2008-06-26

Lodo - non Francesca - e populismo plebiscitario

Lodo, se cercate in Internet trovate anche lei, Francesca, ma non è propriamente il significato del termine lodo.
Considerandone le forme, è strano che Berlusconi non l'abbia ancora fatta eleggere in parlamento...

Stop alle intercettazioni e alla loro pubblicazione, blocco dei processi (lodo Schifani bis o Alfano one) per impedire quelli nei quali il cavaliere è indagato, immunità per le alte cariche dello stato, così non ci si pensa più e Berluscao può serenamente sperare in una apoteosi presidenziale a coronamento della sua folgorante carriera politica.
Populismo non tanto per la globalità del consenso (il cavaliere ammalia soltanto il 47 per cento degli italiani), ma nel senso di vincere le elezioni a man bassa ottenendo, grazie ad una legge elettorale parto indigesto di un dentista leghista, una sproporzionata maggioranza parlamentare rispetto ai voti ricevuti. Se si aggiunge una opposizione tanto timida da risultare inesistente si comprende l’accelerata a muso duro del premier. È nel suo stile di sempre. Stile azienda familiare di cui lui è capo indiscusso. Prima pensa a se stesso e ai suoi interessi personali, poi a quelli di coloro che gli sono più vicini, mentre gli italiani nel loro complesso sono l’ultima delle sue preoccupazioni. Ma a buon diritto può fregarsene. La telecrazia, che da tempo ha sostituito la democrazia in questo disgraziato paese, gli permetterà di affermare spudoratamente tutto ed il contrario di tutto ottenendo l’approvazione incondizionata non solo dei suoi beneficati, ma anche dei poveri cristi ai quali non è andato - e non andrà - nulla in tasca, anzi…
Così il cavaliere fa e dice ciò che vuole. I giudici che indagano su di lui sono definiti “un cancro della democrazia”. Le leggi proposte si fanno beffe della costituzione con i sui principi d’uguaglianza dei cittadini e separazione tra gli organi dello stato, dando luogo ad una nuova costituzione materiale senza neppure prendersi il disturbo di modificare quella esistente.

2008-06-12

Intercettazioni e malasanità

Di ministri pallisti ce ne sono stati tanti, ma questo Angelino Alfano, alter ego del Cavaliere, le ha sparate grosse, propagando cifre fantasiose circa i costi e la quantità delle intercettazioni telefoniche. Per fortuna qualche giornalista più attento - pochi - ha smentito dati alla mano. Nulla di nuovo sotto il sole. La strategia è creare insicurezza per sostenere la mancanza di sicurezza e, conseguentemente, assumere provvedimenti che, pur senza reali vantaggi per i comuni cittadini, salvaguardano gli interessi personali dei potenti.
Non che manchino i motivi d'insicurezza. Ultimi, in ordine di tempo, quelli relative alla bassa macelleria praticata nelle cliniche lombarde.
Le intercettazioni dei medici del Santa Rita, clinica privata milanese, fanno sembrare le ciniche affermazioni del dr. Hauser frasi da educanda.
Chissà perché, però, mi meraviglia poco lo spudorato attaccamento di questi sanitari al vil danaro. Checché ne dica il governator Formigoni, l’eccellenza del sistema sanitario lombardo è in discussione. Accreditare indiscriminatamente tutta l’offerta ospedaliera privata, collocando nei posti decisionali uomini discussi, ma di provata fede formigoniana, ha indotto speculatori di ogni sorta a tuffarsi nel redditizio universo della non più pubblica salute. Gli ammalati sono diventati clienti e lo stato la gallina dalle uova d’oro. Remunerare per prestazioni erogate le strutture sanitarie, come avviene, significa, a detta dello stesso Veronesi, oncologo ex ministro a capo di una di queste strutture, che più sono le operazioni inutili più s'incassano soldi.
Insomma si favorisce spudoratamente il privato a scapito del pubblico.
Le strutture di ricovero pubbliche iscritte al registro regionale sono passate da 117 a 112 nel periodo 2002-2006; nello stesso periodo, invece, le strutture private accreditate sono passate da 79 a 104. Ancora più consistente il divario tra ambulatori pubblici (da 176 sono scesi a 159) e privati (da 233 sono passati a 324). Mediamente si tratta di un aumento uniforme su tutto il territorio lombardo del 30% delle cliniche private, con alcune anomale eccezioni: a Bergamo sono passate addirittura da 24 a 45 mentre le pubbliche sono rimaste 24, a Cremona da 12 a 29 contro le 9 pubbliche, a Lodi da 3 a 10 contro le 5 pubbliche. Nella provincia di Milano ci sono 290 centri privati e 392 pubblici. (Studio curato da Giuseppe Landonio, consigliere comunale di Milano da ilmanifesto.it)
Detto questo ci andrei con i piedi di piombo a far d’ogni erba un fascio. I medici hanno tanti difetti, ma non sono tutti dei criminali. Neppure quelli finiti sotto inchiesta vanno additati come mostri, fino a quando la loro colpevolezza sarà dimostrata “al di là di ogni ragionevole dubbio”.Le intercettazioni servono come informazione doverosa e dicono assai più di tante parole sulla personalità degli intercettati, ma non possono essere considerate prove definitive fintantoché non sono suffragate da fatti dimostrabili. Questo il compito dei magistrati, non certo costruire teoremi o occuparsi di giudizi morali.

