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2014-09-27

Samira Saleh al-Naimi: una morte ignorata

Sui media che dedicano, a proposito e sproposito, tanto spazio agli sgozzamenti di giornalisti e cittadini occidentali da parte dell'ISIS e alla presunta identità dei macellai esecutori materiali degli omicidi, è stata praticamente ignorata l'uccisione dell'attivista irachena per i diritti umani e avvocato Samira Saleh al-Naimi, per mano degli stessi assassini.
La donna era stata rapita e torturata per cinque giorni prima di essere abbandonata cadavere in una strada di Mosul.
Se ripropongo questa ennesima tragedia dell'odio e del fanatismo è perché la scarsa rilevanza assegnata all'evento la dice lunga sulla mentalità di tanto giornalismo "embedded".

Sotto la notizia così come è stata brevemente diramata il 25 settembre

A Mosul i miliziani dello Stato Islamico hanno ucciso pubblicamente, dopo cinque giorni di torture, l'avvocato attivista per i diritti umani Samira Saleh al-Naimi, accusata di apostasia. La donna era stata prelevata da casa lo scorso 17 settembre dopo alcuni commenti - postati su Facebook - in cui criticava la distruzione da parte dei jiahdisti di alcuni siti religiosi a Mosul. La pagina sul social network è stata immediatamente rimossa dopo la sua morte.
Si è detto estremamente scioccato dalla notizia il rappresentante Onu della Missione in Iraq, Unami, Nickolay E. Mladenov.
Secondo quanto riportato dal Gulf Center for Human Right la donna ha lavorato a lungo in difesa dei diritti dei detenuti e dei poveri. L'esecuzione, secondo il centro, sarebbe legata alla sua attività in difesa dei concittadini di Mosul. Il Gulf Center rivolge anche un appello alle Nazioni Unite e alle istituzioni internazionali affinché sia effettuata "un'indagine immediata, imparziale e approfondita dell'esecuzione di Samira Saleh al- Naimi e di tutti gli altri crimini commessi dall'Isia, al fine di portare i responsabili di fronte alla giustizia". - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Isis-attivista-irachena-uccisa-pubblicamente-mosul-9f9df1b2-c71e-4445-a6f2-2aa9d647555a.html?refresh_ce#sthash.2Soe63yw.dpuf

2013-11-15

NON notizie-oggi

Dipendenti più ricchi degli imprenditori (Corriere)

Ocse: i dirigenti pubblici italiani i più pagati (Unità)

Ilva, audio choc di Vendola (Fatto Quotidiano)

Che gli imprenditori dichiarino al fisco meno dei loro dipendenti si sa da una vita, così come che i dirigenti pubblici (e i magistrati della consulta) guadagnino più soldi di tutti gli altri pari grado al mondo e altrettanto che si continuino ad elargire pensioni d'oro da capogiro (prima fra tutte quella di Giuliano Amato).
Lo scandalo è che non si percepisca alcun reale cambiamento della situazione, qualsiasi sia il governo, da Berlusconi a Letta, passando per Monti.
Che Vendola poi svolga il suo ruolo istituzionale chiamando quelli dell'Ilva non è uno "choc" semmai il tono che usa, così diverso da quello aulico sbandierato pubblicamente, dovrebbe mettere in guardia sulle ambiguità del personaggio. Ma dall'audio - montato in maniera ridicola con un sottofondo musicale da tregenda - non si evince per nulla che abbia riso sulle disgrazie di chi si è preso un tumore. Piuttosto non si capisce cosa ci sia da ridere vedendo quel video e per quale ragione abbia un atteggiamento tanto deferente nei confronti dei padroni Ilva.
Infine va bene che escano tutte queste telefonate (Cancellieri compresa) e i giornali pubblicandole fanno il loro mestiere di vendere più copie possibile, ma tanta collusione tra chi le telefonate registra (a fini giustamente inquisitivi, si suppone) e i giornalisti che ne vengono a conoscenza, desta comunque qualche sospetto.

In quanto ai meriti e demeriti di Vendola come "governatore" ne so poco perché l'informazione ci devia quotidianamente sul tifo da stadio per questo o per quello prescindendo dalla correttezza e verificabilità delle notizie. I giornali, morti che camminano, forse per sopravvivere ancora un po', imitano sempre più il peggior stile dei social network.
Il Fatto Quotidiano non fa eccezione.


