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2017-01-04

Letterina alla befana ed altre bufale


Zaia (governatore del Veneto).
"Gli immigrati sono guerriglieri."
"Lei come lo sa?"
"Lo dicono i giornali."
Luca Zaia è rimasto tra i pochi a credere ai "giornali"!

Comunicazione. Trump propone di tornare ai "pizzini", Sallusti vorrebbe un pulsante per spegnere definitivamente il Web, Grillo auspica una Giuria popolare contro le ‘balle’ pubblicate da giornali e tv, Pitruzzella, presidente dell'antitrust, uomo, a dir poco, ben immanicato con tutta "la casta" (vedere il sito del gossiparo professionista per eccellenza che tra una scemenza e l'altra infila qualche scomoda informazione
http://www.dagospia.com/…/pietre-pitruzzella-fatto-fa-pulci…) ben più pericolosamente, propone organismi di censura (perché di questo si tratta al di là delle distinzioni di comodo!) per chi pubblica in rete.
Fortunatamente internet non è troppo controllabile là dove sopravvive qualche parvenza di democrazia.
Chiunque abbia avuto occasione di essere al centro di una notizia, anche soltanto di cronaca, ha sperimentato il pressapochismo, le imprecisioni sui fatti, il prevalere dell'opinione del commentatore di turno su quelle dei protagonisti - quando non la menzogna in malafede - tipiche del giornalismo "professionale".
Incapacità critica e di controllo delle fonti caratterizzano non soltanto gli occasionali pubblicisti del blog e i frequentatori dei social network, ma, ben più temibilmente, la "libera" stampa, radio e TV.
Fibrillano in difesa della categoria dei "giornalisti" buoni e meno buoni "comunicatori" (fortunatamente non sono proprio tutti uguali).
Finiti i bei tempi di "c'è scritto sul giornale", "l'ha detto la TV", quasi questi strumenti fossero fonti verità rivelate al par delle chiese, i meglio retribuiti dispensatori di "bufale", si sentono vilipesi non solo da un Grillo qualunque che propone la loro gogna mediatica, ma anche dall'esercito di dilettanti allo sbaraglio che osano mettere in dubbio ogni loro affermazione.
Tornare al passato con poche informazioni mal date, però incontestabili, e come unico contrasto le testate avversarie, poco influenti se scarse di mezzi finanziari e, conseguentemente, di lettori, sarebbe il sogno di quelli che furono gli onnipotenti "direttori". Non è più così anche se ancora detengono un piccolo potere autoreferenziale.
Auguriamoci che le speranze di tutti coloro che vorrebbero imbavagliare gli altri con la scusa delle "bufale", ma non sé stessi, non vadano mai a buon fine.

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Ho smesso da tempo di fare buoni propositi per "l'anno che verrà". Però vorrei davvero staccare con il surplus d'informazione - e il tempo dedicato a controllare l'attendibilità delle informazioni - e dedicarmi ad altro del tanto che m'interessa.
Soprattutto vorrei incazzarmi meno (e inutilmente!) per la cretineria di giornalisti di punta, conduttori TV, politologi, opinionisti di ogni risma.

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E come in tutti i saperi dei quali l'uomo è soggetto "post-truth", scienza, bufale, ciarlataneria, superstizione e credulità compongono un bel mix!

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Come è già lontano il referendum!
Beceravano: "Elezioni subito!" "Si può fare una buona legge elettorale in pochi giorni!" "Bisogna rispettare la volontà degli italiani!"
Ora sono lì, quatti quatti, speranzosi di conservare il più a lungo possibile gli immeritati stipendi e magari arrivare a maturare il vitalizio.
Tenere Renzi in brusco conviene a tutti. Non me ne può fregare di meno, sia chiaro!
Ma intanto, giusto per dirne una, a Scilipoti è toccata la vicepresidenza della commissione dell’assemblea parlamentare della Nato che si occupa di Scienze, e un posto in quella che si occupa di Ucraina. Ah! Ah!
Ma cosa possiamo ancora attenderci dai nostri "ceti dirigenti"?

