2017-05-23

Strage Manchester Arena

Mi sento anche questa volta fuori contesto.
Sembra così ovvio che quello che è successo a Manchester sia orribile, tanto da non dover neppure aver voglia di parlarne soltanto per ripetere all'infinito le consuete litanie come fanno i media.
Terrorista il colpevole? Ma sì, chiamiamolo un po' come vogliamo e teniamo per buona anche la delirante rivendicazione dell'IS per quel che vale.
Uno di 22 anni, britannico di nascita, che se ne va in giro recitando versetti coranici senza che nessuno se lo fili non sembra propriamente un soldato che si oppone a pericolosi "crociati". Però può diventare un kamikaze che ammazza ragazzine.
Troveremo sempre individui tanto "disturbati" per buoni o cattivi motivi da essere pronti a uccidere per dare un senso alla propria esistenza.
Un lungo elenco. Ne sono esempio gli adolescenti che entrano nelle loro scuole armati fino ai denti e freddano compagni ed insegnanti, il nazista norvegese, killer organizzato, che fa strage di ragazzi -praticamente suoi coetanei - e si definisce "salvatore del cristianesimo", i troppi fuori di testa che in nome delle più fantasiose ragioni scaricano i loro malesseri in un odio insano per i propri simili e tutti gli assassini più o meno seriali che trovano appagamento alle loro pulsioni uccidendo. Il genere umano è anche questo.
Adesso va di moda lasciarsi abbindolare dalla "predicazione" del "Califfato" (o inventarsi improbabili conversioni) per giustificare azioni prive di qualsiasi discutibile senso politico, ma efferate.
Non credo abbia molto senso accomunare questi atti, per lo più conseguenza di singoli disperati, all'11 settembre, agli attentati alla stazione Atocha di Madrid del 2004 e della metropolitana di Londra del 2005 o alla carneficina nella sede di Charlie Hebdo e del Bataclan a Parigi nel 2015 (e molti, troppi altri).
Sono tutti, indistintamente, eventi atroci ma di diversa matrice.
Fare di ogni erba un fascio alimenta soltanto il rogo dell'odio reciproco tra diverse culture e scatena sempre più la bestia incontrollabile del razzismo.

2017-05-20

Edward Hopper in palestra

Capita di prendersi, colpevolmente, un raffreddore e non aver voglia di far niente se non giocherellare tra un colpo di tosse e l'altro, un po' come quando si era piccoli con fogli, colori e forbici, ora con PhotoShop.
"Office in a small city" di Hopper, riambientato in una fatiscente palestra pavese, rende abbastanza lo stato d'animo.


2017-05-16

Migranti

Immigrati.
A giudizio della Suprema Corte di Cassazione: "è essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale" in quanto "non è tollerabile che l'attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante".
Sacrosanto l'obbligo di conformarsi alle leggi, per cui non si può girare armati alla Sandokan, mito salgariano della mia infanzia.
In quanto ai "valori del mondo occidentale" (?) è inquietante che siano giudici, più o meno illuminati, a farsene interpreti.

2017-04-24

Organizzazioni Non Governative e Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale: perplessità

È da un po' di tempo che mi chiedo quale sia il livello di credibilità delle ONG (o NGO).
Una Organizzazione Non Governativa per definizione è indipendente dagli stati e dalle organizzazioni governative. Non ha fini di lucro (not-for-profit organization), si basa su donazioni e funziona grazie, prevalentemente, al volontariato. Sono ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) di diritto come le Cooperative sociali come una infinità di altre associazioni alle quali è stato riconosciuto lo stato giuridico di operare nel sociale.
Ce ne sono di stranote che operano da molto tempo come ad esempio Amnesty International, Greenpeace, Médecins Sans Frontières, Emergency, certamente benemerite, ma ormai multinazionali della solidarietà con bilanci milionari ed anche miliardari, con tutto quanto ne consegue.
Io stesso devolvo da anni il 5 per mille e offro la mia attività volontaria e gratuita ad una Onlus.
Però queste organizzazioni sono prolificate in maniera esponenziale ed alcune ci martellano quotidianamente con pubblicità sempre più invasive (e costose) per rastrellare soldi.
Parallelamente aumentano truffe e scandali.
Non c'era bisogno del rapporto Frontex del dicembre 2016 che accusa le Ong di accordi diretti con i trafficanti perché, con le loro navi private, più o meno senza controllo, prelevano i migranti praticamente sul bagnasciuga libico e li scaricano sulle coste italiane. (http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2016/12/16/migranti-frontex-accusa-ong-in-combutta-con-trafficanti_fa75879c-e84d-4bb8-9881-7338db1113df.html)[1]
Allo stesso modo non c'è bisogno dell'intervento di un magistrato, del tam tam di Di Maio, delle contrapposte demagogie di Mario Giordano e Roberto Saviano o chi per loro, per essere informati delle storture (o forse sarebbe meglio dire delle schifezze) che stanno dietro al business dell'assistenza agli extracomunitari in Italia.
Non saranno le paludate ipocrisie di Mattarella: «Il dramma dei profughi banco di prova della civiltà europea» a salvare i "profughi" dal morire in mare dopo essere stati sempre più attirati sulle coste libiche dalla promessa di un facile attracco sulla dirimpettaia Italia.
Ben che vada sfruttati, derubati, imprigionati, abusati e torturati, una volta arrivati in Italia, si ritrovano allo sbaraglio in un paese che non offre alcuna concreta prospettiva di lavoro e riscatto per i più e con le frontiere chiuse verso il resto d'Europa.
Anche la bufala del respingimento dei "clandestini" (coloro che non avrebbero diritto d'asilo e andrebbero espulsi e rimpatriati) mostra la corda. Manca la reale possibilità e capacità di farlo.
Ma che il flusso continui fa comodo ai mercanti dell'accoglienza che sui migranti - e sui tanti poveri idioti come me e gli altri volontari che si fanno in quattro ben più di me - si arricchiscono.
Si sentono e si leggono sui documenti ministeriali tante belle parole su tutto quello che dovrebbe essere garantito a ciascun extracomunitario dai trentacinque euro procapite che gli improvvisati neo professionisti dell'accettazione incondizionata di tutti i nuovi arrivati intascano. Una marea di denaro della quale godono in tanti, ma non i diretti interessati.
È ovvio che i benpensanti siano sempre più oggettivamente razzisti e si buttino tra le braccia degli sciacalli di destra, quelli che sarebbero ben felici di ricevere miliardi dall'Europa, come il dittatore turco, per fare il lavoro sporco del respingimento. Comprensibile che chi stenta a vivere dignitosamente o, peggio, non ha lavoro e futuro sia sempre più incazzato e cerchi consolazione in quelli che promettono mari e monti candidandosi a sostituire gli squalificati occupanti delle sedie di governo.
Quel che è peggio è che nessuno speri più che le cose possano essere cambiate in meglio da coloro che hanno avuto fin ad ora in mano le leve del comando, sia in Italia, sia nel resto d'Europa.
Escluso, è chiaro, chi dall'attuale stato delle cose ha, in qualche modo, da guadagnarci.

