19.7.16

Olimpiadi dopate

648 a.C. Pancrazio: l'arbitro punisce a frustate un atleta che tenta di accecare l'avversario
Già le olimpiadi sono una fonte di arricchimento per pochi e una macchina mangiasoldi per il popolo che le ospita. Senza la Russia poi si potrebbero anche sospenderle del tutto, ché tanto varrebbe. Ma competizioni olimpiche e politica, si sa, sono sempre andate a braccetto.
L'idea che gli squalificati organismi internazionali (CIO, e compagnia bella), sedi di scandali a ripetizione e incapaci fin anche di semplici ed efficaci controlli antidoping, si prendano la briga di squalificare qualsivoglia nazione, quando tutti sanno che lo sport è un marcio business e, in tutte le discipline in cui serve un'"aiutino", ci si droga a go-go, fa solo ridere.
Per piacere finiamola una buona volta con tutta la melensa retorica sullo Sport con l'esse maiuscola che gonfia i portafogli dei giornalisti sportivi. Godiamoci il guerriero massacro per la vittoria, che poi è il vero spirito olimpico greco delle origini, alla facciazza dei De Cubertin di turno!
Tutto ciò a prescindere da quanto denunciato dall'ONU brasiliano che dovrebbe davvero far disertare questi giochi olimpici: "Bambini di strada uccisi dalla polizia per 'ripulire' Rio in vista delle Olimpiadi".

15.7.16

Considerazioni a margine della strage di Nizza

Qualche considerazione dopo la strage di ieri sera a Nizza mi ci vuole, non foss'altro per chiarirmi le poche idee e confuse che mi girano in testa.
Orrore, ovviamente, e costernazione per le vittime. Non se ne può più.
Un franco-tunisino il massacratore. Un piccolo delinquente poco religioso, ma probabilmente con problemi personali, non troppo diversi da quelli di tanti altri che però non vanno in giro ad ammazzare decine di persone.
Fatalità? No, certamente. Odio e violenza fanno la differenza. L'Is può rivendicare quello che vuole, ma questa volta non sembra essere una sua cellula organizzata. Un po' come nel caso del locale gay a Orlando, USA. Terrorismo? Sì, nel senso che ingenera terrore.
Nel mondo, solo nel 2014, le vittime del terrorismo sono state 32658. Di tutti gli atti genericamente definiti terroristici. (lastampa.it/2015/11/24)
Vedi anche (repubblica.it/esteri/2015/11/19)
Ieri sera un esperto sosteneva che nel 2015 sono un po' diminuiti.
L'Is, manovrato da potenti interessi economici di stati che hanno contribuito e contribuiscono alla sua esistenza, rimane tra i maggiori mandanti reali e/o morali. I fanatici più o meno organizzati che si dicono appartenenti allo stato islamico, non sono che uno strumento.
Sempre nelle dirette in internet di ieri notte mi ha colpito la testimonianza di un americano che raccontava come il camion a fine corsa si sia fermato, e lui abbia chiesto all'autista di scendere per aiutarlo a soccorrere le vittime accorgendosi solo allora che aveva in mano una pistola, ma non gli ha sparato. In quel momento sono arrivati i poliziotti che hanno subito ucciso l'uomo del camion. Una strana dinamica, come strane appaiono le armi finte sul camion. Allo stesso modo mi hanno lasciato perplesso i fori di proiettile sul vetro del tir per lo più concentrati dalla parte dove non c'era il guidatore. Probabilmente non significa niente, ma forse un attentatore vivo sarebbe più utile di uno morto. Però capisco che non è facile il controllo della situazione. 
Ogni volta che accadono atti terroristici di tale portata è difficile non andare con il pensiero anche alla demenza politica dei Bush - come di altri presidenti americani - e delle lobby economiche e militari loro referenti che hanno avuto un ruolo di primo piano nella recente destabilizzazione del mondo.
Pure Blair e l'Europa hanno recitato la loro sporca parte in Africa e Medio Oriente e a subirne le peggiori conseguenze sono stati i musulmani. La Francia sta duramente pagando per le interessate ingerenze dell'Eliseo in più paesi africani.
L'Islam integralista, così come tutte le religioni fondamentaliste, sono un altro elemento istigatore di brutali ostilità. Il miscredente, o colui che non crede nella "dovuta" maniera, è un nemico la cui vita non vale nulla. La storia è piena di drammatici esempi al riguardo.
In un clima di comunicazione globalizzata i fanatici e le menti più deboli alimentano facilmente il proprio odio per comportamenti e costumi che ritengono responsabili di tutti i mali del mondo o - semplicemente personali - giustificandoli con qualche assurda ideologia.
È facile per chiunque (anche se meno che in America!) procurarsi un'arma e inventarsi un modo per uccidere decine di persone. Nel 2011 il killer norvegese di Utoya era riuscito da solo a causare 77 morti e 320 feriti.
Se questo clima di disprezzo per l'altro "diverso" da sé non verrà riassorbito nell'alveo di una appartenenza a una comune umanità sarà sempre peggio.
Le disuguaglianze economiche, ancora prima che culturali, povertà e malessere crescenti, alimentano indubbiamente la violenza individuale e collettiva.
Pure coloro che per interessi politici fomentano le pur giustificate paure popolari vanno ascritti tra i mandanti morali delle carneficine.
A casa nostra, nel loro piccolo, i Salvini, Sallusti, Belpitro, Feltri, ai quali si dà uno spazio immeritato in TV, altrove personaggi come la Le Pen, Farage, Boris Johnson, Donald Trump, tanto per fare qualche nome nel nostro campo di appartenenza, rappresentano altrettanti pericoli di radicalizzazione dello scontro tra contrapposti stili di vita, forieri di sviluppi nefasti.

