2016-01-18

La caduta degli dei (Luchino Visconti)

Notte fonda. Dalle 3 alle 5 rivisto questo film, tra i migliori di Visconti. Nel '69 forse non ero in grado di capirne tutti i significati. Fatto sta che dopo così tanto tempo. Ne ricordavo solo poche scene. Grandiosa la sequenza della festa-orgia con massacro finale delle SA. Assimilabile per forza rappresentativa al gran ballo del Gattopardo.
Storicamente non vale un granché. Del resto non credo fosse intenzione di Visconti farne un film denuncia del nazismo.
Le SS sono un po' da operetta e in genere tutti i personaggi sono ritagliati su cliché risaputi e abbastanza acriticamente riproposti.
Avvincente invece tutta la messa in scena filmica dove gli attori si muovono come automi incapaci di volontà sullo sfondo di eventi incontrollabili.
Più che dei in caduta libera sono protagonisti di una tragedia di cui non colgono il senso, in quanto rappresentanti di una categoria alto-borghese al capolinea.
La grandezza della pellicola sta proprio nell'affresco sociale che ritrae con la maestosità e ricchezza di dettagli dei quadri di Goya relativi alla famiglia reale spagnola.
La profondità intellettuale del film non è data tanto dai dettagli psicologici individuali quanto dal sociogramma esistenziale che offre - fatta salva la bellezza estetica - maggiori spunti alla riflessione di un trattato di sociologia.
Film di questo genere sono rarità nella storia del cinema.
Più facile trovare analoghe corrispondenze in letteratura.
È il caso di Thomas Mann di "Declino di una famiglia" (Buddenbrooks) o "La montagna incantata", più ancora che "Morte a Venezia", autore tra i prediletti da Visconti.

2016-01-09

Dies irae


Ci sono giorni che ci si sveglia storti tanto da chiedersi che senso abbia nascere.
Non c'è una ragione precisa e, a pensarci, c'è di che vergognarsi perché, osservando ciò che sta accadendo nel mondo o ciò che è accaduto nella prima metà del '900, noi nati qui dagli anni 50' in avanti siamo stati fortunati.
Sfacciatamente favoriti dal punto di vista storico e geografico.
Le sfighe personali sono un altro paio di maniche. Ce ne sono di così gravi da togliere la voglia di vivere. Non è il mio caso e mi auguro non lo sia mai.
Ora molti giovani bramano appropriarsi di ciò che è negato o precluso nell'unico modo che è stato loro inculcato da videogiochi spara-spara e film d'azione: l'uso della forza e delle armi (per la gioia di chi le costruisce e commercia!).
Da sempre la giovinezza è un periodo della vita nel quale si intende cambiare il mondo fino a quando - amara delusione - ci si rende conto che il mondo non ha nessuna intenzione di essere cambiato.
Ciò che sorprende di questi tempi è l'indifferenza, non solo giovanile, con la quale si uccide, si tortura, si calpesta l'umanità altrui per affermare la propria volontà di prevalere, indifferenti alla propria stessa morte.
Ci si lascia ingaggiare da propagande tutte simili come soldati, combattenti e martiri in nome di un qualche dio, ma anche camorristi, narcotrafficanti o quant'altro e si è solo dei pericolosi coglioni non importa sotto quale bandiera. Ciascuno convinto delle proprie buone ragioni.
Una breve "gloriosa" appagante esistenza sembra valere qualsiasi rischio. Nessuna speranza nel futuro, nessun senso del passato, nessuna distinzione tra bene e male.
Nulla di particolarmente nuovo. Sta da sempre nelle ideologie reazionarie.
Diceva il Duce: "Meglio vivere un giorno da leoni che cent'anni da pecora" (ma personalmente era più propenso all'"Armiamoci e partite!")
Un individualismo spinto alle estreme conseguenze quasi una volontà autodistruttiva.
In nome di che poi? Difficile dirlo. Ideologia religiosa, difesa di sistemi di valori esausti, voglia di potere e ricchezza, in mano a un numero sempre più ridotto di individui, da raggiungere ad ogni costo.
Un tempo quantomeno ci si cullava nell'illusione di un mondo migliore, di persone libere e uguali in cui ciascuno avrebbe dato secondo le sue capacità e ricevuto in base alle esigenze. Senza distinzioni di sesso, colore della pelle, nazionalità, religioni, costumi e consuetudini sessuali. Ora seguendo i media si ha la sensazione che uccidere i propri simili per un motivo o per l'altro sia lo sport preferito da tanti giovani uomini pilotati da vecchi marpioni.
Magari tutto ciò non è vero. Mi sbaglio di grosso abbagliato da una informazione concentrata soltanto su una frazione di generazione mantenuta costantemente alla ribalta per ragioni di bottega. È accaduto anche in passato.
Il mondo reale è altra cosa. Lo spero.
Eppure non si può ignorare che si fa un gran parlare da ogni parte di dio e giustizia divina.
A me sembra che inferno e paradiso siano stati distribuiti iniquamente già qui in terra senza bisogno di un aldilà.

