2011-06-21

Traduzioni traduttori e antiche nostalgie

Leggendo l'articolo di Antonio Armano La Pivano e gli svarioni nel “Grande Gatsby” su Saturno, inserto culturale de Il fatto quotidiano, ho avuto un attacco di "Nostalghia".
Non solo perché l'articolista mi è molto caro, ma perché il testo è costellato di nomi che rinviano ad un passato quando il piacere della lettura era in qualche modo incontaminato.
In ordine d'entrata: Fernanda Pivano, Gatsby, Walter Benjamin, Pavese, Vittorini, Faulkner, Moby Dick... autori, libri e traduttori amori di giovinezza che rileggo oggi con smagata delizia.
E poi salta fuori un premio Von Rezzori.
Da molto lontano mi torna alla mente Un Ermellino a Cernopol e, per associazione, Il tamburo di latta. Titoli che hanno segnato il mio gusto di leggere.
Pochi conoscevano Gregor Von Rezzori e io comprai il libro nella prima edizione della storica collana Medusa di Mondadori. Non so per quale motivo, forse solo attratto dal nome dell'autore e dal titolo del romanzo.
Stessa cosa mi accadde poco dopo con un quasi sconosciuto, all'epoca, Günter Grass, al suo primo romanzo negli Astri Feltrinelli. Un tomo extra large di 600 pagine. Rivelazione sorprendente quell'Oskar dagli occhi celesti ricoverato in manicomio, che dispone la sua risma di "carta vergine", impugna la stilografica carica d'inchiostro e inizia a narrare della nonna dalle molte gonne.
Per imitazione devo aver fatto un rito simile anch'io la prima volta che tentai di scrivere qualcosa.

In quanto alle traduzioni è vero, invecchiano.
Più o meno negli stessi anni nei quali uscì Il tamburo di latta, ad esempio, Einaudi pubblicò la traduzione dell'Odissea di Rosa Calzecchi Onesti ad affiancare l'arcinota ottocentesca di Ippolito Pindemonte. Una versione decisamente più attraente per un giovane lettore.
Pivano, Pavese, Vittorini.
Impossibile dimenticare i due volumi di Americana, di Elio Vittorini, trampolino di lancio verso gli scrittori d'oltre oceano, la sensibilità letteraria di Cesare Pavese o l'infaticabile Fernanda Pivano che oltre alle più famose traduzioni ci ha regalato la conoscenza della beat generation, e di tanti altri autori made in Usa, fino alla sua recente scomparsa.
Forse è un tantino ingrato definirli soltanto "grandi divulgatori", ma va bene anche così. Ce ne fossero di divulgatori dal gusto tanto sicuro! In giro circolerebbe meno robaccia.

2011-06-20

Pavia - Film "estivi" 2011 al Chiostro del Vittadini - Programma

Per visualizzare e scaricare l'elenco dei 34 film con relative date cliccare QUI
o l'immagine sottostante

2011-06-19

Clarence Clemons the "Big Man" mitico sax della Street Band di Bruce Springsteen è morto

Il giuramento di Pontida


L'han giurato. Li ho visti in Pontida
Convenuti dal monte, dal piano.
L'han giurato; e si strinser la mano
Cittadini di venti città.
...

Su! nell'irto, increscioso Alemanno, [che sia il sindaco di Roma?]
Su! Lombardi, puntate la spada:
Fate vostra la vostra contrada,
Questa bella che il ciel vi sortì.
...

Presto, all'armi! Chi ha un ferro, l'affili
Chi un sopruso patì, sel ricordi.
Via da noi questo branco d'ingordi! [chi appoggia 'sto governo e i loro amici faccendieri?]
Giù l'orgoglio del fulvo lor sir! [il cavaliere di Arcore? - per il vero più catramato che fulvo]

Giovanni Berchet, (Riccardo Michelini, Milano, 23 dicembre 1783 – Torino, 23 dicembre 1851) poeta romantico e carbonaro

2011-06-18

Falsi ma belli

1950 Parigi - Robert Doisneau

2011 Vancouver - Richard Lam

Entrambe le istantanee sono "false".
Doisneau usò due attori e anche Lam ha "ricostruito" la sua foto, ma che importa?
Sono belle.

2011-06-13

Referendum: oltre il 57% degli italiani va a votare. Non ne possono più di B&B (i bacucchi Berlusconi-Bossi)



Rai tre speciale referendum. Bianca Berlinguer invita in studio Rutelli (bleah!), Polito (bleah!) e Rosi Bindi (la meglio dei tre!) e sugli schemi Ferrara (doppio bleah!), Scajola (a sua insaputa) e La Russa (triplo bleah!).
Pessima scelta direi - come spesso accade alla nevrotichina Bianca. Infatti va subito in onda il solito stucchevole e surreale teatrino che induce a cambiar canale.
Molto più sulla notizia quelli di Rai News guidati dal bravo Mineo.

Mentre nelle piazze si festeggia e la lega si dice stanca di prendere sberle, bisogna dire che questa vittoria strepitosa dei "sì" non significa che gli italiani sono diventati di "sinistra", ma semplicemente che non credono più alle palle di chi li governa e ai servi (poco liberi) che li disinformano dagli schermi televisivi e dalle pagine dei giornali.
Ora, grazie ad internet, c'è anche un modo orizzontale di confrontarsi che, anche in Italia, sembra cominciare a crescere politicamente e forse incomincia ad avere il suo peso.
Ma il risultato davvero eccezionale di questo referendum (ricordiamo che si profila un voto favorevole ai quattro referendum addirittura della maggioranza assoluta degli italiani, per cui sarà davvero difficile al cavaliere continuare a millantare il sostegno di maggioranze stratosferiche!) non deve farci scordare che se a perdere è stato in primo luogo il PdL, non ha certo vinto il PD senza elle.
A Milano, Napoli ed ora per i referendum, sono andati a votare anche quelli che non si mobilitano per Bersani D'Alema Di Pietro e compagnia cantante nè intendono votarli.
Se i dinosauri politici dell'opposizione non lo capiranno e non si toglieranno di mezzo lasciando il campo a qualcuno più credibile e in sintonia con il sentire diffuso, alle prossime votazioni saremo punto e a capo.

Risultati referendum 2011 - Pavia in linea con il resto d'Italia

Comune di PAVIA

Referendum 1 PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.

Totale votanti 32399 su 56649 (57,19 %)
SI 29683 (93,11 % dei voti validi)
NO 2196 (6,89 % dei voti validi)
Schede bianche + nulle + voti nulli 520 (1,60 % dei voti)
Voti contestati 0 (0,00 % dei voti)
 
Referendum 2 PROFITTI SULL'ACQUA.
Dettaglio Sezioni
Totale votanti 32401 su 56649 (57,20 %)
SI 29918 (93,67 % dei voti validi)
NO 2022 (6,33 % dei voti validi)
Schede bianche + nulle + voti nulli 461 (1,42 % dei voti)
Voti contestati 0 (0,00 % dei voti)


Referendum 3 NUCLEARE.
Dettaglio Sezioni
Totale votanti 32326 su 56649 (57,06 %)
SI 29081 (91,22 % dei voti validi)
NO 2800 (8,78 % dei voti validi)
Schede bianche + nulle + voti nulli 445 (1,38 % dei voti)
Voti contestati 0 (0,00 % dei voti)


Referendum 4 LEGITTIMO IMPEDIMENTO.
Dettaglio Sezioni
Totale votanti 32381 su 56649 (57,16 %)
SI 29827 (93,48 % dei voti validi)
NO 2082 (6,52 % dei voti validi)
Schede bianche + nulle + voti nulli 472 (1,46 % dei voti)
Voti contestati 0 (0,00 % dei voti)

2011-06-12

Referendum - Un piccolo gesto non virtuale


Mettere un volantino autoprodotto e autostampato (magari anche solo in bianco e nero) nella cassetta della posta dei vicini, come promemoria ad andare a votare, potrebbe avere qualche risultato.

Confesso un certo pessimismo relativo al raggiungimento del quorum (sempre per la vecchia storia del pessimismo della ragione e ottimismo della volontà).
In quanto alla forza di convinzione della rete non so. Alla fine c'è molto transito di idee tra persone già persuase, ma in termini numerici assoluti la partecipazione on-line agli eventi politici è piuttosto scarsa, anche se ai frequentatori abituali sembra tanta.
In Italia è ancora poca, soprattutto, "l'intelligenza collettiva" intesa come scambio del sapere attraverso le tecnologie di comunicazione.
Se si escludono comunità settoriali che fanno dell'intelligenza collettiva un valore aggiunto, la capacità di espansione di un sapere critico condiviso, sulla base del controllo rigoroso delle fonti, sembra assai modesta.