5.7.16

Per non dimenticare. Elie Wiesel nel campo di concentramento di Buchenwald il 16 aprile 1945

Elie Wiesel nel campo di concentramento di Buchenwald il 16 aprile 1945; è nella seconda fila, la settima persona da sinistra
Tre giorni fa è morto a 87 anni Elie Wiesel. È stato uno dei maggiori testimoni dell'orrore dei campi di concentramento.
Non lo spaventava la morte, ma l'oblio dello sterminio quando anche l'ultimo dei sopravissuti sarà morto.
Condivido il suo timore che, in un prossimo futuro, possano avere la meglio i "negazionisti".
Già una generazione come la mia di nati nel dopoguerra, quando tutto era finito, ci si dava un gran daffare per dimenticare e gli insegnanti, molti dei quali fascisti transitati alla Democrazia Cristiana, ben si guardavano dall'informare su quanto era appena accaduto, ha dovuto attendere la fine degli anni sessanta per prendere coscienza dell'accaduto.
Comunque altro urgeva e per un adolescente quello era ormai il passato. Figurarsi per i giovani odierni! Come fargliene una colpa?
Che fare per non dimenticare? La scuola, funzione educante della società, dovrebbe essere la risposta.

Scriveva John Dewey in DEMOCRACY AND EDUCATION:
"Society exists through a process of transmission quite as much as biological life. This transmission occurs by means of communication of habits of doing, thinking, and feeling from the older to the younger. Without this communication of ideals, hopes, expectations, standards, opinions, from those members of society who are passing out of the group life to those who are coming into it, social life could not survive. If the members who compose a society lived on continuously, they might educate the new-born members, but it would be a task directed by personal interest rather than social need. Now it is a work of necessity.
If a plague carried off the members of a society all at once, it is obvious that the group would be permanently done for. Yet the death of each of its constituent members is as certain as if an epidemic took them all at once. But the graded difference in age, the fact that some are born as some die, makes possible through transmission of ideas and practices the constant reweaving of the social fabric. Yet this renewal is not automatic. Unless pains are taken to see that genuine and thorough transmission takes place, the most civilized group will relapse into barbarism and then into savagery. In fact, the human young are so immature that if they were left to themselves without the guidance and succor of others, they could not acquire the rudimentary abilities necessary for physical existence. The young of human beings compare so poorly in original efficiency with the young of many of the lower animals, that even the powers needed for physical sustentation have to be acquired under tuition. How much more, then, is this the case with respect to all the technological, artistic, scientific, and moral achievements of humanity!

Forse, al posto di indigesti sproloqui, basterebbero fotografie al posto di tanti inutili crocifissi a stimolare curiosità e domande sui lager o anche su eventi contemporanei. Forse.

24.6.16

Brexit. Adesso staremo a vedere

No, scusate, ma individui che si conciano così cosa c'entrano con il XXI secolo?