2008-06-09

Galera per chi indaga o ci informa sulle porcate di politici ed imprenditori

Il Cavaliere, lancia in resta, si butta nella difesa della casta dalle intercettazioni, strumento che, a suo tempo, ha incastrato i protagonisti di tangentopoli e fatto capire - a chi voleva capire - gli intrecci perversi tra politica ed economia. Stop alle pantomime con il direttore Rai Saccà per raccomandare donnine (chi ha la memoria corta si diverta risentendo la telefonata in Berlusconi e il suo lacchè). Niente più intercettazioni ai furbetti del quartierino. Ci verrà negato il piacere di godere dello spessore culturale di questi individui che, dopo aver speculato a man bassa con i nostri soldi, continuano a godersi la bella vita. Non si va in galera per falso in bilancio, ma per intercettazioni telefoniche si. Saranno contenti i vari D'Alema, Fassino, Consorte, Fiorani, Fazio, e chi più ne ha ne metta, che si sono fatti pizzicare in conversazioni che saranno pure penalmente irrilevanti, ma la dicono lunga sulla mentalità degli intercettati. Cosa conta veramente per il governo di destra tanto entusiasticamente votato dagli italiani? La privacy dei Vip per continuare a fare i comodacci loro! Emblematico.

2008-06-06

Il Divo

regia di Paolo Sorrentino.
con Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Alberto Cracco, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Aldo Ralli, Giovanni Vettorazzo, Cristina Serafini.
Genere Drammatico, colore 110 minuti. - Produzione Italia 2008. - Distribuzione Lucky Red

La Sfinge, il Gobbo, La Volpe, il Papa nero, Belzebù. Giulio Andreotti insomma. Protagonista assoluto del film di Sorrentino e protagonista nei fatti e misfatti italiani dai tempi di De Gasperi ad oggi. 1948-2008: sessant'anni consecutivi di presenza ai vertici del mondo politico, un archivio personale impressionante, una immensa solitudine. Dice il divo Giulio medesimo di aver conosciuto almeno trecentomila persone di rilievo nei vari ruoli occupati, ma non per questo di essersi mai sentito meno solo. Sorrentino lo coglie nel momento del suo settimo mandato come Presidente del Consiglio, a capo di un governo traballante e con una accozzaglia di "corrente" alle spalle (le famigerate correnti di democristiana memoria) della quale fa parte anche il pluricondannato Ciarrapico appena riapprodato in Parlamento nelle liste berlusconiane.
Il Divo è interessante come raramente sanno esserlo i film italiani. Atmosfere giuste, colori, luci ed ombre calibrate per suggerire sensazioni, trucco pesante dei personaggi fino a diventare maschera grottesca (ricorda un certo Fellini), realismo ossessivo che sfocia nel surreale. Nel complesso tiene e, senza troppo annoiare, fa riflettere sullo sfacelo di questa Italia sempre in bilico tra criminalità dominante e fallite speranze democratiche. Fa riflettere poiché la serie di intrighi, stragi, morti eccellenti - neppure tutti citati - non può che far riflettere, tuttavia non si tratta di un film "politico". Si potrebbe leggerlo come metafora del potere in ogni luogo e in ogni tempo, ma sarebbe pur sempre una lettura logora, ampiamente scontata. Meglio guardarlo per quello che è. Il ritratto di un vecchio uomo politico, forse reggitore di tutti le occulte trame, forse guscio vuoto che ha costruito il proprio mito sull'ambiguità e sui silenzi, magari solo apparentemente carichi di significato. Il regista Sorrentino si astiene dal dare giudizi e fa bene. Non è questo il suo compito. Rappresenta quel che gli sembra d'aver colto del personaggio: un fervido credente, un uomo triste e afflitto, oltre che dall'emicrania, da una ambizione smisurata.

