26.8.14

Scuola: un'altra non-riforma

Per chi ha passato la vita nella scuola, prima da discente e poi da docente, sentir parlare dell'ennesima riforma "rivoluzionaria" dal consueto pulpito ciellino di fine estate, a Rimini, dal sempre osannato - chiunque esso sia - ministro in carica (la Giannini questa volta), fa... sorridere.

Quali siano gli interessi convergenti di cattolici integralisti e ministri a loro vicini è cosa risaputa: ottenere più soldi per la scuola privata a scapito di quella pubblica.
Ne hanno ricevuti a valanga dal 2000, complice il breve intermezzo del governo D'Alema che buttò alle ortiche il dettato costituzionale relativo al diritto di enti e privati di istituire scuole purché "senza oneri per lo Stato".

Questa volta l'idea geniale sembra quella di detassare gli istituti privati. Si vedrà.
È prematuro perder tempo ad analizzare le parole in libertà di un ministro che annuncia una riforma epocale da realizzare nei prossimi trent'anni a vaghi colpi d'indirizzi generici, in tipico stile renziano.
Sembra il consueto tanto fumo dal quale uscirà poco arrosto bruciacchiato.

Sconcertante la monotonia con la quale si pesta la solita vecchia acqua nel mortaio.
Annuncio dell'abolizione dei supplenti e dei precari. Come sia possibile a fronte di una riduzione dei docenti, visto che s'intende assumerne quattro per ogni dieci che andranno in pensione, resta un mistero della fede.
Riproposta di scatti stipendiali per gli insegnanti legati al merito e all'impegno piuttosto che all'anzianità e apertura a munifici sponsor privati per attrezzature di laboratori e quant'altro. La fine miseranda di analoghe pensate negli scorsi decenni non ha insegnato nulla.
Inglese e informatica dalle elementari. Ma ci sono già da tempo! Il problema è che non funzionano (come del resto l'educazione musicale e fisica).
Revisione legge Berlinguer sulle scuole paritarie. Quella appunto che dirottò sulle private un fiume di denaro pubblico. A sentire le parole del ministro, che ritiene "pregiudizi ideologici" la difesa dell'istruzione pubblica opposta alla privata, la revisione sarà ad ulteriore favore di quest'ultima.

Stefania Giannini comunque garantisce che dietro le proposte sorprendenti e rivoluzionarie che presenterà il suo boss Renzi c'è tanto lavoro "silenzioso". Già, c'è il ciellino Toccafondi.

19.7.14

Di Bunga Bunga non se ne può più

La ragazza "bisognosa d'aiuto" per la quale 
il capo del governo è stato "come la Caritas"
L'assoluzione del BungaBunga con cene "eleganti" a base di escort in stuzzicanti vestiti da suora e prostitute minorenni costringe, a malincuore, ad un commento.
Come tutte le cose che hanno stufato c'è una certa indifferenza.
Tutti, tranne forse Brunetta e Ferrara (in totale malafede) - e gli altri accoliti beneficiati - hanno capito da tempo chi è l'ex-cavaliere. Una burla ambulante che nessun paese civile avrebbe mai voluto alla guida della cosa pubblica.
Il popolo "ancora" di sinistra che il 25 aprile di vent'anni fa sotto un acqua torrenziale manifestò per le vie di Milano contro quello che con ogni evidenza era già un lucertolone alla Visitors, più che un "caimano", aveva totalmente ragione, ma, come sempre, fu sonoramente sconfitto.

Ciò che mi ha colpito ancora una volta è semmai la disparità di valutazione delle medesime prova tra primo e secondo grado di giudizio.
Non mancano motivazioni di lana caprina a carattere squisitamente giuridico a spiegazione del fatto, ma un comune cittadino, quale io sono, non può che essere sconcertato di fronte alla roulette russa della giustizia. Quale certezza di giudizio si può avere nel malaugurato caso si finisca imputati, senza possedere eserciti di avvocati, in questo benedetto paese? Possibile che tutto dipenda dai giudici che capitano e dalla loro personale interpretazione degli eventi? Perché questa alla fin fine è la sensazione che passa.

A me che Berlusconi fosse un puttaniere non è mai fregato assolutamente nulla. Come dire? Cazzi suoi!
Commentai ai tempi della ben più grave e definitiva condanna per frode fiscale (vedi sentenza integrale della condanna) che mi dispiaceva fosse messo fuori gioco dalle sentenze di tribunale anziché da ben più sostanziali ragioni politiche.
Solamente in un paese di pulcinella come l'Italia poteva essere ammesso al gioco politico cosiddetto "democratico" un miliardario padrone di un numero imprecisato di canali televisivi, giornali e riviste.
I risultati si sono visti.

