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2016-12-05

Considerazioni di autochiarimento sull'esito referendario (pippone che so di scarso interesse!)

Non considerare la pluralità se non è necessario.
Ho rifuggito i pipponi referendari come la peste.
Però l'esito del voto, che mi era indifferente e per il quale dunque non esulto e non mi rammarico, si presta a considerazioni di ordine generale che travalicano l'esito, del tutto scontato in base al principio del rasoio di Occam. Personalmente prefiguravo ipotesi più fantasiose, pur non avendone alcuna certezza, ma, come spesso accade, la soluzione semplice è quella da preferire.
Non credo in alcuna sacralità, tantomeno in quella della Costituzione italiana, mai veramente applicata nei suoi principi di fondo e già più volte ampiamente stuprata.
Cosa vuol dire, ad esempio, il "diritto al lavoro" dell'articolo 4 quando il lavoro non c'è e le condizioni perché ci sia non dipendono da una volontà ideale?
Sarebbe meglio garantire dignità - non soltanto formale come quella dell'articolo 3 - a tutti i cittadini con un sostegno economico e servizi sociali funzionanti quando manca la possibilità di un lavoro.
Invece in tutta Europa (quasi ottocento milioni di europei) ci siamo soltanto noi italiani (sessanta milioni!), insieme a greci e ungheresi (venti milioni tra tutti e due) a mancare di un reddito garantito.
Ho trovato assurdo tutto il can-can che si è fatto.
Il pallone gonfiato del renzismo è miseramente esploso (non è detto che ci siamo liberati di Renzi per sempre anche se si è infilato nel cul-de-sac del referendum con una stoltezza politica non comune!) e va beh! Detestabile lui e la Boschi, sua ministra per le "riforme" costituzionali.
Però a chi vi affidereste ora? Alle coppie D'Alema - Speranza, Berlusconi - Brunetta, Salvini - Meloni, Di Maio - Di Battista? O magari a una riedizione "tecnica" tipo Monti - Fornero?
Ma per piacere! Eppure tutti vincenti, tutti sullo stesso carro, tutti minoritari come il Pd renziano ora allo sfascio.
Gli unici con qualche chance a livello di voto popolare potrebbero essere i pentastellati, ma con il personale politico emerso ai vertici meglio perderli che trovarli. E comunque anche loro non sembrano avere i numeri per governare da soli.
Gli italiani si erano espressi chiaramente alle politiche 2013 facendo emergere tre schieramenti più o meno compositi: 29,55 % l'accozzaglia bersaniana, 29,18 % l'armata Brancaleone berlusconiana, 25,56 % il Movimento 5 Stelle. Quest'ultimo ora sembra in vantaggio ragion per cui vuole andare al voto subito e con qualsiasi legge elettorale. Non si sa mai che il vento cambi.
Vedremo come andrà a finire ora che la cosa è nelle mani di Mattarella, "guida autorevole e salda" [cit. dal discorso di dimissioni del capo del governo).
Altre considerazioni andrebbero fatte circa l'inutilità, ormai palese di giornali e tv col loro stupidario quotidiano, sostituito dal ben più efficacie stupidario del web col tam-tam dei social network, strumento di "democrazia diretta" con pesanti conseguente sulla "qualità" del "voto popolare".
I virgolettati stanno ad indicare quanto sia vasto il capitolo per essere aperto.



