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2015-10-23

Il Papa in prima pagina

Questi i titoli dei quotidiani di ieri (e oggi si prosegue)

• Corriere della Sera: “Il papa: falsità sulla mia salute”
• La Repubblica: “Non è vero che il papa è malato. L’ombra del complotto in Vaticano”
• La Stampa: “‘Il papa sta bene’. Francesco, l’ombra del complotto”
• Il Sole 24 Ore: “Ferrari corre a Wall street”
• Il Messaggero: “‘Non è malato, veleni sul Papa’”
• Il Fatto Quotidiano: “Via libera agli affitti in nero”
• Il Giornale: “Chi vuole morto il papa”
• Libero: “Chi non paga il canone Rai rischia di finire in galera”
• L’Unità: “Giubileo, è conto alla rovescia”
• Il manifesto: “La revisione di Bibi”
• Quotidiano Nazionale: “Papa malato, ecco i riscontri”

Solo in un paese vaticanodipendente come il nostro con una informazione da pifferai i giornali possono dare tanto spazio a una non-notizia come questa

2015-06-13

Umberto Eco. Una polemica senza capo né coda



Anche il vecchio Umberto perde colpi.
Rincresce vedere una bella mente ridotta a collezionare lauree ad honorem (una quarantina, pare) e sparare saccenti banalità "accademiche" col tono sufficiente di chi all'osteria, nel lontano '900, tra un bicchiere e l'altro, faceva valere la sua riconosciuta autorità intellettuale anche su argomenti che non si era preso la briga di approfondire più di tanto.
La canea degli "imbecilli" della rete ha fatto il resto amplificando le ovvietà del professore distorcendone il "messaggio".
Pochi si sono presi la briga di "andare alla fonte" ascoltando i tredici minuti di risposte a ruota libera di Eco alle domande un po' idiote dei giornalisti. Ci si è limitati a schierarsi pro o contro rimbalzando tra i titoli giornalistici che hanno amplificato i giudizi sugli utilizzatori della rete tacendo sulla sottolineatura all'incapacità dei giornali all'uso della stessa.
Eco ha ripetuto cose che si dicevano già una ventina d'anni fa nei convegni sulla comunicazione sui pregi e rischi della rete.
Peggio. Ha ribadito, quasi fosse d'attualità, quello che già allora gli insegnanti più preparati si assegnavano come compito rispetto agli studenti: trasferire un atteggiamento consapevolmente critico nei confronti della conoscenza anche nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti.
Preferisco ricordare l'Umberto Eco battagliero e convincente dei "Pampini bugiardi" quando si scagliava contro i libri di testo in quanto "stupidari" da abolire in nome appunto di una educazione critica, in simpatetica connessione ideale con il collettivo genovese di "Io e gli altri" che, quantunque ancora in forma cartacea, andava costruendo una specie di ipertesto ai quali i computer, dal mitico Commodor 64 in avanti, avrebbero dato forma compiuta e inimmaginabili possibilità di sviluppo.
Era la strada battuta anche da Francesco De Bartolomeis che, nella stessa Torino dove si è laureato Eco per la prima volta, insegnava una pedagogia rivolta al futuro in sintonia con il Movimento di Cooperazione Educativa che contribuì non poco ad aprire il territorio della speranza in una scuola migliore anche in zone sperdute come Vho [1] e Barbiana [2].
Una strada impegnativa ed osteggiata ora quasi completamente abbandonata.

[1] Mario Lodi, C'è speranza se questo accade al Vho
[2] Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa

2013-11-27

La vendita delle copie cartacee e digitali dei quotidiani italiani

grafico interattivo (da humanhighway.it)

Già l'immagine si commenta da sé.
Anche se temo che i totali venduti dichiarati siano "gonfiati" (come "gonfiate" sono le copie dei libri dichiarate vendute dagli editori) la ricerca sembra accurata ed indica un trend preciso.