2016-01-08

C'è incompatibilità tra spirito laico dell'occidente e cultura islamica?

"C'è incompatibilità tra spirito laico dell'occidente e cultura islamica?"
Viene chiesto da una giornalista al sindaco di Colonia Henriette Reker già vittima di un attentato xenofobo.
"No" è la sua risposta.
Ma è domanda priva di senso.
C'è incompatibilità tra atei convinti e fervidi credenti?
Sì per quanto riguarda la sfera della religione e di taluni comportamenti.
Però nulla impedisce che possano convivere nel reciproco rispetto e tra loro scoccare anche la scintilla dell'amore.
Un po' come accade a certi cani e gatti, o altri animali di specie diverse, coabitanti sotto lo stesso tetto.


2015-12-12

La chierichetta di Renzi. Gente "perbene", amici degli amici e "indigenti"

Maria Elena Boschi, la chierichetta di Renzi
Dice la Boschi "Mio padre è una persona perbene e se sento del disagio è verso di lui e la mia famiglia". Bene. Maria Elena è donna d'onore. Da bambina ha fatto pure la chierichetta.
Scrive Il Fatto Quotidiano: "Dal 2011 fino al commissariamento dell’11 febbraio 2015, il papà Pierluigi faceva parte del Cda Etruria. Non appena la figlia Maria Elena diventa ministro, il papà diventa vicepresidente della Banca. Non solo: il ministro è azionista e il fratello è dipendente. Conflitti di interesse come se piovessero. La Banca Etruria viene commissariata a febbraio 2015 per un buco di 3 miliardi, sei volte il suo patrimonio netto, ma le obbligazioni subordinate vengono ancora sbolognate agli ignari e incolpevoli risparmiatori."
Alberto Statera su La Repubblica ci dà conto di come distribuiva favori la Banca Etruria e come i dirigenti si distribuissero ricompense da nababbi. Etruria, banca spolpata tra fidi ai consiglieri e ...
Ora nessuno riuscirà a costringere costoro a rendere il maltolto. I soldi pubblici però, per ragioni "umanitarie", dovrebbero risarcire gli investitori "indigenti".
Ah l'uso delle parole! Qualcuno dovrebbe spiegare a chi ne abusa il significato dei significanti.
"Umanitarie". Sono profughi o risparmiatori questi che hanno sottoscritto prodotti bancari ad alto rischio? Un "indigente" può avere soldi da investire?
Se i "risparmiatori" sono stati truffati con raggiro vengano individuati e puniti esemplarmente i colpevoli. Ma un conto è garantire i risparmi, altro rifondere investimenti quantomeno avventati.
Che le banche (e le assicurazioni) siano "associazioni a delinquere legalizzate" dovrebbe essere da tempo chiaro a tutti. Se poi ne abbiamo bisogno e affidiamo loro i nostri soldi dovremmo essere consapevoli dei rischi catastrofici che corriamo.

2015-11-16

La boriosa retorica dei governanti che seminano vento e raccolgono tempesta

Hollande continua a esibire parole di guerra come se tutto cominciasse ora in Francia e non fossero passati 14 anni dal World Trade Center di New York.
Obama si esibisce in un "L'Is è il volto del diavolo. Dobbiamo distruggerlo".
Dio, il diavolo. Siamo ancora alle "paure di morti ed in congreghe / diavoli goffi con bizzarre streghe".
Si preferisce non ricordare chi finanzia e arma l'Is e chi fa affari con i finanziatori. Si dovrebbe parlare di sè stessi!
Si preferisce ignorare le cause per le quali dei giovani sono così privi di speranze per il futuro, e pieni d'odio, da rinunciare alla propria vita e ammazzare altri giovani come loro.

Sommersi dal becerismo imperante nei talk Tv, carta stampata, info virtuale, social network, fa piacere vedere che qualche eccezione c'è e ci sono persone che ancora la pensano più o meno come te.
Titolare il giorno della strage parigina "Bastardi islamici" vuol dire qualificarsi come "bastardi cristiani". In realtà la cosa è più squallida. Questi giornalisti sanno benissimo di scrivere una cazzata, ma pensano di essere furbi e così facendo di conquistarsi l'approvazione dei più idioti estremisti e magari il loro prossimo voto per i loro partiti.

Diceva Daniel Pennac - che, diversamente da Hollande, si era accorto da tempo di essere in guerra - intervistato dopo l'attacco a Charlie Hebdo:

[...]
Intervistatore: A chi parla dei limiti della satira, cosa risponde?

