2011-05-18

Milano: Berlusconi dimezza i consensi personali. Sì ma...

Sì, ma restano in venticinquemila irriducibili a mettere una crocetta sul suo nome.
Cosa li spinge a farlo?

Un numero non irrilevante di berlusconiani di ferro è sicuramente costituito dai benestanti impauriti le cui signore "non dirò vecchie ma giudiziosamente mature" , come tratteggiato sagaceamente dall'indimenticabile Carlo Emilio Gadda de L'Adalgisa, "adorne di sardanapaleschi orecchini (detti nel Salgari nocciole di brillanti)" trepidano nel rincasare vespertino all'incontro del lôkk [balordo, stordito, avventato: poi anche bravaccio e oggi teppista e, più, malvivente] magari extracomunitario e "comunista".
« El m’a guardàa i brilànt’… » (El lôkk )

« Madonna, madonna!... El m’a guardàa i brilànt’… »

La idea soprana e ossedente che i truci figuri del crepuscolo, nella via solitaria, li avessero criminosamente concupiti all’incontro, almeno quelli, i brillanti!
« I mé brilànt » ...

A questi signori si possono aggiungere sicuramente i non pochi bottegai, commercianti, industrialotti, imprenditori più o meno di successo, professionisti non troppo liberi da pregiudizi, evasori fiscali, mafiosetti e ‘ndranghetisti di ogni risma che, a torto o a ragione, sinceramente temono per la tranquillità del proprio futuro in un mondo dove le regole della corretta convivenza sociale fossero fatte rispettare non dico completamente – non avviene neppure in paesi ben più civili del nostro – ma almeno con maggior rigore.

Fa, ovviamente, la sua porca parte la disinformazione, intesa proprio come ignoranza dei fatti o fiducia cieca nei confronti dei disinformatori professionisti dei giornali e delle televisioni (del Cavaliere e pubbliche).
I soliti esempi sono Sallusti, Feltri, Belpietro, Minzolini, Vespa - Fede non varrebbe neppure più la pena di citarlo.
Però non sono che le punte avanzate (e strapagate) di una schiera di presentatori, commentatori televisivi, funzionari e pennivendoli professionisti di ogni tendenza pronti a tutto perché aggrappati, poveracci, alla loro personale sopravvivenza.
E va bene anche l'ignoranza informativa.

C'è poi la schiera, numericamente non da sottovalutare, dei dipendenti diretti o indiretti di Berlusconi che, non dimentichiamolo mai, è padrone di una quantità tanto grande di cose che spesso se ne perde il sentore.
Tra questi va incluso tutto il personale di servizio (compresi "politici", dirigenti, escort, avvocati, consiglieri, deputati, senatori, portaborse, ministri - spesso impegnati in più ruoli alla corte dei miracoli del Presidente).
Anche tutti costoro hanno un interesse personale da difendere e si possono capire.

Infine ci sono i disturbati, bisognosi di certezze e di guida, che semplicemente vedono nell'uomo di Arcore un messia.
Il fenomeno è tipico delle sette in tutto il mondo - e in parte anche del fideismo partitico o religioso.
Su queste persone deboli, che avrebbero necessità di cure più che di stimoli irrazionali, hanno costruito la loro fortuna incredibili predicatori e guru dediti ad eccessi di ogni tipo.
Difficile quantificare numericamente gli adepti di Silvio. Lui con questa platea d'invasati ci gioca mediaticamente senza averne un reale bisogno.

Siamo arrivati a venticinquemila? Non so, ma è possibile.
Tutto questo consenso si scioglierà come neve al sole quando il capocomico uscirà di scena. Perciò Berlusconi resta lì, più che mai determinato a non mollare. Come dargli torto?
Avere intorno gruppi di plaudenti è tutta la sua vita, più ancora dei soldi, forse, che sono solo il mezzo per soddisfare ogni sconfinata  megalomania.
La sberla di Milano deve avergli fatto male non tanto politicamente, quanto moralmente.
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