"Non possiamo entrare in un presidenzialismo implicito senza nessun contrappeso" (Bersani)
Lo smacchiatore di giaguari non ha tutti i torti, nella sostanza. Però si esprime in quel politichese che nessuno sopporta più e a molti neppure è mai importato decriptare.
Presidenzialismo. Quanti conoscono il significato reale di questa forma di governo?
Nel caso dell'italicum poi sarebbe il capo del governo (presidente del consiglio e non della repubblica) ad essere eletto, "implicitamente" (cioè in modo non formalmente espresso, ma sottinteso). Infatti, essendo il leader del partito che ha ricevuto la maggioranza di voti, per quanto risicata, inevitabilmente verrebbe incaricato dal Presidente della Repubblica a formare un governo facilmente approvato in Parlamento grazie allo sproporzionato numero di seggi ottenuti con il premio di maggioranza che, svuotando di significato la volontà espressa da un grande parte di elettori, garantirebbero un governo senza opposizione.
Niente di nuovo da quando in nome di una governabilità che si è rivelata comunque fallace si è abbandonato il sistema proporzionale. La differenza sta nel fatto che se prima il premio di maggioranza era distribuito su una coalizione di partiti, ora andrebbe ad un unico partito.
In quanto ai "contrappesi", termine che indica la possibilità di limitare la forza preponderante di una parte con una adeguata forza di senso contrario, è esattamente quello che si è andati via via eliminando, anche Bersani consenziente, con lo scopo preciso di consolidare il potere decisionale dei governi impedendone la caduta troppo frequente.
Sembra impossibile che i dirigenti PD (a questo punto Bersani in primis e i suoi consigliori con tutte le assurdità che sono riusciti a pensare in queste ore) non abbiano ancora capito il vento che tira. Non è bastato neppure il plebiscito di mail pro Rodotà che ha mandato in tilt il server del Parlamento per far loro comprendere chi vuole sul colle l'Italia che loro tanto malamente rappresentano.
"O siete coglioni o siete complici" dice Travaglio interrogandosi sui perché delle molte cazzate recenti e passate dei dirigenti PD.
A vedere la rosa di nomi proposta ai "grandi elettori" vengono i brividi. Chissà cosa intendeva Bersani quando parlava di "fase nuova". D'Alema e Prodi sarebbero la novità?
Incredibile!
Così, riprendendo il titolo di un romanzo epistolare di Tabucchi, si potrebbe riassumere la situazione italiana.
Ora ci sono i "saggi" tutti coniugati al maschile perché, si sa, di "sagge" non ce ne sono.
Dieci vecchi arnesi della politica e delle istituzioni che, a voler essere "lombrosiani", basterebbe guardarli in faccia per sapere da che parte tirano. C'è pure Violante per il PD. Se qualcuno lo preferisce a Bersani si accomodi.
Cosa possa venir fuori da queste menti eccelse (Gaetano Quagliariello in testa) vedremo.
Spetterà poi allo screditato Monti, ancora una volta, fare ingoiare a un parlamento recalcitrante amare medicine.
I partiti appena ridiscesi in campo hanno ridato prova della loro inaffidabilità. Magari, anziché abolire i sindacati, come vorrebbe Grillo, bisognerebbe azzerare le cosiddette "forze politiche". Tutte, compreso i cinquestelle che, appena approdati al Parlamento hanno deluso anche chi - come lo scrivente - aveva riposto in loro speranze di cambiamento. Ma non si può e, soprattutto, non si deve far piazza pulita né di partiti né di sindacati, per poco che ci piacciano.
Il M5s però ha perso un'occasione, probabilmente irripetibile, di dare un colpo di timone alla politica italiana (o quantomeno di mettere alla prova la buonafede di Bersani e ancor più dei manovratori alle sue spalle).
Chissà se avranno modo di pentirsene.
