2012-10-27

Berlusconi torna in campo e dichiara guerra alla magistratocrazia comunista e al fisco

Lo sapevo che era troppo bello per essere vero. (Ferrara e l'addio del suo Cavaliere)
Berlusconi fuori dai coglioni. Un sogno durato vent'anni che ieri sembrava avverarsi.
Oggi il Cavaliere con una conferenza stampa (in realtà un comizio fiume di un'ora) insieme al suo avvocato Ghedini - che noi paghiamo come parlamentare - ha esposto il suo programma contro i giudici e le tasse e a favore dei ricchi e degli evasori.
Ha sparato a zero non solo sulla Magistratura e sul fisco, ma anche sull'Europa e la Germania in particolare, sulla politica economica del governo Monti, suddita della finanza internazionale, chiedendo una riforma costituzionale che dia poteri pressoché pieni al Presidente del Consiglio.
Ha dato la sua personale versione della crisi monetaria, dello spread e della cacciata di cui è stato vittima, che avrebbe accettato solo per amore dell'Italia.
Come voglia realizzare un tale programma non lo ha detto a parte il fatto che tornerà da Vespa e nei telegiornali per fare campagna elettorale.
Medita di staccare la spina a Monti e andare quanto prima ad elezioni, perché, dice, deve impedire che l'Italia resti una "Repubblica Giudiziaria".
Che dire? L'uscita di scena è durata un giorno. Forse Berlusconi sperava così di ammorbidire le sentenza in arrivo del Tribunale di Milano. La condanna a quattro anni ricevuta invece lo ha fatto scatenare. E siamo da capo.

2012-10-26

Ferrara e l'addio del suo Cavaliere


Se è vero - faccio ancora fatica a crederci - Berlusconi se ne va. Toglie definitivamente il disturbo dopo vent'anni di occupazione della scena politica.
Giuliano Ferrara, barrisce il suo addio dalle colonne del Foglio. Da buona e consapevole mosca cocchiera del Cav, del quale è una dei tanti grati beneficiati, si auto incensa, in quanto ghostwriter, celebrando il discorso d'apertura, richiamato paro paro nelle poche parole di chiusura, pronunciato da Berlusconi.
Era il gennaio 1994, la scesa in campo a tutela dei suoi interessi privati - come capirà bene chi vuol capire negli anni successivi. Il discorso televisivo "L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti..."
Per Ferrara è la "fine di un’epoca, quella del carisma personale, delle emozioni, dei grandi progetti sognatori, del fuoco nella pancia..."
Per noi comuni cittadini che della mensa del grande sognatore non raccoglievamo neppure una briciola è la fine di un incubo.
Ma solo l'incubo del suo eventuale ritorno in prima persona - almeno si spera!
Perché il "berlusconismo", con lo sdoganamento politico dei peggiori figuri circolanti in Italia, e la giustificazione di ogni folle rincorsa al profitto personale in totale dispregio degli interessi collettivi è ancora saldamente qui e ci resterà per un pezzo.
Pervade i ceti abbienti.
È di oggi il niet della Confindustria a un prelievo irpef del 3% sull'eccedenza oltre i centocinquantamila euro all'anno di guadagni (alla fin fine poche decine di euro, meno di una cena in qualche ristorante neppure troppo rinomato). Lorsignori si sentono taglieggiati.
Analogamente la Consulta blocca, potendolo fare, il taglio agli stipendi di magistrati e alti dirigenti - del del 5% per la parte eccedente l'importo di 90000 euro fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150000 euro.
E così la "casta", dopo decenni di sperperi e appropriazioni indebite di denaro pubblico, si oppone con successo ad ogni ipotesi di riduzione drastica e reale dei mille privilegi di cui gode.
Chiunque possa scarica i propri costi aggiuntivi su chi non può fare a meno di pagare, e sempre più manca di potere contrattuale, lo fa spudoratamente. I lavoratori dipendenti e i pensionati, l'ultima ruota del carro, quelli dai quali si può prelevare a man bassa invece non hanno alcuna voce in capitolo.
Non c'è più il governo Berlusconi, è vero, ed è un sollievo, ma il grande tecnico, il "professor" Monti con il suo stuolo di super competenti che faticano a parlare con i comuni mortali e quando lo fanno sembrano straniti, come alieni che di questo mondo sanno e capiscono poco, non ha cambiato di molto gli andazzi.
Certo, lo stile sgangherato del satrapo di Arcore, con il suo seguito di malaffare e corruzione che ha infettato permanentemente tutta la politica e la società italiana ha lasciato il posto alla sonnolenta compostezza del liberista friedmaniano, ma per i ceti meno abbienti le cose vanno sempre peggio mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e prepotenti.
Ferrara si dice pronto, insieme a quel che resta del movimento berlusconiano che si lascerà consigliare dal capo carismatico, a favorire "una certa Italia verso politiche di riforma liberali e pro mercato, in reazione al ritorno nella crisi di una cultura vetero-laburista, pianificatrice, collettivista secondo i canoni peggiori del Novecento"
Continuare a fare il pesce pilota degli squali che compongono l'1% della popolazione mondiale è la sua vocazione.
Io mi auguro al contrario che l'epopea della Dallas italiana impersonata da Berlusconi perda rapidamente appeal e venga cancellata definitivamente dal nostro palinsesto istituzionale come il sequel dell'omonima soap americana è stata cancellata da Canale 5 perché nessuno l'ascolta più.
[Ndr: Anche Gramellini - ben più sagacemente - su La Stampa, Ultima fermata Dallas, rileva il parallelismo tra J.R e Silvio]