2008-06-02

"Code alla Pavese" e The Global Information Technology Report 2007-2008

Giorgio Boatti scrive su La Provincia Pavese del 1 giugno '08 a proposito delle estenuanti code agli sportelli alle quali sono sottoposti i poveri cittadini. Una rispostina all’amico Boatti relativa alle “code alla pavese” viene spontanea non tanto per contestare le sue sacrosante affermazioni sulla sudditanza dei non-cittadini nei confronti dell’arroganza di chi sta al di là degli sportelli, ma per eccepire sulla necessità delle code in sé. Quale che sia la ragione dei mesi di fila all’Aci mi chiedo perché i pavesi debbano andare lì a rinnovare il bollo auto quando possono benissimo farlo on-line o presso qualsiasi tabaccheria dove si gioca al lotto. Quante code potrebbero essere evitate se si usassero i mezzi di comunicazione virtuali? Tante, quasi tutte. Da molti anni ormai è possibile pagare in rete tasse e bollette di ogni tipo, spedire raccomandate, consultare ed operare sui propri conti correnti ecc. Perché, ad esempio, tanti anziani pensionati devono ancora fare lunghe file “in posta” per ritirare la loro magra pensione? La risposta è semplice da un lato, complessa dall’altro. Si può ridurre in due termini: disinformazione e arretratezza. Aiutare i cittadini a non essere “sudditi” passa attraverso l’informazione. L’arretratezza è un altro paio di maniche. L’autorevole Network Readiness Index (indice che ogni anno, sulla base di diversi parametri, rileva la capacità operativa, culturale ed economica delle nazioni ad intercettare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie) colloca ai primi tre posti, nell’ordine, Danimarca, Svezia e Svizzera. Quarti gli Stati Uniti. L’Italia si piazza al quarantaduesimo posto [sic!] alle spalle di Cipro, Thailandia e Porto Rico. Ultimi tra i grandi paesi europei arranchiamo tra le difficoltà di una Adsl cara, lenta e non ancora a disposizione di tutti e l’incapacità, pubblica e privata, ad adeguare i servizi alle esigenze della popolazione. Per dirla parafrasando titoli di film: la Cina è vicina, ma Internet è lontana e questo non è un paese né per vecchi né per giovani.

2008-05-28

Allarme son tornati

Se un gruppo di energumeni, armati con sbarre, catene e coltelli, che si chiamano l’un l’altro “camerata!”, e magari appartengono a formazioni di destra, si mettano a sprangare studenti, magari anche di sinistra, e quelli tentano di non farsi ammazzare di botte si può definire rissa? Per il Corriere, sempre piegato dove fischia il vento, specie se di destra, si. E bravo Mieli! In fondo ha la coscienza a posto. Rissa è l’imputazione per i fermati, picchiatori o picchiati che fossero. Così va il mondo.
Più dignitosa La Repubblca con l’articolo di Concita De Gregorio.
Del resto individui con la stessa mentalità fascista a Verona hanno ammazzato un ragazzo, a Ponticelli incendiato un campo Rom, a Roma assalito negozi e picchiato selvaggiamente extracomunitari, ma per sindaci e responsabili dell’ordine tutto ciò non ha niente a che vedere con la politica! E bravi anche loro.

2008-05-25

RAID nel quartiere romano del Pigneto. Pestaggio neonazista contro un extracomunitario del Bangladesh

justice stress (official video) by 75_prod
[bel video, filmicamente parlando, di Romain Gavras - figlio di Constantin Costa Gavras.
Sembra il lancio pubblicitario dei giubbotti dei Justice, duo musicale francese, effettivamente in vendita a caro prezzo. Ha fatto parlare molto di sé per la violenza che visualizza. Purtroppo la realtà di tutti i giorni non è da meno. Qualcuno ci ha visto anche del razzismo perché i protagonisti sono tutti di colore. In Italia gli stranieri sono picchiati, più che picchiatori. I violenti ostentano teste rasate e simboli nazisti e si accaniscono contro chiunque appaia "diverso". Talvolta, come a Verona, ci scappa anche il morto.]

La notizia sottostante è di poche ore fa. (corriere.it)
RAID CONTRO TRE NEGOZI nel quartiere romano del Pigneto.
Pestaggio neonazista contro un extracomunitario del Bangladesh.
L'uomo, che gestisce un bar, aggredito e picchiato da giovani a volto coperto. Alemanno: gravità inaudita.

ROMA - Erano incappucciati e gridavano «Sporchi stranieri» e «Bastardi» i circa 20 componenti della squadra che sabato pomeriggio, intorno alle 17:30, hanno assalito e devastato a Roma, nel quartiere Pigneto, tre negozi gestiti da stranieri. In uno degli assalti è stato pestato anche un extracomunitario del Bangladesh che gestisce un bar: i giovani, con il volto coperto da foulard con il segno della svastica, sono arrivati improvvisamente correndo con in mano delle assi di legno e si sono scagliati contro l'extracomunitario colpendolo con violenza e urlando.

2008-05-18

Inter campione di un campionato senza senso

Due gol al Parma ed è scudetto. Sono contento per gli interisti. Li ha siglati "Ibra", nato in Svezia da madre croata e padre bosniaco. Esempio ben riuscito di multietnicità. Peccato che funzioni soltanto se si è fuoriclasse.
Fuori imperversa la solita bagarre, con clacson e caroselli d'auto, di ogni vittoria importante. Routine.
Sia a Parma sia a Catania, dove giocava la Roma, non sono mancati scontri e violenze dei soliti imbecilli che sfoggiano saluti a braccio teso. Pare ci siano feriti gravi. La "sicurezza" in prossimità degli stadi è parola vuota.
Non sarò io a voler rovinare la festa neroazzurra, ma non mi piace più il tifo almeno dal giorno in cui gli juventini, come se niente fosse, festeggiarono la vittoria in coppa dei campioni dopo la strage dell'Heysel di Bruxelles (39 morti, centinaia di feriti).
Sarà un mio limite, eppure mi riesce sempre più difficile giustificare l'idolatria di massa per questi vergognosamente strapagati pedatori in mutande. Sospendere un annetto qualsiasi attività calcistica non sarebbe peccato. Utopia.