[1] La Repubblica mescola un po' le carte facendo riferimento al Rapporto Frontex 2017 dove, più morbidamente si scrive di "unintended consequences", conseguenze involontarie, ma il risultato non cambia. (http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2017/04/23/news/soccorsi_in_mare-163727123/)
Per chi vuole per i pdf originali basta digitare su Google "frontex risk analysis" e per l'articolo del Financial Times "EU border force flags concerns over charities' interaction with immigrant smugglers", del 15 dicembre 2016, cliccare questo link: https://www.ft.com/content/3e6b6450-c1f7-11e6-9bca-2b93a6856354.


2017-04-08

Gli impulsi distruttivi di Trump (frustrato dagli ostacoli alle sue decisioni amministrative)

Beh! È evidente che Trump abbia violato la sovranità di un altro paese senza alcun mandato internazionale arrogandosi il diritto d'intervenire a capocchia in ogni parte del mondo.
Del resto non deve essere sembrata vera a "cane pazzo" Mattis - messo da Trump a capo del pentagono - la golosa opportunità di sparacchiare una sessantina di missili del valore di un centinaio di milioni di dollari contro gli odiati nemici.
Devono essere brillati gli occhi a tutti i generali guerrafondai e ai produttori di armi quando hanno "consigliato" al Presidente di usare la forza senza indugi. Mica come con quel tentenna di Obama, sempre lì a calcolare i pro e i contro. Finalmente un comandante in capo con deficit d'attenzione e iperattivo che non ci pensa troppo su! I Tomahawk sono fatti per essere usati (e rimpiazzati!) non per ammuffire negli arsenali. Chissenefrega se è benzina sul fuoco del terrorismo!
Non stupisce neppure che i lecchini nazionali ed esteri si siano subito inchinati al celhodurismo trumpiano.
È tipico dei lecchini (chi sia un lecchino lo dice bene Musil qui) e di questa Europa allo sbando.
Ciò non significa "stare con Putin" e tanto meno con Assad, che da sempre si sa chi sia (qui una vignetta del 2011 di Ali Ferzat, molto esemplificativa).
È soltanto un evidenziare l'insignificanza dell'Europa (per non parlare dell'ONU!).

2017-03-21

Tutti insieme amichevolmente


"Sono sopravvissuto all'otto marzo, sopravviverò anche alla festa del papà ... ma è sempre più dura", scrive l'amico Ivo. Però subito dopo arriva la giornata della "felicità" e poi quella della poesia.
Uscirne superstiti è quasi impossibile.
Ma a Pavia le cose le facciamo in grande. Non una sola giornata: da qualche anno marzo è addirittura "il mese della poesia". Grande iniziativa, come sempre sono grandi le iniziative ispirate dalla cara Daniela Bonanni, e patrocinate dal Comune.
Purtroppo io, da buon TTF, arrivo sempre tardi a scoprire le cose. Non me ne sono ricordato così come non mi sono ricordato che oggi fosse la "giornata della poesia". Pensavo ricorresse ieri, primo giorno di primavera, e invece era quella della felicità.
Non si riesce mica a tener presente tutto.
Tra gli strepitii per la cacciata della Perego dalla Rai, Sgarbi che, al solito, sbrocca, Grillo in fuga dal Pd distaccato sempre più nei sondaggi, Minniti intenzionato a dare un barcone di soldi per costruire lager a un tizio che si dice presidente libico, ma non ha alcun controllo sul territorio, Fini avviato a una gran brutta fine, candidati presidenti e ministri francesi dimissionari per aver assunto e pagato con soldi di Stato mogli, figli e figlie finanche minorenni (neanche fossero politici italiani!), l'oratoria di Don Ciotti imperterrito nel sovrapporre "la giornata della memoria e dell'impegno" a quella della poesia, uno perde la trebisonda.
Però ho rimediato in extremis.
Al mio corso d'italiano una ragazza latino-americana ha scritto e letto questa poesia di José Martí. Un inno all'amicizia tradotto e commentato insieme da persone provenienti da ogni parte del mondo.

Tiene el leopardo un abrigo
En su monte seco y pardo:
Yo tengo más que el leopardo,
Porque tengo un buen amigo.

Duerme, como en un juguete,
La mushma en su cojinete
De arte del Japón: yo digo:
“No hay cojín como un amigo.”

Tiene el conde su abolengo:
Tiene la aurora el mendigo:
Tiene ala el ave: ¡yo tengo
Allá en México un amigo!

Tiene el señor presidente
Un jardín con una fuente,
Y un tesoro en oro y trigo:
Tengo más, tengo un amigo.