2011-06-07

Rai. Tutto bene quel che finisce bene

Lorenza Lei una tagliatrice di teste D.O.C. che piace a tutti


Scopa nuova... Lei (nel senso del nuovo direttore Rai) ha dato a lui (nel senso del cavaliere) quello che gli era dovuto: la prima delle teste, quella di Santoro (alla faccia dello share - con punte oltre il 23% d'ascolto - e conseguenti lauti guadagni per la Rai). Degli interessi aziendali così cari, a parole, ai liberisti in questo caso non interessa niente a nessuno. La Rai continui pure a suicidarsi a tutto vantaggio di Mediaset.
Dunque contenta Lei, contento lui e contento anche Santoro che se ne va con una buonuscita di quasi due milioni e mezzo di euro e La 7 è pronta ad accoglierlo.
In quel posto la prendiamo solo noi che sborsiamo il canone per un servizio che dovrebbe essere pubblico, ma è solamente asservito agli interessi politici -  e finanziari - di Berlusconi e getta milioni per pagare tre anni - vada o non vada in onda - un Ferrarra che nessuno più ascolta o, anche peggio, un tipo vomitevole come Sgarbi, con indice di gradimento tanto inesistente da essere rottamato subito dopo la  prima trasmissione.
Per non parlare delle costose malefatte di Minzolini altrimenti detto, dai colleghi, Scodinzolini.

2011-06-05

Genova 2001 G8. Dieci anni dopo Spartaco Mortola, condannato due volte, è promosso questore. Indigniamoci

 Per non dimenticare perché ci sono cose che continuano a far male anche se il tempo passa.
Il dirigente Digos Spartaco Mortola, condannato in appello sia per la "macelleria messicana" della scuola Diaz che per la complicità con l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro nel falsare le deposizioni dei testi, è diventato questore.
Il sindacato di polizia Silp-Cgil grida allo scandalo, ma la nomina rientra in una strategia ben precisa del Viminale e dei vertici della Ps e i media hanno memoria troppo corta per ricordare l'orrore di quanto accaduto in quel tragico luglio genovese.

2011-06-02

Margherita Hack: referendum sul nucleare. Una voce fuori dal coro

Hanno destato stupore le dichiarazioni di Margherita Hack sul nucleare.
Premesso, anche se non dovrebbe essere necessario, che nessuno ha sempre ragione, neppure una grande astrofisica e una grande donna come la Hack, invece di insultarsi sul web come accade sulla pagina di Lettera viola sarebbe opportuno andarsi a leggere le puntualizzazioni della scienziata, in merito al suo pensiero, su Micromega: Margherita Hack: “No a centrali nucleari in Italia (ma sì alla ricerca). Puntare su rinnovabili e solare”.
Ci si accorgerebbe che gran parte delle sue affermazioni sono ampiamente condivisibili da qualsiasi antinuclearista, non obnubilato dal terrore irrazionale per il nucleare.
Che il referendum sul nucleare sia perfettamente inutile perché scontato è vero. Nessuno vuole una centrale sotto casa, tanto più se deve già fare i conti con quelle svizzere, francesi e in Slovenia a un tiro di schioppo. In Italia poi, come dice l'astrofisica, ”il pericolo grosso del nucleare siamo noi italiani, perché si ha l’abitudine di pigliare tutte le cose sotto gamba. Si ha tanta paura del nucleare e poi milioni di abitanti vivono intorno alle falde del Vesuvio, che non è morto, è bello vivo, e se sono decenni che non esplode, il giorno che esploderà sarà un vero disastro. La paura dell’atomo è dovuta all’ignoranza..."
Insomma il problema energetico resta comunque ed ignorarlo è da sciocchi.
Questo non significa che non si debba fare il referendum. Felici che ci sia. Il 12 e 13 giugno bisogna andare a votare in massa il nostro "" contro la costruzione di nuove-vecchie centrali, contro la privatizzazione dell'acqua e contro il legittimo impedimento.
Che la ricerca scientifica non debba per questo fermarsi è sacrosanto. Il guaio è che da noi la ricerca è poca, malfatta, ed ora quasi del tutto eparita grazie ai colpi di scure al sistema dell'istruzione pubblica dei nostri illuminati governanti.

Pavia. Internet a scuola e campi elettromagnetici

Alcuni genitori pavesi protestano per l'introduzione del Wi-Fi in un edificio scolastico in via di ristrutturazione, non ritengono importante avere Internet a scuola e preferirebbero un'ora di gioco in più a un'ora davanti al computer.
Hanno paura delle onde elettromagnetiche.
Sono francamente stupito di queste strane prese di posizione. Solo qualche anno fa si chiedeva a gran voce esattamente il contrario.
Per carità più movimento e meno reclusione nelle classi mi trova assolutamente d'accordo. Anche per questo era nato il tempo pieno, prima svuotato di significato dagli insegnanti che non lo hanno mai davvero condiviso e poi delle ministre che l'hanno distrutto nei fatti.
Ma il web e l'alta velocità in rete sono altra cosa e il vero problema sono i docenti che non l'usano affatto o l'usano male (e dunque c'è ben poco di cui preoccuparsi in termini di esposizione ai campi elettromagnetici a scuola a meno che non ci siano i ripetitori di Radio Maria fuori dalla finestra).
La questione delle onde, tornata in auge proprio in queste ore, è endemica e controversa. Più che altro sembra legata all'uso smodato dei cellulari - almeno per quanto rilevato dai 31 scienziati riuniti a Lione della commissione Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca contro i tumori) che se ne occupa.
Considerando che negli ambienti di lavoro, in università e ormai un po' dappertutto, abitazioni private comprese, il Wi-Fi c'è da tempo, dovrebbero esserci più evidenze di quelle rilevate e in tal caso le preoccupazioni non riguarderebbero tanto gli alunni quanto intere categorie di lavoratori ben più esposti.
Tuttavia, per il principio di precauzione, già parecchi anni fa alcune scuole scelsero la via del cablaggio delle classi per i collegamenti ad Internet (a Pavia è cablato tutto il IV Circolo, ad esempio).
Non è mia intenzione sminuire i pericoli. Inquinamenti di ogni tipo sono ovunque intorno a noi e tenere alta la guardia è un diritto oltre che un dovere. Per questo personalmente mi auguro che il 12 e 13 giugno si vada a votare contro la reintroduzione del nucleare, visto che la Cassazione non ha bloccato il referendum nonostante le furbizie governative per farlo saltare.
Con una certa dose di veleno inviterei anche i genitori ad evitare di intasare gli ingressi e le uscite degli alunni dalle scuole con i gas di scarico degli automobiloni con i quali depositano e prelevano i loro figli. Forse, alla fine, sono più dannosi e di cattivo esempio questi del poco wireless che "respirano" in classe.
Ho un ultimo rilievo da fare ai genitori circa le fonti dalle quali si attingono e rilanciano le informazioni.
Infatti le notizie relative alla pericolosità delle onde rimandano ad un sito, "La scienza marcia e la menzogna globale" da prendere con le molle per il carattere complottistico e un po' esoterico che lo contraddistingue. In un post dove si parla di queste onde elettromagnetiche, senza mai citare alcun dato, si finisce sproloquiando "di antenne per il controllo mentale che sembra operino in sinergia con le scie chimiche ed i nanosensori da essi diffusi". Bufale insomma.

2011-05-31

IL CAMBIO DELLA RUOTA


Mi siedo al margini della strada.
Il guidatore cambia la ruota.
Non sono contento di dove vengo.
Non sono contento di dove vado.
Perché guardo il cambio della ruota
con impazienza?

Bertold Brecht
Poesie e Canzoni
Einaudi, Torino, 1961

2011-05-30

Grazie Milano (ma non solo)

Da lombardo indignato dico che siamo tanto disabituati a vincere da essere ancora increduli. Giuliano Pisapia ce l'ha fatta a battere Letizia Moratti proprio lì dove è nato il berlusconismo (e dico berlusconismo, come fenomeno comportamentale, perché del cavaliere - povero uomo malato e senza veri amici in grado di aiutarlo, come ebbe a dire tempo fa la moglie Veronica - non vale neanche più la pena parlare.
Berlusconi si è comperato i parlamentari necessari a non far cadere il suo governo - abbastanza facile in un parlamento di individui senza meriti, scelti dai segretari dei partiti. Però, finalmente, sembra essere arrivato il momento del risveglio da quello che, se per qualcuno era un sogno, si è trasformato in un incubo. L'incubo di una politica fatta da incompetenti mentitori, corrotti e predatori.
Non ha perso la destra e non ha vinto la sinistra per la semplice ragione che queste categorie sono finite da un pezzo. Ha perso il PDL (cioè il leader col quale si identifica e con lui è affondata la lega) e il PDsenzaelle come apparato a corto di candidati credibili. Ha vinto semplicemente la voglia di girare pagina e non solo a Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste, Cagliari, ma un po' ovunque.
Non è detto che il futuro non riservi brutte sorprese. Non basta riprendersi le istituzioni per poi governarle bene e se il cambiamento non si sentirà sulla pelle delle persone la fiducia per questi nuovi eletti durerà ben poco. Non so se i dirigenti del Pd (quello senza elle appunto) l'abbiano capito. Certe dichiarazioni a caldo ed euforie fuori luogo suggerirebbero di no. Farsi da parte insieme al cavaliere (penso ai D'Alema & C, ma anche ai Di Pietro, ai Rutelli, ai Casini e compagnia cantante) sarebbe un loro preciso dovere. È chiedere troppo? No se non si vuole che questa giornata di "rinascita" si trasformi nell'ennesima vittoria di Pirro.