2012-10-15

Orecchiette di grano arso, asparagi e pomodorini

Arrivi a casa e vuoi farti un veloce piatto unico di pasta e verdure?
Vediamo in dispensa. Ci sono rimaste delle orecchiette di grano arso. Hanno un colore scuro, di per sé poco invitante, ma un buon sapore, un po' particolare. Sono un composto di semola di grano duro, acqua, farina di grano tostato al 25%.
Ne prendo i soliti 80 grammi per un piatto da singolo.
Vediamo in frigorifero. A suo tempo ho surgelato una grande confezione di asparagi freschi e ce ne sono ancora. Ne prendo quattro o cinque. Ci sono anche piccoli pomodorini. Ne prendo sette o otto (sono poco più grandi di una biglia). Prendo anche mezzo scalogno e una punta di peperoncino rosso.
Procedura.
Mentre le orecchiette cuociono in abbondante acqua salata affettare sottilmente lo scalogno e farlo appassire in una piccola padella con poco olio extravergine di oliva. Aggiungere il peperoncino spezzettato, gli asparagi tagliati in piccoli pezzi, ed infine i pomodorini spellati e aperti in quattro parti. Salare. Quando le orecchiette sono pronte, ma al dente, metterle nella padella insieme al sugo aggiungendo, all'occorrenza, un po' d'acqua di cottura. Rigirare e impiattare.
Completare con ricotta salata grattugiata.
È ovvio che le orecchiette di grano arso possono essere sostituite da qualsiasi altro formato di pasta e la ricotta salata non è indispensabile, ma così il piatto è particolarmente gustoso.


2012-10-14

Il libro dell'inquietudine - Frammenti

Fernando Pessoa

Invidio tutte le persone per non essere me. Come tutte le cose impossibili, questa mi è sempre parsa la maggiore di tutte, è quella che maggiormente si è costituita in mia ansia quotidiana, in mia disperazione di tutte le ansie tristi. 21

Alcuni governano il mondo, altri sono il mondo. Tra il milionario americano, con conti in Inghilterra, o in Svizzera, e l’autorità socialista di un villaggio, non c’è differenza di qualità ma solo di quantità. Al di sotto di loro ci siamo noi, gli amorfi, lo sconclusionato drammaturgo William Shakespeare, il maestro di scuola John Milton, il vagabondo Dante Alighieri, il garzone che ieri mi ha fatto una commissione, o il barbiere che mi racconta barzellette, il cameriere che mi ha appena augurato
amabilmente buona salute, per aver io bevuto solo metà del solito vino. 35