2017-02-10

Foibe. Ci sono snodi storici difficili da districare

Nella foto: Loška Dolina, Slovenia meridionale, il 31 luglio 1942. Soldati italiani fucilano Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič ed Edvard Škerbec, cinque abitanti del villaggio di Dane presi in ostaggio qualche giorno prima. Nell’Italia degli ultimi anni, un’interpretazione frettolosa e “capovolta” di questa foto ne ha innescato la proliferazione virale in rete e sui giornali, sino a farne l’illustrazione per eccellenza di articoli sulle foibe e le vittime italiane della “violenza slava”. (Internazionale)

La storia intorno alle foibe


2017-01-27

Giornata della memoria

La soppressione violenta dell'altro nei rapporti (economici in primis e poi politici, culturali, interpersonali) anteponendo la forza al rispetto della dignità del più debole (qualsiasi sia la ragione contingente della sua debolezza, non soltanto fisica, e la modalità, non soltanto materiale, dell'uso della forza) è la ragione del ripetersi infinito di tragedie.
Doveroso, ma poco influente ricordasi, una volta all'anno, di quelle della storia recente che ha coinvolto i nostri nonni e i nostri genitori, mentre noi stessi siamo protagonisti, più meno attivi e consapevoli, di eventi non meno dolorosi.
Una riflessione costante sulla violenza, da quella verbale a quella reale, proposta in parole e immagini nella quotidianità dei media, dove fiction e verità si intrecciano ormai inscindibilmente - conformando le menti non soltanto dei più giovani - sarebbe più auspicabile delle giornate una tantum per questo o per quello, grondanti buone intenzioni ed ipocrisia.

2017-01-17

Oxfam, Stiglitz: ricchi sempre più ricchi, Trump, non ci sarà limite al peggio e la "cattiva scuola" italiana

Nel giorno in cui Trump osanna la Brexit, attacca i tedeschi, considerati unici beneficiari della UE, e la Merkel per la sua politica d'accoglienza, minaccia supertasse del 35% per le auto costruite in Messico, definisce obsoleta ed inutile la Nato e auspica un riavvicinamento alla Russia, lo stesso giorno del rapporto Oxfam nel quale si ribadisce la cosa già nota che otto uomini (quelli in immagine) possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale e Stiglitz, su La Repubblica, ci ricorda come la maggioranza dei cittadini, sentendosi esclusa dai vantaggi della crescita, si ribellerà al sistema, il "corrierone" nazionale si concentra sulla scuola con fondo e aperture di prima pagina ("Un alunno su due cambia prof di sostegno" di Gianantonio Stella e "La grande crisi della scuola" di Ernesto Galli della Loggia). Lodevole parlare di scuola, lo si fa troppo poco, ma discutibili gli articoli, in particolare quello di Galli, e strana la scelta.

2017-01-04

Letterina alla befana ed altre bufale


Zaia (governatore del Veneto).
"Gli immigrati sono guerriglieri."
"Lei come lo sa?"
"Lo dicono i giornali."
Luca Zaia è rimasto tra i pochi a credere ai "giornali"!

Comunicazione. Trump propone di tornare ai "pizzini", Sallusti vorrebbe un pulsante per spegnere definitivamente il Web, Grillo auspica una Giuria popolare contro le ‘balle’ pubblicate da giornali e tv, Pitruzzella, presidente dell'antitrust, uomo, a dir poco, ben immanicato con tutta "la casta" (vedere il sito del gossiparo professionista per eccellenza che tra una scemenza e l'altra infila qualche scomoda informazione
http://www.dagospia.com/…/pietre-pitruzzella-fatto-fa-pulci…) ben più pericolosamente, propone organismi di censura (perché di questo si tratta al di là delle distinzioni di comodo!) per chi pubblica in rete.
Fortunatamente internet non è troppo controllabile là dove sopravvive qualche parvenza di democrazia.
Chiunque abbia avuto occasione di essere al centro di una notizia, anche soltanto di cronaca, ha sperimentato il pressapochismo, le imprecisioni sui fatti, il prevalere dell'opinione del commentatore di turno su quelle dei protagonisti - quando non la menzogna in malafede - tipiche del giornalismo "professionale".
Incapacità critica e di controllo delle fonti caratterizzano non soltanto gli occasionali pubblicisti del blog e i frequentatori dei social network, ma, ben più temibilmente, la "libera" stampa, radio e TV.
Fibrillano in difesa della categoria dei "giornalisti" buoni e meno buoni "comunicatori" (fortunatamente non sono proprio tutti uguali).
Finiti i bei tempi di "c'è scritto sul giornale", "l'ha detto la TV", quasi questi strumenti fossero fonti verità rivelate al par delle chiese, i meglio retribuiti dispensatori di "bufale", si sentono vilipesi non solo da un Grillo qualunque che propone la loro gogna mediatica, ma anche dall'esercito di dilettanti allo sbaraglio che osano mettere in dubbio ogni loro affermazione.
Tornare al passato con poche informazioni mal date, però incontestabili, e come unico contrasto le testate avversarie, poco influenti se scarse di mezzi finanziari e, conseguentemente, di lettori, sarebbe il sogno di quelli che furono gli onnipotenti "direttori". Non è più così anche se ancora detengono un piccolo potere autoreferenziale.
Auguriamoci che le speranze di tutti coloro che vorrebbero imbavagliare gli altri con la scusa delle "bufale", ma non sé stessi, non vadano mai a buon fine.

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Ho smesso da tempo di fare buoni propositi per "l'anno che verrà". Però vorrei davvero staccare con il surplus d'informazione - e il tempo dedicato a controllare l'attendibilità delle informazioni - e dedicarmi ad altro del tanto che m'interessa.
Soprattutto vorrei incazzarmi meno (e inutilmente!) per la cretineria di giornalisti di punta, conduttori TV, politologi, opinionisti di ogni risma.

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E come in tutti i saperi dei quali l'uomo è soggetto "post-truth", scienza, bufale, ciarlataneria, superstizione e credulità compongono un bel mix!

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Come è già lontano il referendum!
Beceravano: "Elezioni subito!" "Si può fare una buona legge elettorale in pochi giorni!" "Bisogna rispettare la volontà degli italiani!"
Ora sono lì, quatti quatti, speranzosi di conservare il più a lungo possibile gli immeritati stipendi e magari arrivare a maturare il vitalizio.
Tenere Renzi in brusco conviene a tutti. Non me ne può fregare di meno, sia chiaro!
Ma intanto, giusto per dirne una, a Scilipoti è toccata la vicepresidenza della commissione dell’assemblea parlamentare della Nato che si occupa di Scienze, e un posto in quella che si occupa di Ucraina. Ah! Ah!
Ma cosa possiamo ancora attenderci dai nostri "ceti dirigenti"?