2008-05-17

Ora si che c'è d'aver paura ad uscire di casa!

prima pagina il manifesto 17 maggio '08

Sono partiti in quarta La Russa, Maroni, Alemanno & C. Ronde assortite per la giustizia faidate, intenzione d'impiegare anche l'esercito con funzioni d'ordine pubblico, più potere ai prefetti, espulsioni, bliz, campi rom dati alle fiamme e saccheggiati. Sicurezza! Sicurezza! sulle note di Giovinezza, giovinezza. Eja eja alalà!
E intanto il duo Veltrusconi se la canta e se la suona.

2008-05-12

Chetempochefa. Fazio Fabio... che figura da ciculatè

Rai, primi effetti del dopo elezioni: Fazio ha fatto pubblica abiura. Sembrava uno scolaretto. Povero Fabio! Tiene famiglia. Questa volta se gli fottono anche Chetempochefa rischia di non rientrare più. In fondo lo capisco e lo approvo. Meglio buttare a mare quel rigido abatino di Travaglio che chiudere una trasmissione tra le pochissime guardabili in TV. Con gli attuali chiari di luna chissà se basterà. Sicuramente qualcuno vuole la sua testa e ancor più la sua trasmissione. Dare addosso a Marco Travaglio, dopo la performance sgarbiana, è facile e gratuito. Il paradosso è che viene accusato lui di insultare gli altri: non sono mica lì a difendersi gli indebitamente nominati! E perché? Forse che se parlano di te in un articolo hai possibilità di replica? Inoltre non sarà davvero difficile a tipi come Schifani, seconda carica dello Stato, o Ciarrapico, proprietario, tra l'altro, di giornali, rispondere. Il fatto è che non si curano di smentire quanto si dice di loro. Fanno bacchettare gli incauti conduttori e, magari, trovano il modo per chiudere le poche trasmissioni scomode. Ciò nonostante quanto accaduto a Chetempochefa per la Finocchiaro è gravissimo. Per piacere "Partito Democratico", datti una regolata!
Comunque sentite un po' cosa dice Marco. Vi sembra così inaccettabile? Ormai è in gioco la libertà di parola se si tirano in ballo i massimi esponenti della Casta. Vale per Santoro con Grillo e per Fazio con Travaglio. Guai a toccare lorsignori i presidenti!
Per questo vale la pena rilanciare lo spezzone di trasmissione incriminato.

2008-05-06

Balordi in erba danno fuoco alla testa di un compagno. Il video sequestrato dalla Questura di Viterbo

Fonte: Tusciaweb.it

Non sono soltanto dodicenni guidati da un quattordicenne poco furbo. Sono pericolosi apprendisti stregoni che in futuro potrebbero non farsi scrupoli ad ammazzare di botte uno qualsiasi "diverso" da loro. Ma Fini, il neo presidente della Camera, quello che a suo tempo ha guidato l'indegna repressione poliziesca al G8 di Genova, ritiene più grave la contestazione (sbagliata!) alla fiera del libro di Torino rispetto all'omicidio efferato di Verona dove cinque nazisti hanno assalito e ucciso un ragazzo soltanto perché non era come loro!

2008-05-05

Ei fu. Siccome immobile... E l'autoritarismo impera!

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro, ...
Non so se qualche insegnante tormenta ancora i suoi allievi con il manzoniano Cinque maggio. Eppure se Napoleone è morto non lo è il bonapartismo.

Esso viene definito come forma di governo scaturita da una situazione di crisi politico-sociale nella quale il potere esecutivo, identificandosi in una personalità carismatica, riesce a esautorare il parlamento e dà vita a un regime autoritario e personalistico.

Il bello è che non c'è bisogno di abolire il suffragio universale perché le masse popolari tendono spontaneamente ad identificarsi con il leader di turno. Tuttalpiù, se si teme una defezione dei meno abbienti a favore di partiti che meglio potrebbero rappresentare i loro interessi, si accarezza l'idea d'istituire collegi uninominali o si ricorre al maggioritario...

Ricordi scolastici. Vi suggeriscono niente?

PS
Studi recenti escludono l'ipotesi che Napoleone sia stato volontariamente avvelenato con l'arsenico. L'arsenico era un inquinante molto più presente nell'ambiente allora che ora (ce ne sono ben altri adesso!), ma la quantità rilevata nei capelli dell'ex Imperatore dai ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dell'Università di Pavia, pur rilevante, non è tale da giustificarne il decesso.

PPS
È morto il ragazzo veronese massacrato a pugni e calci da neofascisti, attivisti delle curve allo stadio e di "buona famiglia". La notizia arriva ora e gli inquirenti s'affannano già a sdrammatizzare come se la ragione dell'omicidio fosse soltanto il diniego di offrire una sigaretta e non l'aberrante ideologia autoritaria di questi balordi. Vergogna!