2015-05-18

Corte Costituzionale e pensioni. Diritti doveri solidarietà

So di scrivere qualcosa d'impopolare, ma ci sono abituato.
Tutto questo strepitio sulle pensioni da parte delle opposizioni e dei sindacati sulla scia della sentenza pelosetta della Corte Costituzionale mi sembra farlocco.
Posto che la legge Fornero sulle pensioni (votata, più o meno entusiasticamente, ma "votata", da tutti coloro che ora esigono il rimborso generalizzato) è stata una stronzata - un po' come gli altri provvedimenti del governo Monti che hanno colpito i redditi più bassi e depresso l'economia senza sostanzialmente muovere un dito contro le disuguaglianze di trattamenti economici, gli evasori fiscali e i patrimoni di chi avrebbe dovuto dare il massimo di contributo nel momento di maggior difficoltà dell'economia italiana - la pronuncia della Consulta sembra confermare il detto veneto "Peso el tacòn che el buso".
È risaputo che nelle nostre tipologie di Stato il potere giudiziario, legislativo ed esecutivo sono distinti ed hanno la funzione di controbilanciasi senza sovrapporsi.
La conflittualità crescente tra i tre poteri, non priva di vistosi tentativi di reciproca sopraffazione per garantirsi influenza e privilegi sempre più grandi, è evidente.
Nello specifico la Corte Costituzionale, si è messa per traverso ora, dopo ben tre anni e mezzo dall'emanazione della legge. Strano.
Scrivono i giudici:
“La censura relativa al comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”. Risultano, dunque, “intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l’adeguatezza (art. 38). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà” (art. 2) e “al contempo attuazione del principio di eguaglianza”, (art. 3)."
Vediamoli questi benedetti articoli della Costituzione
Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
Art 38 comma 2
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Ottimi.
Le pensioni colpite furono quelle tre volte superiori al minimo dunque oltre ai 1500 euro. Colpite nel senso che per tre anni non furono aumentate di quei pochi euro d'adeguamento che sarebbe loro aspettato.
Pochi euro per il singolo pensionato ovviamente, ma tanti per lo Stato considerando i milioni di pensionati interessati.
Una carognata a ragion veduta dell'allora osannato prof. Monti sempre rigoroso nel colpire i meno ricchi, facile bancomat governativo.
Francamente però non stiamo parlando di indigenti specie considerando che queste pensioni al netto non si discostano molto dagli stipendi medi della maggior parte dei lavoratori in attività che pensioni simili rischiano di non vederle proprio mai.
Forse per i magistrati, specie ai gradi più alti, una simile retribuzione non sembra "sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa", ed io che in questa bassa fascia retributiva rientro, posso essere d'accordo con loro.
Tuttavia per i più questa è la realtà e per molti, in particolare giovani, le cose vanno ancor peggio. Per nulla dire poi di coloro che un posto di lavoro non lo trovano o l'hanno perso e, esauriti gli scudi sociali, sono col culo per terra.
Quanti rileggendo i citati articoli 36 e 38 (in particolare quel comma 2° dove si parla di disoccupazione involontaria) avrebbero molto da eccepire circa la non corrispondenza dei loro contratti di lavoro con il dettato costituzionale?
Si parla tanto di conflitti generazionali, del dramma delle giovani generazioni alle quali le precedenti hanno sottratto un futuro e della necessità di una ricomposizione generazionale. Bene. Provocatoriamente dirò che se i miliardi che questo governo deve rendere ai pensionati - e che inevitabilmente non renderà se non in minima parte - fossero devoluti, insieme a qualche altro recuperato dagli sprechi, dai super stipendi, dalle rendite non tassate, dagli evasori fiscali ecc. a garantire un reddito (comunque lo si voglia chiamare) ai cittadini giovani e meno giovani che ne hanno davvero bisogno, riformando totalmente l'attuale sistema di previdenze io approverei rinunciando senza rimpianti le poche centinaia di euro che Renzi ora vuole elargire.
Questo sarebbe il senso più autentico di "solidarietà politica, economica e sociale" espresso nell'art. 2 della Costituzione.
La mancanza di lavoro e un minimo di sostentamento limita "di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini" che è "compito della Repubblica" garantire in base all'art. 3.


2012-11-30

Scuole private. Finanziamenti anche dal comune di Pavia. E Profumo vuole esentarle dal pagamento dell'IMU

Pavia: pubblicità di una scuola privata alla fermata degli autobus (retroilluminata e ben visibile anche di notte... il crepuscolo della istruzione pubblica)