2013-11-15

NON notizie-oggi

Dipendenti più ricchi degli imprenditori (Corriere)

Ocse: i dirigenti pubblici italiani i più pagati (Unità)

Ilva, audio choc di Vendola (Fatto Quotidiano)

Che gli imprenditori dichiarino al fisco meno dei loro dipendenti si sa da una vita, così come che i dirigenti pubblici (e i magistrati della consulta) guadagnino più soldi di tutti gli altri pari grado al mondo e altrettanto che si continuino ad elargire pensioni d'oro da capogiro (prima fra tutte quella di Giuliano Amato).
Lo scandalo è che non si percepisca alcun reale cambiamento della situazione, qualsiasi sia il governo, da Berlusconi a Letta, passando per Monti.
Che Vendola poi svolga il suo ruolo istituzionale chiamando quelli dell'Ilva non è uno "choc" semmai il tono che usa, così diverso da quello aulico sbandierato pubblicamente, dovrebbe mettere in guardia sulle ambiguità del personaggio. Ma dall'audio - montato in maniera ridicola con un sottofondo musicale da tregenda - non si evince per nulla che abbia riso sulle disgrazie di chi si è preso un tumore. Piuttosto non si capisce cosa ci sia da ridere vedendo quel video e per quale ragione abbia un atteggiamento tanto deferente nei confronti dei padroni Ilva.
Infine va bene che escano tutte queste telefonate (Cancellieri compresa) e i giornali pubblicandole fanno il loro mestiere di vendere più copie possibile, ma tanta collusione tra chi le telefonate registra (a fini giustamente inquisitivi, si suppone) e i giornalisti che ne vengono a conoscenza, desta comunque qualche sospetto.

In quanto ai meriti e demeriti di Vendola come "governatore" ne so poco perché l'informazione ci devia quotidianamente sul tifo da stadio per questo o per quello prescindendo dalla correttezza e verificabilità delle notizie. I giornali, morti che camminano, forse per sopravvivere ancora un po', imitano sempre più il peggior stile dei social network.
Il Fatto Quotidiano non fa eccezione.


2013-10-04

Oggi i giornali "grondano di retorica" (tanto per dirlo in modo retorico)

Oggi i giornali "grondano di retorica" (per dirlo in modo retorico)
Tanti morti sono ghiotta occasione per accantonare per un giorno il ciarlatano di Arcore e tutti gli altri ciarlatani che siedono in parlamento (e continuano a costarci, mediamente, intorno ai 15000 euro mensili ciascuno).
Ma da domani si ricomincia.
Le tragedie si dimenticano presto così come si dimentica di cancellare la Bossi-Fini e il decreto Maroni, come si dimenticano tutte le promesse elettorali con le quali si sono ottenuti i voti degli italiani e non si aboliscono i privilegi della cosiddetta "casta".
"La politica è una cosa complicata" ha sostenuto ieri sera da Santoro una deputata Pd per giustificare l'opportunismo che le è stato rinfacciato. Meno male che non ha anche aggiunto che "è una cosa seria".

Ieri però non è stato un brutto giorno per tutti. Mentre centinaia di sventurati morivano nel tentativo di sfuggire a persecuzioni e miseria Bernabè, presidente Telecom - quello che ha dichiarato di aver saputo dai giornali della vendita della sua azienda, nonostante percepisse uno stipendio di tre milioni di euro per guidarla - si è dimesso con una liquidazione di 6,6 milioni di euro e la gratitudine del consiglio che «ha espresso i suoi vivi ringraziamenti a Franco Bernabè per il grande impegno e l'elevato apporto manageriale profuso in questi anni alla guida della Società» [sic!]
La Telecom, tra parentesi, è indebitata fino al collo.

Io sono un uomo incapace di violenza, ma non mi meraviglierei se prima o poi signori di questa fatta venissero rincorsi per strada da folle inferocite.