2008-05-03

Insulti e insulsi. Santoro, Travaglio, Petruccioli, Sgarbi, Grillo, Napolitano, Veronesi e la Rai tivi

Grillo

Pur non sentendomi troppo “grillino” condivido buona parte delle cose che dice Beppe, anche perché le pensavo già prima che lui ne facesse un cavallo di battaglia. Grillo non è un fenomeno di oggi come troppi disattenti analisti sembrano credere. Sforna spettacoli alternativi da oltre vent'anni e, se devo essere sincero, lo preferivo nella fase più spiccatamente “ecologista” pur disapprovandolo quando dimostrava di non capir niente della rivoluzione informatica – nel bene e nel male - spaccando computer sul palcoscenico. Da persona intelligente, quando ha compreso meglio, ha cambiato totalmente atteggiamento rilanciando sé stesso proprio grazie alle nuove tecnologie (che nuove non lo sono più da un pezzo anche se tipi lungimiranti come Mieli le consideravano solo una moda, simile al borsello!)
Non ho neppure mai apprezzato la grevità di linguaggio, gli insulti gratuiti e lo sfottò sulle caratteristiche fisiche dei presi di mira (ricordo con un certo raccapriccio quanto diceva sulla vecchia signora della pubblicità della candeggina, ma il punto focale era la critica, feroce e sacrosanta della pubblicità). Questione di gusti. Grillo ha comunque il dono di far ridere crassamente chi l’ascolta predicendo catastrofi che ci riguardano con una superficialità invidiabile. Non è un mago: ha soltanto l’intelligenza, non rara nei comici e rarissima nei politici, di consultare ed ascoltare esperti di vario tipo, ripetendone poi, a suo modo, le indicazioni. Grillo non è un fine satirico – non a caso è stato scoperto da Pippo Baudo. È un comico puro. Piace ai più e fa storcere il naso agli snob. Ci voleva il vecchio stalinista Petruccioli, uomo di destra, sinistra e centro, ma mai divergente dal pensiero dominante, per indignarsi alle riproposta televisiva di spezzoni del “vaffanculo day” di Torino.
Petruccioli e compagni (di centro, destra e sinistra) ambirebbero ad una televisione anni cinquanta quando non si poteva dire “membro di governo” perché ricordava il cazzo e offendeva le pudiche orecchie delle italiche famiglie. Non si scandalizzano, Petruccioli & C., dell’infame televisione ed informazione che di norma ci propinano, né dell’indegna gazzarra da neurodeliri del solito Sgarbi che, con la bava alla bocca, ha continuato per tutta la trasmissione ad insultare i presenti (Travaglio dovrebbe denunciarlo ed estorcergli un bel po’ di soldi). Con chi se la prendono Petuccioli & C.? Col povero Santoro – povero, rispetto ai colleghi, per i redditi dichiarati. Ha avuto l’ardire, il giornalista, d’informare gli italiani circa una manifestazione con più di cinquantamila persone coinvolte. Non vogliono, le vestali della casta, una televisione capace di mettere in dubbio le virtù degli intoccabili. Forse che Napolitano non è rimasto quel sepolcro imbiancato, più realista del re, dei tempi d’oro del PC? Forse che Veronesi, uomo per altro di sicura intelligenza ed abilità - buono anche lui indifferentemente per tutti i regimi - non è ampiamente sovvenzionato, oltre che da noi tutti, da finanziatori con ben precisi interessi? Se lo dicessero gli elzeviristi “seri”, anziché incensare senza ritegno i potenti d’ogni risma, non ci sarebbe bisogno di un comico per metterli alla berlina.

PS
Grillo s’è incazzato per la pubblicazione dei redditi on-line. Why? Guadagna molto. E allora? Buon per lui e complimenti per averlo dichiarato al fisco. Invece è assai istruttiva la lettura dei redditi. Scoprire che il proprio vicino, con un tenore di vita della madonna, e fautore di idee politiche vincenti, dichiara assai meno di te che non puoi evadere un cent e fatichi ad arrivare a fine mese - o figura addirittura in passivo - fa piacere. Sarà mica un evasore?

2008-04-29

Corsa al centro: GAME OVER

Questa volta lo strepitio delle oche del Campidoglio non ha impedito la conquista di Roma da parte dell'Alemanno.
La parabola politica rutelliana è emblematica. Da radicale, pro aborto e Tino Negri, a verde a ulivo a margherita, tutto scuola privata e chiesa, ma sempre ben aggrappato al vertice del potere. Andare a baciare l'anello papale di ritorno dall'America non gli è valso la rielezione.
Perché il votante di sinistra avrebbe dovuto riconoscersi in uno così? Uno che usa un linguaggio da centrista più che moderato (al suo confronto Rosi Bindi è una pericolosa rivoluzionaria) e, quel che è peggio, non dice nient'altro che retoriche banalità?

Se una lezione c'è da trarre dall'apocalisse elettorale che ha travolto la sinistra è che il suo serbatoio di voti storici si è stancato di tapparsi il naso riconfermando una nomenklatura sfinita in nome dell'antiberlusconismfascismo. Molti si sono comportati come l'uomo di Rosina che se l'è tagliato per fargliela alla moglie. Bel ciula! Altri hanno fatto di peggio. Si sono detti: per votare questi qua, che dicono e fanno le stesse cose di quelli là, tanto vale votare direttamente quelli là e vediamo cosa sanno fare! Analisi semplicistica, da bar. Di questi tempi vanno per la maggiore.

