Dedicato al dominus Formigoni, (La nuova banda dell´Ortica, Curzio Maltese, La Repubblica) alla sua invidiabile faccia di tolla, al suo fiore all'occhiello, la sanità lombarda, agli intrecci di 'ndrangheta Milano-Pavia-Locri-Brianza (tanto per rinfrescare la memoria Asse Locride-Brianza: ‘ndrine e segreti sulla sanità), al San Raffaele e ai ticket (un cazzo di esame ormai costa, ben che vada, una giornata di lavoro!) che arricchiscono i privati.
Ma anche dedicato all'inquisito presidente del Consiglio regionale Davide Boni leghista, a Bossi che minaccia di morte Monti, al suo oro (237 milioni di euro, lo documenta Bechi su Libero, un ex-amico dunque, Le casse della Lega sono piene di soldi e li investe spericolatamente anche in Africa, dai "negher" (intanto chi se ne frega, sono i nostri soldi, quelli dei finanziamenti ai partiti aumentati invece di non esserci più, nonostante "il popolo" li avesse aboliti con referendum).
E dedicato pure all'ineffabile D'Alema, il "riformista", che intervistato da Dario Di Vico sul Corriere, Un Monti bis? Chi vince alle urne crei la maggioranza rifiuta visioni pessimistiche dell'Italia con Monti al governo per altri cinque anni e dice che si può tornare al sistema dei partiti esistenti (lui la chiama "dialettica democratica") "riformando la politica e restituendole autorevolezza credibilità e forza" cosi, testualmente. C'è da chiedersi in quale paese vive. Probabilmente in un universo parallelo.
E uno poi dice di indignarsi. Non c'è più neppure la forza di indignarsi a vedere lo schifo circostante e l'impunità sostanziale di chi delinque usando politica e finanza per far soldi.
Italia: Milano, Lombardia uguale Roma, Lazio uguale Palermo, Sicilia uguale Napoli, Campania... e così via. ...
Come tirarsi su dopo aver nuotato 500 400 300 200 100 e poi 10 da 50 metri con ripartenza al minuto?
Un buon piatto unico di pasta e pesce è quel che ci vuole.
Vermicelli n.13 è quel che avevo. Sono un po' più grossini dei normali spaghetti. Va bene qualsiasi pasta si gradisca. Ci vedrei di buon occhio delle farfalle non troppo grandi.
Come sempre, per uno, 80 grammi.
Mentre cuociono soffriggere dolcemente in padella una spicchietto d'aglio schiacciato cono due cucchiai d'olio extravergine, una acciuga sott'olio, un po' di peperoncino rosso (io uso di preferenza quello fresco) e due cucchiaini di salsa di pomodori essiccati (di quei composti che si usano per le bruschette). Aggiungere una ventina di vongole sgusciate, meglio se fresche, ma fungono anche surgelate o, come nel mio caso, in vasetto (ne avevo lì un mezzo vasetto da finire, ma è la peggiore delle scelte, sia chiaro). La quantità dipende dalla loro grandezza e dal gusto individuale. Lasciarle insaporire velocemente e aggiungere cinque o sei pomodori ciliegini tagliati a metà. Aggiustare di sale e unire alla fine quattro o cinque mazzancolle (meglio fresche che congelate, ça va sans dire). Scolare la pasta al dente e metterla nella padella del sughetto amalgamando delicatamente per insaporire e ottenere la consistenza preferita.
Le mazzancolle non sono gamberi, ma andrebbero benissimo anche questi.
Le mazzancolle sono ermafrodite. Nella prima parte della vita maschi, poi cambiano sesso e diventano femmine. Chiamale stupide. Si godono al meglio entrambe le opzioni. Per punizione noi ce le mangiamo sadicamente.
"Così è la vita" direbbe il Billy Pilgrim in Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut.
Io le ho accompagnate con un bicchiere di vino bianco Greco (non di Tufo). Bon Appétit!
