2.5.16

Il complesso dell'Imperatore


Risistemando cose in biblioteca riemerge questa tavoletta un po' naïf di una quarantina d'anni fa.
La poesia (un limerick) è attribuita erroneamente a Joyce. Una piccola ricerca (più facile da eseguire ora che allora) l'assegna a Carolus L. Cergoly, giornalista e scrittore triestino di formazione futurista, e si trova nel libro "Il complesso dell'Imperatore".
«Sono l’ultimo triestino vivo ad avere conosciuto Joyce e Svevo quando ero ragazzo», rivela con orgoglio Carolus L. Cergoly a Renato Minore nell’intervista inedita inclusa in “La promessa della notte” (Donzelli, 226 pagine, 25 euro), il volume in cui il critico letterario del “Messaggero” di Roma riunisce le conversazioni con alcuni tra i maggiori poeti italiani del ’900.

22.4.16

Breivik. Non ci sono più le prigioni di una volta! - István Örkény - Restare in vita

Cella del carcere di Halden dove è detenuto Anders Breivik. Tutte le stanze hanno il bagno all'interno, tv lcd e frigobar

Breivik vince la causa contro la Norvegia: “Violati i suoi diritti umani perché in carcere è in isolamento”.
I giudici norvegesi che hanno accordato un risarcimento di circa 35000 euro al massacratore neonazista per nulla pentito che nel 2011 uccise 77 persone, per lo più giovani, definendo "condizioni di detenzione inumane" il suo isolamento in una cella di una trentina di metri con televisione computer e palestrina, hanno certamente applicato la legge.
Tanto di cappello a loro, capaci di separate l'emotività dalle fredde ragioni giuridiche. Hanno reso un servizio alla democrazia applicandone le regole senza eccezioni.
Ci fosse davvero una Europa unita con leggi uguali per tutti a tutela delle garanzie dei suoi cittadini.
Già, ma La Norvegia non fa parte dell'Europa!
Questo da distaccato commentatore, perché se fossi un genitore al quale costui ha ucciso i figli probabilmente vorrei vederlo appeso per le palle in un buio antro pieno di topi finché "morte non sopraggiunga".
Vendetta tremenda vendetta! Anche se non allevia minimamente il dolore.

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Restare in vita

In un grande processo politico anche gli accusati di quart’ordine si presero l’ergastolo: lui fece sei anni, in isolamento per giunta e senza aver commesso nessuna colpa. La prigione fiaccò i suoi compagni, uno dopo l’altro, nei loro punti più deboli, chi al cuore, chi ai polmoni, chi nell’equilibrio psichico.
Lui, che aveva i nervi troppo sensibili, già dopo sei settimane fu colto da una crisi di pianto. Ma mentre chinava la testa scorse sul ripiano del tavolo una formica. Dimenticò così anche di piangere.
Stette a guardarla lottare con una briciola di pane. Poi con l’unghia spinse la briciola sempre più in là. E passò una settimana a far percorrere alla formica tutto il perimetro del tavolo.
La notte la mise nella fiala vuota di un medicinale e il giorno dopo la fece arrampicare su di un fiammifero. Si accorse ben presto che la bestiola si lasciava addomesticare molto più facilmente con dei frammenti di carne piuttosto che con le briciole di pane; e in effetti, dopo otto mesi, era riuscito ad abituarla a giocare all’altalena su due fiammiferi incrociati. Certo, quello strisciare esitante qua e là poteva essere definito un’altalenare solo con una certa buona volontà, ma il risultato lo rese tuttavia quasi felice.
Passato il terzo anno, in considerazione della sua buona condotta e in segno di particolare favore, gli fu concesso di chiedere carta, penna e qualcosa da leggere. Lui rifiutò con fiera ostinazione, del resto la formica sapeva ormai far rotolare un seme di papavero, proveniente da un dolce del Natale passato. Ma lui non era soddisfatto neanche di quell’esibizione, perché rientrava ancora nei confini delle naturali possibilità di una formica. Se avesse potuto farla stare in piedi su due zampe, allora la cosa avrebbe avuto dello straordinario... Ci vollero diciotto mesi, ma ci riuscì.
Dopo un altro anno e mezzo gli fecero discretamente sapere che di lì a poco l’avrebbero riabilitato e rimesso in libertà. Per quel momento fu pronta la grande esibizione: la formica, reggendosi su due zampe, gettava in alto il seme di papavero e lo riafferrava. Ovvero, si sarebbe potuto dire – di nuovo con un po’ di buona volontà – che la formica aveva imparato a giocare a palla!
– Datemi una lente, – disse ai figli, con un sorriso pieno di promesse, dopo la prima cena consumata a casa. – Ho una formica ammaestrata!
– Dove? – chiese la moglie.
Rigirarono la fiala da ogni parte. La guardarono con la lente, la avvicinarono anche alla lampada, ma invano. E, quel che è più strano, neanche lui la vedeva più!