2016-12-08

Crisi di governo in stile democristiano

Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi.
È partita la corsa a mollare Renzi. Inevitabile considerando la pochezza del ceto politico.
Un bel ritorno alle pratiche ipocrite rispetto alle quali è possibile tutto e il contrario di tutto.
"Franza o Spagna, purché se magna" è da cinquecento anni il leitmotiv prediletto dai politicanti italici.
E poi diciamocelo: tutti i 608 parlamentari per caso, che hanno dovuto sopportare la noia mortale di riunioni e sedute, magari anche per tre interi giorni la settimana a Roma, per una misera quindicina di migliaia di euro al mese perché dovrebbero rinunciare alla meritata pensione andando al voto prima di settembre (quando scatteranno i quattro anni d'incarico e il conseguente vitalizio)?
Un bel governicchio di scopo che la tirasse in lungo fino all'autunno piacerebbe a molti. Lascerebbe Renzi a bagnomaria, smorzando i residui entusiasmi degli ultimi incantati dal suo attivismo parolaio e le cose riprenderebbero a procedere all'andatura lemme lemme tanto caro alla Consulta come alla vecchia DC della quale Mattarella fu esimio esemplare.
Infine, last but not least, permetterebbe ai seicento peones di arrivare all'agognata pensione.
Non a caso, tanto per esemplificare, uno come Franceschini, ex, meno esimio, DC poi Cristiano Sociale, Partito Popolare Italiano, Margherita, Ulivo ed infine PD saltabeccando da Veltroni a d'Alema ad Amato a Letta a Renzi, sempre occupando posti di rilievo, ora si sentirebbe pronto a ricevere la campanella del premier e gira per le stanze del Palazzo facendo l'occhiolino a tutti.
Come sempre, per nobili scopi, naturalmente!



2016-12-05

Considerazioni di autochiarimento sull'esito referendario (pippone che so di scarso interesse!)

Non considerare la pluralità se non è necessario.
Ho rifuggito i pipponi referendari come la peste.
Però l'esito del voto, che mi era indifferente e per il quale dunque non esulto e non mi rammarico, si presta a considerazioni di ordine generale che travalicano l'esito, del tutto scontato in base al principio del rasoio di Occam. Personalmente prefiguravo ipotesi più fantasiose, pur non avendone alcuna certezza, ma, come spesso accade, la soluzione semplice è quella da preferire.
Non credo in alcuna sacralità, tantomeno in quella della Costituzione italiana, mai veramente applicata nei suoi principi di fondo e già più volte ampiamente stuprata.
Cosa vuol dire, ad esempio, il "diritto al lavoro" dell'articolo 4 quando il lavoro non c'è e le condizioni perché ci sia non dipendono da una volontà ideale?
Sarebbe meglio garantire dignità - non soltanto formale come quella dell'articolo 3 - a tutti i cittadini con un sostegno economico e servizi sociali funzionanti quando manca la possibilità di un lavoro.
Invece in tutta Europa (quasi ottocento milioni di europei) ci siamo soltanto noi italiani (sessanta milioni!), insieme a greci e ungheresi (venti milioni tra tutti e due) a mancare di un reddito garantito.
Ho trovato assurdo tutto il can-can che si è fatto.
Il pallone gonfiato del renzismo è miseramente esploso (non è detto che ci siamo liberati di Renzi per sempre anche se si è infilato nel cul-de-sac del referendum con una stoltezza politica non comune!) e va beh! Detestabile lui e la Boschi, sua ministra per le "riforme" costituzionali.
Però a chi vi affidereste ora? Alle coppie D'Alema - Speranza, Berlusconi - Brunetta, Salvini - Meloni, Di Maio - Di Battista? O magari a una riedizione "tecnica" tipo Monti - Fornero?
Ma per piacere! Eppure tutti vincenti, tutti sullo stesso carro, tutti minoritari come il Pd renziano ora allo sfascio.
Gli unici con qualche chance a livello di voto popolare potrebbero essere i pentastellati, ma con il personale politico emerso ai vertici meglio perderli che trovarli. E comunque anche loro non sembrano avere i numeri per governare da soli.
Gli italiani si erano espressi chiaramente alle politiche 2013 facendo emergere tre schieramenti più o meno compositi: 29,55 % l'accozzaglia bersaniana, 29,18 % l'armata Brancaleone berlusconiana, 25,56 % il Movimento 5 Stelle. Quest'ultimo ora sembra in vantaggio ragion per cui vuole andare al voto subito e con qualsiasi legge elettorale. Non si sa mai che il vento cambi.
Vedremo come andrà a finire ora che la cosa è nelle mani di Mattarella, "guida autorevole e salda" [cit. dal discorso di dimissioni del capo del governo).
Altre considerazioni andrebbero fatte circa l'inutilità, ormai palese di giornali e tv col loro stupidario quotidiano, sostituito dal ben più efficacie stupidario del web col tam-tam dei social network, strumento di "democrazia diretta" con pesanti conseguente sulla "qualità" del "voto popolare".
I virgolettati stanno ad indicare quanto sia vasto il capitolo per essere aperto.



2016-11-03

Pier Paolo Pasolini visto da Alberto Arbasino


A quarantuno anni di distanza dal "delitto politico" (perché alla fin fine questa è stata la caratteristica dell'assassinio) di Pier Paolo Pasolini, forse il ritratto più aderente alla sua figura lo dobbiamo non certo al film distratto di Abel Ferrara - nonostante la volonterosa interpretazione di Willem Dafoe - ma, a mio avviso, ad Alberto Arbasino (Ritratti italiani, Adelphi, 2014)

Il pezzo dedicato da Arbasino a Pasolini inizia con le risposte "stese accuratamente, e poi da lui [Pasolini] vidimate, riaggiustate, corrette" a una intervista dell'amico Arbasino.