L'amico Morosini dice cose sacrosante nel suo articolo Italia, la vera Casa delle libertà e le servitù mediali e come lui tanti altri raffinati analisti. Ma intanto la Lega ha sfondato alla grande, per la seconda volta, al nord e la destra meno moderata si è presa Roma. Il cavaliere gongola (anche se 'sti cazzi di alleati stanno diventando un po' troppo forti e dovrà farci i conti).
Astensionisti e transfughi se ne pentiranno, ma intantanto quel che è fatto è fatto.

Cacciari dice di smetterla con le fregnacce destra e sinistra. Il Gianni (Alemanno) è un ragazzo intelligente. Se devo esser sincero, pur non conoscendolo, la stessa sensazione l'ho avuta anch'io vedendolo a confronto con gli altri (tipi come Gasparri, ad esempio, o Fassino, dalla parte opposta), ma rimane un fascista. Però il sindaco di Venezia, con tutta la sua sicumera, ci dice di finirla con 'ste storie di fascisti e comunisti e di cercare di capire come gira il lapis. Va be', avremo tutto il tempo per vedere. Chissà perché ho la sensazione che l'inculata sarà ancora più storica della sconfitta elettorale. Spero tanto di sbagliarmi!

2008-04-26

Bella Ciao - Modena City Ramblers



25 aprile. Berlusconi riceve Ciarrapico, per sua stessa ammissione fascista non pentito, eletto nelle liste del PdL. Sotto, per conoscenza, il curricolo giudiziario del galantuomo(fonte “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez). E bravo il Cavaliere!
Ciarrapico Giuseppe (FI): 5 condanne definitive, una in primo grado e una serie impressionante di arresti e procedimenti penali. Nel 1973 la Corte d’Appello di Roma conferma la sentenza del Tribunale di Cassino e lo condanna per truffa aggravata e continuata ai danni di Inps, Inail e Inam per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti. La Cassazione conferma la truffa, ne dichiara prescritta una parte e incarica la Corte d’appello di rideterminare la pena per l’altra. Nel 1974 altra condanna: il pretore di Cassino gli infligge una multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela “il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”:sentenza confermata in Cassazione. Nel marzo ’93 viene arrestato a Roma per lo scandalo Safim Leasing- Italsanità (per vari miliardi di lire avuti dalla Safim Factor scontando titoli di credito inesistenti dopo aver affittato suoi immobili a Italsanità): nel 1995 viene condannato con rito abbreviato a 1 anno per falso in bilancio e truffa, pena poi confermata in appello e in Cassazione. Aprile ’93: Di Pietro lo fa di nuovo arrestare per una stecca di 250 milioni di lire versata al segretario del Psdi Antonio Cariglia su richiesta di Andreotti. “Era vero, li diedi per arruolare Domenico Modugno alle feste dei socialdemocratici”, dirà lui anni dopo. Passa un mese e torna dentro, stavolta per un presunto miliardo alla Dc andreottiana nello scandalo delle Poste. A giugno, condanna in primo grado a 6 mesi per diffamazione: aveva affisso a Fiuggi un manifesto in cui dava a un consigliere comunale del “mentitore diffamatore mestatore”. Nel 1997 la Procura di Roma lo fa rinviare a giudizio per peculato, abuso e falso nella sua attività di re delle acque minerali: secondo il pm Maria Cordova, mentre era custode giudiziario dell’Ente Fiuggi, Ciarrapico omise di versare 20 miliardi al Comune e si appropriò di somme di denaro per spese pubblicitarie, interessi passivi e acquisto di beni capitalizzati, rinnovando il contratto di vendita dell’acqua Fiuggi a una sua società che offriva prezzi inferiori rispetto a un’altra (danneggiando il Comune, che percepiva un tot a bottiglia). Nel 1995 viene condannato con rito abbreviato per falso in bilancio delle Terme Bognanco. Ma questi processi finiscono in nulla. Nel 1998, però, arriva la mazzata: condanna in Cassazione a 4 anni e 6 mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. La sua “Fideico”, nel 1982, aveva ottenuto dalla Banca di Roberto Calvi e della P2 un improvviso aumento della linea di credito da 4 a 39 miliardi, restituendo solo le briciole. Nel 1999, il kappaò: la quinta condanna definitiva a 3 anni per il crac da 70 miliardi della società che controllava la “Casina Valadier”, il palazzetto liberty romano trasformato in ristorante. Ma il Ciarra, pur dovendo scontare 7 anni e mezzo, non finisce in carcere: grazie all’età e agli acciacchi, ottiene l’affidamento ai servizi sociali. Intanto i processi avanzano, con qualche botta di fortuna. Nel ’99, condannato in appello per emissione di assegni a vuoto, il nostro eroe è assolto in Cassazione perchè il reato è stato appena depenalizzato. Nel 2000 cade in prescrizione la condanna in primo grado per violazione della legge sulle assunzioni obbligatorie di invalidi. Nel 2001, condanna in primo grado a Perugia per abuso d’ufficio insieme al giudice fallimentare di Frosinone che nel ’93 regalò l’amministrazione controllata alla sua capogruppo “Italfin 80” in crisi nera, evitandogli il crac: reato poi estinto per prescrizione. Intanto lui s’è dato alle cliniche private. E anche in quel ramo riesce a dare lavoro alla Giustizia. Nel 2002 il Tribunale di Roma lo condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni: insieme ad alcuni dirigenti della “Quisisana”, avrebbe imposto a una cinquantina di pazienti sottoposti a trasfusioni parcelle gonfiate per 3-400 mila lire l’una. E nel 2005 è rinviato a giudizio per ricettazione nella vecchia vicenda delle tangenti al ministero delle Poste. Ma ci sono pure questioni recentissime, come quella che lo investe per la sua ultima vocazione: editore di giornali locali, undici “cocoperative” tra la Ciociaria e il Molise, finanziati dallo Stato. Del novembre 2007, il Ciarra è indagato a Roma per truffa ai danni di Palazzo Chigi: pare che tra il 2002 e il 2005 abbia incassato il doppio dei contributi dovuti, attestando falsamente che le società “Editoriale Ciociaria Oggi” e “Nuova Editoriale Oggi” hanno una gestione separata. In attesa di sapere come stanno le cose, il Gip gli ha sequestrato i 2,5 milioni che stavano arrivando dalla Presidenza del Consiglio. Intanto il fisco italiano attende che il Ciarra versi 1,495 milioni di euro di tasse mai pagate. E non è questo l’unico suo debito: tallonato dai piccoli azionisti dell’Ambrosiano, risulta residente per l’Anagrafe in una camera e servizi annessa a un capannone industriale dove ha sede la tipografia di “Ciociaria Oggi”, a Villa Santa Lucia, vicino a Montecassino. Dove sovente bussa l’ufficiale giudiziario. Invano.