A me, quando vedo un morto, la morte sembra una partenza. Il cadavere mi dà l’impressione di un abito abbandonato. Qualcuno se ne è andato e non ha avuto bisogno di portare con sé quell’unico abito che indossava. 37

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta, che è la più spaventosa delle stanchezze. Non pesa  come la stanchezza del corpo, né inquieta come la stanchezza della conoscenza emotiva. È un peso della coscienza del mondo, un non poter respirare con l’anima. 40

Vivere una vita priva di passioni ma colta, nella serenità delle idee, leggendo, sognando, e pensando di scrivere; una vita sufficientemente lenta per rimanere sempre ai margini del tedio, sufficientemente meditata per non imbattersi mai in esso. Vivere questa vita lontano dalle emozioni e dai pensieri;  viverla solo nel pensiero delle emozioni e nell’emozione dei pensieri. 42

La solitudine mi deprime; la compagnia mi opprime. La presenza di un’altra persona svia i miei pensieri: sogno la presenza di tale persona con una distrazione speciale, che tutta la mia attenzione analitica non riesce a definire. 45

L’idea di un qualsivoglia obbligo sociale – andare ad un funerale, trattare insieme a qualcuno una questione d’ufficio, andare alla stazione ad attendere una persona qualsiasi, conosciuta o sconosciuta – solo l’idea mi sconvolge i pensieri per un’intera giornata, e a volte comincio a preoccuparmi il  giorno prima, e dormo male, e il caso nella sua dimensione reale, quando si verifica, è assolutamente insignificante, e non giustifica nulla. Tuttavia, la cosa si ripete e io non imparo mai ad imparare. 46

2012-10-11

Farro, porro, zucchine, pomodorini, mazzancolle, peperoncino

Il farro è il frumento alle origini. Ricco di fibre, di vitamine e di sali minerali, poco calorico, contiene metionina ed era il cibo dei legionari romani. [Grazie Wiki!]

Avendo un sacchetto di farro bio, di quello che cuoce in una mezzoretta, e del brodo di petto di pollo ho proceduto più o meno come per un risotto.

Dose singola abbondante per piatto unico (nella foto metà dose).

In una piccola casseruola (io ho usato un minuscolo wok con coperchio di vetro) affettare finemente il porro (un pezzettino di quattro o cinque centimetri ), soffriggerlo insieme a un mezzo peperoncino rosso fresco, privato dei semi e spezzettato, in poco olio d'oliva vergine, aggiungere una piccola zucchina affettata sottile, salare, mescolare e unire 80 grammi di farro dopo averlo lavato in acqua corrente. Coprire con brodo caldo e portare a cottura.

Il coperchio di vetro permette di controllare la quantità di liquido e aggiungerne all'occorrenza. L'ideale è averne messo una giusta quantità per un totale assorbimento a fine cottura senza doverne aggiungere.

Tre o quattro minuti prima che il brodo sia completamente riassorbito unire qualche pomodorino ciliegino tagliato in due o quattro parti e le mazzancolle sgusciate(cinque o sei).

Ne risulta un piatto molto saporito. Io l'ho accompagnato con un bicchiere di Roero Arneis.

Il brodo di pollo o carne non è indispensabile. Basterebbe brodo vegetale, ma il piatto risulterebbe un po' meno gustoso.

Evidentemente questa preparazione del farro si presta a molte varianti.
Ad esempio invece dei crostacei potrebbe esserci del prosciutto cotto tagliato a dadini, unito subito al soffritto di porro, magari sostituendo la zucchina con dei piselli.
Il peperoncino fresco non deve sovrastare i gusti con un piccante eccessivo. Si può anche usare quello secco o pepe o niente del tutto. In luogo del porro si potrebbe mettere scalogno o semplicemente cipolla. E così via.
Ogni variante comporta, ovviamente, diversità di sapori.

2012-10-10

Il Grillo nuotatore... ma allora lo fa apposta!