Pennac «È tutta la vita che ne sento parlare. Chi invoca questo tipo di limiti in realtà vuole solo imporre i propri limiti agli altri. I cattolici, i musulmani, i tradizionalisti, ciascuno vuole far prevalere le proprie regole. Ma ciò non ha senso. Solo una convinzione ottusa e prigioniera di certezze ideologiche e religiose può sentire il bisogno d'imporre un limite all'ironia. Gli unici limiti concepibili sono quelli che l'umorista, l'artista si pone da solo. Io so che ci sono ambiti su cui non scriverò mai, ma questo lo decido io. Nessuno potrà mai impormi gli argomenti su cui scrivere o meno».

Intervistatore: La situazione, però, è diventata da guerra.

Pennac «La Francia è in guerra, solo che finora il campo di battaglia era geograficamente lontano, in Mali, in Afghanistan. Quindi ci siamo illusi che gli estremisti contro cui stavamo combattendo non avrebbe mai potuto colpirci. Oggi sappiamo che non è vero. E temo che in futuro assisteremo ad altri attacchi di questo tipo».

Intervistatore: Come spiega la radicalizzazione di certi giovani che imboccano la strada del terrorismo?

Pennac «È il risultato di molti fattori, tra cui il capitalismo odierno che fa la guerra ai poveri e non alla povertà. In questo modo marginalizza una parte della popolazione che si sente esclusa e isolata dalla società. Se a ciò si aggiungono le discriminazioni subite, si comprende come certe persone possano progressivamente radicalizzarsi al punto da odiare la società in cui vivono. Spesso manipolati, costoro diventando disponibili alla violenza e alla follia del terrorismo».

Intervistatore: Per la società francese, quali saranno le conseguenze di quanto è accaduto?

Pennac «Purtroppo le vittime simboliche di questa strage sono innanzitutto i musulmani di Francia che si ritrovano presi tra due fuochi. Da un lato, ci sono gli assassini che pretendono di parlare in loro nome. Dall'altra, un'opinione pubblica che chiede loro di dimostrare continuamente di essere diversi e lontani dagli assassini. Per i musulmani è una situazione molto difficile. Se i terroristi incarnano una malattia mortale, a modo suo anche l'estrema destra è una malattia mortale, sebbene di un altro tipo. Ma possiamo produrre degli anticorpi».

Intervistatore: Come fare?

Pennac «Non dobbiamo cedere alla paura degli altri. Non cedere al terrore è il migliore degli anticorpi»
[...]

C'è poco da aggiungere. E purtroppo ci sarà poco da aggiungere anche dopo la prossima strage.

2015-11-14

Parigi, pregare non serve e neppure invocare la guerra. C'è già.

Scrivo perché il massacro di Parigi ha colpito me come tutti e ho bisogno di riordinare i miei pensieri sulla carta.
L'emotività scatenata dall'evento è comprensibile e la condivido.
Parigi, cuore dell'Europa, considerata dagli attentatori "la capitale dell'abominio e della perversione". Un concerto, uno stadio, ristoranti, venerdì sera: quasi 150 morti e oltre 200 feriti.

I 224 morti dell'aereo russo schiantato sul Sinai il primo novembre, probabilmente a causa di un attentato, non hanno fatto la stessa impressione.
Men che meno qualcuno ha perso il sonno per i 41 morti e oltre 200 feriti dei due attentati Is a Beirut il giorno precedente all'evento parigino.
Lo stesso si può dire per migliaia di altri morti, vittime di attentati e guerre in medioriente e in ogni altra parte dl mondo o per i deceduti nel tentativo di sfuggire a guerre, persecuzioni o insostenibili condizioni d'esistenza.
I morti, si sa, non sono tutti uguali. Hanno pesi diversi in base alla provenienza, al colore della pelle, alle appartenenze sociali, nazionali, etniche, religiose.
La Strage di Beslan (fra il 1° e il 3 settembre 2004 nell'omonima scuola dove si contarono ufficialmente 386 morti - dei quali 186 bambini - e oltre 700 feriti) o quella dell'ottobre 2002 nel teatro Dubrovka di Mosca, per certi versi simile a quella di ieri sera a Parigi, (dove perirono 129 ostaggi e 33 sequestratori) sono ormai ricordi lontani.
Se poi gli attentati hanno caratteristiche da film catastrofico in location eccezionali (primo fra tutti quello dell'11 settembre 2001 alle torri gemelle di New York, ma anche quelli di una decina d'anni fa alla metropolitana londinese e alla stazione Atocha di Madrid) o una copertura mediatica internazionale come ieri sera a Parigi, l'impatto emotivo rasenta l'isteria.
Tutte le volte i mezzi di comunicazione si riempiono degli stessi ritornelli e ripetono analoghe liturgie. Inevitabile.
Poi, a paco a poco, tutti dimenticano tranne, ovviamente, i direttamente o indirettamente colpiti.