"Ier sira dal Mario m'sö fat üna pütanona meravigliûsa..."
Era certamente una puttanesca, visto che "il Mario" è un ristorante abbastanza popolare e il signore che parlava con l'amico aveva una certa età - e poi entrambi hanno continuato a parlare di cibo.
Comunque sia mi è venuta voglia di una puttanesca e così anch'io me la sono fatta...
Mentre cuociono 80 grammi di penne: soffriggere dolcemente in una padellotta uno spicchietto d'aglio stemperandolo in poco olio extravergine insieme ad una acciuga sott'olio e mezzo peperoncino rosso (fresco nel mio caso).
Aggiungere qualche cucchiaio di passata di pomodoro (me ne avevano regalato un vasetto di fatta in casa, ma si può preparare una salsa con pomodori freschi o semplicemente usare qualche pomodorino pizzutello o ciliegino tagliato), tre o quattro fettine di melanzana grigliata tagliate a listarelle, se l'avete qualche pezzettino di melanzana sott'olio (le avevo entrambe e le ho messe, ma possono bastare le prime - velocemente realizzabili su una griglia - o le seconde), una decina di mezze olive nere (o come si preferisce), quattro o cinque capperi sotto sale anche loro tagliati a metà. Aggiustare di sale.
Il prezzemolo, facoltativo, sta dappertutto come Montezemolo.
Scolare la pasta molto al dente e terminare la cottura nel sughetto aggiungendo, se necessario, un po' d'acqua di cottura.
Impiattare e spolverare con un cucchiaio di formaggio grattugiato (pecorino, grana, o ricotta salata, come più aggrada)
Evidentemente trattasi di gustoso piatto unico per single. Raddoppiare le dosi se siete in due, ovvio.
Io l'ho accompagnato con un bicchiere di rosato Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo.
Oggi Pier Paolo Pasolini avrebbe compiuto novant'anni.
È morto invece 37 anni fa, di morte violenta. Aveva 43 anni.
Purtroppo per l'occasione ieri sull'Unità è uscito un articolo di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Pasolini. I 90 anni del poeta corsaro, degno di essere nominato all'Oscar della stupidità (non tanto per quanto dice, ma per come lo dice).
In questi giorni i professionisti della gogna mediatica (di "destra e di "sinistra") ci hanno dato dentro con citazioni a sproposito da Pasolini per dimostrare quanto siano cattivi i manifestanti no-Tav e buoni i tutori dell'ordine.
Non ci torno su, mi sono già espresso in merito nel post Siamo tutti NO-TAV, "pecorelle" tra un branco di lupi.
Propongo a fondo pagina - per chi ne abbia voglia - Il Pci ai giovani, una lettura completa del lungo testo dal quale furbastri che non l'hanno letto o capito (e sicuri che altri non l'abbiano letto o capito come loro) estrapolano frasi per dimostrare l'assurda tesi che Pasolini fosse dalla parte dei poliziotti e contro gli studenti.
Vien fuori dalla poesia (non particolarmente riuscita, per altro, e che denota anche l'irrimediabile differenza generazionale tra il poeta e il movimento del '68) una idea di rivoluzione "pasoliniana" proletaria che dovrebbe far rabbrividire tanti suoi borghesi e "sinistri" estimatori.
Mi è caro però concludere questo ricordo pasoliniano con una poesia tra le più significative, ancor oggi, di una condizione umana condivisa, più o meno consciamente, da tante donne-oggetto simbolo non tramontato dell'epopea berlusconiana.
Marilyn
(legge Laura Betti, musica di Marcello Panni, Giro a vuoto n.3, Milano, 1962)
Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro ai fratelli più grandi,
e ride e piange con loro, per imitarli,
e si mette addosso le loro sciarpette,
tocca non vista i loro libri, i loro coltellini,
tu sorellina più piccola,
quella bellezza l’avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non ha mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.