Dice Pasolini:
«Non ho esperienza diretta del benessere. Per me, non c’è. Non abito mica a Milano, io. E, d’altra parte, ricevo almeno quattro o cinque lettere al giorno, con richiesta di aiuti finanziari, e almeno sette otto persone al giorno si rivolgono a me disperatamente per essere aiutate a trovare lavoro. È certamente un caso eccezionale, il mio. Ma io vivo immerso nel mondo della necessità più angosciosa.
[...]
Maledetti! Parlano di benessere: e per di più pretendono che se ne parli come di un fatto scientificamente provato, reale, palpitante, ferocemente attuale. Chi non lo ammette è fuori moda, squalificato.
[...]
il neocapitalismo rende più profonda la divisione tra Nord e Sud, man mano che il Nord arricchisce, il Sud – in senso relativo e assoluto – impoverisce. Io sono nelle condizioni di percepire solo questo regresso (tu sai bene che il Sud comincia alla periferia di Roma): è l’impoverimento dell’Italia che è, per me, l’attualità, il fatto ‘di moda’».
[...]
«Due Preistorie: la Preistoria arcaica del Sud, e la Preistoria Nuova del Nord. Io... Non ho armi per affrontare le ‘masse’ padano-americane. La coesistenza delle due Preistorie (e la lenta fine della Storia, che si identifica ormai, soltanto, nella razionalità marxista) mi rende un uomo solo, davanti a una scelta ugualmente disperata: perdermi nella preistoria meridionale, africana, nei reami di Bandung, o gettarmi a capo fitto nella preistoria del neocapitalismo, nella meccanicità della vita delle popolazioni ad alto livello industriale, nei reami della Televisione. I nostri figli si perdono in questo futuro, cento, duecento, duemila, diecimila, trentamila anni. Il miliardo di contadini biblici che ancora oggi vivono in una condizione preistorica, piano piano creperanno, o diventeranno un’altra razza umana. Gli altri, gli industrializzati, dalla nostra prospettiva, ci riescono umanamente inconoscibili. Si produrrà e si consumerà, ecco. E il mondo sarà esattamente come oggi la Televisione – questa degenerazione dei sensi umani – ce lo descrive, con stupenda, atroce ispirazione profetica».

«L’unico antenato spirituale che conta è Marx, e il suo dolce, irto, leopardiano figlio, Gramsci. Ma non lo dico come lo avrei detto solo un anno o due fa. Mesi e mesi di angoscia, di terrore, di vergogna, di ira, di pietà, avranno pur contato, nella mia vita.
[...]
Da’ un’occhiata, con me, agli anni Cinquanta, appena lì, alle nostre spalle. Non li trovi ridicoli? “Un ridicolo decennio”, è questo un libro di “racconti da farsi” che ho in mente (e che non farò).
[...]
Il ridicolo è dovuto al moralismo. E bada che questo moralismo serpeggia anche nelle sinistre (tutte le coazioni operate nell’analisi del marxismo altrui, che ha fatto per tanti anni della critica di sinistra una specie di caccia alle streghe – che tendeva poi a castrare l’autore, pretendendo da lui una purezza di sentimento marxista assolutamente astratta). Ora, quel moralismo di piccolo-borghese che cerca risarcimenti alla propria impotenza, trionfa col centro-sinistra: in cui i democristiani appaiono, devo dirlo, molto simpatici, i socialisti antipatici. Il moralismo politico-ideologico dell’Avanti – per una specie di complesso di colpa che diventa rigorismo – ha delle strane coincidenze col moralismo – tutto in malafede, naturalmente – dei giornali scandalistici della borghesia. Questo è l’ultimo colpo per la vita associata e civile italiana».

«Bandung. Adopero questa parola in tutta l’estensione del suo significato, ivi compresa anche la rinascita, la lotta per la rinascita, la strada da percorrere per raggiungerci quaggiù nella nostra magnifica storicità. Adopero questa parola implicandovi anche la guerra dei sottoproletariati algerini, angolani, kikuyu... Gandhi, Kenyatta... Adopero questa parola implicandovi anche il Ghana, che fra pochi decenni sarà ricco come la Svizzera... Ma adopero soprattutto questa parola come “senhal” geografico per comprendervi la fisicità dei “regni della Fame”, il “fetore di pecora del mondo che mangia i suoi prodotti”. (Il riferimento al fatto storico accaduto a Bandung è marginale e casuale, ecco)».

«La parte ‘negativa’ degli anni Cinquanta, quella che tu chiami “sinistra”, non la prendo neanche in considerazione: do per scontata la sua stupida tragicità. Io mi riferisco alla parte che abbiamo sempre considerata ‘positiva’ di quel decennio: cioè la nostra sopravvissuta resistenza, la nostra opposizione, la nostra vitalità, il nostro rigorismo ideologico e civico, ecc. ecc.»

Arbasino parla poi dell'omicidio di Pasolini come una brutta sceneggiatura nella quale nulla torna, correlandola alla morte analoga di Giangiacomo Feltrinelli: "altro inverosimile presepio costruito con tutte le sue figurine a posto, in base a connotazioni meramente esterne e «per sentito dire» sul conto del personaggio, e clamorosamente ‘impossibile’ per chi lo conoscesse appena un po’."

C'è molto di più di questo nel ritratto di Pasolini. Arbasino affronta il tema della comune dell'omosessualità, a partire dagli scritti della "giovinezza friulana di Pasolini termina bruscamente, come si sa, con scandalo, vergogna, cacciata o fuga da Casarsa. Tutti contro Pier Paolo: il potere cattolico, l’autorità comunista, la figura paterna. Se non fosse stato un trauma talmente drammatico, sarebbe forse paradossale notare che questo scandalo di natura omosessuale ha luogo proprio a Casarsa, Eldorado e Mecca per frotte di omosessuali veneti giacché sede di vaste guarnigioni militari presso i confini orientali dell’Italia, con abbondanza di giovani soldati generalmente meridionali e collettivamente disponibili."
Arbasino evoca il contesto, da lui stesso condiviso, della seconda fase della vita pasoliniana. "Roma, anni Cinquanta: a detta di ogni tradizione orale e di testimonianze innumerevoli, l’ultima età d’oro per la bisessualità mediterranea, latina, rinascimentale, sia popolare sia di élite, come l’hanno conosciuta tanti viaggiatori, per consuetudine antica."
"Le condizioni maschili erano semplici e basiche, secondo i requisiti tipici d’una bisessualità ‘di necessità’ in una società dove le ragazze sono tradizionalmente inaccessibili: non parlare e lasciare agire, perché la ‘cosa’, finché non viene nominata e riconosciuta, non esiste, e non va vidimata neanche con l’offerta di una sigaretta: un po’ l’atteggiamento di quegli americani antichi per cui «Christ, was I drunk last night»."