Quello che il tempo non cambia è l'atteggiamento delle potenze economiche e militari che con i loro imperdonabili errori politici, tattici e strategici (quando non con palesi falsità finalizzate a interventi armati sostenuti dalla puerile motivazione "dell'esportazione della democrazia") hanno determinato le condizioni di quanto sta accadendo.
E altrettanto immutato resta il fanatismo delle contrapposte religioni (esempio significativo il comunicato riprodotto) in nome di un dio che non c'è ma, se ci fosse, dovrebbe per prima cosa liberarsi dei sui troppo zelanti ministri e sostenitori.
Anche ciascuno di noi continua ad avere la sua parte di responsabilità per i politici che si sceglie in rappresentanza quando ha ancora l'apparente opportunità di farlo.
Piccola, però, sempre più piccola in questi regimi che ci ostiniamo a considerare "democratici" quando in realtà non sono altro che oligarchie economiche.





2015-11-08

L'uso inflazionato della parola "mafia" e l'"Io so. Ma non ho le prove"

Perché non istituire un bel processone in stile "Mafia capitale" e titolarlo "Mafia Vaticano" (e perché non chiedere, en passant, le dimissioni di papa Bergoglio che come Marino non ha saputo fermare la corruzione intorno a lui?).
Perché non domandarsi come mai processoni come "Stato-mafia" finiscono in niente con l'assoluzione degli imputati (prima l'ex generale dei carabinieri Mario Mori ora l'ex ministro Calogero Mannino) dopo anni di indagini?
Forse perché il sensazionalismo in salsa disinformatica è l'unico interesse reale dei media. Forse perché ci sono magistrati più interessati alla propria visibilità mediatica che alle prove reali ed altri più interessati a far loro le scarpe, magari aiutando amici potenti, che alle prove accumulate?
Non lo sapremo mai. O magari, come scriveva Pasolini in tutt'altro contesto e in una Italia che non c'è più nella forma (ma che resta uguale a se stessa nella sostanza) "Io so. Ma non ho le prove".
Ma sì. Che la chiesa, da sempre, intrallazzi fottendo poveri e creduloni e che i "principi della chiesa" amino il lusso e vivano da "faraoni" è cosa risaputa da tutti coloro che non vogliono nascondere, per interesse, fede o quant'altro, la testa sotto la sabbia.
È altrettanto risaputo come Roma sia stata nel corso della storia, e continui ad essere, un centro di corruzione permanente - e delinquenza di basso ed alto profilo - per l'intreccio tra potere politico, economico, giudiziario e religioso.
Adesso vogliamo chiamare questo intreccio "mafia"? E sia (quantunque classicamente "mafia" presupponga un controllo territoriale contrapposto allo Stato e si configuri come forma caratteristica di organizzazione criminale socialmente radicata in aree geografiche ben definite).
Poco importano le etichette.
Il fatto è che chi sa non dice - o dice quello che fa comodo dire - e chi è tagliato fuori presuppone, immagina, intuisce, comprende per quel che vede accadere, ma non ha prove. Quelle appunto dovrebbero fornircela gli inquirenti nell'ambito della "certezza del diritto". Invece si accavallano sentenze contrastanti, probabilmente tutte ineccepibili sul piano strettamente giuridico, ma che creano soltanto confusione e rabbia nella testa del cittadino qualunque che sfoga livori e false certezze sui social network.
Ben vengano dunque le rivelazioni che aprono uno spiraglio sul marcio dei potenti - con buona pace di coloro che invocano galera, e peggio, per chi svela verità nascoste.
Poco importa se anche costoro appartengono al circo mediatico e ne traggono profitto.
È sempre preferibile un pamphlet di denuncia corredato da documenti e intercettazioni a chi tace coprendo con il silenzio realtà risapute, ma indimostrabili, per far cosa grata a chi comanda.
Più dura da accettare semmai è la consapevolezza che, per quanto il re sia nudo, ben poco si riesca a scalfire la granitica costruzione del potere.

2015-11-03

Repubblica prefettizia (e Marino nel tombino)

E adesso sono tutti lì a fare il tifo per i prefetti salvaitalia (già tanto amati all'epoca del Duce).