Se questo disegno "napolitanesco" dovesse andare in porto a guadagnarci sarà il Pdl, deresponsabilizzato dal governare come dal dover fare una opposizione dura a un governo degli odiati PD, dopo averli caldamente invitati ad un abbraccio mortale. A rimanere in mezzo al guado (o meglio sarebbe dire guano) il povero, inadeguato, Bersani e quella parte di Pd speranzosa che potesse farcela. A Renzi (che in fondo persegue la stessa strategia di Grillo) non resta ora che aspettare il passaggio dei cadaveri della vecchia nomenclatura, per poi farsi avanti. Cosa resterà da raccogliere, oltre i resti di un'Italia in pezzi, è tutto da vedere.
In Italia solo chiacchiere. In Svizzera un referendum riduce i superstipendi. (Svizzera: un referendum vinto e un altro in arrivo contro le disuguaglianze economiche)
Anche gli svizzeri sono incazzati, benché i motivi per esserlo siano decisamente minori dei nostri. Però qualcosa fanno. Subito.
Gli italiani invece sono ostaggio di un sistema politico e di procedure elettorali che impediscono qualsiasi rinnovamento.
Pur avendo, in stragrande maggioranza, chiaramente espresso la volontà di un radicale cambiamento, sono in stallo istituzionale.
Lo stallo, nel gioco degli scacchi, si ha quando il re pur non essendo in scacco matto, è costretto a muoversi, ma non può perché comunque finirebbe sotto scacco avversario. La partita in tal caso è considerata patta. Parità insomma anche se uno dei due contendenti è nettamente in vantaggio. Spesso a condurre a questo risultato è un errore del più forte e/o una astuzia del più debole.
Berlusconi ha puntato ovviamente a questo risultato e lo ha ottenuto, complice la legge elettorale "porcata" - una vera truffa comunque, per quel che riguarda la nomina dei senatori, ma anche nell'assegnazione di un numero esorbitante di deputati al partito o alla coalizione che ottiene una pur risicata maggioranza di voti. Solo chi non voleva capire (e quanti sono stati!) si cullava nell'illusione di una corposa vittoria di Bersani.
Ora qualcuno pretende dal M5s che tiri fuori le castagne dal fuoco a chi non ha saputo e voluto cambiare in tempo regole tanto truffaldine.
Perché dovrebbe? Per suicidarsi nella culla appena nato? Basta che non si agiti e saranno gli altri a a stringersi il cappio intorno al collo.
Il vero dramma in tutto ciò è che a prenderlo in quel posto sono e saranno sempre più gli italiani. Noi insomma. Evviva!
Saverio Marra - Cimitero di San Giovanni in Fiore, funerale - 1926
La foto - bellissima - di Marra potrebbe essere una metafora del "cattivo gusto" con cui Grillo ha definito Bersani. Per contro il "buon gusto", come ebbe a dire Picasso è il peggior nemico della creatività.
Il punctum, l'aspetto emotivo dell'immagine secondo Roland Barthes, però non è per me il cadavere rigido nella cassa messa in verticale per la posa fotografica. Ciò che mi colpisce sono le donne, i loro visi, belli, duri e direi quasi indifferenti nella loro sorprendente "modernità".
Queste splendide femmine del sud sono un po' l'espressione figurata di una Italia vitale nonostante tutto. Non i maschi, inginocchiati, statuari quasi quanto il "caro estinto", ma loro sembrano guardare al futuro, oltre la morte.
Sono giovani e il merito di Grillo è stato proprio quello di iniettare nel parlamento una dose di giovani. L'augurio è che abbia saputo sceglierli e non siano solo dei piccoli arrivisti e che ora sappia farsi da parte e lasciarli fare da soli. Lui è stato il megafono che ha dato voce allo scontento "impolitico" di tanti. Sbaglia a mio avviso chi su di lui fa affidamento per "dettare la linea". Se lo farà sarà soltanto un altro comico prestato alla politica come pensano certi tedeschi. Beppe Grillo, che non si è fatto eleggere, dovrebbe ora saper compiere un passo indietro e lasciare il proscenio ai giovani eletti del M5s.