(István Örkény, Novelle da un minuto, e/o, Roma, 1988)



21.2.16

Umberto Eco anni settanta


Ora che i "coccodrilli" sono passati sulle spoglie di Umberto Eco mi permetto un piccolo ricordo.
Era la prima metà degli anni settanta e avevo appena cominciato ad insegnare. Eco invece era già un prof affermato, ma non disdegnava di confrontarsi con noi, appoggiandoci nella non adozione dei libri di testo (conclamati "stupidari" sui quali, insieme a Marisa Bonazzi aveva scritto un libro) ed abolizione dei voti - non in nome di una scuola facile e permissiva come hanno sempre sostenuto i mal informati, ma proprio per educare a quel pensiero critico che ancor oggi manca!
Ecco. Seduto al tavolo dove si discuteva era proprio così, come in questo video

18.1.16

La caduta degli dei (Luchino Visconti)

Notte fonda. Dalle 3 alle 5 rivisto questo film, tra i migliori di Visconti. Nel '69 forse non ero in grado di capirne tutti i significati. Fatto sta che dopo così tanto tempo. Ne ricordavo solo poche scene. Grandiosa la sequenza della festa-orgia con massacro finale delle SA. Assimilabile per forza rappresentativa al gran ballo del Gattopardo.
Storicamente non vale un granché. Del resto non credo fosse intenzione di Visconti farne un film denuncia del nazismo.
Le SS sono un po' da operetta e in genere tutti i personaggi sono ritagliati su cliché risaputi e abbastanza acriticamente riproposti.
Avvincente invece tutta la messa in scena filmica dove gli attori si muovono come automi incapaci di volontà sullo sfondo di eventi incontrollabili.
Più che dei in caduta libera sono protagonisti di una tragedia di cui non colgono il senso, in quanto rappresentanti di una categoria alto-borghese al capolinea.
La grandezza della pellicola sta proprio nell'affresco sociale che ritrae con la maestosità e ricchezza di dettagli dei quadri di Goya relativi alla famiglia reale spagnola.
La profondità intellettuale del film non è data tanto dai dettagli psicologici individuali quanto dal sociogramma esistenziale che offre - fatta salva la bellezza estetica - maggiori spunti alla riflessione di un trattato di sociologia.
Film di questo genere sono rarità nella storia del cinema.
Più facile trovare analoghe corrispondenze in letteratura.
È il caso di Thomas Mann di "Declino di una famiglia" (Buddenbrooks) o "La montagna incantata", più ancora che "Morte a Venezia", autore tra i prediletti da Visconti.