"Caratteristica principale di quegli anni era infatti l’invisibilità sociale dell’omosessualità: nessuno ne aveva mai sentito parlare (per le generazioni fasciste, era un tema tabù); era poco familiare anche il termine; si supponeva semmai trattarsi di stravaganze limitate a pochi stranieri eccentrici in vena di burle a Capri. Dunque anche le manifestazioni più vistose – coppie avvinghiate, tavolate frenetiche, marinai e bersaglieri portati in divisa a casa e in albergo – venivano tutt’al più attribuite dalla gente a innocenti amicizie, affettuose parentele, «sarà il figlio del suo giardiniere».
«Non ha conosciuto la dolcezza di vivere chi non ha frequentato i moschettieri del Duce» ripetevano certi vecchi gentiluomini che d’altronde, invitati a Corte da Re Vittorio Emanuele e dalla Regina Elena, non dimenticavano di infilare il biglietto da visita negli stivaloni dei corazzieri preferiti. E questo è il background di grandi scrittori e registi come Aldo Palazzeschi e Luchino Visconti, che non si sognarono mai di dissimulare la propria omosessualità, ma la vissero l’uno con ironia, l’altro più fiammeggiante."

Arbasino delinea lo stravolgimento di quel mondo nella terza fase della vita pasoliniana (e sua!).
"L’età permissiva dei movimenti giovanili e della liberazione femminile ha alcune conseguenze decisive: la formazione precoce della coppietta definitiva, non più dopo i vent’anni, ma addirittura a dieci. Smentita, empirica, della tesi della bisessualità antropologica, pagana, dei ragazzi italiani. Fine delle bande avventurose di ragazzi sperimentali; omologazione, omogeneizzazione dei comportamenti. Fine dell’originalità individuale, dei caratteri regionali, del sapore locale. Standardizzazione e spersonalizzazione anche dell’atteggiamento omosessuale, riservato a ‘gay’ o ‘checche’ fatte con lo stampino, invase da galatei che impongono baffi e canottiere e orecchini identici in ogni paese. Ghettizzazione in discoteche dove si ‘investe’ il tempo e i soldi del sabato sera in un amalgama impersonale, o in baretti dove si passano le ore gemendo sui bei tempi passati e sulle nuove malattie.

Inoltre, non solo la droga e le armi rendono ormai pericolose e criminali quelle periferie già familiari e amichevoli: i ragazzi adesso hanno soldi e automobili, oltre che le ragazze. L’arrivo di un’Alfa Romeo in una piazzetta non è più un avvenimento, l’offerta di una pizza fa sorridere di compatimento. Questi sono i temi della mutazione antropologica drammaticamente trattati dall’ultimo Pasolini disperato: forse è stato anche frainteso, perché chi rimpiange un’Italia sana e frugale e lieta può sembrare un nostalgico del fascismo. Ma le motivazioni autobiografiche delle sue anacronistiche invettive contro la società dei consumi e del benessere possono rendere ancora più straziante quella tragica fine di Pier Paolo."

"Pier Paolo portò dunque la sua «provocazione» (che non si chiamava ancora così, e nemmeno «contestazione») direttamente negli ambienti più adatti a prenderla malissimo: i cattolici e comunisti più perbenino e perbenisti, le università ideologiche e provinciali, i conservatori da tinello buono, le periferie violente dove il «diverso» viene assalito con parolacce (e peggio) soprattutto da chi gli ha appena effettuato la prestazione. Fu una «mossa del cavallo» nei confronti della società dello spettacolo. E gli assicurò uno status di «personality» nazionale e internazionale indipendentemente dalle opere."

Pasolini versus Arbasino? No. Stessi ambienti "dove il sesso e soprattutto la sodomia venivano vissuti come commedia e non come tragedia", stessi gusti, stessi maestri.
Diverse inquietudini, però, diverse tensioni, diversa volontà di sfida, "di avversione spontanea verso gli ambienti indulgenti e ironici che vivevano la sodomia come divertimento e non come tormento: i monsignori mondani, i diplomatici sorridenti, le signore in villa, i grandi borghesi in yacht, i letterati internazionali in blazer amici di Truman Capote e Gore Vidal. La café society al gin-and-tonic con le sue allegre trame omosessuali intrecciate come l’ippica e il tennis e il gioco fra cocktails e weekends alla Cyril Connolly ed Evelyn Waugh."
E l'amico Pier Paolo rimprovera l'amico Alberto per "una qualche mancanza di «terribile doglia», cioè di patimento full time: perché non ero [Arbasino] un martire cristiano [...], ma piuttosto un allievo di Bouvard e Pécuchet, un complice di Carmelo Bene)"

C'è altro, molto altro nelle pagine di Arbasino che val la pena leggere come documentazione di tempi e uomini ormai lontani anche dalla nostra sensibilità di non più giovani.
Premonizioni ci furono di quello che sarebbe stato il futuro, ma questi giovanotti alla fine degli anni quaranta affondavano le radici in un humus primi novecento definitivamente esaurito - che non apparteneva già più, se non di riflesso, agli adolescenti degli anni sessanta - e nel loro vivere intensamente gli anni cinquanta, sessanta, settanta (lontani comunque loro, ormai scrittori affermati, dalla partecipazione empatica agli avvenimenti politici e di costume comuni ai nuovi giovani) non potevano possedere il dono della preveggenza circa lo stravolgimento telematico che sarebbe avvenuto da lì a poco.
Troppo e troppo rapidamente tutto è mutato e l'accelerazione legata al cambio di paradigma culturale rappresentato, dopo la televisione, dall'evoluzione rapidissima dei computer ormai si è completamente realizzato, letteralmente trasformando il mondo.
E non è finita qui. Ma è storia che apparterrà ad altri ancora.

2016-10-27

La storia dimenticata

Avendo tra le mani un interessate numero monografico su Trieste (Meridiani, Editoriale Domus) sono stato colpito da questa pagina con le date del passato della città.
Incredibile quanto si dimentichi della storia nostrana oltre che internazionale.
Il territorio triestino, come molte zone di confine crogiuolo di lingue e nazionalità diverse, è stato in tempi diversi teatro di pacifica  convivenza  e  conflitti sanguinosi.
Nel contatto con stranieri delle più disparate parti del mondo mi rendo conto quanto questo sia un destino comune.
Purtroppo l'oblio della storia e il prevalere delle passioni e degli interessi contingenti è foriero di ricadute tragiche.
Soffiano venti di guerra e si rinfocolano odi mai completamente sopiti, fomentati da uomini politici incoscienti e da una economia impazzita.
Con i governanti incoscienti che ci ritroviamo e l'oscurantismo frutto di ignoranza dilagante c'è da temere per il nostro futuro prossimo.