Scrivevo ieri su FB a commento dell'articolo di Krugman sul NYT, Fear, Loathing and Brexit (Paura, ripugnanza e Brexit): "Una giornata cruciale. Stasera sapremo se ringraziare la Gran Bretagna per averci ricacciato indietro di settant'anni nella storia d'Europa o per avere permesso ai giovani di poter ancora sperare in un futuro europeo che non sia soltanto l'attuale schifo di convenienze economiche e finanziarie incrociate a beneficio soltanto di pochi."
Lo scenario peggiore si è avverato.
I "vecchi" inglesi hanno ipotecato per i giovani un futuro che, per ragioni anagrafiche, non sarà il loro - e hanno deciso anche per irlandesi e scozzesi che, ora più che mai, vogliono, giustamente, l'indipendenza.
HOW AGES VOTED (YouGov poll)
18-24: 75% Remain
25-49: 56% Remain
50-64: 44% Remain
65+: 39% Remain
Non mi fa per niente piacere l'esultanza di gentaglia come Farage e lo scodinzolare di Salvini.
So quanto te come siano incapaci di iniziative politiche significative i mediocri statisti che gli europei si scelgono. Ma credo che il pericolo di un'Europa dove si riaccendono i nazionalismi sia di gran lunga il peggiore. Uno sguardo alla storia dovrebbe insegnarcelo.
Prevedo purtroppo che i ben pasciuti burocrati europei, asserviti ai poteri finanziari, andranno avanti sulla strada disastrosa fin'ora seguita.
La valanga comunque si è messa in movimento e vedremo dove ci porterà.
Temo anche la gestione della crisi da parte dei pavidi commissari di Bruxelles. A questo punto non vorrei che tentassero, in base all'art. 50 del trattato dell'Unione riguardante il recesso degli stati membri, di rimandare sine die l'uscita effettiva della Gran Bretagna, che mai è stata veramente parte dell'Unione Europea.

6.6.16

Boom dei Cinquestelle

Queste le donne e gli uomini in ballottaggio nelle principali città
(ma per Raggi a Roma e De Magistris a Napoli direi che si tratta di una formalità)

Se a maggio del 2012 era Grillo ad aver fatto "Boom" ora, senza più Casaleggio e defilatosi il comico, il Movimento Cinque Stelle è finalmente approdato alla maturità istituzionale.
C'è chi continua a definirli antisistema, ma di antisistema hanno ormai ben poco.
Le due donne (di Roma e Torino) sono più rassicuranti di quanto non lo siano le sparate di Beppe. Borghesotte a modino hanno buone stampelle tra i moderati.
Nello schifo che fanno i partiti tradizionali e i loro candidati o non si va a votare (i non votanti si avviano ad essere maggioranza e ormai basta convincere un avente diritto al voto su cinque per aspirare alla vittoria) o si prova chi, non avendo mai governato, promette onestà.
Per Virginia Raggi, probabile futuro sindaco romano, dal dire al fare si vedrà. La conquista di Roma - è miracoloso davvero che Giachetti sia arrivato al ballottaggio dopo tutto quello che hanno combinato quelli del PD - potrebbe essere l'inizio della fine per la credibilità pentastellata.
A Torino c'è da chiedersi come si faccia ad andare a votare uno come Fassino, eppure è avanti di dieci punti.
A Milano, manager per manager, forse è più progressista quello di "destra" che quello di "sinistra".
A Napoli stupisce che la trasversalità di De Magistris non lo abbia fatto eleggere al primo turno.
Cancellata ovunque qualsiasi parvenza di politiche di sinistra - per quel che vale ancora questo vocabolo.
In fin dei conti non è accaduto nulla che non fosse ampiamente prevedibile.
I commentatori si scalmanano per farci credere quello che essi stessi autoreferenzialmente si raccontano.
Sono elezioni amministrative e lasceranno il tempo che trovano.

PS
Grillo, che ha fatto un passo a lato, dimostra ancora una volta di avere talento nello scegliere i tempi dello spettacolo. Non è più il momento dei Vaffa!
L'M5S veleggia per conto suo e in queste elezioni ha fatto il botto grazie anche alla pochezza - quando non impresentabilità - degli avversari.
Abatini telebanucci (Di Maio, Di Battisti) hanno preso il sopravvento nel Movimento. Non perdono occasione per ringraziare i padri fondatori ai quali devono tutto (ed è vero!), ma sotto sotto si percepisce la soddisfazione di esserseli levati dai coglioni.  
Chissà che Beppe Grillo di fronte a quella che Di Maio definisce "rivoluzione gentile" in cuor suo un "Vaffa!" non lo dedichi pure a lui.