Nello specifico chiunque abbia un minimo di buon senso sorride al pensiero che Berlusconi non sapesse l'età di Rubi Rubacuori o che gli sfuggisse l'importanza del peso di una telefonata del capo del governo ad una questura. Ma se per la corte d'appello non si configurano reati in tutto ciò, va bene. Sicuramente le motivazioni, quando verranno pubblicate saranno inappuntabili. Come lo erano quelle nel processo di primo grado.

In quanto a tutto il resto lasciamo che siano i moralisti bacchettoni a scandalizzarsi.
Cosa abbia fatto o faccia Berlusconi nel suo privato non interessa né mai è interessato. Ma in quanto personaggio pubblico resta sacrosanto quanto scrive Gramellini su La Stampa: Bungaburla
[ndr: sullo stesso post di "Articoliscelti" troverete anche, per quanto riguarda il risvolto giuridico: «Non ci fu la concussione», ecco perché Berlusconi è stato assolto (Ferrarella), Innocente a sua insaputa (Travaglio)]

12.7.14

Sostiene Bertinotti: "Le feste mi hanno rovinato". Ma a noi ci hanno rovinati quelli come lui

Sostiene Bertinotti: "Le feste mi hanno rovinato" (Fausto Bertinotti: “Le feste mi hanno rovinato)
Non le feste, caro Fausto, ma la pochezza politica e l'abitudine, tipica dei sindacalisti, di tromboneggiare dai palchi per poi scendere ai compromessi più scadenti a danno dei lavoratori.
Sostiene Bertinotti: "Ero così tanto distante da quel mondo [ndr: quello delle feste VIP alle quali si concedeva con voluttà] e ritenevo che nessuno potesse trafugare il mio volto [???] e cambiargli colore"
Non era il colore del volto il problema, ma la distanza tra la le vuote parole con le quali ubriacavi i tuoi fan e la pratica politica che esercitavi.
Sostiene Bertinotti: "È morta la sinistra. Non dico il comunismo, c’era stato il muro di Berlino a ricordarci le pietre che schiacciavano i nostri corpi [???]"
Non la sinistra è morta. A suicidarsi sono stati i partiti della sinistra i cui dirigenti, tu compreso, si sono identificati con il sistema di potere condividendone i privilegi e tradendo l'ideologia della quale continuavano a farsi portavoce.
Sostiene Bertinotti: "Abbassare il vessillo dei partiti, chiudere le sezioni..."
Non c'è più niente da abbassare, né niente da chiudere. Avete fatto, voi che tenevate in mano i partiti, piazza pulita. Rubato il rubabile non solo in termini materiali ma anche ideali, sottraendo la speranza a quanti avevano creduto in voi.
Sostiene Bertinotti: "Per tutta la vita abbiamo pensato che il nostro obiettivo fosse fare la rivoluzione. E s’è visto dove siamo giunti"
Ma di quale rivoluzione parli? Non c'è mai stata una rivoluzione all'ordine del giorno nei piani del PC post bellico e neppure il "compromesso storico" (definitiva, ma consapevole, messa in soffitta di ogni aspirazione a un cambiamento rivoluzionario nella speranza futura di arrivare al governo in alternativa alla DC) si è mai concretizzato in altro modo se non con l'inciucio spartitorio delle tangenti.
E poi dai! Tu sei arrivato da qualche parte. E quando mai uno che sprizza gioia per essere diventato Presidente della Camera pensa alla rivoluzione?
Sostiene Bertinotti: "Se tu nasci per cambiare il mondo, e poi il risultato è questo, non puoi cavartela con: scusate, abbiamo sbagliato (...) Sono un vinto"
Già, non puoi cavartela così. E soprattutto il mondo non ha mai avuto alcuna intenzione di farsi cambiare.
In quanto ad essere "vinti" conosco molti che vorrebbero esserlo come te, con liquidazione da nababbo, vitalizio, ecc.
Sarebbe stata una piccola, ma significativa "rivoluzione" anche solo opporti, insieme al plotoncino di mediocri luogotenenti dei quali ti sei sempre circondato, ogni qual volta i parlamentari si aumentavano prebende e privilegi.
Ed infine sostiene Bertinotti: "Far rinascere lo spirito, il senso, le idee rivoluzionarie nella grande prateria [sic!] degli esclusi, in quel popolo disordinato ma vitale. Sono barbari, però siamo nelle stesse condizioni dell’800 (...) E meno male che votano Grillo. In Francia votano Le Pen."
Quante sciocchezze. Sono passati poco più di cent'anni dalla fine dell'800, ma in realtà sono anni luce.
Le ragioni della disperazione di chi è fuori dal ristretto 1% dei super beneficiati dalla sviluppo economico globale sono molte, differenziate e complesse e non tutti sono esclusi e disperati allo stesso modo.
Però le responsabilità di chi ha permesso una tale divaricazione tra chi sta in "alto", come dici tu, e gli altri, è proprio dei politici come te, vuoti parolai inconcludenti anche quando un buon successo elettorale vi dava qualche possibilità contare.
Avete goduto di privilegi personali sempre più consistenti senza battere ciglio quando non siete stati colpevolmente collusi in scelte che con ogni evidenza nulla avevano di "sinistra".
Stupido io che per un periodo, per quanto breve, ti ho creduto e votato, lasciandomi illudere dal tuo linguaggio che parlava di "nuovo", come altri oggi si stanno illudendo con personaggi come Grillo o Renzi nella totale disgregazione di ogni valida alternativa di sinistra.