2016-10-01

Pippone #referendum (uno scassamento di cabasisi lungo due mesi)

Non ho visto la TV ieri sera. Mi sono perso lo scontro Renzi/Zagrebelsky e non mi spiace. Non credo che ne fruirò neppure on demand.
Leggo ovunque che Renzi ha maramaldeggiato. Era inevitabile e questa è la ragione per la quale ho perso la trasmissione. Mi avrebbe fatto male vedere un signore che stimo e rispetto come Zagrebelsky buttato nel tritacarne mediatico (e mediocratico!)
I sostenitori pensanti del "no" continuano a darsi martellate da soli.
Se alla fine vinceranno è perché in questa Italia tripolare pentastellati e destre insieme hanno la maggioranza.
Delle buone ragioni per il "no" di Zagrebelsky non frega niente a nessuno.
Emblematico il comportamento di individui inqualificabili come Schifani che saltimbeccano spudoratamente da una parte all'altra.
Ormai si tratta solo di un referendum pro o contro il "furbo" parolaio fiorentino che, proprio come il "furbo" D'Alema, è caduto nel trappolone del traffico di accordi con la destra berlusconiana ed è rimasto con il cerino in mano.
https://www.facebook.com/fabrizio.garlaschelli/posts/10211135063478747

Alessandro Gilioli: Stiamo diventando tutti piu scemi? (L'Epresso)




Micromega La verità sul referendum di Raniero La Valle

2016-09-25

Berlusconi un quarto di secolo fa, Renzi oggi. Ma il declino sembra già cominciato

Per gli ottant'anni di Berlusconi i giornali non ci fanno mancare niente delle loro inutili caterve di pagine.
L'Espresso, ai suoi esordi rivista di riferimento di una parte esigua della sinistra ancora abbastanza pensante, gli dedica copertine multiple e multicolori in stile Warhol [sic! Anche in questo rétro] e una rievocazione di Ezio Mauro, giubilato dalla direzione di Repubblica poiché non sufficientemente renziano.
Correva l'anno 1992. Berlusconi a pranzo con Ezio Mauro, allora direttore de La Stampa: "Ricevo più di duecento lettere al giorno delle massaie felici perché ho regalato loro la libertà con le mie televisioni che guardano al mattino mentre fanno i mestieri..."
Poi gli svela che se mai avesse voluto scendere in politica si sarebbe fatto un partito "reganiano" e avrebbe avuto la maggioranza. A Mauro sembrò una boutade dell'attuale "Bomba" fiorentino e non ci fece caso. Due anni dopo però...

Ecco quello che fa la differenza tra Berlusconi e Renzi e con ogni probabilità non permetterà a quest'ultimo di durare, non si dice vent'anni, ma, se butta male, neppure fino al prossimo anno. La mancanza della "casalinga di Voghera", "liberata" dalle televisioni del Cavaliere.
Detesto virgolettare, ma talvolta è necessario. La casalinga di Voghera è una metafora e l'idea che le casalinghe italiane fossero "liberate", mentre continuavano a lustrare la casa, dagli stupidari mattutini di Mediaset e troppo esilarante.
Eppure quelle TV e quei personaggi pagati per inneggiare a Berlusconi e diffondere un certo stile di vita martellando quotidianamente su una platea di ascoltatori privi di strumenti critici è stata la carta vincente di Forza Italia e, quantunque enormemente ridotta, è ancora quella percentuale che permette a Berlusconi di contare qualcosa nell'attuale panorama politico.
Renzi ha l'energia della giovinezza, una faccia tosta nel contar palle che nulla ha da invidiare al cavaliere di Arcore, una parlantina anche più sciolta ed efficacie, ma gli manca l'appoggio sostanziale delle casalinghe d'Italia imbonite unidirezionalmente dagli schermi televisivi sempre accesi.

Culle di cartone e "crisi umanitarie"


Dacia Maraini, sopravissuta ai tempi dei "Daci e dei Moravi", come ironizzava Arbasino, sul Corriere ha scritto un pezzo strappalacrime sull'indigenza degli ospedali venezuelani e, più in generale, del mondo. (http://articoliscelti.blogspot.it/2016/09/le-culle-di-cartone-in-venezuela.html)
Un po' tutta la stampa "malpensante" si è buttata sulle foto dei neonati sistemati in culle di cartone.
Quale sia la vera situazione venezuelana non so.
Le foto sembrano provenire da Manuel Ferreira Guzman, un avvocato venezuelano dell'opposizione, secondo taluni ispiratore in passato di un tentato golpe contro Chavez, e non "pediatra" come si dice su Il Fatto Quotidiano.
Dunque più che altro si tratterebbe di un "attacco mediatico al Venezuela". Questo sostengono i responsabili dell'ospedale in questione.
Comunque sia tutto ciò dimostra la difficoltà a controllare le notizie che però, una volta "sparate" da giornalisti assai discutibili, fanno il loro corso nella testa delle persone.
Dacia Maraini scrive cose sensate, sulla stato del mondo, nel suo articolo, però, prendendo spunto da una dubbia foto sensazionalistica, inficia in parte la validità di quanto afferma.
Quella mentalità americana alla Donald Tump per cui chi non ha soldi non dovrebbe neppure avere il diritto di entrarci negli ospedali è sempre più presente ovunque e questo è il problema.
Tutti, anche in Italia, hanno esperienze relative alle differenze di trattamento della nostra assistenza sanitaria pubblica. Prenotare una visita e sentirsi dire che occorre attendere mesi, ma, pagando, si può fare subito è la norma. È il famigerato "intra moenia", l'uso da parte dei medici di strutture pubbliche per visite private.
In quanto alle culle di cartone, prima della sventagliata di articoli su quelle del Venezuela, su Google se ne diceva meraviglie. Di quelle finlandesi, ecologiche in quanto di cartone riciclato, che addirittura avrebbero aiutato (in Finlandia naturalmente!) a far diminuire la mortalità infantile.