2013-05-05

WEB. La giusta amarezza della signora Boldrini e i furboni che giocano sporco

Capisco come alle persone colte e raffinate il Web, con la sua rozzezza, faccia orrore.
In effetti, talvolta, provoca disgusto simile a quello che assale entrando in una latrina piena di merda, di scritte e disegni osceni (anche senza essere particolarmente ricercati).

E allora se la signora Boldrini, giustamente, s'inalbera per il trattamento che le riservano i beceroni on-line (Laura Boldrini: ''Sulla Rete campagne d’odio, è te...) e le scappa qualche parola di troppo sulla necessità di fare leggi - che già ci sono! - per il controllo della rete (Web e anarchia, lettera aperta a Laura Boldrini), subito trova chi ne amplifica e distorce le dichiarazioni nel tentativo di riproporre inaccettabili censure e sanzioni col fine reale, non dichiarato, di ammazzare la libertà d'espressione.

A molti, giornalisti in primis, non va giù che la comunicazione on-line abbia soppiantato il loro ruolo di mentori del pubblico pensiero. Non ai veri giornalisti, quelli che indagano, fanno inchieste, corrono di persona là dove c'è il pericolo, in una parola, si sbattono, i professionisti dell'informazione, insomma. Bensì agli editorialisti che infiorettano da tempi immemorabili le pagine dei quotidiani e debordano dagli schermi televisivi, sempre comodamente allocati nelle redazioni o in lussuosi alberghi, sempre a caccia di una poltrona più importante dove piazzarsi.
Inutile far nomi si sa chi sono. Sono gli stessi che cinguettano rigorosamente tra loro anche su twitter, autoreferenziali in rete come sulle pagine stampate o in televisione.

L'altra categoria alla quale la libera comunicazione non va proprio giù e, potendo, la strozzerebbe volentieri è quella dei politici. La ragione è sotto gli occhi di tutti.

Uno dei paladini di sanzioni che, se messe in atto, minerebbero la libertà di pensiero in Internet ed impedirebbero l'esistenza stessa di Wikipedia è il berluscon-democristiano Giampiero D'Alia, promosso a guidare il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione - pur con un suo tasso d'assenteismo in aula di quasi il cinquanta per cento (più o meno come se si andasse a lavorare un giorno ogni due dovuti).

Ciò detto sia chiaro che, da detentore di un Blog da quasi dieci anni, sono favorevole alla massima responsabilizzazione di chi scrive in rete. Per quanto letto da quattro gatti personalmente mi attengo alla massima accuratezza nel dare informazioni, controllo costantemente ogni fonte, evitando le bufale proliferanti in internet, e mi impegno a rispettare, nei limiti del possibile, la necessaria netiquette.

I social network sono altra cosa. Appunto hanno più la caratteristica di cessi pubblici dove anche chi non si è mai sognato di possedere idee proprie, vomita tutto quello che mal digerisce nella sua esistenza. È una loro peculiarità abbastanza disgustosa, e tuttavia svolgono l'utile funzione di evacuare scorie da sempre presenti nei corpi e nelle menti degli umani, ma oscurate dai benpensanti, che preferiscono nasconderle come polvere sotto i tappeti. Internet ha smascherato l'inganno mostrando abissi di depravazione di cui, pur conoscendone l'esistenza, poco si conversa nei buoni salotti.

È un peccato che strumenti potenzialmente meravigliosi, se usati correttamente, finiscano per essere discariche a cielo aperto. Ma che dire di un elemento come Borghezio*, ad esempio, che dice ignominie, smisuratamente pagato dalla collettività come parlamentare europeo? E dei commenti abominevoli all'articolo de Il Giornale «Chi è Cécile Kyenge, primo ministro di colore»?

Ben ha fatto Laura Boldrini, dopo aver espresso tutta la sua amarezza per come viene bistrattata la sua vita privata non solo sul Web, ma anche dalle frotte di giornalisti appostati sotto casa, a dichiararsi estranea ad ogni volontà di censura. "Nell'intervista non parlo mai né di anarchia, né di censura, né della necessità di una nuova legge" precisa sulla sua pagina FaceBook.