Nonostante la mia siderale distanza dal Pd e da tutti i suoi uomini "di potere" considero Bersani, pur nella sua goffa inadeguatezza, uno dei meno peggio.
Non ha vinto perché non ha saputo o voluto o potuto liberarsi dell'apparato di brutta gente che lo circonda e condiziona.
Scrivevo l'altro ieri a botta calda: Se al governo fosse nominato qualcuno con le idee chiare e sufficientemente spregiudicato potrebbe tentare di appoggiarsi su una maggioranza variabile e realizzare molti di questi punti [ndr: riferimento ai 20 punti d'intenti del M5s] che sono condivisi da una grossa fetta della "sinistra" reale - See more at: Il filosofo, il prete e 20 punti per uscire dal buio
Ho visto poi che, il giorno successivo, altri sui giornali hanno scritto cose analoghe. Margherita Hack in primis sull'Unità (Se non sono chiacchiere, è una buona occasione)
Bersani, o chi per lui ci governerà, se non saprà cogliere le potenzialità di rinnovamento insite in questo nuovo parlamento ci porterà dritti verso quel baratro che Monti, a torto o a ragione, sostiene di averci evitato a prezzo di lacrime e sangue.
Per capire meglio elenco i 20 punti proposti dal M5s. Lo faccio perché pur non avendo votato per questo movimento sono d'accordo sulla sostanza di gran parte di questi punti.
Ho perplessità sull'ottavo e sul diciassettesimo mentre ne mancano altri importanti come ad esempio quello sul rapporto 1:12 tra retribuzioni massime e minime.
Se al governo fosse nominato qualcuno con le idee chiare e sufficientemente spregiudicato potrebbe tentare di appoggiarsi su una maggioranza variabile e realizzare molti di questi punti che sono condivisi da una grossa fetta della "sinistra" reale.
Poi ci sarebbero da prenderle anche risoluzioni di carattere economico "di destra" alla Monti per mantenere l'Italia nel contesto europeo (magari senza farle pesare tutte, come ha fatto Monti sui ceti più deboli) e qui ci si dovrebbe appoggiare altrove. Una navigazione difficile, forse impossibile, me ne rendo conto. Ma il vero problema è: chi potrebbe tentare una simile avventura? Ce lo vedete lo smacchiatore di giaguari giocarsi cinicamente tutte le chance su tavoli diversi per poi arrivare tra qualche mese a nuove elezioni rafforzato e con una legge elettorale nuova per un parlamento dimezzato?
20 punti per uscire dal buio:
Reddito di cittadinanza
Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa
Legge anticorruzione
Informatizzazione e semplificazione dello Stato
Abolizione dei contributi pubblici ai partiti
Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni
Referendum propositivo e senza quorum
Referendum sulla permanenza nell’euro
Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese
Una sola rete televisiva pubblica, senzapubblicità, indipendente dai partiti
Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato
Massimo di due mandati elettivi
Legge sul conflitto di interessi
Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica
Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali
Le ennesime "astute" sortite di Bersani (basta alle primarie, visto che le vincono quelli non appoggiati dai vertici, e alleanze con Casini e, perché no, Fini - ma cosa si fumano questi dirigenti del PD?) hanno fatto reagire il popolo del Web contro "L'amato leader" - come impietosamente rilevato da Gramellini su La stampa.
