarità verbali usate come artifici linguistici. Talora sono anche efficaci per veicolare concetti importanti. Grillo ne fa ampio uso fin dai tempi dei suoi spettacoli da ecologista impegnato. La platea ride e capisce meglio i temi proposti che annoiandosi con paludate relazioni. Qualche volta Beppe era - ed è - talmente greve da far storcere il naso, ma questa è solo la valutazione personale di uno che riconosce l'istrionismo dell'attore senza condividerne le modalità.
Preoccupa invece la trivialità priva di qualsiasi ironia, fine a se stessa, vuota di idee, tendente a mascherare l'incapacità di dare un senso alle parole.
Fa paura L'invettiva da bar, da stadio, da skinhead, volta ad offendere e distruggere il presunto nemico senza una vera ragione, solamente per sfogare la propria rabbia aggressiva e sentirsi superiori praticando violenza.
Triste quando personalità pubbliche si fanno portatrici di analoghi modelli.
Il vero cancro italiano dell'ultimo ventennio è la stupidità.

2009-11-07

Sequestro stile camorra

Secuestro estilo camorra

Questo il post odierno di denuncia per l'intimidazione subita della più famosa blogger dissidente cubana (l'immagine è del suo libro). Ciò che mi spinge a pubblicarlo è che a Cuba come in America e in Italia (per non dire in Russia e altrove) i metodi della polizia o, peggio, di corpi speciali appositamente addestrati sembrano gli stessi ovunque. La cultura della sopraffazione violenta - non importa se di idee o comportamenti - non sembra avere mai fine.

Nei pressi di calle 23, proprio alla rotonda dell’avenida de los Presidente, abbiamo visto arrivare a bordo di un’auto nera - di fabbricazione cinese - tre robusti sconosciuti: “Yoani, sali in auto” mi ha detto il primo afferrandomi con forza per un polso. Gli altri due trattenevano Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo e un’amica che ci accompagnava a una marcia contro la violenza. Ironia della vita, quella che doveva essere una giornata di pace e concordia si è trasformata in una serata carica di botte, grida e male parole. Gli stessi “aggressori” hanno chiamato una pattuglia che si è portata via gli altri miei due compagni, Orlando e io eravamo condannati all’auto con targa gialla, lo spaventoso terreno dell’illegalità e dell’impunità per l’Armageddon.
Mi sono rifiutata di salire sul brillante Jelly e abbiamo preteso che si identificassero e mostrassero un mandato giudiziario che li autorizzasse a portarci via. Non ci hanno fatto vedere nessuna carta che provasse la legittimità del nostro arresto. I curiosi si accalcavano intorno e io gridavo: “Aiuto, questi uomini ci vogliono sequestrare”, ma loro hanno fermato chi voleva intervenire con un grido che rivelava tutto il fondamento ideologico dell’operazione: “Non vi intromettete, questi sono dei controrivoluzionari”.
Di fronte alla nostra resistenza verbale, hanno preso il telefono e hanno detto a qualcuno che doveva essere il loro capo: “Cosa facciamo? Non vogliono salire sull’auto”. Immagino che all’altro lato la risposta sia stata categorica, perché dopo ci hanno riempito di botte e spintoni, mi hanno caricato con la testa verso il basso e hanno tentato di infilarmi nell’auto. Ho afferrato la porta, ricevendo colpi sulle mani, sono riuscita a togliere un foglio che uno di loro portava in tasca e me lo sono messo in bocca. Mi sono presa un’altra scarica di botte perché restituissi il documento.
Orlando era già dentro l’auto, immobilizzato da una mossa di karate che lo faceva stare con la testa verso il pavimento. Uno ha messo le sue ginocchia sul mio petto e l’altro, dal sedile anteriore mi colpiva nella zona dei reni e sulla testa per farmi aprire la bocca e liberare il documento. Per un istante, ho temuto che non sarei più uscita da quell’auto. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di fare pagliacciate”, ha detto quello che era seduto accanto all’autista e che mi tirava i capelli.
Nel sedile posteriore si poteva assistere a uno spettacolo molto strano: le mie gambe verso l’alto, il mio volto arrossato per la pressione e il corpo indolenzito, all’altro lato c’era Orlando conciato male da un picchiatore professionista. In un gesto di disperazione sono riuscita ad afferrare, dai pantaloni, i testicoli di questo personaggio. Ho affondato le mie unghie, supponendo che lui avrebbe continuato a schiacciare il mio petto fino all’ultimo respiro. “Uccidimi adesso”, gli ho gridato, con il fiato che mi restava, ma quello che stava nei sedili anteriori ha detto al più giovane: “Lasciala respirare”.
Sentivo Orlando ansimare e le botte continuavano a cadere su di noi, ho pensato per un attimo di aprire la porta e gettarmi fuori, ma all’interno non c’era una maniglia utilizzabile. Eravamo nelle loro mani ma ascoltare la voce di Orlando mi rincuorava.
In seguito lui mi ha detto che gli accadeva lo stesso ascoltando le mie parole rotte dai singhiozzi… perché gli dicevano “Yoani è ancora viva”. Ci hanno lasciati in pessime condizioni, scaraventandoci in una strada della Timba, una donna si è avvicinata: “Che cosa vi è successo?”… “Un sequestro”, ho risposto.
Ci siamo messi a piangere abbracciati in mezzo al marciapiede, pensavo a Teo, non sapevo come avrei potuto spiegargli quel che avevo passato. Come potrò dirgli che vive in un paese dove succedono queste cose, come potrò guardarlo e raccontargli che sua madre è stata malmenata in mezzo alla strada perché scrive un blog dove esprime le sue opinioni in kilobytes. Come potrò descrivergli il volto autoritario di chi ci ha fatto salire con la forza su quella macchina, il piacere che si leggeva sui loro volti mentre ci percuotevano, alzavano la mia gonna e mi trascinavano seminuda verso l’auto. Sono riuscita a vedere, nonostante tutto, il livello di agitazione dei nostri aggressori, la paura del nuovo, delle cose che non possono distruggere perché non le comprendono, il terrore del gradasso che sa di avere i giorni contati.