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* Fuori Borghezio dal Parlamento europeo. #iostoconCecileKyenge 

2011-11-19

L'Italia è sempre l'Italia e gli scodinzolini scodinzolano

L'Italia è sempre l'Italia, o meglio, i giornalisti e i media che contano nella comunicazione sono sempre gli stessi.
Così adesso è tutto un coro di consensi indifferenziati e solenni per Monti, il nuovo governo, lo "stile" che lo contraddistingue.
Si è già detto che anche Maga Magò avrebbe fatto la sua bella figura a confronto del presidente del consiglio precedente.
Monti è un garbato signore con ottime e non immeritate referenze, ma davvero non suscita tutto l'entusiasmo che sembrano volerci imporre.
Tantomeno i suoi neo ministri, a partire da Passera, un banchiere a tutto tondo che, quantunque ex come banchiere, non avrà tagliato qualsiasi contatto con i suoi numerosi ed importanti interlocutori nel giro di poche ore e, del resto, sarebbe anche ridicolo pretenderlo. L'uomo è ambizioso e non sarà sceso in politica soltanto per un breve intermezzo "al servizio del paese".
Per lui, come per gli altri, saranno le scelte concrete a darci il senso della realtà, al di là delle belle, concilianti e un po' soporifere parole del "professor" Monti (come preferisce essere chiamato).
Vale anche per il neo ministro dell'ambiente Clini, pure lui con un curricolo d'eccellenza, che però si è subito lasciato andare a spezzare una lancia a  favore del nucleare e un'altra per la Tav, incurante di un referendum appena concluso e di un movimento fortemente motivato a non mollare.
Io non sono tra quelli che considerano la "volontà popolare" giusta sempre e comunque, ben sapendo quanti siano forti i condizionamenti che ne possono limitare la capacità critica. Tuttavia un certo rispetto per gli unici strumenti di democrazia diretta che ci restano - e il referendum è tra questi - dovrebbe indurre a una maggior cautela chi rilascia dichiarazioni.
Insomma saranno le prossime mosse del governo a farci capire di più circa la sua vera natura.
Per ora resta lo spettacolo indegno dei neo-scodinzolini con i loro peana, da una parte, e il latrare indecente dei vetero-scodinzolini, elefantini e beneficiari a vario titolo del caduto "regime", dall'altra.

2011-10-05

Come titola Libero nel giorno in cui Moody's spinge la testa dell'Italia che affoga sotto di altri tre livelli?


Ma sì va, facciamoci quattro risate con l'odierno titolo di Libero a tutta pagina e poi, magari, leggiamo Titoli a picco (Avvenire), dove i titoli non sono quelli di borsa, ma quelli dei giornali.
Guarda caso proprio ieri anch'io avevo fatto un post sui titoli dei giornali (e i contenuti dell'informazione): Donne. La solitudine di Eli: fa da sola anche il pieno. Penoso da D repubblica.it - Amanda, Pippa e le altre

2010-12-16

Julian Assange uomo dell'anno

Nel 2006 Time decretò "uomo dell'anno" tutti coloro che del Web sono attori attivi e passivi. Chi lo usufruisce, insomma, in tutte le sue forme. Campeggiava in copertina lo schermo di un computer che richiamava la schermata di Youtube. La scritta recitava: “La persona dell’anno sei tu. Si tu. Tu controlli l’età dell’informazione. Benvenuto nel tuo mondo”.
Questo rito del magazine americano, ripreso a destra e a manca, di nominare uomini e donne dell'anno può anche non significare un granché. Però quella scelta del 2006 sembrava una apertura alla democrazia globale dell'informazione, il riconoscimento di una rivoluzione culturale che ridimensionava il ruolo primario dei grandi mezzi di comunicazione a favore di una informazione parcellizzata costruita dal basso. Implicitamente il Time ammetteva la centralità di Internet nel mondo della informazione e della comunicazione.
Quattro anni dopo la rivista fa un salto indietro clamoroso. Ha chiesto ai suoi lettori di esprimersi, ma, davanti ai 382.025 voti per Julian Assange (di gran lunga al primo posto tra i votati), ha preferito dedicare la copertina prestigiosa a Mark Zuckerberg (solo al 18esimo posto con 18.353 voti). Immediate le proteste della rete.
Sembra quasi che in questo modo i giornalisti tradizionali, spiazzati dalla potenzialità della rete, che sempre più finisce con relegarli ad un ruolo di secondo piano, si siano vendicati arrogandosi il diritto di scegliere, anche contro le preferenze dei loro stessi lettori. A fronte di un Assange che con il suo WikiLeaks svela a tutto il mondo il pensiero "segreto" e le malefatte dei potenti, ponendo, senza mediazioni, a disposizione di chiunque tutti i documenti originali (e per questo viene messo alla gogna) si preferisce un geniale ragazzotto multimiliardario che, un po' per gioco, si è inventato una fortunata piattaforma di comunicazione sociale. Facebook è sicuramente un evento epocale con il suo mezzo miliardo di utenti sparsi nel mondo (vedi sotto la mappa delle relazioni), ma di fatto è, specularmente al Web, spazzatura in elevatissima percentuale. Però, per dirla con De André, "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori". Così nel cumulo di ciarpame accatastato, tanto su Facebook come nel Web in generale, si trova tutto ciò che può soddisfare qualsiasi ricercatore. Inoltre non è facile prevedere quali nuovi usi di Internet potranno venir fuori dall'inventiva degli utilizzatori. Qui il discorso diventa complesso e non è la sede per affrontarlo.
Comunque, per i giornalisti della carta stampata, questa realtà diventa sempre meno controllabile ed è dunque più che comprensibile la loro resistenza, per quanto destinata al fallimento. Ciò può in parte spiegare l'attuale scelta di campo del Time. Di WikiLeaks, avrebbe volentieri fatto a meno. Meglio dunque premiare l'inventore di un apparentemente meno pericoloso luogo di incontri interpersonali come Facebook che Julian Assange, detestato da coloro che influiscono sulle sorti del mondo e temono la mancanza di controllo sulla comunicazione.