Ma questo Tronca non è poi troppo immacolato. Solo quattro anni fa l'Unità (allora giornale insolitamente libero, oggi rinato come leccarenzi) e altre malelingue invidiose lo accusavano di uso indebito di pubblici privilegi (quel giorno che suo figlio andò a vedere la partita all’Olimpico con un’auto di servizio, l’attico dello Stato dove l’allora capo dei Vigili del Fuoco sarebbe vissuto, la casa del Corpo a Cortina dove sarebbe andato in vacanza, fino all’aereo P180 dei pompieri che, secondo i sindacati, avrebbe usato senza eccessivi risparmi). 
Però l'uomo rifugge i rinfreschi, si schiera contro le nozze gay e, appena tornato nella capitale, è andare a baciare l'anelon del Papa. 
Queste sono le cose che farebbero del "sindaco" di Roma un buon sindaco, capace di amministrare. 
Il commissario Tronca è adeguato e si vede. 
 

2015-10-27

Tra salami cancerogeni e "polveri" di Gramsci

Che gli insaccati e la carne rossa, specie se malamente bruciacchiata, siano dannosi alla salute non è certo una novità.
Ma anche le opere complete di Gramsci nell'originale edizione in brossura dell'Einaudi (dei tempi di Giulio quando l'uomo del Biscione non aveva ancora inglobato alcunché - men che meno le case editrici, di cui oggi è il maggior collezionista - e si limitava a esibirsi come intrattenitore sulle navi da crociera) hanno una loro nocività polmonare se liberate dalla polvere dopo aver riposato per un immemore numero d'anni sul ripiano più irraggiungibile di una libreria.
Hai un bel portare i tomi all'aperto per completarne l'asepsi! Nei tuoi polmoni finiranno comunque miliardi di miliardi di acari.
Avete mai provato a sgomberare una cinquantina di metri quadri di pareti di una stanza tappezzate di libri allineati in duplice fila sulle mensole e pure ammucchiati gli uni sugli altri?
Già è impresa acrobatica affrontare i ripiani alti, a oltre tre metri d'altezza, dove giacciono intonsi da mano umana da ere remote. Nugoli di polvere valangano addosso e quando i tomi finalmente raggiungono la pianura pavimentizia inizia la goduria. Sì perché prima dell'"inscatolonamento" per la nuova destinazione vanno scrollati e sbattuti e ripuliti con panno catturapolvere uno ad uno.
È allora che maledici l'avvento tardivo dei bit e dei libri elettronici.
L'essersi convertiti al virtuale è stata una benedizione, con buona pace dei cultori del frusciar delle pagine e del profumo della carta.
Letteratura tattile, sì, va be', ma anche no, grazie.
Però però... è anche vero che ogni libro che ti ripassa per le mani è un tuffo nel passato e ti riporta nostalgie, atmosfere, emozioni, sogni, speranze, illusioni e delusioni del tempo perduto . (Continua)

2015-10-23

Il Papa in prima pagina

Questi i titoli dei quotidiani di ieri (e oggi si prosegue)

• Corriere della Sera: “Il papa: falsità sulla mia salute”
• La Repubblica: “Non è vero che il papa è malato. L’ombra del complotto in Vaticano”
• La Stampa: “‘Il papa sta bene’. Francesco, l’ombra del complotto”
• Il Sole 24 Ore: “Ferrari corre a Wall street”
• Il Messaggero: “‘Non è malato, veleni sul Papa’”
• Il Fatto Quotidiano: “Via libera agli affitti in nero”
• Il Giornale: “Chi vuole morto il papa”
• Libero: “Chi non paga il canone Rai rischia di finire in galera”
• L’Unità: “Giubileo, è conto alla rovescia”
• Il manifesto: “La revisione di Bibi”
• Quotidiano Nazionale: “Papa malato, ecco i riscontri”

Solo in un paese vaticanodipendente come il nostro con una informazione da pifferai i giornali possono dare tanto spazio a una non-notizia come questa

2015-10-14

Slittano al prossimo anno le unioni civili. Più importante spartirsi la grana. Finanziamento dei partiti in corsia di sorpasso.

"Piove, governo ladro!"
Parlamentari ... (lascio a chi legge l'epiteto preferito) unanimemente d'accordo (meno M5s) nell'urgenza di spartire tra i propri partiti 45 milioni e mezzo di finanziamenti pubblici. Con buona pace del referendum - chi se lo ricorda più? - nel quale gli italiani si sono espressi contro tali finanziamenti. "Questa è la democrazia bellezza!"

2015-10-10

Ce l'hanno fatta a fottere Marino.