2008-04-19

«Non mi sono mai piaciuti quelli che infilano il loro naso colante nella vita altrui»

...dice lo Zar Vladimiro e Silvio spara.

Siamo abituati agli "scherzi" del Cavaliere così come all'insulsaggine della banda Bagaglino, degna appunto di allietare con i suoi spogliarelli le serate di questi due satrapi moderni. Tutto ok, non ci scandalizzeremo certo per così poco. Da che mondo è mondo i potenti si dilettano con le belle gnocche e i poveri cristi li invidiano.

Gramellini però, su La Stampa, fa alcune considerazioni che meritano di essere lette.
Silvio finge di sparare in difesa di zar Vladimir

2008-04-18

Da John Fitzgerald a Silvio, dal Che a Umberto

Che Guevara

Dal diario post-elettorale di un giornalista di centrosinistra. «Mi rifiuto di salire sul carro dei vincitori e non solo perché è già parcheggiato nel cortile della Rai. Li guardo volteggiare dalla finestra. Che pena: sembra il circo degli acrobati di Pechino, con gente che riesce a cambiare casacca in volo senza nemmeno toccare terra. Ricordo quel dirigente democristiano che nel 1994, dopo la prima vittoria del centrodestra, mise sulla scrivania una foto che lo ritraeva sottobraccio al giovane Casini. Quando vinse l’Ulivo, gli appiccicò sopra la faccia di Rosy Bindi, che raschiò via nel 2001 per poi incollarla di nuovo sopra Pierferdi nel 2006 (con Casini e Bindi entrambi all’opposizione, ora sarà costretto almeno a cambiare foto). Io sul muro tengo il ritratto di Kennedy e non ho alcuna intenzione di incollarci sopra Mara Carfagna. Tanto meno il suo impresario, che continuerò a criticare duramente...
Scrive oggi Massimo Gramellini sulla Stampa. Meno male che ci sono anche giornalisti come Gramellini.
Ieri anch'io esprimevo una pena analoga. Se ho un piccolo appunto da fare è per quel Kennedy sul muro. Per carità! Ognuno sul muro ci tiene chi vuole. Sul mio c'è il Che (scusate il gioco di parole) da tempo immemorabile. "Così va la vita" diceva il vonnegutiano Billy Pilgrim.
Neppure il Che è un esempio da seguire, né ora né, tantomeno, allora. Il morir giovane l'ha reso un mito, ma di cazzate ne ha fatte e dette tante. Però era generoso fino al sacrificio, come sanno esserlo gli eroi e i martiri - dei quali preferiremmo non avere mai bisogno.
Kennedy è un altro paio di maniche. Come il Che è morto ammazzato abbastanza giovane e, soprattutto, era il presidente USA. Pochi sanno che proprio nei giorni del suo assassinio stava rischiando l'impeachment per incauti "affettuosi incontri" con fanciulle considerate, dall'FBI, potenziali spie sovietiche e il fratello Robert, ministro della giustizia, si dava da tempo un gran da fare per tener la museruola alla stampa. Pochi ricordano il Kennedy responsabile della fallimentare tentata invasione della Baia dei Porci a Cuba, della prima escalation in Vietnam e del blocco navale del '62, sempre a Cuba, che portò il mondo vicino come non mai alla terza guerra mondiale. Nonostante questo Kennedy è considerato tuttora un campione della democrazia.
Il bello è che continuo ad averlo anch'io in simpatia per la semplice ragione che era uno spregiudicato interprete dei suoi tempi, lontano mille miglia dall'ipocrisia dei suoi successori, capace di volare più in alto degli altri nel cielo della politica rendendo credibile una "nuova frontiera" rappresentata, allora, dalla corsa alla conquista dello spazio.
Perché queste considerazioni? Perché, nonostante le sbrodolate dei giornali, non sembra che né Lega né Cavaliere, né Veltroni L'Americano - se avesse vinto - rappresentino qualcosa di "nuovo". Anzi: che tristezza!