9.1.16

Dies irae


Ci sono giorni che ci si sveglia storti tanto da chiedersi che senso abbia nascere.
Non c'è una ragione precisa e, a pensarci, c'è di che vergognarsi perché, osservando ciò che sta accadendo nel mondo o ciò che è accaduto nella prima metà del '900, noi nati qui dagli anni 50' in avanti siamo stati fortunati.
Sfacciatamente favoriti dal punto di vista storico e geografico.
Le sfighe personali sono un altro paio di maniche. Ce ne sono di così gravi da togliere la voglia di vivere. Non è il mio caso e mi auguro non lo sia mai.
Ora molti giovani bramano appropriarsi di ciò che è negato o precluso nell'unico modo che è stato loro inculcato da videogiochi spara-spara e film d'azione: l'uso della forza e delle armi (per la gioia di chi le costruisce e commercia!).
Da sempre la giovinezza è un periodo della vita nel quale si intende cambiare il mondo fino a quando - amara delusione - ci si rende conto che il mondo non ha nessuna intenzione di essere cambiato.
Ciò che sorprende di questi tempi è l'indifferenza, non solo giovanile, con la quale si uccide, si tortura, si calpesta l'umanità altrui per affermare la propria volontà di prevalere, indifferenti alla propria stessa morte.
Ci si lascia ingaggiare da propagande tutte simili come soldati, combattenti e martiri in nome di un qualche dio, ma anche camorristi, narcotrafficanti o quant'altro e si è solo dei pericolosi coglioni non importa sotto quale bandiera. Ciascuno convinto delle proprie buone ragioni.
Una breve "gloriosa" appagante esistenza sembra valere qualsiasi rischio. Nessuna speranza nel futuro, nessun senso del passato, nessuna distinzione tra bene e male.
Nulla di particolarmente nuovo. Sta da sempre nelle ideologie reazionarie.
Diceva il Duce: "Meglio vivere un giorno da leoni che cent'anni da pecora" (ma personalmente era più propenso all'"Armiamoci e partite!")
Un individualismo spinto alle estreme conseguenze quasi una volontà autodistruttiva.
In nome di che poi? Difficile dirlo. Ideologia religiosa, difesa di sistemi di valori esausti, voglia di potere e ricchezza, in mano a un numero sempre più ridotto di individui, da raggiungere ad ogni costo.
Un tempo quantomeno ci si cullava nell'illusione di un mondo migliore, di persone libere e uguali in cui ciascuno avrebbe dato secondo le sue capacità e ricevuto in base alle esigenze. Senza distinzioni di sesso, colore della pelle, nazionalità, religioni, costumi e consuetudini sessuali. Ora seguendo i media si ha la sensazione che uccidere i propri simili per un motivo o per l'altro sia lo sport preferito da tanti giovani uomini pilotati da vecchi marpioni.
Magari tutto ciò non è vero. Mi sbaglio di grosso abbagliato da una informazione concentrata soltanto su una frazione di generazione mantenuta costantemente alla ribalta per ragioni di bottega. È accaduto anche in passato.
Il mondo reale è altra cosa. Lo spero.
Eppure non si può ignorare che si fa un gran parlare da ogni parte di dio e giustizia divina.
A me sembra che inferno e paradiso siano stati distribuiti iniquamente già qui in terra senza bisogno di un aldilà.

8.1.16

C'è incompatibilità tra spirito laico dell'occidente e cultura islamica?

"C'è incompatibilità tra spirito laico dell'occidente e cultura islamica?"
Viene chiesto da una giornalista al sindaco di Colonia Henriette Reker già vittima di un attentato xenofobo.
"No" è la sua risposta.
Ma è domanda priva di senso.
C'è incompatibilità tra atei convinti e fervidi credenti?
Sì per quanto riguarda la sfera della religione e di taluni comportamenti.
Però nulla impedisce che possano convivere nel reciproco rispetto e tra loro scoccare anche la scintilla dell'amore.
Un po' come accade a certi cani e gatti, o altri animali di specie diverse, coabitanti sotto lo stesso tetto.


12.12.15

La chierichetta di Renzi. Gente "perbene", amici degli amici e "indigenti"

Maria Elena Boschi, la chierichetta di Renzi
Dice la Boschi "Mio padre è una persona perbene e se sento del disagio è verso di lui e la mia famiglia". Bene. Maria Elena è donna d'onore. Da bambina ha fatto pure la chierichetta.
Scrive Il Fatto Quotidiano: "Dal 2011 fino al commissariamento dell’11 febbraio 2015, il papà Pierluigi faceva parte del Cda Etruria. Non appena la figlia Maria Elena diventa ministro, il papà diventa vicepresidente della Banca. Non solo: il ministro è azionista e il fratello è dipendente. Conflitti di interesse come se piovessero. La Banca Etruria viene commissariata a febbraio 2015 per un buco di 3 miliardi, sei volte il suo patrimonio netto, ma le obbligazioni subordinate vengono ancora sbolognate agli ignari e incolpevoli risparmiatori."
Alberto Statera su La Repubblica ci dà conto di come distribuiva favori la Banca Etruria e come i dirigenti si distribuissero ricompense da nababbi. Etruria, banca spolpata tra fidi ai consiglieri e ...
Ora nessuno riuscirà a costringere costoro a rendere il maltolto. I soldi pubblici però, per ragioni "umanitarie", dovrebbero risarcire gli investitori "indigenti".
Ah l'uso delle parole! Qualcuno dovrebbe spiegare a chi ne abusa il significato dei significanti.
"Umanitarie". Sono profughi o risparmiatori questi che hanno sottoscritto prodotti bancari ad alto rischio? Un "indigente" può avere soldi da investire?
Se i "risparmiatori" sono stati truffati con raggiro vengano individuati e puniti esemplarmente i colpevoli. Ma un conto è garantire i risparmi, altro rifondere investimenti quantomeno avventati.
Che le banche (e le assicurazioni) siano "associazioni a delinquere legalizzate" dovrebbe essere da tempo chiaro a tutti. Se poi ne abbiamo bisogno e affidiamo loro i nostri soldi dovremmo essere consapevoli dei rischi catastrofici che corriamo.
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