2013-03-19

Rassegna stampa parlamentare chiusa ai cittadini. Appello ai parlamentari M5s


Qualcuno nelle stanze del potere (chi?) ha deciso di favorire ancora una volta la lobby della Federazione degli editori, così la rassegna stampa gratuita sui siti di Camera, Senato, ministero economia ecc. non è più a disposizione dei comuni cittadini. Rimane solo per categorie di cittadini evidentemente considerate di serie A, partendo dai parlamentari stessi e poi giù giù, agenzie fiscali, ministero difesa, dipendenti ministeri vari e chissà quant'altri ancora ai quali, a vario titolo di privilegio, sarà fornita login.
Siamo alle solite. Prosegue il tentativo di limitare la libertà di informazione per le persone comuni. Il servizio di spoglio dei giornali e messa on-line di un centinaio dei principali articoli resta solo per pochi. Anche l'archivio, assurdamente, esclude dalla consultazione il vasto pubblico della rete.
Operazione da infingardi comunque. Non aumenterà certo la vendita delle copie stampate effettivamente vendute. Semplicemente mette un bastone fra le ruote a chi vuole informazioni da più fonti costringendolo ad una maggior perdita di tempo per raggiungere lo scopo sul Web.
Tutti sanno che i quotidiani - che giornalmente buttano al macero tonnellate di carta - chiuderebbero in massa senza finanziamento pubblico (i nostri soldi), ma la Fieg - federazione italiana editori giornali, morti che camminano insomma - arrogantemente ottiene quel che vuole, complici i politici.
Se restava qualche perplessità sulla opportunità della richiesta di Grillo di eliminare completamente i finanziamenti alla stampa, questa ulteriore decisione spazza ogni dubbio. Ci aspettiamo iniziative in merito dai parlamentari M5s, nostri dipendenti.
(Non sarebbe difficile, basterebbe pubblicizzare le pass d'accesso).

2012-09-18

Pubblico - Libération


Un nuovo giornale è sempre benvenuto, non fosse altro per il coraggio di chi si accinge all'impresa.
Non so se se ne senta davvero il bisogno. Continuo a pensare che i giornali di carta siano ormai morti che camminano.
Dubito che Telese sia in grado di aggiungere qualcosa di nuovo all'asfittico panorama dei quotidiani italiani.
Ma se provava questo impellente bisogno di distinguersi, auguri.
Pubblico richiama nella grafica Libération e nel titolo La Repubblica. In quanto ad autorevolezza vedremo.
Seguiremo anche lui - rigorosamente on-line - nei limiti del possibile (si ha la più pallida idea di quanto tempo occorra a un drogato dell'informazione per dar retta a tutti in rete?)
Per il momento due articoli a confronto:  Rabbia, amore, sete di giustizia c'è ancora chi dice no   Inna Shevchenko. Un esprit sein (Libération) 

2011-09-17

Un presidente del consiglia a tempo perso, rispettoso di "Dio, patria e famiglia"

Gli invidiosi scatenati contro Berlusconi.
Sembra pensarla così l'amico Putin, che avendo stile di vita simile e stomaco forte non si fa troppe illusioni sulle virtù dei governanti.
Ma è invidia o disgusto? Indignazione per chi si fa beffe degli italiani e ha trasformato in postribolo non tanto e non solo le sue residenze private (fatti suoi) pubbliche (fatti un po' meno suoi), ma soprattutto un parlamento scelto ad hoc e pagato per mantenerlo al potere al di là di ogni ragionevole convenienza?
Delle intercettazioni, delle prostitute, delle performances private di Berlusconi m'importa poco o nulla.
I giornali, pieni delle cose dette dal presidente e dagli squallidi personaggi di cui si circonda, fanno il loro lavoro che è quello di stare sulle notizie secondo un'etica dettata prevalentemente dagli interessi di chi paga i salati costi di pubblicazione.
Personalmente non trovo alcuno stimolo a leggere la nuova ondata di puttanate che escono dalla bocca del cavaliere e dei suoi accoliti.
Mi limito a raccoglierne le "perle" rilanciata all'infinito dalla grancassa dei media.
Da un pezzo chi non è del tutto tonto ha capito chi sia questo individuo che ci tiene sulla corda da vent'anni per curare i suoi sporchi affari, fottendosene altamente di "dio patria e famiglia", come è tipico di coloro che se ne riempiono la bocca a proposito e a sproposito.
Io, allergico da sempre a qualsiasi dio, qualsiasi patria e qualsiasi famiglia, ho sempre creduto in un'etica di convivenza solidale dove le istituzioni proteggono i più deboli e le leggi sono davvero uguali per tutti, in una società giusta dove il cittadino è garantito nei suoi bisogni fondamentali (cibo, casa, salute, istruzione) da un'equa ridistribuzione dei redditi, in rapporti interpersonali liberi e rispettosi dove non si fa commercio di emozioni e sentimenti.
Tutto ciò che l'Italia non è insomma, ed altri paesi europei, pur nella loro imperfezione, sono un po' di più.