2016-08-05

Che tempo che fa. Information and Communication vacanziera

Per i drogati di informazione come me le vacanze sono benefiche. Un breve periodo di stacco dalla ridondanza di notizie. Si è comunque connessi, ma ci si accontenta di una rassegna stampa e qualche articolo on line, senza approfondire troppo.
Comunicazione, poi, niente. Sì, qualche foto e qualche scambio di battute. Poca roba, manca il tempo.
Ci si accorge allora come, senza attentati e colpi di stato, tutto giri intorno alle solite cose. Le palle di chi governa - nello specifico il Renzi di turno e le sue ineffabili ministre - il su e giù casuale delle borse per la speculazione su banche, petrolio e brexit, i silenzi bergoglieschi carichi di reconditi significati, l'ennesimo giro di valzer delle nomine Rai ed ora il pasticcio olimpico in salsa brasiliana per la gioia degli inviati sportivi (non se ne può più né di loro né del loro sport!)
Stragi e guerre "altrove" interessano poco giornali e tv.
Fa più notizia l'endorsement del vecchio Clint per Trump, come se fosse una novità scoprirlo reazionario. Il fatto di essere buoni registi, scrittori, chirurghi o tramvieri non esime dall'essere politicamente dei coglioni.

2013-05-05

WEB. La giusta amarezza della signora Boldrini e i furboni che giocano sporco

Capisco come alle persone colte e raffinate il Web, con la sua rozzezza, faccia orrore.
In effetti, talvolta, provoca disgusto simile a quello che assale entrando in una latrina piena di merda, di scritte e disegni osceni (anche senza essere particolarmente ricercati).

E allora se la signora Boldrini, giustamente, s'inalbera per il trattamento che le riservano i beceroni on-line (Laura Boldrini: ''Sulla Rete campagne d’odio, è te...) e le scappa qualche parola di troppo sulla necessità di fare leggi - che già ci sono! - per il controllo della rete (Web e anarchia, lettera aperta a Laura Boldrini), subito trova chi ne amplifica e distorce le dichiarazioni nel tentativo di riproporre inaccettabili censure e sanzioni col fine reale, non dichiarato, di ammazzare la libertà d'espressione.

A molti, giornalisti in primis, non va giù che la comunicazione on-line abbia soppiantato il loro ruolo di mentori del pubblico pensiero. Non ai veri giornalisti, quelli che indagano, fanno inchieste, corrono di persona là dove c'è il pericolo, in una parola, si sbattono, i professionisti dell'informazione, insomma. Bensì agli editorialisti che infiorettano da tempi immemorabili le pagine dei quotidiani e debordano dagli schermi televisivi, sempre comodamente allocati nelle redazioni o in lussuosi alberghi, sempre a caccia di una poltrona più importante dove piazzarsi.
Inutile far nomi si sa chi sono. Sono gli stessi che cinguettano rigorosamente tra loro anche su twitter, autoreferenziali in rete come sulle pagine stampate o in televisione.

L'altra categoria alla quale la libera comunicazione non va proprio giù e, potendo, la strozzerebbe volentieri è quella dei politici. La ragione è sotto gli occhi di tutti.

Uno dei paladini di sanzioni che, se messe in atto, minerebbero la libertà di pensiero in Internet ed impedirebbero l'esistenza stessa di Wikipedia è il berluscon-democristiano Giampiero D'Alia, promosso a guidare il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione - pur con un suo tasso d'assenteismo in aula di quasi il cinquanta per cento (più o meno come se si andasse a lavorare un giorno ogni due dovuti).

Ciò detto sia chiaro che, da detentore di un Blog da quasi dieci anni, sono favorevole alla massima responsabilizzazione di chi scrive in rete. Per quanto letto da quattro gatti personalmente mi attengo alla massima accuratezza nel dare informazioni, controllo costantemente ogni fonte, evitando le bufale proliferanti in internet, e mi impegno a rispettare, nei limiti del possibile, la necessaria netiquette.

I social network sono altra cosa. Appunto hanno più la caratteristica di cessi pubblici dove anche chi non si è mai sognato di possedere idee proprie, vomita tutto quello che mal digerisce nella sua esistenza. È una loro peculiarità abbastanza disgustosa, e tuttavia svolgono l'utile funzione di evacuare scorie da sempre presenti nei corpi e nelle menti degli umani, ma oscurate dai benpensanti, che preferiscono nasconderle come polvere sotto i tappeti. Internet ha smascherato l'inganno mostrando abissi di depravazione di cui, pur conoscendone l'esistenza, poco si conversa nei buoni salotti.