Scrivo queste righe per chiarire a me stesso cosa mi ha indotto a spezzare qualche lancia in favore di Marino.
Non è che abbia mai nutrito particolari simpatie per il sindaco (ormai quasi ex) di Roma. Che sia stato uno di quei medici narcisisti e arrampicatori politici colonizzanti tante corsie ospedaliere sembra evidente.
In ogni caso, non conoscendolo individualmente, non posso esprimere su di lui, come persona, alcuna valutazione.
Esteriormente il suo aspetto un po' da nerd perbenino che esprime concetti sensati lo rendeva migliore della consueta fauna politica d'accento romanesco.
Ma quando si sentono tipi come Maurizio Gasparri e Mario Sechi, favoreggiatori di ben più temibili cialtroni, sostenere, con gli occhi che ballano di compiacimento, che a governare Roma ci vogliono professionisti della politica d'estrazione locale perché Marino sarebbe stato il peggior sindaco di tutti i tempi, si sente puzza di bruciato.
Primo. È stato eletto contro tutti da un gran numero di cittadini romani e mandato a casa dai soliti maneggioni politici complice una campagna mediatica scandalosa per superficialità e voluto sensazionalismo.
Secondo gli sono esplose intorno bombe di malaffare incancrenito, delle quali non era certo lui il responsabile, che nessuno avrebbe potuto disinnescare in pochi mesi.
Terzo. Dalla vicenda della Panda rossa a quella dei rimborsi spese (per non parlare della dichiarazione papale, ingannevolmente manipolata ad arte) lo si è fatto scivolare su bucce di banana (messe a bella posta sul suo percorso?) di ridicola entità economica rispetto al sacco di Roma perpetrato da altri sindaci.
Allo stato attuale non risulta alcuna condanna a carico di Marino e se avesse consapevolmente fatto le cose delle quali è sospettato più che altro si potrebbe pensare che, a dispetto delle apparenze, non è troppo furbo.
Questo però non sembra interessare tanti che a comodo loro oscillano tra giustizialismo e garantismo.
Intanto si è aperta la corsa a chi sarà il prossimo re di Roma. Marchini? La Meloni? Qualche gonzo dal nome altisonante buono a nascondere polvere sotto i tappeti? Qualche bonzo (o bonza) targato "Renzi"?
Si percepisce già il soddisfatto sfregarsi di mani degli affaristi scottati dall'avvento di un incontrollabile.
Ci sarebbe d'augurarsi l'arrivo di un pentastellato tanto per "vedere di nascosto l'effetto che fa".
Sempre che la capitale non stritoli rapidamente anche lui frantumando i sogni di gloria governativa del Movimento 5 stelle.

2015-10-06

Beccati! Sessisti costituenti alla ribalta

Fa pena l'insignificanza delle notizie politiche che affollano giornali e TV.
La storia dei gesti sessisti di Barani e D'Anna tiene banco.
Credo non freghi niente a nessuno di queste risse senatoriali maturate in un parlamento di nominati per oscuri meriti ed illegittimamente eletti.
Il dramma non sono tanto i gesti "sessisti", più o meno fotograficamente immortalati, che denotano soltanto la mentalità di chi li produce.  
La disgrazia è che simili individui (ex berlusconiani doc buoni per tutte le stagioni) con biografie, facilmente reperibili che parlano da sé, siano sempre lì pagati a dismisura con soldi pubblici.
E la farsa è che Grasso sospenda professionisti dell'assenteismo per cinque giorni.
Se gli avesse tolto cinque mesi di stipendi magari sarebbe stato più "educativo".

2015-09-11

11 settembre... (quello cileno più tragico di quello americano)

l'Unità dei tempi che, pur non essendo un granché, non era la ciofeca renziana di oggi
11 settembre 2001. New York. Attentato alle Torri gemelle. Circa tremila vittime.
Quelli nati allora ora compiono 14 anni. Probabilmante molti non sanno neppure cosa sia accaduto in quel giorno.
11 settembre 1973. Colpo di stato in Cile. Allende, presidente socialista democraticamente eletto, viene ucciso dalle forze armate guidate da Augusto Pinochet.
Le ultime parole di Salvador Allende, gridate attraverso Radio Magallanes: "Viva il Cile!, Viva il popolo!, Viva i lavoratori!".
Oltre diecimila cileni verranno torturati e uccisi. Centinaia di migliaia costretti all'esilio.
I nati allora sono ormai quarantaduenni. Pochi conosceranno quei fatti.
Henry Kissinger, segretario di stato americano, si congratulò pubblicamente con l'assassino torturatore Pinochet per aver fatto "un buon lavoro". Kissinger, oggi ultra novantenne, prese il premio Nobel per la pace in quel medesimo 1973 [sic!]
Così va il mondo.
La storia macina tutto.