2010-11-20

Dell'Utri - mafia. Motivazioni della sentenza di condanna. Altra mazzata per Berlusconi

Le motivazioni della sentenza di condanna in secondo grado nei confronti di Marcello Dell'Utri chiamano pesantemente in causa Berlusconi. (vedi Il ruolo di Marcello Dell’Utri)
Io non so se il berlusconismo è finalmente al capolinea oppure se il cavaliere riuscirà a cavarsela per il rotto della cuffia. Un giorno sembra finito, il giorno dopo si riprende come il protagonista in un brutto film horror.
La pochezza dei suoi oppositori - tutti i suoi oppositori - e l'idea qualunquista che i politici siano tutti uguali, sempre più radicata nella mente degli italiani, non fa presagire nulla di buono.
Anche stavolta diranno: Berlusconi ha pagato protezioni mafiose? E perché, gli altri cosa fanno? Gli altri, il tormentone che accomuna chiunque in una gelatinosa massa putrida.
La situazione è davvero brutta e non si intravvede luce in fondo al tunnel.
Mi chiedo perché io, e migliaia di altre persone meglio di me, continuiamo a stilare post di questo genere rilanciando notizie nella disperata speranza di smuovere qualcosa. Sembriamo soltanto turbinare in un grande circolo autoreferenziale non meno di quello dei grandi mezzi di comunicazione cartacei. Forse è soltanto un modo per sentirci più partecipi al grande psicodramma collettivo che sconvolge l'Italia.

2009-11-14

Nuovi quotidiani: Il Clandestino, The Front Page e la crisi della carta stampata

Il Clandestino, derivato cartaceo del Clandestino web, del quale è prevista l'uscita fra una decina di giorni, si autodefinisce senza divisa, ma la sua vetrina di riferimento - sotto riprodotta - è eloquente nello svelarne la tendenza.

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logo la destra news

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Altrettanto senza veli l'origine di The Front Page, ideato da Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi. Pare ci scrivano giornalisti "di peso" sotto pseudonimo (un po' come Il barbiere della sera, ma meglio sponsorizzato). Rispetto al primo ha l'innegabile pregio di essere on-line, dunque di non contribuire, bene o male che vada, ad un ulteriore spreco di carta.
Sarebbe rituale augurare ogni bene a nuove testate di comunicazione indipendentemente dalla collocazione politica. Ora, se si tratta di avventure in rete, ben vengano. Ci sono ormai una quantità smisurata di comunicatori, ma non importa. C'è chi vorrebbe impedirlo: guai se accadesse!
Diverso il discorso per giornali di carta. Costano - dunque qualcuno alle spalle deve pur esserci - e sprecano risorse. Ciascuno giura sul proprio successo, è normale, la verità però è che anche le testate storiche tirano sempre meno. I dati di confronto tra giugno 2008 e 2009 sono impietosi:

Con questi chiari di luna non si capisce cosa abbia spinto Sansonetti (gli Altri) Padellaro (il Fatto Quotidiano) e compagnia a tentare la sorte, tanto più che pescano nello stesso piccolo stagno di altri più affermati giornali politici di sinistra.
Il calo delle vendite è un trend mondiale né c'è da sperare in una prossimo riavvicinamento dei giovani alla carta stampata.

2009-09-25

Annozero, Santoro, Travaglio. Dopo Mario Cervi anche Renato Farina si scatena contro chiunque non osanni Berlusconi e il suo Giornale

Prologo Annozero del 24.09.09

Marco Travaglio può essere antipatico con i suoi modi di fare un po' da primo della classe, ma le sue accuse le documenta una per una con professionalità. Magari talvolta calca un po' la mano, però non s'inventa nulla.
Lo stile dei "giornalisti" de Il Giornale invece lo lascio valutare da chi ha voglia di leggerli.
La stanza di Mario Cervi sul Giornale di Feltri
Annozero è come un manicomio
Del resto sono in perfetta linea con quello da gentlemen di Brunetta ministro senza portafoglio, ma con tanta sicumera.
Il curriculum di Farina è illuminante. Giornalista radiato dall'ordine per aver pubblicato notizie false al soldo dei servizi segreti militari, accusato e condannato per favoreggiamento nel caso Abu Omar - il Farina - nome in codice agente Betulla - è stato premiato per i suoi servigi con un seggio da deputato, gentilmente offerto dal PdL. Di passaggio val la pena ricordare come Renato Farina sia anche sostituto dell'altro Renato, il Brunetta, alla Commissione Agricoltura.
Forse il vecchio leone Giorgio Bocca non ha tutti i torti ad affermare che lui di Feltri e compagnia ha paura per gli stretti rapporti che hanno con gli ambienti militari, dei carabinieri e della polizia.