Costituzione - Articolo 33

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
E` prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Non ho niente contro le scuole private (a parte che, sulla base degli indici di valutazione dell'Ocse-progetto Pisa - Programme for International Student Assessment - in Italia gli esiti educativi risultano più scadenti che nelle scuole pubbliche).
Ritengo però - come quasi tutti del resto, almeno a parole - che un paese avanzato dovrebbe fare il massimo sforzo economico per garantire ai suoi cittadini un elevato livello d'istruzione. Essendo un obiettivo strategico di sviluppo, oltre che un diritto individuale, lo Stato dovrebbe farsene interamente carico.
Tuttavia niente deve vietare ai privati di aprire scuole, ma secondo il dettato costituzionale, ovvero senza oneri per lo Stato.
Così non è purtroppo ed ora anche il comune di Pavia, che pure in passato si è impegnato per avere una scuola per l'infanzia di livello avanzato, con la giunta Cattaneo passa al finanziamento dei privati. [Provincia Pavese: "E in Consiglio comunale nasce la polemica. A sollevarla, lunedì sera, è stato Davide Ottini"]
Il contributo è di per sé modesto. 50mila euro per cinque scuole: la Domus Pacis, l’istituto San Giorgio, la Pianzola, la Maria Ausiliatrice e l’istituto delle Canossiane.
Il principio invece non può essere condivisibile.
Il denaro pubblico, in base alla Costituzione, non dovrebbero sovvenzionare le scuole private.
Sciaguratamente non è stato un governo di destra a spalancare le porte al finanziamento pubblico della scuola privata, ma il D'Alema bis con la Legge 10 Marzo 2000, n. 62 che autorizzava "per le scuole private la spesa di lire 250 miliardi per l’anno 2000 e di lire 300 miliardi annui a decorrere dall’anno 2001", fermi restando "gli interventi di competenza di ciascuna Regione".
E infatti la regione Lombardia del "Celeste" Formigoni ci è andata giù pesante.
Vediamo, ad esempio, i dati dell'ultimo anno scolastico.

Contributi alle scuole private (fonte: Ufficio scolastico regionale della Lombardia)
Pavia assegnazione a.s. 2010-2011
Scuole per dell'infanzia (asili) € 2.117.229,48 (totale in Lombardia € 65.146.309,13)
Scuole primarie (elementari) € 1.108.760,88 (totale in Lombardia € 38.333.180,24)
Scuole secondarie di I grado (medie) € 64.325,64 (totale in Lombardia € 2.101.752,04)
Scuole secondarie di II grado (superiori) € 40.139,84 (totale in Lombardia € 1.097.649,46)

A ciò vanno aggiunti 255 milioni di euro destinati al sistema della "Dote Scuola" i cui beneficiari sono, a richiesta, studenti residenti in Lombardia che frequentano corsi a gestione ordinaria presso le scuole primarie e secondarie di I e II grado, paritarie, legalmente riconosciute e parificate, con sede in Lombardia.
Un altro modo per sovvenzionare, di fatto, le scuole private.

Tanto denaro insomma, ma non è questo il punto. Per un'istruzione di qualità questo ed altro è più che giustificato.
La questione invece è la dispersione delle risorse sugli istituti privati e sui singoli individui cosiddetti bisognosi in base alle dichiarazioni dei redditi. Così l'assurdo che ricchi evasori che snobbano la scuola pubblica possano accedere alla "dote" regionale, cioè ai soldi dei contribuenti, per pagarsi le rette delle scuole private diventa regola.
Pare del tutto evidente che concentrare ogni sforzo economico, sia del Governo, sia delle Amministrazioni locali, per un miglior funzionamento della scuola pubblica potrebbe portare, oltre ad un miglioramento generale delle condizioni della scuola, ad una effettiva gratuità dell'istruzione a tutto beneficio dei meno abbienti.
Eppure anche il governo Monti, quello dei "tecnici" che dovrebbero pensarla in modo razionale senza guardare in faccia nessuno, ha più di un occhio di riguardo per le istituzioni cattoliche. Molti gli esempi. L'ultima uscita del ministro Profumo è emblematica di un atteggiamento; si dichiara favorevole a esentare le scuole paritarie dal pagamento dell'IMU. Ulteriore regalo ai privati, scuole cattoliche in primis.

2012-06-28

Il lavoro non è un diritto

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »

(Articolo 1 della Costituzione Italiana)

Cazzate. Una riscrittura sarebbe d'uopo.

« L’Italia è un oligopolio, fondato sulle banche.
La sovranità appartiene alla "casta", che la esercita senza forme nè limiti a suo esclusivo vantaggio. »

Adda venì Grillone!

Scritto ma non condiviso: sono talmente confuso che...
"non capisco neppure cos'è che non capisco"
Charlie Brown        


2010-06-15

Fiat-sindacati. Ci può essere trattativa con una pistola puntata alla tempia?