2011-05-26

I "senzacervello"

Solo chi è senza cervello vota De Magistris (e Pisapia).
Gli italiani poveri non sono visto che spendono un sacco di soldi in cosmetici viaggi e ristoranti.
Perle del cavaliere di Arcore a casa sua, da Vespa, sulla prima rete Rai.
Non è la prima volta che il premier esprime giudizi pesanti sull'intelligenza di chi non vota per lui.
Riserve su chi invece vota lui le ho anch'io, ma un po' più motivate delle sue [vedere Milano: Berlusconi dimezza i consensi personali]. Del resto questi signori al potere non brillano certo per finezza argomentativa [vedere Bossi argomenta la sua ammirazione per Formigoni]

2011-05-25

Moratti balla, La Russa ringhia, Pisapia... dita incrociate e per favore qualcuno faccia tacere D'Alema

La Russa alias La Rissa [un esempio per tutti La Russa demagogo incazzato insulta Concita su Sky] se l'è presa anche con il mite Bernardini, conduttore di TV Talk, uomo, a suo dire, "non intelligente".
Ignazio, ministro della guerra, con il suo ghigno da iena, si è scagliato anche contro i presunti violenti di sinistra, lui, ah! ah! che alle sue manifestazioni fasciste ci andava con le bombe e se poi ci scappava un poliziotto morto, pazienza.
Ineffabile, poi, della Moratti ha tessuto gli elogi, definendola "imprenditrice prestata alla politica".
Di cosa fosse "imprenditrice" nessun lo dice mai. Ma per taluni fortunati essere manager significa scaldare le sedie dei consigli di amministrazione di famiglia.
Certo è che le prove pubbliche della signora di buona famiglia sono sempre state pessime a partire dalla presidenza Rai.
Utilizzata da Berlusconi per avviare privatizzazioni ci ha provato anche come ministro della Pubblica Istruzione. Con lei il ministero perde la dicitura Pubblica Istruzione per diventare Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (MIUR forse come onomatopeico omaggio ai suoi amati gatti perché soprattutto la Ricerca sappiamo quale fine ha fatto). Del resto non ci si poteva attendere molta da un ministro che come unica idea di istruzione aveva il Collegio delle fanciulle di Milano.
Il disastroso bilancio di sindaco a Milano rischia di chiudere la carriera politica della signora Letizia Arnaboldi Brichetto Moratti.
Verrà ricordata in quanto l'unica costante delle sue performance è sempre stata l'assoluta incompetenza.
Lo stesso La Rissa quando ha voluto fare un esempio delle "qualità," di donna Letizia non ha saputo tirare fuori dal cilindro nulla di meglio che l'assidua frequentazione, da osannata benefattrice, di San Patrignano, il discusso centro di recupero dei tossicodipendenti tanto caro ai vip più reazionari.
Anche Letizia Brichetto (che si ostina a farsi chiamare col cognome del marito perchè a Milano suona decisamente più in) una dipendenza ce l'ha: la "dipendenza", per quanto spocchiosetta, da Berlusconi. Unica pseudo imprenditrice a farsi imbarcare nel governo berlusconiano, mentre gli altri si defilavano, fa sempre, quello che lui le dice, compreso il killeraggio contro Pisapia - per quanto in maniera tanto imbarazzante da essere scaricata da tutti il giorno dopo.
In onore al suo boss si è lasciata andare persino ad un balletto da ex ragazza yéyé, tardivo frutto di anni di frequenza presso la prestigiosa scuola di danza classica Carla Strauss di Milano.
Penoso.

2011-05-24

Gamberi e filetto di merluzzo con piselli e pomodorini

Come Pepe Carvalho, il protagonista di numerosi romanzi dell'indimenticabile Manuel Vázquez Montalbán, qualche volta è piacevole e rilassante dedicarsi alla cucina.
Se un piatto riesce meglio di altri viene voglia di ricordare come lo si è combinato.

Dose singola moltiplicabile.

Manciata abbondante di piselli (freschi o surgelati)
Cinque pomodorini ciliegini (quelli che mi erano rimasti)
Filetto di merluzzo (fresco o surgelato) - il mio era fresco all'origine, ma abbandonato nel freezer -
Cinque o sei gamberi o mazzancolle (freschi o surgelati - avevo una confezione di mazzancolle fresche, di media grandezza, inutilizzate nel freezer e ne ho usate cinque)-
Mezza cipolletta rossa
Olio, sale, concentrato di pomodoro, salsa al peperoncino rosso (ne avevo una ciotolina del ristorante cinese all'angolo - chi ormai non ha un ristorante cinese all'angolo? - ma è facilmente sostituibile -
Martini bianco extra dry - quello che James Bond spruzza nel suo gin in quantità nettamente inferiore ai due decimi classici previsti nell'omonimo cocktail -

Affettare finemente la cipolla (uso un coltello di ceramica che mi hanno detto essere adatto all'uopo) e farla dorare in un tegame con poco olio rigorosamente extravergine - siamo italiani o no? -
Aggiungere i piselli, i pomodorini tagliati in quattro, un cucchiaio scarso di concentrato di pomodoro, sale, mezzo cucchiaino di salsa piccante - la quantità dipende da come pica la salsa - e due dita di Martini. Coprire e portare a cottura i piselli. Se asciugassero troppo aggiungere un po' d'acqua.
Sgusciare i gamberi, tagliare a pezzi il filetto di merluzzo.
Quando i piselli sono teneri adagiare nel tegame il pesce e i gamberi e fare cuocere pochissimo nel sughetto che non deve essere né troppo liquido né troppo denso. Pochissimo vuol dire un paio di minuti o giù di lì se non si vuole che i filetti si sfascino e i gamberi diventino stopposi.
Buon appetito.
Dimenticavo. Ci ho bevuto sopra un bicchiere, o forse due, di Vernaccia di San Gimignano, ma va a gusti. 

PS
Che fatica scrivere ricette. Sarà questione d'abitudine, ma è molto più facile e veloce buttare giù uno dei soliti post.

PPS
Ho replicato con tonno freso tagliato a cubetti al posto dei filetti di merluzzo e, ovviamente, è anche meglio.
Il vino questa volta era Fiano d'Avellino.
Gli ospiti a cena si sono dichiarati soddisfatti, anche quelli che non mangiano pesce per i quali mi ero prodotto in un pollo con peperoni alla cinese.

2011-05-23

Bossi argomenta la sua ammirazione per Formigoni



Che dire di questi gentiluomini che si spenacchiano anche tra di loro?
Speriamo che i milanesi domenica prossima li spazzino via.

2011-05-18

Milano: Berlusconi dimezza i consensi personali. Sì ma...

Sì, ma restano in venticinquemila irriducibili a mettere una crocetta sul suo nome.
Cosa li spinge a farlo?

Un numero non irrilevante di berlusconiani di ferro è sicuramente costituito dai benestanti impauriti le cui signore "non dirò vecchie ma giudiziosamente mature" , come tratteggiato sagaceamente dall'indimenticabile Carlo Emilio Gadda de L'Adalgisa, "adorne di sardanapaleschi orecchini (detti nel Salgari nocciole di brillanti)" trepidano nel rincasare vespertino all'incontro del lôkk [balordo, stordito, avventato: poi anche bravaccio e oggi teppista e, più, malvivente] magari extracomunitario e "comunista".
« El m’a guardàa i brilànt’… » (El lôkk )

« Madonna, madonna!... El m’a guardàa i brilànt’… »

La idea soprana e ossedente che i truci figuri del crepuscolo, nella via solitaria, li avessero criminosamente concupiti all’incontro, almeno quelli, i brillanti!
« I mé brilànt » ...