Troppo intelligente il Beppe e troppo incredibile che i suoi esperti comunicatori non cogliessero l'immediato collegamento metaforico con altri illustri nuotatori... dunque tutto ben calcolato! (si spera)

In Sicilia candidati buoni per tutti i culi

Per la serie "tutti gli uomini di Casini", l'uomo della politica sèria che fa solo cose sèrie, è un fan della sèrietà e ha nelle sue file solo candidati sèri perché, vivaddio, bisogna essere sèri!

Elezioni in Sicilia: spunta un candidato per due partiti

2012-10-01

Una risata vi seppellirà. Il Washington Post riaccende l'attenzione per Grillo

Oggi il Washington Post ha dedicato a Beppe Grillo un lungo articolo ( In Italy, a comedian is getting the last laugh)

Non dice niente di particolarmente nuovo, denota però l'interesse dell'America per il movimento del comico genovese. La ragione è semplice: in questo clima di totale disfacimento della credibilità delle forze politiche in campo, potrebbe terremotare l'Italia e con essa l'intera Europa.

Non da solo ovviamente. Il Movimento 5 Stelle è un sasso in movimento insieme a tanti altri di natura simile o contraria che si stanno smuovendo in Europa e potrebbero trasformarsi nella valanga che va a infrangere la delicata cristalleria degli stati europei, uniti solo nell'euro.

Lo strillio continuo "lo vuole l'Europa" per giustificare qualsiasi scelta del governo Monti - e magari anche la sua permanenza post elettorale - la dice lunga sull'isteria che dilaga in Italia tra tutti coloro che vedono in Monti l'unica salvezza per sé stessi e gli interessi che rappresentano. Il trimarano Casini, Fini, Montezemolo, con vasta ciurma annessa, che tesse le lodi del Professore sperando di mantenere in poppa il vento del Quirinale e del Vaticano la dice lunga al proposito.
Le cazzate che spara il playboy Berlusconi (come lo definisce il giornale americano) appena apre bocca, e la ladroneria sguaiata del personale politico targato PDL, li fa sperare che sia ormai politicamente defunto sia il cavaliere che il suo partito (ma attenti tutti a vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso!)*
D'altra parte la totale scempiaggine delle querelle interne alla cosiddetta "sinistra" ne fanno una potenziale alternativa intenta a martellarsi le palle da sola (vecchio sport nel quale i suoi leader eccellono).
Insomma più sono le eclatanti disgrazie altrui e più è intenso per l'asse fluttuante tra centro e destra il tentativo di mascherare il proprio niente politico, tentando di occultare anche le enormi responsabili sia per la situazione economico-sociale, sia per gli insopportabili livelli di malversazione e corruzione.
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* i sondaggi di Mentana su La 7 attribuiscono ancora a Berlusconi, nonostante tutto, un 11% di favori personali, alla pari con Bersani ormai sorpassato anche da Renzi, salito al 14%

Morto Eric Hobsbawm il grande storico marxista del "secolo breve"

A poco a poco il '900 se ne va...
Morto Eric Hobsbawm il grande storico marxista del "secolo breve"
Ripropongo qui Manifesto per la storia un suo discorso pronunciato all'Accademia britannica nel novembre 2004

Foto: A poco a poco il '900 se ne va...
Morto Eric Hobsbawm il grande storico marxista del "secolo breve" 

Marigold Hotel

Niente più di una piacevole commediola old fashioned con noti attori inglesi impegnati a dimostrare che, nonostante tutto, anche "vecchio" può essere bello. Infatti i protagonisti sono pensionati (o comunque in età da pensione) non troppo ben messi, ciascuno con le sue vicissitudini esistenziali.
Finiscono in uno sgangherato hotel indiano, completamente spaesati nel mezzo di un'India molto di maniera nella quale restano soltanto sahib stranieri. Solo perché l'idea consolatoria del film è che ci sia sempre la possibilità di ricominciare e rifarsi una felicità il lieto fine è garantito.