«Sono un ex iscritto e tra poco sarò un ex elettore» (Francesco). «Ma Fini è di destra! Come è possibile anche solo pensare a un’alleanza con lui?» (Michele). «Stasera restituisco la tessera» (Francesca). «Così non andiamo da nessuna parte, anzi sì: al suicidio» (Chiara). «Mi domando cosa avete nel cervello. Ma davvero le partorite voi queste cavolate? Andatevi a nascondere e non fatevi più rivedere!» (Gianni). «Cacchio, ma si può?» (Gian Piero). «Se succede, lascio il partito in un secondo» (Gianluca). «Bersani fa bene, sono d’accordo con lui» (Fassina, ma forse è la sorella dell’ex segretario). «Cioè, fatemi capire: dovrei scegliere alle prossime elezioni fra Fini e Berlusconi?» (Alessandro). «Dopo la fatica che abbiamo fatto a liberarci di Binetti e Rutelli, paffete che ci ritroviamo a subire i loro veti!» (Monica). «State ancora una volta riuscendo a rivitalizzare Berlusconi. Sono allibito» (Stefano). «Ero un ventenne che aveva trovato una piccola speranza. Ora lei me l’ha spenta di nuovo. Grazie, segretario» (Riccardo). «D’ora in poi come inizierà i suoi comizi? Cari democratici, cari compagni, cari camerati?» (Concita). «Grazie a tutti quelli che stanno commentando l’intervista» (Pier Luigi Bersani). «Segretario, tu ci ringrazi, ma i commenti li leggi o guardi solo le figure?» (Monica). La risposta è arguta quanto astute le proposte. "Non capite un tubo!"
Il limone mutante di Terzigno, cresciuto vicino alla discarica, è anche parlante - Cliccaci sopra per scoprire chi è
Azzarda Bersani dal palco dell'Auditorium: «Stiamo diventando il primo partito del Paese». Però non pronuncia la parola elezioni. Curzio Maltese su La Repubblica (Il fai-da-te dei rottamatori) sembra spiegarne la ragione: In una eventuale campagna elettorale il Pd non può infatti contare su nessun argomento forte, scavalcato in tutti dalla concorrenza. Sulla difesa della legalità e l’antiberlusconismo, ormai sinonimi, il Pd è meno efficace di Di Pietro e ora anche di Fini e Famiglia Cristiana, sulle questioni sociali e ambientali, per dire il precariato o il nucleare o la privatizzazione dell’acqua, è meno chiaro di Vendola e Grillo, sulla laicità e i diritti civili più ambiguo di tutti i nominati più i radicali, sull’immigrazione non ne parliamo. Perfino sulle legge elettorale il Pd non ha ancora scelto una linea, fra quattro o cinque possibili.
In questa Italia sommersa dai rifiuti, avvelenata dall'inquinamento, dalla corruzione, dalla disgregazione sociale, dove i giovani non hanno più futuro e il ceto politico ha subito una mutazione genetica malformante come il limone di Terzigno, riporre speranze sulle vecchie facce dei politici, poco importa se di destra, di centro o di sinistra è illusorio. Lasciamo perdere i Berlusconi, Bossi, Casini, Rutelli, D'Alema, Veltroni, e compagnia cantante, non tutti nella stessa misura responsabili del disfacimento del paese, ma tutti corresponsabili dello sfascio istituzionale. Titic e titac. Ti salta fuori dal cappello un Fini. Fini, uno che da quarant'anni mercanteggia con la politica e negli ultimi quindici ha condiviso tutte le peggiori scelte berlusconiane. Titac e titic ed eccoti lì i soliti Tremonti - un commercialista di successo che sa tutto su come far pagare poche tasse ai ricchi, ma poco ferrato in economia, cosa che non è necessariamente un male -, Luca Cordero di Monteprezzemolo - sempre accreditato ovunque al pari della verde erbetta, anche se sfugge quali siano davvero i suoi meriti a parte il cognome, Montezemolo, una dinastia per generazioni al servizio dei Savoia -, Mr. Sergio Marchionne, CEO Fiat - in tutt'altre faccende affaccendato, direi, per impelagarsi nella politica italiana -, Mario Draghi sul quale nessuno di quelli che in Italia contano, tranne Tremonti, porrebbe apertamente il veto. Ma anche questo Draghi, governatore della Banca d'Italia, non più un giovincello con i suoi sessantatre anni, con un curriculum