A questi signori si possono aggiungere sicuramente i non pochi bottegai, commercianti, industrialotti, imprenditori più o meno di successo, professionisti non troppo liberi da pregiudizi, evasori fiscali, mafiosetti e ‘ndranghetisti di ogni risma che, a torto o a ragione, sinceramente temono per la tranquillità del proprio futuro in un mondo dove le regole della corretta convivenza sociale fossero fatte rispettare non dico completamente – non avviene neppure in paesi ben più civili del nostro – ma almeno con maggior rigore.

Fa, ovviamente, la sua porca parte la disinformazione, intesa proprio come ignoranza dei fatti o fiducia cieca nei confronti dei disinformatori professionisti dei giornali e delle televisioni (del Cavaliere e pubbliche).
I soliti esempi sono Sallusti, Feltri, Belpietro, Minzolini, Vespa - Fede non varrebbe neppure più la pena di citarlo.
Però non sono che le punte avanzate (e strapagate) di una schiera di presentatori, commentatori televisivi, funzionari e pennivendoli professionisti di ogni tendenza pronti a tutto perché aggrappati, poveracci, alla loro personale sopravvivenza.
E va bene anche l'ignoranza informativa.

C'è poi la schiera, numericamente non da sottovalutare, dei dipendenti diretti o indiretti di Berlusconi che, non dimentichiamolo mai, è padrone di una quantità tanto grande di cose che spesso se ne perde il sentore.
Tra questi va incluso tutto il personale di servizio (compresi "politici", dirigenti, escort, avvocati, consiglieri, deputati, senatori, portaborse, ministri - spesso impegnati in più ruoli alla corte dei miracoli del Presidente).
Anche tutti costoro hanno un interesse personale da difendere e si possono capire.

Infine ci sono i disturbati, bisognosi di certezze e di guida, che semplicemente vedono nell'uomo di Arcore un messia.
Il fenomeno è tipico delle sette in tutto il mondo - e in parte anche del fideismo partitico o religioso.
Su queste persone deboli, che avrebbero necessità di cure più che di stimoli irrazionali, hanno costruito la loro fortuna incredibili predicatori e guru dediti ad eccessi di ogni tipo.
Difficile quantificare numericamente gli adepti di Silvio. Lui con questa platea d'invasati ci gioca mediaticamente senza averne un reale bisogno.

Siamo arrivati a venticinquemila? Non so, ma è possibile.
Tutto questo consenso si scioglierà come neve al sole quando il capocomico uscirà di scena. Perciò Berlusconi resta lì, più che mai determinato a non mollare. Come dargli torto?
Avere intorno gruppi di plaudenti è tutta la sua vita, più ancora dei soldi, forse, che sono solo il mezzo per soddisfare ogni sconfinata  megalomania.
La sberla di Milano deve avergli fatto male non tanto politicamente, quanto moralmente.

2011-05-17

E il "filososfo di Venezia" sentenziò...

Cacciari ha perso un'altra buona occasione per tacere

Il centrosinistra ''con un gioco diverso poteva vincere al primo turno: il nome perfetto sarebbe stato Gabriele Albertini, con una coalizione formata da Pd, Nuovo polo e la lista civica a suo nome. Questa squadra - conclude il filosofo di Venezia - sarebbe stata la Waterloo del centrodestra''

Come dice giustamente un mio carissimo amico "non è da ieri che il sommo Cacciari ciurla"

Berlusconi: dopo tanto sproloquiar si tacque (per poco purtroppo)

Il direttore del Fondo Monetario Internazionale - Anche i più potenti cadono, spesso scivolando su una buccia di banana, istupiditi dal loro stesso delirio di potenza

Se il cavaliere per ora tace altri si sono espressi.
Scajola pare abbia dichiarato: "Troppi estremisti" (a sua insaputa)
E, prima della batosta, ebbero a dire:
«Dal punto di vista politico, quello che conta è il primo turno» (Letizia Moratti dopo la vittoria della destra alle ultime provinciali)
«È una legge iniqua, va abolito il secondo turno» (Mariastella Gelmini in riferimento al ballottaggio)
«È giunto il momento di mettere da parte i ballottaggi: l’ho già detto a Berlusconi ed è d’accordo» (Ignazio La Russa)

Pensate che bello se fosse stato così. Oggi la Moratti non potrebbe neppure contare sulla speranza di una rimonta.

2011-05-16

Milano cambia il vento. Fermata la Moratti


Primi dati elettorali.
Se le proiezioni dicono il vero Giuliano Pisapia non solo andrà al ballottaggio, ma è addirittura in testa di quattro punti percentuali [alla fine diventeranno quasi 7!] rispetto a Letizia Moratti.
È presto per cantar vittoria e non è detto neppure che alla fine ce la faccia a diventare sindaco, ma intanto ha stoppato la Moratti e a Milano Berlusconi ha perso la sua scommessa.
Quelli della lega si sono già chiamati fuori da tempo sostenendo, senza pudore, che se avessero vinto il merito sarebbe stato loro, in caso contrario la colpa spettava al cavaliere.

Le cose restano complicate per l'opposizione. Tutti i dati che stanno emergendo da queste elezioni dicono che c'è voglia di cambiamento, ma non con i vecchi arnesi del PD. A parte Torino, dove il buon lavoro per la città dei precedenti sindaci di centro sinistra - dal '93 in avanti - ha preparato l'elezione di Fassino su un piatto d'argento, cresce il peso elettorale dei grillini (intorno al tre per cento a Milano e dieci per cento a Bologna).
Cresce anche il disamore della base per i candidati ufficiali di partito. Pisapia è l'esempio lampante. Non era lui che i vertici del Pd volevano a Milano, ma evidentemente si sbagliavano. Proprio questo ha fatto la differenza che ridà speranza agli elettori di sinistra, tornati a votare, dopo tanta disaffezione, grazie ad un candidato credibile. La riprova a Napoli dove il candidato ufficiale del Pd perde terreno rispetto all'outsider IDV De Magistris che lo sostituirà al ballottaggio.
C'è poi il centro destra, il cosiddetto terzo polo, rappresentato da Casini e Fini. Vedremo come andrà numericamente e dove si piazzerà poi.

Detto tutto questo resta la gioia di vedere finalmente arrancare Berlusconi e i suoi scherani proprio là dove era partita la sua resistibile - se ci fosse stata una opposizione intelligente - ascesa.
Il trend è quello giusto e non solo a Milano dove non sono bastate le decine di milioni spesi dal Golia-Moratti contro il Davide-Pisapia per garantirsi la rielezione al primo colpo.
Da Milano di solito partono i cambiamenti che contano.
Fusse che fusse la vorta bbona!

2011-05-11

Il cancro della stupidità

Un video del "buon" tempo andato, quando le relazioni umane sembravano improntate ad una maggior gentilezza. Forse non era vero, forse c'era solo maggiore ipocrisia, ma Modugno resta un piacevole ascolto

Stronzo, metastasi, "Alberto salta il cancellino, uccidi Chiara con il coltellino. Stasi alé!"
Siamo alla frutta. Non c'è più alcun freno inibitore e il prossimo passo non può essere altro che lo scontro fisico tra opposte fazioni. Guerra civile. Quando le più elementari regole della convivenza civile saltano si arriva a questo.

Qualcuno attribuisce a Bossi astuzia e intuito politico. Può darsi, ma, se così è, non differisce molto dall'istinto del capobranco tra gli animali. Il suo argomentare è ormai ridotto a gestacci, esibizione di pugni, celodurismo verbale del tipo "la lega ha l'Italia in mano" e parolacce. La sua ultima argomentazione pubblica contro l'ex alleato Fini è stata di una povertà sconcertante: "è uno stronzo."
La Santanchè, anche più miserabilmente, al fianco di Berlusconi che inveisce senza freni contro i magistrati, lo ha spalleggiato ripetendo ossessiva: "La Bocassini è una metastasi". Una metastasi cioè qualcosa da estirpare con ogni mezzo. E il capo del governo rincara la dose irridendo i suoi avversari politici insinuando che puzzano perché "si lavano poco".
A una partita di calcio nel pavese tra Motta Visconti e Garlasco - il paese del delitto balzato all'onore delle cronache qualche tempo fa -, sul campo dell'oratorio qualche centinaio di giovani tifosi canta l'ignobile coretto riportato all'inizio come sfottò ai perdenti garlaschesi.