2012-09-30

Divorzio Vauro - Il manifesto: botta e risposta

Non è tanto la separazione tra Vauro e il manifesto a sorprendermi, quanto il passaggio di Vauro a Il fatto quotidiano, un giornale, per lui che si dichiara comunista, che di comunista ha ben poco.
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Vauro ci lascia.
Una lettera e una risposta

 
Con la lettera che qui riportiamo una firma storica e importantissima del "manifesto" ci ha informati del suo passaggio a un'altra testata. Una perdita grave, amaro frutto della crisi che sta attanagliando la nostra impresa

Dire arrivederci è sempre un po' penoso. Lo è ancora di più dopo aver vissuto insieme per quasi trent'anni la splendida e tormentata avventura che è stata ed è il manifesto. Tanto penoso che sarei stato tentato di andarmene zitto zitto,quatto quatto. Ma non me lo sarei mai perdonato. Ed allora eccomi qua a cercare di mettere insieme poche parole per un saluto. Un saluto a tutti i compagni e le compagne del giornale. Un saluto ideale e commosso a quelli, come Luigi, che non sono più tra noi. Un saluto a chi ci legge ed anche( e sono troppi) a chi ha smesso di farlo. Sento di avere un enorme debito con gli uomini e con le donne del manifesto. Il debito di una libertà mai "concessa"ma sempre scaturita dal confronto, dalla discussione anche aspra sulle idee e sul modo di scriverle o disegnarle. Un debito che, permettetemi di dirlo, sento in maniera particolare nei confronti di Valentino. Vecchio compagno che in questi tempi di rampanti "giovani" rottamatori continua a spendere tutto se stesso con passione, dolore ed ostinazione perché una preziosa esperienza di pensiero libero come quella che il manifesto ha rappresentato in tutti questi anni non venga rottamata. E' un debito che so non potrò mai saldare, tanto meno adesso che prendo commiato dalle pagine di questo giornale. Del quale però continuerò ad essere un fedele lettore. L'ho già detto, è difficile trovare parole per un saluto. Ho in mano una copia de il manifesto. Sotto la testata, in caratteri più piccoli, c'è ancora scritto «quotidiano comunista». C'è chi sostiene che comunista sia ormai un termine obsoleto che non significa più niente o peggio. Per me significa molto. e allora saluti comunisti compagni. A pugno chiuso.
Vauro
 
La risposta della redazione
La decisione di Vauro di lasciarci ci sorprende. E ci amareggia. Perché riguarda una persona che ha contribuito a scrivere la storia del nostro giornale. Comprendiamo la sua scelta. Il manifesto sta attraversando il momento più difficile della sua esistenza quarantennale. La direzione, la redazione, i tecnici, tutte e tutti sanno di avere un futuro incerto, perché siamo "in liquidazione" e del doman non v'è certezza. Eppure tutte e tutti hanno capito che proprio la difficoltà del momento richiede uno sforzo più grande perché il manifesto possa continuare il suo cammino di testata storica dell'informazione in Italia. E' vero che alcune firme, alcuni collaboratori, hanno preso altre strade (paghiamo poco o nulla). In momenti di crisi come questo è difficile lavorare senza un ritorno economico adeguato. Eppure abbiamo sempre pensato che le idee, la libertà di opinione e di espressione, il confronto anche aspro ma sempre franco, la passione per la battaglia politica, fossero una garanzia per poter continuare a combattere. Forse ci siamo in parte illusi. L'uscita di Vauro, che va al Fatto Quotidiano, lo conferma. Gli facciamo tanti auguri (e che possa avere la stessa libertà di matita che ha avuto al manifesto) e per salutarlo gli dedichiamo una sua vignetta d'archivio.
Per noi che restiamo a fare il giornale, e a difenderlo da chi lo vorrebbe volentieri seppellire - di questi tempi le copie che vendiamo fanno gola a molti - questo arrivederci è comunque un'ulteriore sfida professionale, culturale, ideale. E proprio da oggi chiediamo alle matite amiche del manifesto di inviarci (dimafoni@ilmanifesto.it; Fax: 0668719573 o 0668719331) le loro vignette per scegliere (nei prossimi giorni vi diremo come) quelle del futuro.