2016-09-14

C'è mai stata bellezza a Pavia?

Disivan a Vughera (la ridente città delle tre P: puttane, pazzi e peperoni)
"Paves mangia vers mangia cruston e tra via al pusè bon"
Non è mai corso buon sangue tra le due città. I trenta chilometri che le separano sono una cesura.
Per i vogheresi è più vicina Milano anche se più lontana. Da Voghera a Pavia magari ci si viene a studiare o lavorare, anche tutti i giorni, altrimenti il capoluogo è come se non esistesse.
Quelli di Voghera hanno Valentino, Arbasino, ma anche Bolchi regista degli sceneggiati TV che nella seconda metà degli anni '50 hanno disvelato agli italiani i grandi della letteratura e, più indietro nel tempo, Bandirola con la sua Gilera e l'amata scrittrice Carolina Invernizio, 123 romanzi pubblicati, messa all'indice dal Vaticano.
Senza scordare "la munsesa" regina delle ragazze in esposizione della via Mazza Dorino (luogo cult della prostituzione, sopravissuto ancora per qualche tempo alla legge Merlin) a suo modo antesignana della "casalinga di Voghera" assurta a interprete del pensiero dell'italiano medio.
Chi può vantare Pavia di altrettanto internazionalmente famosi?

Ora l'amico Giorgio Boatti scrive, su "la Provincia", "Se a Pavia la bellezza è andata via" e il rettore Rugge replica con "La bellezza di Pavia, cinque modi per esaltarla". Un garbato rimpallo tra due signori per bene che sarebbe da maleducati stroncare. Inoltre, anche se "uno vale uno", come diceva una volta Grillo, chi sono io per intervenire?
Però, da trapiantato a Pavia dal lontano '68, sinceramente tutta 'sta "bellezza" a Pavia non l'ho mai vista. Francamente non mi è neppure chiaro in quale accezione sia stato usato il termine "bellezza".
Sicuramente, dal punto di vista architettonico, Pavia è assai pregevole, a parte i crimini edilizi perpetrati. "È la città del romanico, delle vie e viuzze a trama medievale, dell'acciottolato, del fiume, delle torri svettanti, dei segreti tesori artistici." Scrive Rugge. Un po' scontato, ma vero.
Peccato che stretti e contorti come le "viuzze a trama medioevale" siano i pensieri dei pavesi.
Si parla da sempre di turismo, scienza e saperi. Cambiano le amministrazioni e i colori politici quantunque sempre più sbiaditi e la solfa resta sempre la stessa.
Intrecci d'affari in salsa massonica sono la vera vocazione cittadina. I pavesi comuni restano vittime più o meno ignare e sacrificali di chi a Pavia conta davvero e si muove nei meandri dell'Università come delle cittadelle sanitarie siano esse di antica o nuova fattura. Chiuse le industrie, esaurito il filone produttivo restano i fasti e nefasti di un terziario generalmente arretrato e della sempre rampante speculazione edilizia.
A sì c'è anche il commercio, il vortice oscuro dei mille negozi dai prezzi assurdi che aprono e chiudono in rutilante fantasmagoria. E i bar, gli innumerevoli ristoranti cinesi e non cinesi, gli improponibili prezzi di case ed affitti, la vituperata - dai benestanti residenti - movida dei giovani, unica cosa in movimento in una città fantasma, le notti bianche con cibo scadente, le bancarelle, sempre tristemente uguali, i fuochi che decretano, dopo l'intermezzo dell'Autunno pavese, l'inizio del letargo invernale.
Altroché assessorato alla felicità, annunciato dall'ultimo neosindaco! Un significante senza significato, un po' come la bellezza. Ma non è colpa del sindaco. Questa è Pavia.

2016-08-11

Cicciottelle e cosce al vento

Non che me ne importi granché, ma 'sta storia del politically correct mi sta sul caz... pardon, mi sconcerta.
Si lo so. Molti (e molte) non saranno d'accordo, anche fra tutti quelli che si sentivano Charlie ai tempi dell'Hebdo. Sembra passato un secolo.
Non mi frega niente (mi è indifferente) se una donna grassa (sovrappeso), quantunque "atleta vincente", viene definita, affettuosamente "cicciottella" o la potente ministra Boschi viene disegnata con la coscia al vento. Alla sciura Boldrini non sconfinfera? Ossignur! Ce ne faremo una ragione.
È indegno sessismo! Ma va là, va'! Sono benaltrista. C'è ben altro che non funziona nella Boschi. La coscia è il meglio, un po' come nel pollo, a meno che non si preferisca il petto.
Bisogna stare attenti, misurare i termini, coprire le statue nude per la visita del presidente iraniano, non satireggiare in radio e in tv, specie nei confronti del Bomba.
C'è un clima sempre più opprimente, un'aria irrespirabile di restaurazione.
Di questo non se ne può più.

2016-08-05

Che tempo che fa. Information and Communication vacanziera

Per i drogati di informazione come me le vacanze sono benefiche. Un breve periodo di stacco dalla ridondanza di notizie. Si è comunque connessi, ma ci si accontenta di una rassegna stampa e qualche articolo on line, senza approfondire troppo.
Comunicazione, poi, niente. Sì, qualche foto e qualche scambio di battute. Poca roba, manca il tempo.
Ci si accorge allora come, senza attentati e colpi di stato, tutto giri intorno alle solite cose. Le palle di chi governa - nello specifico il Renzi di turno e le sue ineffabili ministre - il su e giù casuale delle borse per la speculazione su banche, petrolio e brexit, i silenzi bergoglieschi carichi di reconditi significati, l'ennesimo giro di valzer delle nomine Rai ed ora il pasticcio olimpico in salsa brasiliana per la gioia degli inviati sportivi (non se ne può più né di loro né del loro sport!)
Stragi e guerre "altrove" interessano poco giornali e tv.
Fa più notizia l'endorsement del vecchio Clint per Trump, come se fosse una novità scoprirlo reazionario. Il fatto di essere buoni registi, scrittori, chirurghi o tramvieri non esime dall'essere politicamente dei coglioni.
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