Traduzione di Gordiano Lupi

2009-03-02

Sicurezza: così la polizia tratta le donne... chissà le ronde!

Io ho paura della violenza di chi l'ordine dovrebbe garantirlo.



...no comment

2008-05-28

Allarme son tornati

Se un gruppo di energumeni, armati con sbarre, catene e coltelli, che si chiamano l’un l’altro “camerata!”, e magari appartengono a formazioni di destra, si mettano a sprangare studenti, magari anche di sinistra, e quelli tentano di non farsi ammazzare di botte si può definire rissa? Per il Corriere, sempre piegato dove fischia il vento, specie se di destra, si. E bravo Mieli! In fondo ha la coscienza a posto. Rissa è l’imputazione per i fermati, picchiatori o picchiati che fossero. Così va il mondo.
Più dignitosa La Repubblca con l’articolo di Concita De Gregorio.
Del resto individui con la stessa mentalità fascista a Verona hanno ammazzato un ragazzo, a Ponticelli incendiato un campo Rom, a Roma assalito negozi e picchiato selvaggiamente extracomunitari, ma per sindaci e responsabili dell’ordine tutto ciò non ha niente a che vedere con la politica! E bravi anche loro.

2008-05-25

RAID nel quartiere romano del Pigneto. Pestaggio neonazista contro un extracomunitario del Bangladesh

justice stress (official video) by 75_prod
[bel video, filmicamente parlando, di Romain Gavras - figlio di Constantin Costa Gavras.
Sembra il lancio pubblicitario dei giubbotti dei Justice, duo musicale francese, effettivamente in vendita a caro prezzo. Ha fatto parlare molto di sé per la violenza che visualizza. Purtroppo la realtà di tutti i giorni non è da meno. Qualcuno ci ha visto anche del razzismo perché i protagonisti sono tutti di colore. In Italia gli stranieri sono picchiati, più che picchiatori. I violenti ostentano teste rasate e simboli nazisti e si accaniscono contro chiunque appaia "diverso". Talvolta, come a Verona, ci scappa anche il morto.]

La notizia sottostante è di poche ore fa. (corriere.it)
RAID CONTRO TRE NEGOZI nel quartiere romano del Pigneto.
Pestaggio neonazista contro un extracomunitario del Bangladesh.
L'uomo, che gestisce un bar, aggredito e picchiato da giovani a volto coperto. Alemanno: gravità inaudita.

ROMA - Erano incappucciati e gridavano «Sporchi stranieri» e «Bastardi» i circa 20 componenti della squadra che sabato pomeriggio, intorno alle 17:30, hanno assalito e devastato a Roma, nel quartiere Pigneto, tre negozi gestiti da stranieri. In uno degli assalti è stato pestato anche un extracomunitario del Bangladesh che gestisce un bar: i giovani, con il volto coperto da foulard con il segno della svastica, sono arrivati improvvisamente correndo con in mano delle assi di legno e si sono scagliati contro l'extracomunitario colpendolo con violenza e urlando.
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