2012-09-29

Pezzi di merda e libertà d'opinione

(Orrori quotidiani - Sallusti, una elaborazione del giugno 2011 buona allora come oggi)

Se io dico a qualcuno (non stiamo a sottilizzare se a voce o con altri mezzi) che è un pezzo di merda è ingiuria, diffamazione, calunnia, pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico, oppure mi sono limitato ad esprimere un'opinione?
Ancora: quando una notizia è falsa, è falsa: "sei un pezzo di merda", detto a una persona, è letteralmente falso e calunnioso - più che altro per la merda. Sennonché c'è il senso figurato ovvero il significato metaforico... e qui si finisce in un ginepraio linguistico.
Mah!

Per quanto concerne la "diffamazione a mezzo stampa" così si esprime la Cassazione.
"Il diritto di cronaca (e di critica) è la libertà di diffondere attraverso la stampa notizie e commenti, anche lesivi della reputazione, sancito in linea di principio dall’art. 21 Cost. e regolato dalla L. 8 febbraio 1948 n. 47. Esso è considerato legittimamente esercitato dalla ormai consolidata giurisprudenza di legittimità quando ricorrano le seguenti condizioni: a) utilità sociale dell’informazione; b) verità (oggettiva o anche solo putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti, che non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche solo colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente collegati ai primi da mutarne completamente il significato; c) forma civile dell’esposizione, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo da perseguire, improntata a serena obiettività, almeno nel senso di escludere il preconcetto intento denigratorio e, comunque, in ogni caso rispettosa di quel minimo di dignità cui tutti hanno diritto (continenza)."
Cassazione civile, sez. III, n. 6973 del 22 marzo 2007 in www.legge-e-giustizia.it
Altrove si specifica: "In primis è da evidenziare che il bene giuridico tutelato dalla norma è l’onore di un soggetto, il quale sia nel sentimento e nell'idea che ciascuno ha di sé (da un punto di vista soggettivo) e come il rispetto e la stima di cui ciascuno gode presso il gruppo sociale (da un punto di vista oggettivo).

Se si dovesse tener conto dei punti a, b e c, come espressi dalla Cassazione, apriti cielo: non si salverebbe nessuno. Il novantanove per cento dell'informazione non ha alcuna utilità sociale, la verità troppo spesso si salva soltanto nella forma putativa, il "serio e diligente lavoro di ricerca" è un optional ben poco utilizzato, l'alterazione dei significati attraverso la pratica del montaggio delle notizie, sottacendo elementi ed ampliando l'informazione là dove interessa, con buona pace di qualsiasi serena obiettività, è la prassi. In quanto all'intento denigratorio e al disprezzo per la dignità delle persone di cui si parla è la metodologia più comunemente usata.
Se poi tiriamo in ballo anche l'onore, l'idea che ciascuno ha di sé, il rispetto e la stima di cui gode, tutti concetti abbastanza aleatori, non ne veniamo più fuori.

Relativamente all'affaire Sallusti scrive Robecchi - uno che ha ancora il gusto di documentarsi - sul suo Blog nel post Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere:
Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.
Poi riporta l'articolo incriminato (QUI) - in realtà frutto del sacco di Farina, agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti, radiato dall’Ordine dei Giornalisti e parlamentare PDL da tutti noi lautamente pagato, che per Sallusti ha scritto il pezzo.
Leggerselo e confrontarlo con il fatto reale è istruttivo.

Conclusione assolutamente personale: per quanto inducano orrore individui  come Sallusti, Farina e compagnia bella, metterli in galera non ha senso alcuno. Se esprimono opinioni idiote come quella di mettere a morte giudici, medici e genitori, a isolarli dovrebbe essere soltanto il disprezzo delle persone pensanti. Altro paio di maniche è la pubblicazione di notizie palesemente false e ricostruite fantasiosamente senza alcun rispetto per la realtà dei fatti. Sanzionare duramente loro e gli editori per i quali fanno gli scribacchini prezzolati sembra sacrosanto. Ma la minaccia del carcere serve soltanto a creare intorno a loro un alone di pseudo martirio del tutto immeritato.