da spavento tra studi, incarichi nazionali e internazionalie, appartenenze a consigli d'amministrazione e, tra l'altro, vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs tra il 2002 e il 2005, quale garanzia potrebbe mai offrire di essere l'uomo giusto per portare l'Italia fuori dal guano? Valutando dalle referenze è mente fuori dal comune e dopo figuri come Bossi, Berlusconi e i loro scherani dio sa quanto l'Italia avrebbe bisogno di persone intelligenti alla guida della cosa pubblica. Però l'essere stato ai vertici della Goldman Sachs, rimasta la più grossa banca operante nel "mercato delle scommesse" [quello che permette di guadagnare cifre colossali scomettendo appunto sugli andamenti futuri di prezzi, indici, tassi e valute] dopo la traumatica uscita di scena delle sue più dirette concorrenti (Bear Stearns, Lehman Brothers e Merrill Lynch) e non meno di queste corresponsabile della crisi finanziaria che ancora ci travaglia, non depone necessariamente a suo favore, se non per il fatto di essere un super esperto dei sofisticati meccanismi finanziari che determinano le sorti del mercato. Del resto la Goldman, che ha retto meglio alla crisi finanziaria anche grazie ai 10 miliardi di dollari dei contribuenti americani ricevuti in prestito dal Tesoro Usa, è stata accusata di frode per aver creato e venduto prodotti collegati a mutui suprime, rilasciando informazioni inesatte e omettendo fatti chiave, dalla Securities and Exchange Commission (la Consob americana). Per mettere tutto a tacere lo scorso luglio ha pagato una multa record da 550 milioni di dollari ottenendo la chiusura della causa. In un libro recente, di grande successo in America, della Goldman Sachs è stato scritto: «Ha il carattere crudele di una tigre della Manciuria, si insinua in tutto il mondo, come un cacciatore esperto, quando sente l'odore di sangue si avventa!» Dico queste cose non certo per simpatia nei confronti di Tremonti, ma semplicemente perché quando sento tante campane suonare a favore di una persona mi chiedo cosa le abbia slegate e faccio qualche ricerca. Ora posso sbagliarmi però questo Draghi non ha precisamente un passato da Madre Teresa di Calcutta e lo preferirei come consulente finanziario - se avessi una valanga di soldi - piuttosto che a capo di un governo che per il "patto sociale" tra stato e cittadini dovrebbe pensare anche al bene di questi ultimi.
Senza Marco Travaglio, ci sarebbe molto buio sulla storia italiana che si sta facendo in questi anni. Molti lo sanno: in Italia, in Europa, negli Stati Uniti. Alcuni non lo sanno ancora: se vogliono una lampada, cominceranno a leggerlo presto. Poi ci sono quelli che lo sanno meglio di tutti gli altri: non c'è da stupirsi se da loro viene oggi – rancorosa, vendicativa – l'accusa di terrorismo mediatico. Sarebbe bello se tra i giornalisti indipendenti di tutte le testate ci fosse più solidarietà: con Travaglio, con il Fatto Quotidiano, con Repubblica-Espresso (Barbara Spinelli)
La copertina di Rolling Stone - Silvio Berlusconi 'Rockstar dell'anno'
«Noi facciamo le nostre manifestazioni e non accettiamo lezioni di antiberlusconismo da nessuno» così Bersani. Detto da chi avrebbe potuto fare molto per evitarci il berlusconismo - e non l'ha fatto - sembra una presa per i fondelli.
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Non! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal tout ça m'est bien égal!
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien...
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé!
Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux!
Balayés les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro ...
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette nen ...
Ni le bien, qu'on m'a fait
Ni le mal, tout ça m'est bien égal!
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien ...
Car ma vie, car mes joies
Aujourd'hui, ça commence avec toi!