(cliccarci sopra per ingrandirla)

Mappa su scala mondiale delle relazioni di amicizia tra tutti gli iscritti a Facebook. Si è utilizzata una scala di colori, che va dal nero al blu al bianco, per rappresentare con linee di colorazioni diverse le relazioni personali tra gli utenti in tutto il mondo.

2009-09-25

Annozero, Santoro, Travaglio. Dopo Mario Cervi anche Renato Farina si scatena contro chiunque non osanni Berlusconi e il suo Giornale

Prologo Annozero del 24.09.09

Marco Travaglio può essere antipatico con i suoi modi di fare un po' da primo della classe, ma le sue accuse le documenta una per una con professionalità. Magari talvolta calca un po' la mano, però non s'inventa nulla.
Lo stile dei "giornalisti" de Il Giornale invece lo lascio valutare da chi ha voglia di leggerli.
La stanza di Mario Cervi sul Giornale di Feltri
Annozero è come un manicomio
Del resto sono in perfetta linea con quello da gentlemen di Brunetta ministro senza portafoglio, ma con tanta sicumera.
Il curriculum di Farina è illuminante. Giornalista radiato dall'ordine per aver pubblicato notizie false al soldo dei servizi segreti militari, accusato e condannato per favoreggiamento nel caso Abu Omar - il Farina - nome in codice agente Betulla - è stato premiato per i suoi servigi con un seggio da deputato, gentilmente offerto dal PdL. Di passaggio val la pena ricordare come Renato Farina sia anche sostituto dell'altro Renato, il Brunetta, alla Commissione Agricoltura.
Forse il vecchio leone Giorgio Bocca non ha tutti i torti ad affermare che lui di Feltri e compagnia ha paura per gli stretti rapporti che hanno con gli ambienti militari, dei carabinieri e della polizia.

2009-08-25

Manca la libertà d'informazione o la volontà d'informarsi?

Ma è proprio vero che manca la libertà d'informazione o il problema è che manca la volontà d'informarsi?
Questa la domanda che mi ponevo leggendo su Articolo 21 Senza libertà di informazione e senza cultura il "regime" vince di Giuletti e Vita.
Non che non sia d'accordo con quello che scrivono, ma da un lato non c'è mai stato, per il singolo, tanto libero accesso all'informazione globale come ora, dall'altro è un fatto molto italiano di avere troppi cattivi giornalisti superpagati e troppi inutili giornali che nessuno legge.
Ormai chi vuole davvero informarsi lo fa a prescindere dalla televisione e dai giornali cartacei. Chi non s'informa non si informa perché non gliene frega niente. Ma questo sembrano non averlo ancora capito soprattutto i giornalisti impegnati a giustificare la loro precaria esistenza parlandosi addosso tra loro (quello che si chiama autoreferenzialità).
Ora l'ignoranza politica (proprio nel senso d'ignorare) diffusa anche in ceti sociali per altri versi molto informati è davvero una questione grave come grave è il fatto che l'accesso alla rete rimanga confinato, specie nel nostro paese, alla marginalità dei social network. In Italia al divario formativo legato ad una scarsa alfabetizzazione di massa - ne è riprova l'incredibilmente basso numero di lettori - ed alla pochezza culturale dei ceti dirigenti, si è aggiunto, con le nuove tecnologie, quello che viene definito digital divide. Tuttavia ci sarebbe già il potenziale per la rinascita politica di un movimento attraverso il web, un po' sul modello Obama, ma qui da noi quello che manca davvero è proprio qualcuno che sappia comunicare con i nuovi strumenti a disposizione. Il peggiore e più efficace uso della televisione è stato capace di farlo Berlusconi. Lo scalzerà chi riuscirà a mettere, altrettanto efficacemente, le mani sulla rete.