Sparì, come un pulviscolo d’oro.
Il mondo te l’ha insegnata.
Così la tua bellezza divenne sua.
Dello stupido mondo antico
e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre così facilmente nudo.
E per questo era bellezza, la stessa
che hanno le dolci mendicanti di colore,
le zingare, le figlie dei commercianti
vincitrici ai concorsi a Miami o a Roma.
Sparì, come una colombella d’oro.
Il mondo te l’ha insegnata,
e così la tua bellezza non fu più bellezza.
Ma tu continuavi ad essere bambina,
sciocca come l’antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.
Te la portavi sempre dentro, come un sorriso tra le lacrime,
impudica per passività, indecente per obbedienza.
L’obbedienza richiede molte lacrime inghiottite.
Il darsi agli altri,
troppi allegri sguardi, che chiedono la loro pietà.
Sparì, come una bianca ombra d’oro.
La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,
richiesta dal mondo futuro, posseduta
dal mondo presente, divenne così un male.
Ora i fratelli maggiori finalmente si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: «È possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn ci abbia indicato la strada?»
Ora sei tu, la prima, tu sorella più piccola,
quella che non conta nulla, poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte.
(Pier Paolo Pasolini, Poesie per musica, in Tutte le poesie, II, Meridiani, Milano 2003)
Mi dispiace. La polemica contro
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:
peggio per voi.
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
goliardico) il culo. Io no, cari.
Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio
furerie e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, cari. Stampa e Corriere della Sera, News- week e Monde
vi leccano il culo. Siete i loro figli,
la loro speranza, il loro futuro: se vi rimproverano
non si preparano certo a una lotta di classe
contro di voi! Se mai,
si tratta di una lotta intestina.
Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente la idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese. Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie mani.
Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
che operano a Trento o a Torino,
a Pavia o a Pisa, a Firenze e un po’ anche a Roma,
ma devo dire: il movimento studentesco
non frequenta i vangeli la cui lettura
i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono
per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici;
una sola cosa gli studenti realmente conoscono:
il moralismo del padre magistrato o professionista,
il teppismo conformista del fratello maggiore
(naturalmente avviato per la strada del padre),
l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
contadine anche se già lontane.
Questo, cari figli, sapete.
E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:
la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione
al potere.
Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre
sulla presa di potere.
Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti,
nei vostri pallori snobismi disperati,
nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,
nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo
(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia
infima, o da qualche famiglia operaia
questi difetti hanno qualche nobiltà:
conosci te stesso e la scuola di Barbiana!)
Riformisti!
Reificatori!
Occupate le università
ma dite che la stessa idea venga
a dei giovani operai.
E allora: Corriere della Sera e Stampa, Newsweek e Monde
avranno tanta sollecitudine
nel cercar di comprendere i loro problemi?
La polizia si limiterà a prendere un po’ di botte
dentro una fabbrica occupata?
Ma, soprattutto, come potrebbe concedersi
un giovane operaio di occupare una fabbrica
senza morire di fame dopo tre giorni?
e andate a occupare le università, cari figli,
ma date metà dei vostri emolumenti paterni sia pur scarsi
a dei giovani operai perché possano occupare,
insieme a voi, le loro fabbriche. Mi dispiace.
È un suggerimento banale;
e ricattatorio. Ma soprattutto inutile:
perché voi siete borghesi
e quindi anticomunisti. Gli operai, loro,
sono rimasti al 1950 e più indietro.
Un’idea archeologica come quella della Resistenza
(che andava contestata venti anni fa,
e peggio per voi se non eravate ancora nati)
alligna ancora nei petti popolari, in periferia.
Sarà che gli operai non parlano né il francese né l’inglese,
e solo qualcuno, poveretto, la sera, in cellula,
si è dato da fare per imparare un po’ di russo.
Smettetela di pensare ai vostri diritti,
smettetela di chiedere il potere.
Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti,
a bandire dalla sua anima, una volta per sempre,
l’idea del potere.
Se il Gran Lama sa di essere il Gran Lama
vuol dire che non è il Gran Lama (Artaud):
quindi, i Maestri
- che sapranno sempre di essere Maestri -
non saranno mai Maestri: né Gui né voi
riuscirete mai a fare dei Maestri.
I Maestri si fanno occupando le Fabbriche
non le università: i vostri adulatori (anche Comunisti)
non vi dicono la banale verità: che siete una nuova
specie idealista di qualunquisti: come i vostri padri,
come i vostri padri, ancora, cari! Ecco,
gli Americani, vostri adorabili coetanei,
coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,
loro, un nuovo linguaggio rivoluzionario!
Se lo inventano giorno per giorno!
Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno:
potreste ignorarlo?
Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione
del Times e del Tempo).
Lo ignorate andando, con moralismo provinciale,
“più a sinistra”.
Strano,
abbandonando il linguaggio rivoluzionario
del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale
Partito Comunista,
ne avete adottato una variante ereticale
ma sulla base del più basso idioma referenziale
dei sociologi senza ideologia.
Così parlando,
chiedete tutto a parole,
mentre, coi fatti, chiedete solo ciò
a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
una serie di improrogabili riforme
l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!
Che la buona stella della borghesia vi assista!
Inebriati dalla vittoria contro i giovanotti
della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
e ubriacati dell’interesse dell’opinione pubblica
borghese (con cui voi vi comportate come donne
non innamorate, che ignorano e maltrattano
lo spasimante ricco)
mettete da parte l’unico strumento davvero pericoloso
per combattere contro i vostri padri:
ossia il comunismo.
Spero che l’abbiate capito
che fare del puritanesimo
è un modo per impedirsi
la noia di un’azione rivoluzionaria vera.
Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni!
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere.
Che esso si decide a distruggere, intanto,
ciò che un borghese ha in sé,
dubito molto, anche col vostro apporto,
se, come dicevo, buona razza non mente...
Ad ogni modo: il Pci ai giovani, ostia!
Ma, ahi, cosa vi sto suggerendo? Cosa vi sto
consigliando? A cosa vi sto sospingendo?
Mi pento, mi pento!
Ho perso la strada che porta al minor male,
che Dio mi maledica. Non ascoltatemi.
Ahi, ahi, ahi,
ricattato ricattatore,
davo fiato alle trombe del buon senso.
Ma, mi son fermato in tempo,
salvando insieme,
il dualismo fanatico e l’ambiguità...
Ma son giunto sull’orlo della vergogna.
Oh Dio! che debba prendere in considerazione
l’eventualità di fare al vostro fianco la Guerra Civile
accantonando la mia vecchia idea di Rivoluzione?
Il giovane barbuto (poi "catturato" e rilasciato)
che si rivolge "irrispettosamente" al carabiniere
suscitando tanto immeritato scalpore, sembra, proprio per quel che dice, più che altro, un po' coglione.
I soliti cronisti della disinformazione hanno anche chiamato in causa Pasolini che qui non c'entra una beata mazza, ché ormai molti poliziotti sono istruiti quanto, se non più, dei manifestanti stessi.
Però la situazione mi ha riportato alla mente una manifestazione di una vita fa con la celere schierata e io stesso nei panni del giovane barbuto. Non ho insultato nessuno. L'insulto mi ha sempre infastidito. Non ho mai tirato un sampietrino, non era nelle mie corde. Non riuscivo neppure a gridare slogan trucidi come "col sangue delle camicie nere faremo più rosse le nostre bandiere". Un "figamolle" insomma. Quella volta ho provato (forse proprio a causa di Pasolini) a dialogare con il graduato che mi stava di fronte.
Il celerino per tutta risposta mi ha sibilato che avrebbe finto di ricevere un calcio e giù manganellate.