Da personaggi come Bossi, Berlusconi, Santanchè e simili, da tempo ci vengono esempi di questo tipo. Si è fatta l'abitudine e non ci si scandalizza più di tanto.
Poco m'importa delle volgarità verbali usate come artifici linguistici. Talora sono anche efficaci per veicolare concetti importanti. Grillo ne fa ampio uso fin dai tempi dei suoi spettacoli da ecologista impegnato. La platea ride e capisce meglio i temi proposti che annoiandosi con paludate relazioni. Qualche volta Beppe era - ed è - talmente greve da far storcere il naso, ma questa è solo la valutazione personale di uno che riconosce l'istrionismo dell'attore senza condividerne le modalità.
Preoccupa invece la trivialità priva di qualsiasi ironia, fine a se stessa, vuota di idee, tendente a mascherare l'incapacità di dare un senso alle parole.
Fa paura L'invettiva da bar, da stadio, da skinhead, volta ad offendere e distruggere il presunto nemico senza una vera ragione, solamente per sfogare la propria rabbia aggressiva e sentirsi superiori praticando violenza.
Triste quando personalità pubbliche si fanno portatrici di analoghi modelli.
Il vero cancro italiano dell'ultimo ventennio è la stupidità.

2011-05-09

Spinto dal narcisismo e dalla megalomania, favoriti oltre tutto da una grande disponibilità di denaro, quest´uomo ha voluto diventare...

Indovinello. Di che uomo si parla?
Facile. Di sicuro viene in mente un nome...
Ebbene no, non è lui bensì l'incarnazione stessa del "male", secondo la vulgata corrente. Bin Laden insomma. Ed è quella del titolo la motivazione cha l'avrebbe spinto a fare quello che ha fatto. Questo almeno quanto afferma Tahar Ben Jelloun nel suo articolo su La Repubblica Sotto la barba bianca le ceneri di un mito.

2011-05-07

Brunetta e Sacconi: sciopero? Solo un modo per allungare il weekend


Verrebbe voglia di insultarli 'sti due... individui.
Possibile che non li sfiori neanche il pensiero che per chi guadagna poco più di mille euro al mese (e spesso anche meno) scioperare una giornata intera sia un sacrificio e non una festa?
I weekend lunghi possono permetterseli loro e quelli come loro che lavorano poco e guadagnano spropositatamente.
Avessero almeno l'accortezza di tacere questi fannulloni incompetenti che, per di più, provengono dall'area ex socialista e si sono incistati nel "berlusconismo" come topi nel formaggio.
Sacconi, Brunetta andate a farvi fottere!
Ciò che fa male non sono tanto le sciocchezze di personaggi così quanto il silenzio e la sostanziale indifferenza di giornali, televisioni, politici - dal presidente della repubblica all'ultimo peones di destra o sinistra che sia - per un evento che ha coinvolto comunque milioni di persone vere con i loro sempre più gravi problemi di sopravvivenza.

2011-05-06

La Grande Guerra



L'ultimo soldato conosciuto della Prima Guerra Mondiale è morto a Perth, in Australia. Era inglese d'origine e aveva raggiunto l'età di 110 anni.
Combinazione sto rileggendo in questi giorni, Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu e non mi era passata per la mente l'ovvia considerazione che tutti i protagonisti sopravvissuti a quei terribili eventi bellici tra il 1915 e il '18 sono ormai morti.
Il libro, che già mi aveva colpito alla prima lettura, non so quanti anni fa, è un resoconto impietoso della follia che la guerra reca sempre con sé.
Nella promiscuità delle trincee, dove la morte puzza di cognac - perché se non si è ubriachi è troppo difficile uscire allo scoperto all'attacco delle linee nemiche, sotto il fuoco d'infilata delle mitragliatrici, - la catena di comando è tanto più incompetente quanto più di grado elevato.
Emblematico l'episodio del generale Leone, un autentico pazzo paranoico, al suo arrivo al fronte. 

"Noi avevamo costruito una trincea solida, con sassi e grandi zolle. I soldati la potevano percorrere, in piedi, senza esser visti. Le vedette osservavano e sparavano dalle feritoie, al coperto. Il generale guardò alle feritoie, ma non fu soddisfatto. Fece raccogliere un mucchio di sassi ai piedi del parapetto, e vi montò sopra, il binoccolo agli occhi. Cosí dritto egli restava scoperto dal petto alla testa. – Signor generale, – dissi io, – gli austriaci hanno degli ottimi tiratori ed è pericoloso scoprirsi cosí. Il generale non mi rispose. Dritto, continuava a guardare con il binoccolo. Dalle linee nemiche partirono due colpi di fucile. Le pallottole fischiarono attorno al generale. Egli rimase impassibile. Due altri colpi seguirono ai primi, e una palla sfiorò la trincea. Solo allora, composto e lento, egli discese. Io lo guardavo da vicino. Egli dimostrava un’indifferenza arrogante. Solo i suoi occhi giravano vertiginosamente, Sembravano le ruote di un’automobile in corsa. La vedetta, che era di servizio a qualche passo da lui, continuava a guardare alla feritoia, e non si occupava del generale. Ma dei soldati e un caporale della 12a compagnia che era in linea, attratti dall’eccezionale spettacolo, s’erano fermati in crocchio, nella trincea, a fianco del generale, e guardavano, piú diffidenti che ammirati. Essi certamente trovavano in quell’atteggiamento troppo intrepido del comandante di divisione, ragioni sufficienti per considerare, con una certa quale apprensione, la loro stessa sorte. Il generale contemplò i suoi spettatori con soddisfazione. – Se non hai paura, – disse rivolto al caporale, – fa’ quello che ha fatto il tuo generale. – Signor sí, – rispose il caporale. E, appoggiato il fucile alla trincea, montò sul mucchio di sassi. Istintivamente, io presi il caporale per il braccio e l’obbligai a ridiscendere. – Gli austriaci, ora, sono avvertiti, – dissi io, – e non sbaglieranno certo il tiro. Il generale, con uno sguardo terribile, mi ricordò la distanza gerarchica che mi separava da lui. Io abbandonai il braccio del caporale e non dissi piú una parola – Ma non è niente, – disse il caporale, e risalí sul mucchio. Si era appena affacciato che fu accolto da una salva di fucileria. Gli austriaci, richiamati dalla precedente apparizione, attendevano coi fucili puntati. Il caporale rimase incolume. Impassibile, le braccia appoggiate sul parapetto, il petto scoperto, continuava a guardare di fronte. – Bravo! – gridò il generale. – Ora, puoi scendere. Dalla trincea nemica partí un colpo isolato. Il caporale si rovesciò indietro e cadde su di noi. Io mi curvai su di lui. La palla lo aveva colpito alla sommità del petto, sotto la clavicola, traversandolo da parte a parte. Il sangue gli usciva dalla bocca. Gli occhi socchiusi, il respiro affannoso, mormorava: – Non è niente, signor tenente. Anche il generale si curvò. I soldati lo guardavano, con odio. – È un eroe, – commentò il generale. – Un vero eroe. Quando egli si drizzò, i suoi occhi, nuovamente, si incontrarono con i miei. Fu un attimo. In quell’istante, mi ricordai d’aver visto quegli stessi occhi, freddi e roteanti, al manicomio della mia città, durante una visita che ci aveva fatto fare il nostro professore di medicina legale. – È un eroe autentico, – continuò il generale. Egli cercò il borsellino e ne trasse una lira d’argento. – Tieni, – disse, – ti berrai un bicchiere di vino, alla prima occasione. Il ferito, con la testa, fece un gesto di rifiuto e nascose le mani. Il generale rimase con la lira fra le dita, e, dopo un’esitazione, la lasciò cadere sul caporale. Nessuno di noi la raccolse. Il generale continuò l’ispezione sulla linea, e, arrivato al confine del mio battaglione, mi dispensò dal seguirlo."

Hanno la faccia come il popò

Insieme agli altri (vale la pena vedere QUI chi sono e la loro storia) è tornato nella squadra di governo anche Villari, quello che alla Rai occupava il posto ora di Zavoli e non voleva staccare il culo dalla poltrona (vedi QUI)

Antonio Razzi, cresciuto anche lui alla corte di Di Pietro (l’ex magistrato non ha gran fiuto nella scelta degli uomini, gli vengono quasi meglio i congiuntivi). Razzi. Quello che sei mesi fa diceva «io ho una faccia sola: come potrei farmi vedere ancora in giro, se passassi con Berlusconi?» e poi è passato con Berlusconi, faccia compresa.
Quello che denunciava «il Pdl ha persino proposto di pagarmi il mutuo» e da neo-alleato del Pdl ha presentato una proposta di legge per togliere l’Ici agli italiani residenti all’estero, cioè a se stesso. Quello che, sistemata la casa, voleva arredarla con una poltrona, «un posticino, qualcosa per dire grazie». E ieri il posticino è arrivato: consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, il corresponsabile Romano. Razzi dovrà occuparsi di lotta alla contraffazione alimentare. Cautamente sondato sulle sue esperienze in materia, il neo-consigliere ha risposto: «Sono un buongustaio e soprattutto un buon cuoco: a tempo perso, aiuto mia moglie in cucina».
Perché il vero tratto distintivo di questa casta di macchiette non è più nemmeno l’incompetenza. E’ la mancanza di vergogna.