8.7.14

A quattordici anni dall'invasione dell'Afghanistan votazioni per un nuovo presidente

Inizi di aprile. “Le masse hanno vinto con il voto” sosteneva Abdullah Abdullah che i nostri informatissimi giornali davano come successore di Karzai alla presidenza del paese.
Mi era venuto da sorridere ad una simile affermazione nelle condizioni in cui si trova l'Afghanistan.
Trascinati da Bush in questa assurda guerra come in quella dell'Iraq ci siamo rimasti impantanati anche noi insieme agli americani senza cavare un ragno dal buco.
Adesso che l'esito del voto sembra favorevole a Ashraf Ghani, altro ex ministro di Karzai, Abdullah non sembra più tanto fiducioso nelle magnifiche sorti e progressive della democrazia votante. Infatti oggi a Kabul ha dichiarato di respingere i risultati del ballottaggio presidenziale che lo vedono sconfitto.
"Ho vinto io e presenterò il mio governo", ha detto.
È così che le masse vincono con il voto. Quasi come in Italia.

28.6.14

I numeri dicono tutto?

L’America, allora come oggi, era il sanatorio di ogni possibile statistica. Ci prendevamo grande cura delle statistiche. Cercavamo di capirle. Facevamo il possibile per mantenerle in salute. Per noi i numeri erano importanti, perché qualsiasi paura avessimo che la nostra mente potesse andare in pezzi veniva in gran parte esorcizzata dall’appagamento di sapere con precisione in quale modo eravamo spinti alla follia, a quanti decibel, a
quanti mach, a quale forza di resistenza aerodinamica. Per cui c’era come un trasferimento di pazzia, uno sdoppiamento, fra i numeri in sé e chi li creava e accudiva. Ne avevamo un bisogno estremo, era evidente. Con i numeri eravamo in grado di celare i dubbi. I numeri rendevano sopportabile il presente, preannunciavano gli impressionanti eccessi del futuro e fornivano una sottile configurazione illusoria ai ricordi del passato, per quel che valevano. 
(Don DeLillo, Americana)

Siamo affezionati ai numeri. Ci sembrano più sinceri delle parole. Obiettivi, incontrovertibili.
Ci piacciono le ricerche,specie se condotte da istituti e università qualificate. Tabelle e grafici non mentono.
Anche i singoli, quando ne hanno le competenze, si dedicano con passione a raccogliere dati e produrre mappe interattive che molto ci dicono sulle realtà indagate.
E allora qui troverete Il reddito degli italiani in ogni Comune
E qui Stipendi, l’Italia rovesciata - Il Sud più «ricco» del Nord
E ancora Gli homeless in Europa
Ma i numeri dicono davvero tutto?

NUMMERI   (Trilussa, 1944)

- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.


18.6.14

Renzi, il rush finale e le procedure d'infrazione europee

Renzi: "Siamo al rush finale. La settimana prossima potrebbe essere quella decisiva"
Quante volte abbiamo già sentito questo ritornello.
Aspettiamo la settimana prossima come si aspetta Godot
Arriva invece dall'Europa l'avvio di procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per i mancati pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione
Ma Renzi non aveva detto paghiamo tutto entro settembre? Ah! Era una battuta di Crozza... No? 'azzo!
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