2012-09-26

Se ne vadano tutti (foto del 25 settembre spagnolo)



Oggi in Spagna, domani, magari, in Italia. Non se ne può più.
Altre foto della manifestazione spagnola da Twitter QUI

2012-09-24

Hysteria, una buona vecchia commedia in stile british (e Un medico di De André)

Un medico, Fabrizio De André

Potrebbe essere la storia, alquanto rimaneggiata, del vibratore alle sue origini.
Vibratore inteso come stimolatore, beninteso, che nella buona e casta America è nella disponibilità di quasi il cinquanta per cento delle donne (quantunque ne sia vietata la vendita in parecchi stati del sud, come in Texas dove evidentemente è considerato ben più letale delle armi da fuoco che sono in libero commercio!)

Potrebbe essere la storia di un dottore in bilico, come il medico di De Andrè, tra fedeltà al giuramento d'Ippocrate, ambizione e avidità di denaro.

Potrebbe essere il confronto protofemminista tra aspirazioni di liberazione sociale e sessuale della donna (incarnate dalla suffragetta Charlotte, la sorella maggiore) e la tenera, romantica, sottomessa Emily, sorella minore. (Non a caso la brava regista Tanya Wexler inquadra la prima sempre in toni cupi e ambienti degradati e la seconda in colori pastello, tra fiori e ponticelli da giardino di Monet)

Potrebbe essere ancora la sarcastica presa per i fondelli della scienza medica paludata, piena di errori e pregiudizi o, più in generale, della predilezione tutta maschile e un po' fatua per la scienza in generale e la tecnologia (interpretata nel film da un piacevolissimo Rupert Everett, "smanettone" ante litteram)

E il film è tutto questo e altro ancora (la rappresentazione dell'ipocrisia, egoismo e stupidità delle classi dominanti a confronto con le condizioni delle classi sfruttate), ma alla fin fine rimane solo una commedia leggera, adatta per far passare piacevolmente... il tempo di un film. Merito non da poco!

Tra medici sudicioni, fanatici del salasso con le sanguisughe, che negano l'esistenza dei batteri e avventurosi neofiti prefreudiani che ritengono il genere femminile affetto, nella quasi totalità, da isteria e praticano alle pazienti la masturbazione manuale fino a slogarsi le giunture delle dita, nell'assoluta certezza che il loro godere sia solo un liberarsi dai parossismi isterici - essendo notoriamente impossibile alle donne il godimento senza penetrazione del membro maschile - la vicenda si snoda superficiale e prevedibile per concludersi con un inevitabile lieto fine.

2012-09-23

Primarie PD. Tutti pazzi per Fanny



Deciso. Anche Fanny si candida alle primarie del PD


2012-09-22

Cosa piove dal cielo? (ovvero Un cuento chino)

Delicato, surreale e tragico. Tre aggettivi per un film che tocca corde sentimentali diverse riuscendo a mantenere intatto lo straniamento dello spettatore.

"Mi piace collezionare delle cose. Colleziono notizie incredibili, assurde."
Dice il protagonista al giovane cinese che gli è piombato tra capo e collo - e del quale non riesce a disfarsi - sconvolgendo la routine di una esistenza sempre uguale.

Sebastián Borensztein, cinquantenne regista - ma non solo - argentino, riesce a mantenere leggera l'ossessiva ripetitività delle azioni di Roberto, il burbero proprietario di un negozio di ferramenta, che dopo la morte dei genitori (la madre muore nel darlo al mondo, il padre quando lui ha 19 anni ed è soldato nella guerra, delle Falkland) vive in solitudine la propria vita ai limiti di un autismo esteriore che maschera un mondo interiore di sentimenti inespressi.