Non c'è altro da aggiungere alle parole di Gramellini sulla Stampa se non che di sottosegretari, i governi che ci si ostina a chiamare di "sinistra", ne avevano forse anche di più.
Per forza. E' il prezzo che si paga per tenere insieme cani e porci pur di continuare a governare. Solo che il cabarettista di Arcore le cose le fa spudoratamente.
E così torniamo al vero problema di questo povero paese. Nessuna opposizione credibile e una casta politica che fa schifo e puzza. Non c'è luce in fondo al tunnel.

2011-05-04

Obama Osama


Obama sostiene che il mondo è un luogo più sicuro ora che Osama è morto. Con tutta la simpatia per il presidente americano ne dubito. Purtroppo non sarà ne migliore nè peggiore di prima, ma sicuramente più pericoloso perché questa guerra tra modi differenti di intendere la vita induce i protagonisti a comportamenti violenti e crudeli oltre ogni limite.

La storia dell'umanità è piena di guerre, con il loro corollario di atrocità, fin dalle origini e non voler più chiamare guerra la guerra non cambia le cose.
La morte di Osama riporta alla mente lo scontro finale tra Achille e Ettore nell'Iliade e lo scempio del cadavere di Ettore - tuttavia reso, infine, all'implorante padre Priamo.
Lascio ai lettori rintracciare i parallelismi.

[Ettore ad Achille prima del combattimento finale]
Ma gli Dei, fidi custodi
de' giuramenti, testimon ne sièno,
che se Giove l'onor di tua caduta
mi concede, non io sarò spietato
col cadavere tuo, ma renderollo,
toltene solo le bell'armi, intatto
a' tuoi. Tu giura in mio favor lo stesso.
Non parlarmi d'accordi, abbominato
nemico, ripigliò torvo il Pelìde:
nessun patto fra l'uomo ed il lïone,
nessuna pace tra l'eterna guerra
dell'agnello e del lupo, e tra noi due
né giuramento né amistà nessuna,
finché l'uno di noi steso col sangue
l'invitto Marte non satolli.
...
[Ettore, colpito e morente, si rivolge ad Achille]

E a lui così l'eroe languente: Achille,
per la tua vita, per le tue ginocchia,
per li tuoi genitori io ti scongiuro,
deh non far che di belve io sia pastura
alla presenza degli Achei: ti piaccia
l'oro e il bronzo accettar che il padre mio
e la mia veneranda genitrice
ti daranno in gran copia, e tu lor rendi
questo mio corpo, onde l'onor del rogo
dai Teucri io m'abbia e dalle teucre donne.
Con atroce cipiglio gli rispose
il fiero Achille: Non pregarmi, iniquo,
non supplicarmi né pe' miei ginocchi
né pe' miei genitor. Potessi io preso
dal mio furore minuzzar le tue
carni, ed io stesso, per l'immensa offesa
che mi facesti, divorarle crude.
...
[Achille parla ai suoi dopo aver ucciso Ettore]
E voi frattanto, giovinetti achivi,
intonate il peana: alto è il trionfo
che riportammo: il grande Ettòr, dai Teucri
adorato qual nume, è qui disteso.
Disse, e contra l'estinto opra crudele
meditando, de' piè gli fora i nervi
dal calcagno al tallone, ed un guinzaglio
insertovi bovino, al cocchio il lega,
andar lasciando strascinato a terra
il bel capo. Sul carro indi salito
con l'elevate glorïose spoglie,
stimolò col flagello a tutto corso
i corridori che volâr bramosi.
Lo strascinato cadavere un nembo
sollevava di polve onde la sparta
negra chioma agitata e il volto tutto
bruttavasi, quel volto in pria sì bello,
allor da Giove abbandonato all'ira
degl'inimici nella patria terra.

2011-05-02

Bin Laden morto - Il "buco" della stampa quotidiana - Uccidere i simboli


In tutto il mondo rimbalza la notizia, questa volta probabilmente vera, della morte di Bin Laden.
I giornali italiani però oggi non sono nelle edicole. Paradossale, ma chi se ne frega. Per fortuna c'è Internet.
Un ulteriore esempio dell'inutilità, almeno in Italia, della stampa quotidiana.

Lorenzo Cremonesi, un giornalista vero [ndr: perché un conto è dire che i giornali potrebbero benissimo non essere più messi su carta, altro affermare l'inutilità del giornalismo, quello serio, non quello ridicolo di tanti telegiornali e testate fasulle che stanno in piedi solo grazie ai pubblici finanziamenti] ha detto che lì dove in Pakistan è stato trovato e ucciso Osama campeggia una enorme scritta in inglese "orgogliosi di essere musulmani".
Ecco. Sembra importante. Si possono abbattere i simboli, ma le ideologie che li hanno prodotti restano con tutta la loro potenza.
Le religioni, a braccetto con il potere politico, sono tra i maggiori responsabili dei massacri che l'umanità ha perpetrato nei secoli. L'ignoranza dei più - proprio intesa come mancanza degli strumenti della conoscenza - e lo sfruttamento economico-politico-filosofico dell'ignoranza sono stati e sono devastanti per le persone comuni nella storia del mondo.

Qualche tempo fa NewsWeek ha pubblicato l'elenco e le note individuali di dieci dittatori che imperversano sul globo: The Despot Index
Sono:
Muammar Gaddafi, Kim Jong-Il, Alexander Lukashenko, Robert Mugabe, Basher Al-Assad, Than Shwe, Omar Al-Bashir, Gurbanguly Berdimuhamedow, Islam Karimov, Teodoro Obiang

Se con altrettante operazioni militari "chirurgiche" - chissà perché sono sempre chirurgiche, di questi tempi, le operazioni militari, a parte gli "effetti collaterali" - fossero uccisi tutti e dieci questi dittatori, certo non dispiacerebbe a coloro che di questi uomini - tutti uomini, guarda un po'! - hanno subito le angherie.
Magari si aprirebbe uno spiraglio di speranza per un futuro migliore. Così è successo in Tunisia e in Egitto. Ma davvero le cose cambierebbero radicalmente come per un colpo di bacchetta magica?
La realtà purtroppo è ben più complessa e non è affatto garantito che a sostituire il morto venga qualcuno che abbia davvero intenzione di cambiare i rapporti di potere presenti in quel determinato paese. Tanto più se è dall'esterno che è venuta la mano tirannicida.

2011-05-01

Nozze regali e beatificazione papale. Chissenefrega!



Londra: il matrimonio di William e Kate. Roma: La beatificazione di Wojtyla.
Allucinante la tendenza umana a lasciarsi ammaliare da simboli tanto ridicoli e obsoleti!
Paurosa l'irrazionalità che sottende le manifestazioni di adesione a questi due eventi.

2011-04-27

Bananas - Parole, usi e ah Busi!

Cancellata la parola guerra dal vocabolario, perché si sa, l'Italia ripudia la guerra, un po' come si ripudiano le mogli quando se ne vuole una nuova, si cancella anche la parola bombardamenti. Si inviano missili sì, ma non sono più missili neppure loro. Si tratta di supposte "intelligenti" morbide e curative come il paracetamolo. Non si farà male a nessuno, ci assicura il banana di Arcore. Peccato che queste supposte siano costose (e per questo il Calderoli e il Bossi si incazzano mentre La Russa si eccita tutto). Ognuna costa centinaia di migliaia di euro, quasi quanto una villa del cavaliere, e poi c'è la confezione (aerei e navi che le trasportano). Alla fine lo scherzetto in Libia, tanto caro al Napoleon francese, ci costerà non milioni, ma miliardi di euro e ci lascerà con il cerino in mano.
Niente paura. Menomale che Silvio c'è e ci rassicura anche in questo. Ci eviterà il referendum sul nucleare per il nostro bene, così fra un annetto si potrà riparlare di centrali. Non quelle dei giapponesi, che le costruiscono a cazzo, ma quelle francesi a prova di attacco atomico [sic!]. E si abbracciano pure Berlusconi e Sarkozy, troppo simili e affetti dalle medesime manie di grandezza per non detestarsi cordialmente.

*
Un assaggio di Alice nel paese delle meraviglie letto da Aldo Busi, giusto per risollevarci il morale
* [Funziona con FIREFOX con IE cliccare QUI per scaricare il file]

Ebbravo Tettamanzi!

Stremato dall'incalzare delle puttanate "politiche" - sparate a destra e a manca - ho cercato di fare come la stragrande maggioranza degli italiani. Me ne sono fregato per qualche giorno.
Una vacanza dal sangue marcio quotidiano, favorita dalle parole dell'arcivescovo di Milano nell'omelia della domenica delle Palme.