2009-07-06

Bob Geldof, Berlusconi, il G8 e i giornali

Ridicolo! Ci voleva un cantante per mettere alle corde Berlusconi facendogli ammettere una delle sue innumerevoli inadempienze. (La Stampa "È vero, non abbiamo rispettato gli impegni")
E i giornalisti cosa fanno? Imbrattano carta, si parlano addosso come vecchie comari e diventano timidi timidi quando si trovano di fronte all'emiro di Arcore. Certo non tutti... ma l'aria da scolaretti, quando hanno di fronte lui in televisione, è condivisa.
Adesso partirà un G8 che tutti sanno inutile parata. Altrove si prenderanno le decisioni che contano. Ma stiamo pur certi che si riempiranno pagine e pagine di non-notizie pur di coprire l'evento a meno che... non ci scappi qualche scontro come si deve o una bella scossa di terremoto che costringa tutti a sloggiare. Chissà che qualche provocatore non sia già sul piede di guerra - come a Genova - per permettere alla polizia di massacrare di botte pacifici manifestanti. Altrimenti sarà una gran noia. Noi ce l'auguriamo, beninteso! Meglio il gossip annunciato dalle testate straniere che teste rotte.

2009-04-10

C...glioni vaganti

Un tempo se scrivevi coglione con word te lo correggeva automaticamente in ciglione. Un pudico e ridicolo automatismo non troppo dissimile da quello di OKnotizie che, se non vado errato, cassa i post con "parolacce" nel titolo.
Il valzer delle poltrone redditizie, con questi direttori vaganti tra Tg1, Sole24Ore, Corriere, non appassiona nessuno se non gli stessi interessati e i loro padrini. Più significative le responsabilità di questi - ed altri - superpagati direttori circa lo stato comatoso dell'informazione in Italia.
Vero che i giornali non li legge più quasi nessuno - specialmente tra i giovani - ma la felicità per gli share ottenuti nei TG la dice lunga sulla mentalità di uno sciacallo baciapile come Riotta.
Vomitevoli i servizi di questi giorni. Ore e ore di diretta dove si frigge e rifrigge la stessa aria senza aggiungere alcunché all'informazione. Pagine e pagine coperte da migliaia di inutili articoli.
Alla pena infinita per le vittime del terremoto si mescola la rabbia per le parole vuote di questi coglioni che si definiscono "professionisti dell'informazione".
Alle loro stronzate si aggiungono poi quelle dei politici e dei preti con messe solenni e litania di buoni sentimenti e buoni propositi che, spento il clamore, finiranno nel cesso.
Berlusconi ha promesso che questa volta sarà diverso. Vedremo.
Possibile che in Italia ci voglia sempre una nuova tragedia annunciata per fare qualcosa, quando ormai è tardi? Ora che i buoi sono scappati tutti corrono a chiudere la stalla.
Mi chiedo cosa significhino frasi come quella di Napolitano "nessuno è senza colpa". Nessuno senza colpa, dunque tutti colpevoli. Equivale a che nessuno abbia colpe. Ma come? Chi ha puntualmente prorogato l'applicazione delle norme antisismiche alla costruzione delle case? L'ultima è nel decreto milleproroghe di un mese fa.
Senza citare ancora una volta il Giappone, dove abbiamo visto "ballare" a lungo i palazzi senza dover contare centinaia di vittime, parliamo dell'Europa. Ci è voluto il 2008 per emanare un testo che recepisse gli standard europei. In particolare, per gli edifici di «interesse strategico», per esempio scuole, ospedali ed edifici pubblici in genere, c’è l’obbligo di utilizzare il calcestruzzo certificato. Si fa?
Non facciamo di ogni erba un fascio perché deresponsabilizza. I colpevoli, di solito, hanno nomi e cognomi.