È un peccato che strumenti potenzialmente meravigliosi, se usati correttamente, finiscano per essere discariche a cielo aperto. Ma che dire di un elemento come Borghezio*, ad esempio, che dice ignominie, smisuratamente pagato dalla collettività come parlamentare europeo? E dei commenti abominevoli all'articolo de Il Giornale «Chi è Cécile Kyenge, primo ministro di colore»?

Ben ha fatto Laura Boldrini, dopo aver espresso tutta la sua amarezza per come viene bistrattata la sua vita privata non solo sul Web, ma anche dalle frotte di giornalisti appostati sotto casa, a dichiararsi estranea ad ogni volontà di censura. "Nell'intervista non parlo mai né di anarchia, né di censura, né della necessità di una nuova legge" precisa sulla sua pagina FaceBook.

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* Fuori Borghezio dal Parlamento europeo. #iostoconCecileKyenge 

2012-06-29

Italia 2 Germania 1 - Inqualificabili

Inqualificabili per non dire altro e cadere nella stesso squallore di questi pseudo giornali. Da vergognrsi di essere italiani.
Lo so che fogliacci simili a questi non mancano altrove e la Germania ne ha in abbondanza. Lo so che il trash impera anche nell'informazione e chi tenta un approccio ragionato e non urlato spesso viene poco ascoltato. Lo so che tutti contro tutti lancia in resta è lo sport preferito anche sulle pagine di Facebook con poche decine di utenti. Lo so che la trasmissione di informazioni superficiale, crassa e priva di argini di Grillo piace un casino e dunque lui non si fa scrupolo di usare, insieme al suo staff, le stesse modalità di comunicazione di leghisti, berluscones, feltroidi, nazifascisti, stalinisti.
Stilemi di destra alla Travaglio sono fatti propri anche dalla peggiore sinistra.
Tutti sono nemici: gli avversari e i potenziali alleati, anche i più vicini. Va di moda storpiare i loro nomi, denigrare e caricaturare il loro aspetto fisico.
Da giovane mi rimase impresso ciò che mi raccontarono di un professore socialista del locale liceo, un personaggio noto anche in campo nazionale, uomo di grandissima cultura e apertura mentale, ma piccolo e storpio dalla nascita e forse anche di lontane origini ebree. Noi studenti affascinati, dal suo sapere e dalla sua capacità di rapportarsi ai giovani, non facevamo alcun caso alle sue imperfezioni fisiche, eppure durante il fascismo, ben prima che noi nascessimo, era stato messo in una gabbia in piazza e additato al pubblico ludibrio, come una scimmia.
Ecco, non vorrei che si tornasse a tanto, dunque, a costo di apparire obsoleto, tento giornalmente di tenere a freno la facile tentazione di usare le modalità di scrittura oggi tanto apprezzate.

2009-11-14

Nuovi quotidiani: Il Clandestino, The Front Page e la crisi della carta stampata

Il Clandestino, derivato cartaceo del Clandestino web, del quale è prevista l'uscita fra una decina di giorni, si autodefinisce senza divisa, ma la sua vetrina di riferimento - sotto riprodotta - è eloquente nello svelarne la tendenza.

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logo la destra news

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Altrettanto senza veli l'origine di The Front Page, ideato da Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi. Pare ci scrivano giornalisti "di peso" sotto pseudonimo (un po' come Il barbiere della sera, ma meglio sponsorizzato). Rispetto al primo ha l'innegabile pregio di essere on-line, dunque di non contribuire, bene o male che vada, ad un ulteriore spreco di carta.
Sarebbe rituale augurare ogni bene a nuove testate di comunicazione indipendentemente dalla collocazione politica. Ora, se si tratta di avventure in rete, ben vengano. Ci sono ormai una quantità smisurata di comunicatori, ma non importa. C'è chi vorrebbe impedirlo: guai se accadesse!
Diverso il discorso per giornali di carta. Costano - dunque qualcuno alle spalle deve pur esserci - e sprecano risorse. Ciascuno giura sul proprio successo, è normale, la verità però è che anche le testate storiche tirano sempre meno. I dati di confronto tra giugno 2008 e 2009 sono impietosi:

Con questi chiari di luna non si capisce cosa abbia spinto Sansonetti (gli Altri) Padellaro (il Fatto Quotidiano) e compagnia a tentare la sorte, tanto più che pescano nello stesso piccolo stagno di altri più affermati giornali politici di sinistra.
Il calo delle vendite è un trend mondiale né c'è da sperare in una prossimo riavvicinamento dei giovani alla carta stampata.
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