2.5.16

Il complesso dell'Imperatore


Risistemando cose in biblioteca riemerge questa tavoletta un po' naïf di una quarantina d'anni fa.
La poesia (un limerick) è attribuita erroneamente a Joyce. Una piccola ricerca (più facile da eseguire ora che allora) l'assegna a Carolus L. Cergoly, giornalista e scrittore triestino di formazione futurista, e si trova nel libro "Il complesso dell'Imperatore".
«Sono l’ultimo triestino vivo ad avere conosciuto Joyce e Svevo quando ero ragazzo», rivela con orgoglio Carolus L. Cergoly a Renato Minore nell’intervista inedita inclusa in “La promessa della notte” (Donzelli, 226 pagine, 25 euro), il volume in cui il critico letterario del “Messaggero” di Roma riunisce le conversazioni con alcuni tra i maggiori poeti italiani del ’900.

22.4.16

Breivik. Non ci sono più le prigioni di una volta! - István Örkény - Restare in vita

Cella del carcere di Halden dove è detenuto Anders Breivik. Tutte le stanze hanno il bagno all'interno, tv lcd e frigobar

Breivik vince la causa contro la Norvegia: “Violati i suoi diritti umani perché in carcere è in isolamento”.
I giudici norvegesi che hanno accordato un risarcimento di circa 35000 euro al massacratore neonazista per nulla pentito che nel 2011 uccise 77 persone, per lo più giovani, definendo "condizioni di detenzione inumane" il suo isolamento in una cella di una trentina di metri con televisione computer e palestrina, hanno certamente applicato la legge.
Tanto di cappello a loro, capaci di separate l'emotività dalle fredde ragioni giuridiche. Hanno reso un servizio alla democrazia applicandone le regole senza eccezioni.
Ci fosse davvero una Europa unita con leggi uguali per tutti a tutela delle garanzie dei suoi cittadini.
Già, ma La Norvegia non fa parte dell'Europa!
Questo da distaccato commentatore, perché se fossi un genitore al quale costui ha ucciso i figli probabilmente vorrei vederlo appeso per le palle in un buio antro pieno di topi finché "morte non sopraggiunga".
Vendetta tremenda vendetta! Anche se non allevia minimamente il dolore.

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Restare in vita

In un grande processo politico anche gli accusati di quart’ordine si presero l’ergastolo: lui fece sei anni, in isolamento per giunta e senza aver commesso nessuna colpa. La prigione fiaccò i suoi compagni, uno dopo l’altro, nei loro punti più deboli, chi al cuore, chi ai polmoni, chi nell’equilibrio psichico.
Lui, che aveva i nervi troppo sensibili, già dopo sei settimane fu colto da una crisi di pianto. Ma mentre chinava la testa scorse sul ripiano del tavolo una formica. Dimenticò così anche di piangere.
Stette a guardarla lottare con una briciola di pane. Poi con l’unghia spinse la briciola sempre più in là. E passò una settimana a far percorrere alla formica tutto il perimetro del tavolo.
La notte la mise nella fiala vuota di un medicinale e il giorno dopo la fece arrampicare su di un fiammifero. Si accorse ben presto che la bestiola si lasciava addomesticare molto più facilmente con dei frammenti di carne piuttosto che con le briciole di pane; e in effetti, dopo otto mesi, era riuscito ad abituarla a giocare all’altalena su due fiammiferi incrociati. Certo, quello strisciare esitante qua e là poteva essere definito un’altalenare solo con una certa buona volontà, ma il risultato lo rese tuttavia quasi felice.
Passato il terzo anno, in considerazione della sua buona condotta e in segno di particolare favore, gli fu concesso di chiedere carta, penna e qualcosa da leggere. Lui rifiutò con fiera ostinazione, del resto la formica sapeva ormai far rotolare un seme di papavero, proveniente da un dolce del Natale passato. Ma lui non era soddisfatto neanche di quell’esibizione, perché rientrava ancora nei confini delle naturali possibilità di una formica. Se avesse potuto farla stare in piedi su due zampe, allora la cosa avrebbe avuto dello straordinario... Ci vollero diciotto mesi, ma ci riuscì.
Dopo un altro anno e mezzo gli fecero discretamente sapere che di lì a poco l’avrebbero riabilitato e rimesso in libertà. Per quel momento fu pronta la grande esibizione: la formica, reggendosi su due zampe, gettava in alto il seme di papavero e lo riafferrava. Ovvero, si sarebbe potuto dire – di nuovo con un po’ di buona volontà – che la formica aveva imparato a giocare a palla!
– Datemi una lente, – disse ai figli, con un sorriso pieno di promesse, dopo la prima cena consumata a casa. – Ho una formica ammaestrata!
– Dove? – chiese la moglie.
Rigirarono la fiala da ogni parte. La guardarono con la lente, la avvicinarono anche alla lampada, ma invano. E, quel che è più strano, neanche lui la vedeva più!

(István Örkény, Novelle da un minuto, e/o, Roma, 1988)



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