2008-11-04

Presidenziali americane. Quaranta tra direttori giornalisti e tecnici Rai in gita aziendale

Avevo scritto questo post qualche giorno fa senza pubblicarlo su OKnotizie, stufo anche della polemica contro i giornalisti. Ma dopo le ridicole, ancora prima che razziste, affermazioni del cabarettista di Arcore - o palazzo Chigi che dir si voglia - e il ritorno, chiusa la parentesi Obama, al pollaio nostrano con starnazzare di politici e grandi comunicatori, lo propongo perché qui da noi la realtà riesce ad essere peggiore di qualsiasi fantasia.

Nonostante i conti Rai siano in profondo rosso in tanti sono pariti per commentare l'elezione del nuovo presidente Usa e costeranno un bel sacco di soldi ai contribuenti. A loro vanno aggiunti tutti gli inviati dei giornali. Non sono capaci di fare una inchiesta ben fatta che è una (Gabanelli e pochi altri a parte). Vomitano opinioni obsolete che non interessano a nessuno se non a loro stessi e alla loro ristretta cerchia. Blaterano ore o scrivono interminabili articoli per esprimere concetti striminziti che potrebbero essere esposti in poche parole o poche righe. Però non perdono occasione per andare a mangiare bere e sgavazzare. A coprire l'evento bastavano e avanzavano gli inviati permanenti. Le sue cazzate Riotta avrebbe potuto benissimo sparale da qua senza trasferirsi oltre oceano, ma l'occasione era troppo ghiotta. Se ce ne fosse bisogno questa è un'altra dimostrazione di quanto i nostri giornalisti non abbiano capito una beata mazza delle nuove modalità dell'informazione.

2008-07-09

Roma, piazza Navona, 8 luglio 2008

Camilleri recita le sue poesie incivili

"Con tutto il rispetto che si deve a chi manifesta in piazza la sue idee, ma non a chi come Grillo e Travaglio si è abbandonato a vergognosi insulti al capo dello Stato, al limite e oltre il limite del vilipendio, e a chi come la Guzzanti ha offeso il pontefice, il problema della piazza «No Cav» di ieri era la sua lontananza dal sentimento della maggioranza degli italiani..." Antonio Polito (Il Riformista, uno di quei giornali che vendono sei copie, ma che, piacendo tanto a D'Alema, producono tanta carta per il macero e gli italiani pagano con i soldi pubblici)

"Era [la manifestazione no Cav di piazza Navona] per molti aspetti una testimonianza di dignità democratica e di civiltà politica: il tentativo di uscire dal recinto dell'impotenza. Ha rischiato di finire male. Di diventare la parodia di un talk show deteriore, un Bagaglino di sinistra aggravato dal turpiloquio e dalla malevolenza gossipara." Edmondo Berselli (La Repubblica)

Due delle tante voci, spesso isteriche, che si levano contro un po' di benedetta indignazione in questa Italia insopportabilmente bacchettona. Cosa ne direste cari e, il più delle volte, inutili giornalisti di lasciar decidere alle persone se le cose dette dal palco romano sono così invereconde?

La Guzzanti
http://it.youtube.com/watch?v=oDpHaeqvqqQ
http://it.youtube.com/watch?v=ntGZICJ_iCE
http://it.youtube.com/watch?v=9At71CbH9eQ

Travaglio
http://it.youtube.com/watch?v=2QPUudnaLoo
http://it.youtube.com/watch?v=xXP5QeKm0zM

Grillo
http://tv.repubblica.it/copertina/no-cav-day-grillo-vs-napolitano/22002?video

Non sono andato a Roma. Se non è servita a niente la manifestazione oceanica (non solo perché sotto un costante diluvio) del 25 aprile di tanti anni fa a Milano, quando era ancora in piedi una opposizione "politica", e il Cav era agli esordi, non vedo, al di là della "testimonianza", quale effetto possa sortire quella attuale. In America si vuole dare il nome di una discarica a Bush per i danni che ha arrecato e dovranno essere smaltiti in un lungo giro d'anni. Qui, sarò profeta di sventure, ma il Cav, se tutto andrà come lui spera, dovremo godercelo ancora per un bel po', magari anche per il settennato al colle. A quasi la metà degli italiani piace questo cabarettista gossiparo che si è proclamato uomo di stato. Se si risponde con della satira al suo stesso livello chissà che una risata non possa seppellirlo...
Non mi unisco dunque al coro delle verginelle scandalizzate per gli attacchi impolitici ad una politica che più non c'è.
Infine, per il diritto sacrosanto di non credere in alcun dio, né in alcuna intoccabile istituzione, non vedo la ragione per non andarci giù pesante con un papa insopportabile come quello in carica o con un sepolcro imbiancato come l'attuale presidente della repubblica.