2009-09-22

Libertà d'informazione e Digital Divide

Libertà d'informazione. L'argomento torna d'attualità e dunque val la pena riparlarne.
Condivido l'opinione di Alessandro Gilioli (L'Espresso - Piovono rane) e aggiungo di mio quanto scritto sul post Manca la libertà d'informazione o la volontà d'informarsi? al quale rimando.
Mi sembra anche il caso di ricordare quanto l'Italia sia rimasta al palo per quel che concerne le tecnologie digitali, nonostante le altisonanti dichiarazioni governative. Non basta possedere il Milan ed avere in circolazione il maggior numero di telefonini tra i paesi d'Europa per essere all'avanguardia - come sosteneva sfacciatamente il nostro solito Berlusconi in una conferenza stampa con il primo ministro inglese Gordon Brown.
La realtà che emerge in tutti gli studi è ben diversa. Si veda ad esempio il rapporto Caio del quale propongo qui sotto alcune interessanti tabelle informative. (Cliccarci sopra per ingrandirle)
Premetto che da recenti indagini emerge che meno di un italiano su due utilizza la rete (quella che c'è e, quando arriva, lenta ed obsoleta). Di questa metà degli italiani uno su due la usa solo per giocare. Dunque, ben che vada, un italiano su quattro naviga in Internet. Come è tutto da scoprire. Personalmente conosco molte persone di buon livello culturale che, pur avendo una connessione veloce alla rete, la usano, poco, per leggere e-mail e, qualche volta, per organizzarsi viaggi o ferie.

In Europa sono quadruplicati gli investimenti sulla fibra ottica fermi in Italia


Siamo tra i paesi europei con minor diffusione di banda larga



L'utilizzo di Internet in settori strategici (banking, Pubblica Amministrazione ecc.) è inferiore alla metà della media europea


La connessione a banda larga cresce con estrema lentezza

2009-08-25

Manca la libertà d'informazione o la volontà d'informarsi?

Ma è proprio vero che manca la libertà d'informazione o il problema è che manca la volontà d'informarsi?
Questa la domanda che mi ponevo leggendo su Articolo 21 Senza libertà di informazione e senza cultura il "regime" vince di Giuletti e Vita.
Non che non sia d'accordo con quello che scrivono, ma da un lato non c'è mai stato, per il singolo, tanto libero accesso all'informazione globale come ora, dall'altro è un fatto molto italiano di avere troppi cattivi giornalisti superpagati e troppi inutili giornali che nessuno legge.
Ormai chi vuole davvero informarsi lo fa a prescindere dalla televisione e dai giornali cartacei. Chi non s'informa non si informa perché non gliene frega niente. Ma questo sembrano non averlo ancora capito soprattutto i giornalisti impegnati a giustificare la loro precaria esistenza parlandosi addosso tra loro (quello che si chiama autoreferenzialità).
Ora l'ignoranza politica (proprio nel senso d'ignorare) diffusa anche in ceti sociali per altri versi molto informati è davvero una questione grave come grave è il fatto che l'accesso alla rete rimanga confinato, specie nel nostro paese, alla marginalità dei social network. In Italia al divario formativo legato ad una scarsa alfabetizzazione di massa - ne è riprova l'incredibilmente basso numero di lettori - ed alla pochezza culturale dei ceti dirigenti, si è aggiunto, con le nuove tecnologie, quello che viene definito digital divide. Tuttavia ci sarebbe già il potenziale per la rinascita politica di un movimento attraverso il web, un po' sul modello Obama, ma qui da noi quello che manca davvero è proprio qualcuno che sappia comunicare con i nuovi strumenti a disposizione. Il peggiore e più efficace uso della televisione è stato capace di farlo Berlusconi. Lo scalzerà chi riuscirà a mettere, altrettanto efficacemente, le mani sulla rete.