Musica: Radici nel Cemento - Occhio! (2004) - La Logica del Profitto
Editing video: lordharpistapnkrock


Al peggio non c'è fine. Marchionne è stato chiaro. O così o vado altrove. Può farlo. Nessuno glielo impedirà. Così vuol dire, lavorare come schiavi senza più nemmeno poter scioperare, ammalarsi a proprie spese, essere pagati sempre meno. Insomma: un salto indietro di decenni, fine di ogni residuo diritto per i lavoratori.
Angeletti e Bonanni (Uil e Cisl) sbracano subito - come loro consolidato costume - peccato non poterli mandare a lavorare un po' nelle condizioni e con i salari proposti - la Fiom tenta di resistere, ma con scarse prospettive.
In gioco non ci sono soltanto gli operai di Pomigliano, ma le condizioni di tutti i lavoratori italiani. Il nuovo modello è ubbidire, tacere, lavorare tanto, guadagnare poco.
Globalizzazione vuol dire essere messo a confronto con i Cipputi cinesi - e non solo - pagati 120 euro al mese per dodici ore di lavoro giornaliere. Ma quale competitività può mai esserci?
Tremonti blatera di economia sociale di mercato. Ci vuole un bel coraggio. Il sociologo Luciano Gallino [vedi anche post Tenpi moderni - La globalizzazione dell’operaio] intervistato da il Manifesto dice: "economia sociale di mercato è stata quel grande sviluppo che ha conosciuto l'economia tedesca nel dopoguerra, in cui si è dato molto spazio allo sviluppo industriale ed economico e contemporaneamente si sono poste le basi per uno stato sociale ampio e generoso: mercato sociale significa compromesso capitale-lavoro nel riconoscimento della reciproca differenza e anche conflittualità di interessi."
Ora si torna alle origini. Non c'è più alcuna mediazione tra capitale e lavoro. Più che mai domina la logica del profitto, dello sfruttamento intensivo e dell'alienazione del lavoro. Torna d'attualità Carl Marx - ammesso che non lo fosse sempre stato.
Non stupisce l'attacco frontale di questo governo anche all'articolo 41 della Costituzione che recita:
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Molti articoli della nostra Costituzione, purtroppo, sono rimasti suggestivi enunciati mai applicati. La novità è che si vuole toglierli di mezzo definitivamente per evitare fin anche il rischio che qualcuno possa appellarvisi.
Colpisce, per dirla ancora con Gallino "La voce flebile della sinistra e del centrosinistra. Per un sindacalista si capisce che è difficile prendere posizione in questo accordo, ma un politico di centro sinistra non rischierebbe proprio nulla."

2008-06-26

Lodo - non Francesca - e populismo plebiscitario

Lodo, se cercate in Internet trovate anche lei, Francesca, ma non è propriamente il significato del termine lodo.
Considerandone le forme, è strano che Berlusconi non l'abbia ancora fatta eleggere in parlamento...

Stop alle intercettazioni e alla loro pubblicazione, blocco dei processi (lodo Schifani bis o Alfano one) per impedire quelli nei quali il cavaliere è indagato, immunità per le alte cariche dello stato, così non ci si pensa più e Berluscao può serenamente sperare in una apoteosi presidenziale a coronamento della sua folgorante carriera politica.
Populismo non tanto per la globalità del consenso (il cavaliere ammalia soltanto il 47 per cento degli italiani), ma nel senso di vincere le elezioni a man bassa ottenendo, grazie ad una legge elettorale parto indigesto di un dentista leghista, una sproporzionata maggioranza parlamentare rispetto ai voti ricevuti. Se si aggiunge una opposizione tanto timida da risultare inesistente si comprende l’accelerata a muso duro del premier. È nel suo stile di sempre. Stile azienda familiare di cui lui è capo indiscusso. Prima pensa a se stesso e ai suoi interessi personali, poi a quelli di coloro che gli sono più vicini, mentre gli italiani nel loro complesso sono l’ultima delle sue preoccupazioni. Ma a buon diritto può fregarsene. La telecrazia, che da tempo ha sostituito la democrazia in questo disgraziato paese, gli permetterà di affermare spudoratamente tutto ed il contrario di tutto ottenendo l’approvazione incondizionata non solo dei suoi beneficati, ma anche dei poveri cristi ai quali non è andato - e non andrà - nulla in tasca, anzi…
Così il cavaliere fa e dice ciò che vuole. I giudici che indagano su di lui sono definiti “un cancro della democrazia”. Le leggi proposte si fanno beffe della costituzione con i sui principi d’uguaglianza dei cittadini e separazione tra gli organi dello stato, dando luogo ad una nuova costituzione materiale senza neppure prendersi il disturbo di modificare quella esistente.
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