 

2015-09-06

Umano, troppo umano (Discorrendo con sè, si parla più facilmente di sè)

Vedi bistur tagliar, vedi provette
Del novello Frankenstein, che veglia
Nel chiuso istituto confinato
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il terminar dei giorni...
La morfologia esterna non inganni.
Per la somiglianza genetica, anatomica e fisiologica con l’uomo - maggiore rispetto ad altri animali - sono i maiali i migliori candidati per gli xenotrapianti (trapianti tra organismi di specie diverse).
Nei babbuini, sono già stati impiantati cuori di maiali geneticamente modificati per impedirne il rigetto. Prossima tappa l'uomo. [http://www.technologyreview.it/stracciato-ogni-record-con-i-trapianti-da-maiale-a-primate]

Ironia della sorte la sperimentazione é condotta da Muhammad Mohiuddin, chirurgo responsabile all’unità trapianti presso il NIH National Heart, Lung, and Blood Institute di Bethesda (Maryland), il cui nome e cognome suggerisce una discendenza islamica.
La nostra testa, il cui trapianto non sembra prossimo, è affollata di stereotipi e pregiudizi.



2015-09-03

"Ci vuole un fiore". Razzismo ed educazione sociale

"Insegnanti deportati" titola oggi Il Fatto Quotidiano. Humor nero, considerando quanto sta succedendo in giro per il mondo.
Quando si parla di scuola si parla di precari, assunzioni, concorsi, "buona scuola" riferendosi ad una non-riforma che ci porta beffardamente indietro.
Mai di contenuti in termini pedagogici - non aziendalistici!-.
Per caso in questi giorni mi sono imbattuto nel disco di Sergio Endrigo "Ci vuole un fiore", realizzato nel 1974 su testi di Gianni Rodari.
Una chicca, ma prima ancora un manifesto metaforico della buona didattica "alternativa" che non pochi insegnanti (e genitori) praticavano ai tempi.
Si percepisce la speranza (magari ingenua, col senno di poi) in un mondo migliore dove la "libertà" coniugata in tutte le sue forme non sia soltanto la formalità della democrazia, ma una dato sostanziale della formazione individuale in un contesto di solidarietà collettiva.
Tutto è possibile, beninteso, ma difficilmente chi ha avuto un percorso educativo, ispirato costantemente a quei valori è oggi un razzista. Nessun venditore di paura lo convincerà che lo straniero in fuga da guerre e povertà sia qui per sottrargli quel poco che crede di possedere e, all'occasione, tenderà la mano per aiutare anziché lanciare anatemi e alzare muri divisori.


2015-08-31

Roma - Le ferie di Marino

Tutto il can-can per i quindici giorni di ferie di Marino è risibile.
Non so se Marino sia un buon o un cattivo sindaco.
Ormai la sua immagine è talmente compromessa che nessuno ha più il coraggio di difenderlo.
I più benevoli si limitano a dire:"Una brava persona... ma non è il suo mestiere".
Che non si possa fare il sindaco senza l'appoggio della nomenclatura dei soliti noti è invece un fatto assodato.
Uno eletto dai cittadini "contro" gli apparati, in una situazione come Roma, può essere fatto fuori in mille modi.
E infatti.
Screditato a destra e a sinistra dalla consueta macchina del fango sostenuta dai midia, messo sotto tutela dal prefetto milleincarichi tuttofare (ultimo, in ordine di tempo, deus ex machina), Marino ormai di chance ne ha ben poche.
Eppure Roma era è e resterà la città splendida e corrotta di sempre. Un tessuto millenario che, un po' più un po' meno, riproduce se stesso.
Alemanno era il sindaco ideale degli intrallazzi romani come lo sono stati decine di sindaci democristiani e no che l'hanno preceduto.
Tra i più recenti non Veltroni (anche lui tacciato come buonista incapace) e tanto meno Rutelli sono stati in grado di scalfire i consolidati centri di potere romani, spesso collusi con il crimine organizzato.
Come avrebbe potuto farcela Marino, per di più non romano e dunque un corpo estraneo?
Roma, per i turisti, resta l'urbe indimenticabile che vedono, con i suoi simpatici fregaroli genuini rappresentanti dei vizi antichi della città eterna.

2015-07-01

Per chi valgono le regole. Correva l'anno 2003

" ... i ministri finanziari della UE hanno sospeso la procedura per eccesso di deficit nei confronti di Francia e Germania, votando contro la proposta del commissario UE Solbes – appoggiata da Austria, Finlandia, Olanda e Spagna – di imporre maggiori risparmi ai due paesi [...] Schroeder ha definito l’accordo come un compromesso ragionevole fra ulteriore consolidamento e sostegno ai segnali di crescita. Se la Germania avesse accettato i risparmi imposti, ne sarebbe stata gravemente danneggiata l’economia e soprattutto la congiuntura interna. Per rafforzare gli impulsi di crescita in Germania è infatti necessario anticipare al 2004 la riforma fiscale prevista per il 2005 e ciò non sarebbe stato compatibile con i risparmi voluti dalla commissione UE [...] Schroeder ha difeso la violazione alle regole del patto davanti al Bundestag e ha definito il medesimo aperto a interpretazioni..." [...] Non esistono dunque regole uguali per tutti, e ciò che viene concesso alla Germania, il Portogallo se lo può ancora per un pezzo sognare. Nessuno dovrebbe sottovalutare le devastanti conseguenze di un simile fatto..."
( 27.11.2003 lavoce.info, La rottura in sede UE sul Patto di Stabilità e Crescita: le reazioni in Germania 