2008-04-16

L'irresistibile ascesa di Silvio B.

dimenticatoio.it Craxi-Berlusconi

Non capisco l'ottimismo diffuso da tanti inutili giornali e giornalisti (chissà quando qualcuno si deciderà a tagliargli i sovvenzionamenti pubblici!) Pronti a saltare sul carro del vincitore incensano il monarca e riscoprono anche le virtù popolari ed amministrative della Lega.
L'Italia ha riscelto il suo vecchio padre e padrone, dimentica dei deludenti risultati dei suoi precedenti governi - non meno deludenti di quelli di centrosinistra. Chi ha avuto sottomano qualche dato economico sa come l'avanzo primario (la differenza tra le entrate e le uscite di bilancio, al netto degli interessi per il debito pubblico) sia sempre stato maggiore nei governi prodiani. (1) Per quel che vale ciò significa che Prodi è stato meno spendaccione del Cavaliere, e più capace di risalire la china del debito pubblico, palla al piede permanente per l'economia italiana. Già che ci siamo: perché dimenticare che l'impennata dell'indebitamento statale è eredità democristian-craxiana degli anni della Milano da bere, gli anni dell'irresistibile ascesa di Silvio B.? Transeat.
Ora che il potere è tutto nelle sue mani come mai lo fu in quelle del padrino socialista vedremo cosa ne farà. In passato ha pensato maggiormente hai suoi interessi che a quelli dell'Italia. Colpa grave della defunta Unione è stata non saper smontare le leggi fatte per interessi personali e disinnescare il conflitto d'interessi. Un Cavaliere super appagato potrebbe ragionare più in grande, ma non per questo meno pericolosamente.
In quanto alla Lega ha intercettato tutti i mal di pancia ampiamente alimentati dalla pubblica disinformazione. Buon per lei. Medita di aprire una sezione vicino ai cancelli della storica Fiat Mirafiori. «Siamo il nuovo riferimento della classe operaia, dobbiamo ringraziare anche loro per questo risultato», spiega il segretario regionale Roberto Cota. Bene. Estinta la sinistra auguriamoci che della "classe operaia" vogliano anche sostenere gli interessi almeno quanto riescono a preservare quelli della loro "classe politica", come i più chiamano il ceto meglio ridefinito in "casta".

(1)

2008-04-15

Il buon Berti si dimette



Mi rincresce per lui. Tra tutti è il più garbato e simpatico, anche se parecchio "narciso". L'Arcobaleno gli ha detto male, ma di errori ne ha fatti tanti. Un sacco di tempo fa aveva ridato speranza ad una bella fetta del popolo di sinistra con discorsi di rinnovamento. Nella pratica ha dato troppo spazio ai vecchi arnesi dell'archeologia comunista. Quanto lui era piacevole a sentirsi tanto i suoi dirigenti centrali e periferici erano ripetitivi, inutili, ciechi e sordi ad ogni novità. Rifondazione si è svuotata dall'interno afflosciandosi su se stessa. Bertinotti e la sua presenza mediatica erano Rifondazione. O prima o poi il bluff si sarebbe scoperto. Infatti.

'azzo mi è sparita la sinistra


Non ci resta che piangere... Perché? Ridiamoci su invece! Spiace ma Bertinotti & C. hanno avuto quello che si meritavano e Veltroni l'Americano non è riuscito a far dimenticare l'eredità Prodi. Inutile star lì: la maggioranza degli italiani pende fortemente a destra. La delusione per il precedente governo del cavaliere e il dissesto in cui aveva lasciato l'economia sono stati dimenticati e zac! Riecco incoronato un dimesso Silvio III. Quello che succederà si vedrà. Io capisco i voti di tutti coloro che hanno convenienze a votare a destra - o pensano di averla - e non sono pochi, ma la Lega ha intercettato anche voti di lavoratori più o meno precari da mille euro al mese. Quali vantaggi potranno avere da questo governo è un mistero.
Ricordiamoci comunque le promesse degli ultimi giorni:
- ripristino scala mobile per i pensionati
- abolizione dell'ici
- abolizione bollo auto
E se alla fine le cose andranno peggio di prima non lamentiamoci.
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