2008-04-18

Da John Fitzgerald a Silvio, dal Che a Umberto

Che Guevara

Dal diario post-elettorale di un giornalista di centrosinistra. «Mi rifiuto di salire sul carro dei vincitori e non solo perché è già parcheggiato nel cortile della Rai. Li guardo volteggiare dalla finestra. Che pena: sembra il circo degli acrobati di Pechino, con gente che riesce a cambiare casacca in volo senza nemmeno toccare terra. Ricordo quel dirigente democristiano che nel 1994, dopo la prima vittoria del centrodestra, mise sulla scrivania una foto che lo ritraeva sottobraccio al giovane Casini. Quando vinse l’Ulivo, gli appiccicò sopra la faccia di Rosy Bindi, che raschiò via nel 2001 per poi incollarla di nuovo sopra Pierferdi nel 2006 (con Casini e Bindi entrambi all’opposizione, ora sarà costretto almeno a cambiare foto). Io sul muro tengo il ritratto di Kennedy e non ho alcuna intenzione di incollarci sopra Mara Carfagna. Tanto meno il suo impresario, che continuerò a criticare duramente...
Scrive oggi Massimo Gramellini sulla Stampa. Meno male che ci sono anche giornalisti come Gramellini.
Ieri anch'io esprimevo una pena analoga. Se ho un piccolo appunto da fare è per quel Kennedy sul muro. Per carità! Ognuno sul muro ci tiene chi vuole. Sul mio c'è il Che (scusate il gioco di parole) da tempo immemorabile. "Così va la vita" diceva il vonnegutiano Billy Pilgrim.
Neppure il Che è un esempio da seguire, né ora né, tantomeno, allora. Il morir giovane l'ha reso un mito, ma di cazzate ne ha fatte e dette tante. Però era generoso fino al sacrificio, come sanno esserlo gli eroi e i martiri - dei quali preferiremmo non avere mai bisogno.
Kennedy è un altro paio di maniche. Come il Che è morto ammazzato abbastanza giovane e, soprattutto, era il presidente USA. Pochi sanno che proprio nei giorni del suo assassinio stava rischiando l'impeachment per incauti "affettuosi incontri" con fanciulle considerate, dall'FBI, potenziali spie sovietiche e il fratello Robert, ministro della giustizia, si dava da tempo un gran da fare per tener la museruola alla stampa. Pochi ricordano il Kennedy responsabile della fallimentare tentata invasione della Baia dei Porci a Cuba, della prima escalation in Vietnam e del blocco navale del '62, sempre a Cuba, che portò il mondo vicino come non mai alla terza guerra mondiale. Nonostante questo Kennedy è considerato tuttora un campione della democrazia.
Il bello è che continuo ad averlo anch'io in simpatia per la semplice ragione che era uno spregiudicato interprete dei suoi tempi, lontano mille miglia dall'ipocrisia dei suoi successori, capace di volare più in alto degli altri nel cielo della politica rendendo credibile una "nuova frontiera" rappresentata, allora, dalla corsa alla conquista dello spazio.
Perché queste considerazioni? Perché, nonostante le sbrodolate dei giornali, non sembra che né Lega né Cavaliere, né Veltroni L'Americano - se avesse vinto - rappresentino qualcosa di "nuovo". Anzi: che tristezza!