2009-06-30

Giornalismo. Dove sono i fatti?

Dove ci sono i fatti c'è il giornalismo, che non può e non deve mai concedere tregua. (Massimo Giannini, La Repubblica)

Viareggio: esplode un treno Quindici morti e 30 dispersi
Aereo Yemen con 153 a bordo si schianta a largo Comore

Oggi questi due sono gli accadimenti importanti "bucati" dai giornali per motivi di tempo. Ulteriore dimostrazione di quanto siano strumenti obsoleti, carta sprecata, nell'era di Internet.
Di cosa si occupano? Dell'ultimo stanco richiamo a tacere da parte del Morfeo del Quirinale. Fiumi d'inchiostro sul nulla.
Domani parleranno delle cose avvenute stanotte che già tutti conoscono.
Per forza che non li compera più quasi nessuno (non parlo di coloro che non li hanno mai comprati perchè proprio non leggono, ma di chi legge e s'informa). Le opinioni dei giornalisti potranno anche essere interessanti - dipende da chi scrive - ma restano opinioni buone come quelle di chiunque. Così è, se vi pare.
Altro paio di maniche per il giornalismo d'inchiesta, l'unico vero giornalismo direi. Ma chi lo fa ancora? Pochi, davvero troppo pochi.

2009-05-27

Drogati di politica. Ma Berlusconi è malato?



Temo abbia ragione la signora Veronica: questo uomo è malato, ma non perché si scopa (prostata permettendo) minorenni.
Non mente, come abbiamo creduto fino ad ora, è che non si ricorda proprio più una mazza! Né quello che ha appena detto (vedi video) né che il sindaco di Roma è uno dei suoi. (Per aver paragonato Roma all'Africa, s'è scusato con Alemanno, non mi risulta con L'Africa...)
Un caro amico mi fa notare che ormai sono monotematico. Ha ragione anche lui, devo smetterla di martellare sullo stesso squallido personaggio. In realtà dovrei smetterla del tutto di occuparmi d'informazione politica. A che pro lo faccio? Sono come un drogato; non riesco a rinunciare alla mia dose giornaliera. Le persone sane ormai si fanno di coca, la pisciano a tonnellate nei fiumi e se ne sbattono altamente della politica e di qualsiasi altra cosa che non sia la propria personale sopravvivenza quotidiana. Un conto è essre pagati per scriverne per quei quattro gatti che ancora leggono i giornali, ormai puramente autoreferenziali, altro paio di maniche è perderci del tempo gratis!

2008-11-04

Presidenziali americane. Quaranta tra direttori giornalisti e tecnici Rai in gita aziendale

Avevo scritto questo post qualche giorno fa senza pubblicarlo su OKnotizie, stufo anche della polemica contro i giornalisti. Ma dopo le ridicole, ancora prima che razziste, affermazioni del cabarettista di Arcore - o palazzo Chigi che dir si voglia - e il ritorno, chiusa la parentesi Obama, al pollaio nostrano con starnazzare di politici e grandi comunicatori, lo propongo perché qui da noi la realtà riesce ad essere peggiore di qualsiasi fantasia.

Nonostante i conti Rai siano in profondo rosso in tanti sono pariti per commentare l'elezione del nuovo presidente Usa e costeranno un bel sacco di soldi ai contribuenti. A loro vanno aggiunti tutti gli inviati dei giornali. Non sono capaci di fare una inchiesta ben fatta che è una (Gabanelli e pochi altri a parte). Vomitano opinioni obsolete che non interessano a nessuno se non a loro stessi e alla loro ristretta cerchia. Blaterano ore o scrivono interminabili articoli per esprimere concetti striminziti che potrebbero essere esposti in poche parole o poche righe. Però non perdono occasione per andare a mangiare bere e sgavazzare. A coprire l'evento bastavano e avanzavano gli inviati permanenti. Le sue cazzate Riotta avrebbe potuto benissimo sparale da qua senza trasferirsi oltre oceano, ma l'occasione era troppo ghiotta. Se ce ne fosse bisogno questa è un'altra dimostrazione di quanto i nostri giornalisti non abbiano capito una beata mazza delle nuove modalità dell'informazione.
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