Serafico Tettamanzi aveva detto:
«Come sono oggi i giorni che viviamo? Potremmo definirli 'giorni strani'»...
«i giorni strani che viviamo che i più dotti definirebbero giorni paradossali»...
ci sono «uomini che fanno la guerra, ma non vogliono si definiscano come 'guerra' le loro decisioni, le scelte e le azioni violente»...
«molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni»...
«tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà»...
Doveva essere un "normalizzatore" dopo il cardinal Martini, invece... Misteri della fede.

Ma poi il tarlo dell'informazione ha ripreso il sopravvento ed eccomi qui di nuovo con le mie inutili note.

2011-04-20

Stop al nucleare. Scajola era certo di mettere a breve le prime pietre delle nuove centrali. Qualcosa è successo "a sua insaputa"

"Se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di azzerare il progetto delle centrali nucleari, che in campagna elettorale ci venne presentato come indispensabile."
"Ma poiché sono un fan dei pannelli solari, non mi resta che riconoscere che le vie del Cavaliere sono infinite..."
Così Gramellini su La Stampa, ironicamente.
Condivido.
Chiunque voglia capirlo lo capisce che la mossa del governo di rinunciare - tatticamente - al nucleare è ancora una volta ad personam. Serve a Berlusconi per depotenziare il rischio di un quorum al referendum che potrebbe vederlo soccombente non tanto sul nucleare, o sulla privatizzazione dell'acqua, ma - ben più preoccupante per lui - sul legittimo impedimento.
Non concordo per niente, invece, con il pro-nuclearismo di Rendina sul Sole 24 ore Un Paese senza politica energetica. Resta il fatto però che manca una politica energetica di destra, centro o sinistra che sia. Ciò che brucia a chi già pregustava il business - e ai loro rappresentanti sulla carta stampata - è evidentemente lo sfumare di un piano di una ventina di miliardi di euro (ma forse anche il doppio). Ricca torta andata a male per colpa di Fukushima.
Abito un ultimo piano, ma non vedo pannelli solari sui tetti sotto di me. So che non basterebbe, però quando ci si deciderà a rendere le case, in particolare di nuova costruzione, energeticamente indipendenti? Non è fantascienza, solo buon senso.

2011-04-16

Dopo le mazzate ai giudici arriva un'altra dose di mazzate agli insegnanti

La Gelmini da una mano alla campagna del suo boss

Berlusconi fomenta ignobili campagne di odio, sostenute da costosi manifesti che riportono le sue parole, contro i giudici "peggio dei brigatisti".
Subito dopo rilancia la campagna contro la scuola pubblica rivendicando tra i provvedimenti di punta del suo governo, il bonus per la scuola privata, "perché i genitori possano scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli", sottraendoli "a quegli insegnanti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia".
Facile e pericolosa esca per le menti deboli. Infatti tribunali e scuole, non sono, per loro natura, molto amati... come, del resto, le tasse.

2011-04-15

Vittorio Arrigoni, un uomo che credeva nei diritti umani oltre ogni cittadinanza


Vittorio Arrigoni blogger del sito Guerrilla Radio

Meglio ricordarlo così, piuttosto che prigioniero alla vigilia della morte, questo uomo, difensore dei "diritti umani senza cittadinanza", che ha perso la vita a causa di individui stupidi e violenti.

Restiamo umani - Nessuna umanità. Trovato il corpo di Vittorio Arrigoni, un amico della Palestina, nella striscia di Gaza

Vittorio Arrigoni, volontario in Palestina e collaboratore de il manifesto, è stato rapito nelle scorse ore a Gaza, da un gruppo islamico salafita. Su youtube è apparso un video che lo ritrae con le mani legate e bendato, visibilmente ferito sul lato destro del volto. Minacciano di ucciderlo entro 30 ore.

2011-04-14

Morire per delle idee



Morire per delle idee, l'idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perchè chi ce l'aveva, una folla di gente,
gridando "viva la morte" proprio addosso mi è caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all'altro mondo bighellonando un poco
perchè forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.
Ora se c'è una cosa amara, desolante
è quella di capire all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant'anni almeno.
Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.
E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.

A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.
E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole venire dietro il grande stendardo
pensa "speriamo bene che arrivino in ritardo"
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta

E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.

Georges Brassens
Traduzione di Fabrizio De André

2011-04-13

Collasso della democrazia. Propongo all'attenzione l'inquietante articolo di Alberto Asor Rosa sul Manifesto

"Compagno peperone" un contrappunto amaramente ironico al peso dell'argomento trattato e alla mancanza di alternative "dal basso"

Alberto Asor Rosa non è l'ultimo arrivato e non parla certamente a vanvera come l'ignobile vice-ministro Castelli quando sproloquia di sparare sui "milioni" di clandestini in arrivo o Speroni, eurodeputato leghista che non si faceva sentire da un po', e rincara la dose chiedendosi perché non dovremmo usare i cannoni della marina militare contro gli immigrati.

Le preoccupazioni estreme di Asor Rosa sono le stesse di chiunque abbia conservato un minimo di buonsenso. Il collasso della democrazia in Italia, una maggioranza parlamentare asservita al gruppo affaristico-delinquenziale che ha preso il potere, il ripresentarsi, pure in chiave diversa, di eventi storici già sperimentati in passato con esito catastrofico.
Ovviamente, ora come allora, i più sono scarsamente sensibili alle implicazioni profonde di ciò che sta accadendo, troppo occupati nel duro esercizio della sopravvivenza quotidiana. S'indignano, protestano o ridono per la condizione surreale nella quale il berlusconismo ci ha cacciati, ma si chiamano fuori. Considerano eccessiva la paura delle cassandre di turno - quando non motivata dal semplice desiderio di sostituirsi ancora a chi ora governa, pur avendo dato prove disastrose di sé in un recente passato.
Asor Rosa sa che mancano le condizioni per un ribaltamento della situazione "dal basso" nonostante le buone intenzioni dei tanti che, in vario modo, manifestano.
Allora propone di forzare le regole democratiche, già di fatto svuotate di ogni significato, "dall'alto", per ripristinare così uno stato di effettiva democrazia. Insomma a mali estremi estremi rimedi.
Qualcuno dovrebbe attivare Carabinieri e Polizia di Stato, congelare le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituire alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d'autorità nuove regole elettorali. Secondo Asor Rosa anche il resto d'Europa appoggerebbe volentieri un tale processo che ci riporterebbe a regole democratiche certe.
Sarò prevenuto al riguardo, ma, a parte che tutto questo avrebbe tutta l'aria di un putsch - per quanto a fin di bene - l'idea di affidare a carabinieri, polizia, magari esercito, come in Egitto, e magistratura le sorti della democrazia mi fa rabbrividire.
C'è poi un'altra questione. Asor Rosa non lo nomina mai questo qualcuno che dovrebbe intervenire dall'alto, ma chi sarebbe? L'unico è Napolitano. Ora ce lo vedete Napolitano, uomo che per tutta la vita è stato più realista del re e che non a torto è stato spesso soprannominato "il Morfeo del colle", prendere una posizione tanto rischiosa, che potrebbe consegnarlo alla storia come primo presidente della repubblica golpista? Temo inoltre che condivida un po' di quella "stanchezza premortuaria" che Asor Rosa attribuisce a Hinderburg per i suoi cedimenti nei confronti di Hitler. Però vorrei tanto sbagliarmi.
C'è poi un'altra cosa che mi lascia perplesso. Anche D'Alema, lontano mille miglia da Asor Rosa, propenderebbe volentieri per uno scioglimento delle camere da parte di Napolitano.
Ma se sono abbastanza sicuro che la maggioranza degli italiani è arcistufa di Berlusconi e di quella che giustamente Asor Rosa definisce "lobby affaristico-delinquenziale", sono quasi altrettanto certo che un ritorno sulla ribalta di D'Alema e soci non raccoglierebbe nelle urne un risultato maggioritario.
Questo rimane il problema di fondo. Anche essendo convinti che Berlusconi è "il male", non si riesce a immaginare una alternativa credibile.
Un insolubile dramma tutto italiano che, se "non c'è più tempo", come sostiene Asor Rosa, ci precipiterà nell'abisso.
[Vedere articolo di Asor Rosa sul Manifesto Non c 'è più tempo]

2011-04-11

La solitudine di Emma e Silvio. Colpa del Bajon

Emma Marcegaglia si sente sola e Berlusconi azzannato da tutte le parti. Poverini!

Emma a nome degli industriali senza aiuti del governo (e il libero mercato?), Megasilvio, il "bollito", a nome di sé stesso - come sempre.