2008-02-06

All'assalto della pappa

mangiatoia"La pappa non c'è più" titola l'ineffabile Feltri su Libero.
La pappa invece per lui continua ad esserci. Nessuno gliela ha mai tolta.
Cinque milioni e mezzo di euro l'anno al suo giornalaccio e quindicimila euro al mese a lui (oltre la pensione già maturata, suppongo!)
Perché "quelli di sinistra" non hanno fatto niente? Semplice. Dovevono togliere le sovvenzioni anche agli altri. Dallo spaccamarroni Ferrara all'insulso Riformista, all'Unità. Senza contare la lauta fetta ad appannaggio degli azionisti del Corriere.
Insomma tutti ci sguazzano con i soldi pubblici (i nostri!). A beneficio dei giornali - ben poco letti - se ne va quasi un miliardo di euro l'anno. (Beppe Lopez La casta dei giornali)
Tutti sanno - o dovrebbero sapere - quanto costano i politici. Si parla di una cifra superiore ai quattro miliardi di euro l'anno. Va be'. Di un governo e un parlamento non si può fare a meno, ma di una inutile pletora di ministri e parlamentari si! Di decine di enti senza senso, Provincie comprese, si! Qualcuno mi sa dire cosa servono le Provincie?
Tutti sanno - o dovrebbero sapere - quanto costa la Chiesa agli italiani. Come i politici, forse qualcosina di più. Chi s'indigna e propone di toglierle l'otto per mille, oltre agli altri innumerevoli privilegi? Nessuno, eppure "libera Chiesa in libero Stato" non vuol dire Chiesa pagata dallo Stato! Sembrerebbe logico che i giornali li pagassero i lettori e le Chiese i credenti. O no?
Tutti 'sti soldi buttati al vento basterebbero a fare una bella finanziaria.
Adesso corsa alle elezioni. Cosa faremo noi poveri cittadini frustrati?
"Quelli di destra" affilano i denti. Sentono odore di pappa che ritorna e sono affamati. Dall'altra parte non hanno saputo combinare granché (anche se mi sa che in un futuro assai prossimo rimpiangeremo perfino Prodi). Con questa porcata di legge elettorale senatori e deputati se li scelgono pochi leader di partito. Avete visto che facce avevano quelli che s'insultavano brindando tra i banchi? Oggi sono stati "sciolti". Non c'è ragione perché i prossimi siano migliori. E allora perché e per chi votare? Chiedo lumi.

2008-01-16

Papa - La Sapienza. Disgustoso!

Non trovo altro termine per definire l'atteggiamento della stampa, della televisione, dei politici nella vicenda Papa-La Sapienza. Tutti scandalizzati perché qualcuno ha osato mettere in dubbio la legittimità dell'invito a Ratzinger ad inaugurare l'anno accademico dell'ateneo romano. Tutti scatenati, non solo quelli più o meno dichiaratamente di destra, ma anche gli altri. Da Prodi e Rutelli a d'Alema, Mussi e perfino Giordano. Per non parlare dei giornalisti, Mieli in testa, prototipo di chi crede di avere sempre la verità in tasca e non capisce - o non vuole capire - di essere uno degli strapagati ed autoreferenziali portavoce di un sistema informativo ormai defunto. I maestri della disinformazione quotidiana aizzano i pochi lettori, e i molti ascoltatori passivi di vergognosi telegiornali, contro chi si appella ancora alla ragione critica. Nessuno che abbia citato, e tanto meno analizzato, i contenuti delle civilissime lettere (quella di Marcello Cini e quella dei 67 professori) al Rettore de La Sapienza. Invito chi si imbatte in questo blog a farlo (Lettere dei professori de La Sapienza...). Le condivido pienamente e non ho nulla da aggiungere.

2007-11-06

Enzo Biagi e Roberto Bortoluzzi

cavallo raiEnzo Biagi, 87 anni e Roberto Bortoluzzi, 86 anni, sono morti. Pace all’anima loro.
Non so se tanta longevità sia dovuta al fatto che “fare il giornalista è sempre meglio di lavorare”. So per certo che la Rai non ha perso l’occasione per distinguersi in beceraggine.
Il Tg1 delle 13.30 (6 novembre) ha dedicato un quarto d’ora - dicasi un quarto d’ora! - d’apertura a Biagi e un minuto in chiusura a Bortoluzzi. Non ho niente contro Biagi, giornalista sicuramente migliore dei suoi odierni epigoni, e “martire” berlusconiano (la realtà italiana è scivolata tanto a destra che il povero Biagi, insieme a Indro (Cilindro) Montanelli si sono ritrovati, loro malgrado, a sinistra!) Vomitevole è lo sbrodolamento dei coccodrilli post mortem. Non sono stato un particolare fan di Bortoluzzi, voce storica di Tutto il calcio minuto per minuto, ma se fossi un familiare, o anche semplicemente uno dei milioni di tifosi che hanno passato tutte le domeniche della loro vita con l’orecchio incollato alla radiolina, sarei offeso per la differenza di trattamento. Si sa, non tutti i morti hanno lo stesso peso per i mezzi d’informazione e questa né è ulteriore prova.
Probabilmente i più troveranno giustificata tanta attenzione per Biagi e biasimeranno la mia insensibilità. Amen.
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