2015-06-28

#Grecia Banche chiuse in attesa del referendum in una democrazia sospesa dagli organismi economici internazionali

"Ridete, ridete. Riderà bene chi riderà ultimo!"
Sembra dire zia Angela Dorothea Merkel ai suoi ragazzi (Alexis e Matteo).

E intanto la Grecia s'allontana tra le roboanti dichiarazioni del comitato nazionale "L'altra Europa per Tsipras" (un aborto politico che non ha saputo rinnovarsi neppure nella comunicazione linguistica) e la lettera di Tsipras alle greche e ai greci. Referendum Grecia: Lettera di Tsipras ai greci e "Il tempo è ora". Documento politico approvato dal comitato nazionale Altra Europa con Tsipras del 21 giugno 2015"

Sale la canea dei falchi alla Lagard portavoce delle destre planetarie e dei loro servitori sciocchi alla Padoan .
Si stacca la voce di qualche economista schierato a favore del referendum. Paul Krugman: la scelta di Atene di ricorrere alla consultazione popolare è da difendere - Thomas Piketty “Serve una conferenza per ristrutturare i debiti più insostenibili”

Ma più che la Grecia è l'Europa che si allontana da sé stessa dimostrando una volta ancora di essere succube dei potentati economici e inesistente come entità politica.
In stile tipicamente eurolandiano intanto la BCE (European Central Bank) non stacca l'ossigeno e continua a finanziare le banche greche.
Ma fino a quando?
Per ora si tratta di un ulteriore rinvio, in attesa che qualcosa cambi.
Ma cosa?
Esiste forse la speranza che il 5 luglio i greci diano a Tsipras il mandato ad accondiscendere ai piani europei come chiede loro Juncker? Cioè qualcuno può realisticamente credere che il referendum sull'accettazione di ulteriori "sacrifici" - soprattutto per i meno abbienti - si trasformi di fatto in un referendum pro o contro l'Europa e in tal caso che i greci votino entusiasticamente "Sì", "Vogliamo stare con l'Europa!"?
C'è chi sostiene che esista un piano B europeo per il quale, comunque vada, non si staccherà mai davvero la spina alle banche greche e si manterrà la Grecia in una specie di limbo tra default e non default.
Bah! Vedremo.

2015-06-24

Grecia. Continua il "tiramolla ideologico" europeo

Ieri si oggi forse domani chissà. Le borse vanno su e giù (e sicuramente c'è chi ci specula).
Va avanti da un pezzo.
Anche chi, come chi scrive, ha da sempre avuto in odio i nazionalismi e ritiene che una Europa "politicamente" unita sarebbe un gran vantaggio per le generazioni future - ma data la predominanza degli interessi economici e l'insipienza dei leader politici non spera di vederla realizzata - non  può non dirsi sempre più nauseato dagli egoismi e particolarismi locali che fomentano divisioni e odi inevitabilmente forieri di guerre.
Ha in buona parte ragione Mario Deaglio che su La Stampa di ieri scrive L’ideologia che condiziona i risultati. "La vera paura, che attanaglia mercati e governi, è un’altra: visto il parziale condono alla Grecia del debito, altri Paesi indebitati potrebbero mettersi sulla stessa strada." Dice.
Così è. Ma d'altra parte Obama, che sta facendo pagare un alto prezzo all'Europa per la sterile fobia americana anti-Putin, teme accordi greco-russi e spinge per un salvataggio definitivo della Grecia.
In Europa, per altro, non mancano invece i falchi che chiaramente vorrebbero far fuori la Grecia, costi quel che costi - sicuramente assai più che salvarla - dandogli una lezione tanto dolorosa da scoraggiare gli altri popoli a seguirne le orme.
Se però la Grecia non ne uscisse con le ossa completamente rotte la partita politica sarebbe persa e l'ideologia economicista (1) che domina la scena e che, dati i disastri provocati, ha ormai scarso appeal, (nonostante continui a dettar legge) finirebbe fatalmente ridimensionata.
Insomma lo scontro o per un verso o per l'altro, è ideologico. Con buona pace di chi sostiene finite le ideologie.
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(1) Nel senso della critica che ne fa Serge Latouche, L’invenzione dell'economia, Bollati Boringhieri, Torino, 2010

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