Per fortuna c'era lì vicino un dirigente della Digos che è intervenuto dicendo di aveva sentito e di lasciar perdere. Noi eravamo "bravi ragazzi". Hai tempi l'ho vissuto quasi come un insulto, ma tant'è.
Ero molto giovane, poco più che adolescente.
In quanto ai no-Tav non so se abbiano ragione. A sentirli direi proprio di sì, soprattutto a fronte delle non motivazioni dei sostenitori della Tav. Per quel che riguarda i metodi della protesta è relativo: se ti aggrediscono cerchi di difenderti, è ovvio.
Se invece cerchi lo scontro per il gusto dello scontro sei nel torto. Punto.
Le forze dell'ordine non sono "pecorelle". Purtroppo sono addestrate alla violenza, qui e anche più altrove. Senza parlare della macelleria del G8 genovese, il Web è pieno di filmati fin troppo eloquenti ripresi in ogni parte del mondo. Poi molto è questione di mentalità. Ci sono individui pericolosi che si sentono "rambo" anche se sono soltanto vigili urbani e persone che si comportano in maniera intelligente. Certi ambienti e certi ruoli non favoriscono di per sé l'apertura mentale. Inoltre il ricorso alla violenza nei rapporti interpersonali sembra aumentare paurosamente ovunque.
Il fatto è che comunque le forze dell'ordine sono al servizio del potere e se scarseggia la democrazia nelle istituzioni la loro funzione anticrimine viene meno. Chi governa e vuole imporre la propria volontà ne fa un uso repressivo contro chi si oppone e allora torto o ragione poco contano.
Black bloc, ultras, anarco-insurrezionalisti, teppisti, mezzi fascisti e mezzi comunisti o semplicemente i teppisti impolitici pieni di rabbia sociale, tutti tanto cari ai professionisti della gogna mediatica sia di "destra" che di "sinistra", sono un falso problema.
La vera questione è la democrazia che non c'è e che troppi falsi "democratici" si ostinano a voler "difendere".
E allora cari miei siamo tutti un po' No-Tav, specie se giovani, lavoratori dipendenti e pensionati tartassati che non si sentono più rappresentati da nessuno.
Siamo noi le pecorelle in balia dei lupi.
Probabilmente i magistrati non potevano fare altrimenti.
Chiaro che la prescrizione del processo Mills va bene a tutti. A Berlusconi e ai suoi che fingono equivalga ad un proscioglimento, agli avversari che a buon diritto possono continuare a considerare il cavaliere un corruttore - visto che il corrotto reo confesso è stato condannato -, a Monti che non subirà le inevitabili perturbazioni di una avvenuta condanna, ai magistrati giudicanti che non potendo giudicare rimangono neutrali, facendo così, sotto sotto, un piacere ai "politici" evitando di sconvolgere, più di quanto non lo siano già, i precari equilibri esistenti.
Chi rimane con l'amaro in bocca è ancora una volta il cittadino comune, che mai potrà far modificare a suo favore le regole della giustizia come ha fatto Berlusconi, e si confronta con tutta la costosa inutilità dei meccanimi processuali, specie quando il processato è ricco, potente e ben difeso da collegi di avvocati.
Stufi, arcistufi di tutto e di tutti, molti ormai si disinteressano alle vicende politiche vivendo come struzzi con la testa nella sabbia e il culo per aria pur consapevoli del rischio che corrono. Un distacco disincantato da giornali autoreferenziali, tv e quant'altro connoti l'informazione tradizionale è atteggiamento comune di coloro - non solo giovani - che privilegiano il WEB come strumento di comunicazione. Gli altri (in Italia la stragrande maggioranza) restano preda degli stupidari TV con ciò che ne consegue.
Il cosiddetto "qualunquismo", quella cosa per la quale "sono tutti uguali" senza distinzione tra destra e sinistra, onesti e disonesti, innocenti e colpevoli, ché intanto "tutti mangiano alla stessa greppia" dilaga.