Precari, disoccupati, giovani senza lavoro, cinquantenni alla canna del gas per aver perso quello che avevano, per quanto schifoso, non si sentono soli. Sono un esercito.
Gli unici azzannamenti che provano sono i morsi della fame, quando non c'è nessuno a provvedere per loro (di solito "la famiglia" perché lo stato è a "Chi l'ha visto").

Negli ultimi dieci anni Berlusconi ha governato per otto. Ci stupisce, o meglio stupisce gli allocchi, con gli effetti speciali, ma delle sue mirabolanti promesse non una è andata a buon fine. Però, da cabarettista consumato qual è, canta una canzone dei suoi tempi: "La colpa non è mia la colpa è del del Bajon".
Intanto continua a contar palle - ormai sempre le solite - e barzellette sporche che non riescono a far ridere nessuno se non i cortigiani più assidui. Non si occupa d'altro se non di ville e processi mentre tutto va in malora e, per colmo di sventura, minaccia pure di uscire dall'unione europea.
Oltr'Alpe ridono di noi italiani e ci butterebbero volentieri fuori dall'Europa, con il nostro Fanfulla da Arcore e i seguaci di Alberto da Giussano. 
Se ci prendessero sul serio ce l'avremmo tutti in quel posto, come dice "il" Bossi. E a proposito del senatur, la sua lega che fa? Dopo aver sparato a zero sull'Europa per anni piagnucola che non aiuta l'Italia alle prese con gli immigrati. Tenta disperatamente di liberarsene "föra di ball" rifilandoli agli altri. Gioca la briscola dei permessi di libera circolazione e riceve in risposta il classico due di picche.
"Chi semina vento raccoglie tempesta", avrebbe detto Sancio Pancia, prodigo di proverbi.
Infatti gli omologhi francesi lepeniani (ma la figlia di Le Pen non era pappa e ciccia con Borghezio?) e Sarko - quello che quando era il Maroni francese proponeva «nettoyage au karcher», pulizia totale contro l'immondizia dei giovani immigrati protestatari - usano verso di noi le stesse parole leghiste d'altri tempi. Anche i cugini leghisti svizzeri non sono da meno: progettano un muro tra loro e l'Italia e ottengono consensi popolari senza precedenti. Evviva!

Due dati giusto per gradire.
La Germania è il paese Ue con il maggior numero di cittadini stranieri: 7,3 milioni, pari al 8,8% della popolazione. Seguono Spagna (5,3 milioni), Regno Unito (4 milioni) e Francia (3,7 milioni). Al quinto posto l’Italia, con 3,4 milioni di cittadini stranieri, pari al 5,8% della popolazione totale. Complessivamente, più del 75% dei cittadini stranieri dell’Ue vivono in questi cinque paesi.
Ma gli italiani sono anche tra gli emigrati.
Vivono principalmente in Germania (oltre 570.000), Svizzera (oltre 291.000), Francia (178.500) e Belgio (169.000).
[dati 2009 rapporto Eurostat]

2011-04-08

Immigrati poco gettonati. In primo piano Geronzi e la massa dei soliti... (fate un po' voi la rima)

Non riesco più a dire, in questi giorni, il disgusto per quanto sta accadendo.
Nella notte annega un numero imprecisato di immigrati. 200, 250 uomini donne bambini reali, disperati, tanto disperati da affrontare - pagando pur di fuggire - il mare grosso su un barchino stracarico sul quale nessuno di noi salirebbe neppure se lo pagassero.
Alla mattina apri Google news e sì, scopri centinaia di articoli che ne parlano, ma ne trovi altrettanti che si appassionano alla trombatura di Geronzi, alla sua liquidazione stramilionaria e al possibile insediamento al suo posto di Galatteri, paracadutato dalla Telecom.
Nel corso della giornata poi, mentre i morti spariscono, le notizie su Geronzi e le Generali raddoppiano e triplicano.
Assicurazioni, banche, borse, finanza. Associazioni a delinquere legalizzate insomma che con le loro pratiche affondano il mondo e affamano miliardi di persone (dei quali i migranti non sono che una piccola parte) sono evidentemente ben più importanti di qualche centinaio di morti mentre cercavano una vita appena un po' meno miserabile.
Se ci fosse un dio giusto e vendicativo, come quello che il vicepresidente del CNR Mattei ha avuto il coraggio di tirare in ballo per il disastro giapponese - affermando senza pudore che “le grandi catastrofi sono talora esigenza della giustizia di dio” - forse saprebbe scegliere meglio chi far naufragare fra le onde o spazzare con gli tsunami.
Purtroppo dio non c'è e spetta agli uomini cambiare l'ordine delle cose, a quanto sembra, con scarso successo.
Così siamo in mano a politici che sostituiscono alla doverosa accoglienza di qualche migliaio di immigrati (sforzo non particolarmente oneroso per un paese come il nostro se fosse governato appena dignitosamente) espressioni come "föra di ball" e "svuotiamo la vasca".
Sarei tentato di rispondere che meriterebbero loro di essere infilati nella tazza del cesso e tirare l'acqua, ma non mi riesce proprio, neppure nei confronti di questa gente violenta, di augurare del male.
Spero solo che gli italiani prima o poi si accorgano di essere presi in giro e smettano di votarli.
Disgraziatamente, da lombardo, mi rendo conto che, a fronte dei catanaj o barlafüs [roba vecchia, ciarpame, uomini sciocchi, inutili, arruffoni] dell'opposizione, la voglia dei più è proprio di non andarci per niente a votare.

2011-04-01

A Marcello Veneziani, il Giornale. Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo

... è che se consideri il premier un tiranno e il popolo che lo sostiene come "i peggiori", diviene poi lecito inscenare, almeno per ora, il tirannicidio e il linciaggio dei governatvi. Quel clima non si concentra solo sulle figure di governo, ma si dilata poi a mezzo paese, verso chiunque esprima opinioni divergenti. È allarme rosso: l'Italia sta soffocando nel suo stesso vomito.
(Marcello Veneziani, il Giornale)
La disperata difesa di Veneziani, cosiddetto intellettuale di destra, a un governo che più nessuno con un minimo di buonsenso, né in Italia né all'estero, riesce più a considerare credibile è patetica.
Non è neppure questione di destra e sinistra. Sono esterrefatti e orripilati da quanto sta accadendo nelle istituzioni anche coloro che non hanno mai dimostrato nessuna simpatia di sinistra e tanto meno nei confronti dei signori del PD - che definire di "sinistra" è sempre più bizzarro.
Berlusconi più che un tiranno è un commediante e un opportunista con una sola mira: il suo personale tornaconto (e ne fanno fede i proventi stratosferici delle sue attività imprenditoriali, pericolosamente sull'orlo del tracollo quando si decise ad entrare in "politica"). Il problema è che, bravissimo ad attrarre voti con spot e show, non ha capacità né interesse a "governare" il paese. Ancor più grave è il fatto che, ricattabile e ricattato com'è, si circonda di personaggi altrettanto inadeguati, attratti soltanto dall'idea di accumulare velocemente favori, potere e denaro.
Il popolo che lo sostiene - comunque meno di un terzo del paese - non annovera i "peggiori", ma semplicemente i meno informati e in qualche modo i più deboli tra gli italiani, oltre, ovviamente, coloro che, in un modo o nell'altro, hanno una diretta convenienza.
Dunque si rassicuri Veneziani. Nessun tirannicidio verrà perpetrato. Ci si augura solamente che il Cavaliere liberi presto il campo e vada a godersi le camionate di euro nella sua quarantina di ville sparse per il mondo.
In quanto al "linciaggio dei governativi", si direbbe che questi uomini di governo, e i loro parlamentari di riferimento, siano più linciatori che linciati, almeno a giudicare dalle loro storie personali e dagli episodi dei quali si rendono protagonisti.
Infine, per quel che riguarda la "divergenza di opinioni", non ho mai sentito individui con la mentalità di La Russa e soci affermare « I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it ». Come tutti i sinceri antidemocratici, violenti e beceri, non si sognerebbero neppure di morire in difesa del diritto altrui a esprimere la propria opinione qualunque essa sia.
Si può però condividere la frase conclusiva di Veneziani. l'Italia sta soffocando nel suo stesso vomito.

Scilipoti vola a votare per il cavalier Laqualunque


Si precipita il neo-acquisto di Berlusconi a votare. Non sia mai che il suo nuovo padrone abbia a dolersi di lui. Rischia la mercede [ndr: il compenso dato a chi ha compiuto un lavoro, un'opera. Precisazione necessaria vista la preparazione culturale di molti "onorevoli"].

Una domanda a Di Pietro. Con che criterio li sceglie i parlamentari che al momento opportuno passano dall'altra parte? Guardandosi allo specchio per accertarsi che siano più "macchiette" di lui?
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