"La vita non ha senso, è assurda". Di questo è convinto Roberto che raccoglie ritagli di giornale delle notizie più strampalate che può trovare. Neppure l'amore manifesto di una vicina riesce a smuovere Roberto dall'ottundimento sentimentale di cui si è fatto scudo. Ma poi, come una mucca caduta dal cielo, arriva il cinese...

2012-09-21

Deputate travestite da ancelle e maiali travestiti da maiali...

Che dire ancora di questi sciamannati politici della repubblica berlusconbossiana - nella quale hanno rosicato come topi nel formaggio tutti, un po' da tutte le parti? Non resta che condividere la disperazione di Gramellini al quale è caduta la testa sulla tastiera. A questi non basta più dimezzare gli stipendi e poi mandarli a casa, bisognerebbe trovare il modo di recuperare il mal tolto, tutto fino all'ultimo centesimo e magari qualcosa di più per i danni che hanno fatto (nessuna pena corporale, ma colpirli nel pecunio sì, perdinci!)

Il Senato decollato
Per riprendermi dalle foto del toga party laziale - deputate travestite da ancelle e maiali travestiti da maiali - sentivo il bisogno di rifugiarmi in un’istituzione seria, il Senato della Repubblica. Ieri quell’augusto consesso si occupava di violenza sulle donne. Nell’accostarmi al dibattito, trasmesso dalla tv parlamentare, mi domandavo quali mozioni ed emozioni avrebbero prevalso. In realtà la domanda che avrei dovuto pormi era un’altra: a che ora sarebbe atterrato l’aereo del vicepresidente Nania.
L’uomo incaricato di presiedere la seduta, Nania appunto, era infatti ancora all’aeroporto di Catania per un ritardo di cui ha subito incolpato il ministero dei Trasporti. Ingenuamente mi sono chiesto cosa ci facesse il vicepresidente del Senato a Catania di giovedì. Già il Parlamento funziona due giorni e mezzo alla settimana. Sarà troppo pretendere che almeno quelle sessanta ore i nostri stipendiati le trascorrano a Roma nel luogo di lavoro? In attesa del decollo di Nania, sullo scranno presidenziale è salita Rosy Mauro, che dopo lo scandalo della Lega si è dimessa da vicepresidente vicario, però non da vice semplice. La capisco: i distacchi vanno centellinati. Ma anche lei aveva un aereo in partenza e così «per impegni urgenti e improrogabili» (qualche laurea all’estero?) una donna ha sospeso la seduta dedicata alla violenza sulle donne. Dopo mezz’ora di buio istituzionale senza precedenti è dovuto accorrere il presidente Schifani, interrompendo un incontro coi beagle della Brambilla. Sto cercando una battuta per chiudere, ma dalla disperazione mi è caduta la testa sulla tastiera. La rialzerò appena atterra Nania. (Massimo Gramellini - La Stampa)

2012-09-18

Pubblico - Libération


Un nuovo giornale è sempre benvenuto, non fosse altro per il coraggio di chi si accinge all'impresa.
Non so se se ne senta davvero il bisogno. Continuo a pensare che i giornali di carta siano ormai morti che camminano.
Dubito che Telese sia in grado di aggiungere qualcosa di nuovo all'asfittico panorama dei quotidiani italiani.
Ma se provava questo impellente bisogno di distinguersi, auguri.
Pubblico richiama nella grafica Libération e nel titolo La Repubblica. In quanto ad autorevolezza vedremo.
Seguiremo anche lui - rigorosamente on-line - nei limiti del possibile (si ha la più pallida idea di quanto tempo occorra a un drogato dell'informazione per dar retta a tutti in rete?)
Per il momento due articoli a confronto:  Rabbia, amore, sete di giustizia c'è ancora chi dice no   Inna Shevchenko. Un esprit sein (Libération) 

Noam Chomsky, dopo Pavia, Trieste

Social network
Non cambia il linguaggio, cambia solo la percezione. I social media creano l’illusione di avere tanti amici (vedi Facebook) ma non sono amici, solo conoscenze superficiali.

Un piccolissimo assaggio del chomsky-pensiero su La Stampa Occupy Wall Street? Ora deve fare un salto di qualità

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