La democrazia, la partecipazione, la solidarietà, la giustizia sociale, l'onestà individuale e collettiva, la non violenza, il diritto alla cultura, l'uguaglianza e la libera convivenza civile in un mondo dove il lavoro non è schiavitù, ma dignitoso mezzo di sussistenza e i rapporti tra le persone sono regolati dal merito e non dalla violenza coercitiva e dallo strapotere del denaro, sembrano concetti sempre più obsoleti, aspirazioni astratte di qualche sognatore che si è fatto di roba forte.
L'unica regola condivisa è la ricerca del tornaconto per sé e la propria cerchia e gli altri si fottano.
Apparentemente c'è chi crede che Monti sia il "nuovo" l'uomo che ci traghetterà verso un futuro migliore. Se anche lo fosse - cosa della quale si hanno tutte le ragioni per dubitare - non lo vuole fino in fondo nessuno, tantomeno coloro ai quali sembra aver sottratto, momentaneamente, la libertà di delinquere senza scrupoli e pudori (non che non si continui a delinquere, beninteso, nelle stanze del potere e altrove).
I Berlusconi, i Bossi, i Fini, i Casini, i Letta, i D'Alema, i Bersani e tanti, tantissimi altri con loro e prima di loro - tanti da rendere impossibile un elenco - hanno fatto tutti i danni possibili e non vedono l'ora di tornare a farli in prima persona senza dover ricorrere a spinte e controspinte più o meno sotterranee al governo "dei professori". Monti sarà uomo d'onore e nessuno vuole metterlo in dubbio - tanto più che, almeno momentaneamente, ci ha sottratti dall'incubo berlusconiano -, ma il suo governo si barcamena come può, un po' vaso di coccio tra vasi di ferro e un po' vaso di ferro tra vasi di coccio, rifacendosi comunque ad una teoria liberista che ha già mostrato il peggio di sè in ogni angolo del mondo.
In quanto alla "gente", al popolo, meglio, alle persone intese come individui al centro di un complesso insieme di relazioni sociali, la sfiducia è palpabile. Si tratta di una sfiducia esistenziale, venata di rassegnazione. Ci sono coloro che tirano avanti più o meno come al solito e coloro che stanno sempre peggio, giù giù fino ai disperati e ci sono quelli per i quali va sempre, comunque a gonfie vele. Ovviamente non mancano motivi d'invidia nei loro confronti.
Qualcuno, al solito, si dà un gran da fare per gli altri e non si rassegna allo stato delle cose. Incomiabili combattenti meriterebbero maggior visibilità e appoggio. Ma c'è sempre troppo poco tempo per tutto e finiscono anche loro per diventare autoreferenziali, quantunque molto apprezzati in piccole reti interpersonali.
Invece il disprezzo delle persone comuni per i "politici" di professione è palpabile. Nessuno crede più a quello che dicono, senza distinzione di ruolo e partito.
Almeno, a parole così sembra, ma poi, nei fatti, quando si aprono le urne almeno sei su dieci corrono ancora a votarli. Masochismo? Non necessariamente. Talvolta si vota per pura abitudine, come si va a messa, tal altra per civica convinzione di esercitare, in democrazia, un diritto-dovere. C'è sempre l'insana possibilità di votare chi mai sarà maggioranza e in qualche modo esercita l'opposizione. Probabilmente se davvero ci fosse il rischio di vederli un giorno governare ci si penserebbe due volte prima di votarli.
Qualunquismo dunque? Forse o forse desiderio di partecipare a un cambiamento autentico e radicale del quale non si vedono segnali.
Questo BLOG non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Non! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal tout ça m'est bien égal!
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien...
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé!
Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux!
Balayés les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro ...
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette nen ...
Ni le bien, qu'on m'a fait
Ni le mal, tout ça m'est bien égal!
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien ...
Car ma vie, car mes joies
Aujourd'hui, ça commence avec toi!