21.1.15

Lettera di Giuseppe Genna a Maurizio Gasparri su Facebook

Devo pubblicamente ringraziare Giuseppe Genna per aver impreziosito con voce aulica una mia modesta elaborazione fotografica dell'ineffabile Gasparri pubblicata nel lontano 2009 e ormai dimenticata (ma nel WEB nulla va perduto)
Il post Gasparri non è chiappe d'oro risale "Ai tempi dello scandalo Marrazzo, e della ricerca di un presunto politico che bazzicava gli stessi ambienti con il soprannome "Chiappe d'oro", qualcuno ha infatti osato tirare in ballo Gasparri, capogruppo Pdl.
«Tutto un equivoco», ha risposto lui, spiegando: «Un giorno nel '96 mi sono perso in macchina nella zona dell'Acqua Acetosa, a Roma, un'area che pullula di transessuali, e in questo girovagare sono stato fermato dai Carabinieri, a cui ho chiesto indicazioni stradali»" (http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/12/21/news/essere-gasparri-1.27014)

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Giuseppe Genna

Ho inviato questa lettera alla vicepresidenza del Senato, a Maurizio Gasparri:

Ho inviato questa lettera alla vicepresidenza del Senato, a Maurizio Gasparri:
"Gentilissimo Senatore Maurizio Gasparri,
d'anno in anno vado vieppiù ammirandoLa. Senatore! La mi concede l'agio, che dico?, l'onore!, l'onore di chiamarLa Maurizio? Sempre che non La disturbi. Maurizio, Lei è un grande: mi permette di dirglielo? Non desidero sembrare uno starfucker, però non so come esprimere la mia ammirazione per l'opera di assidua continua pervicace muratoria istituzionale e politica e antropologica che Lei porta avanti, solo e soltanto apparentemente inascoltato, da anni, all'interno di un sistema di cui, in tempi non sospetti, Lei fu il primo a denunciare storture e manchevolezze, ma anche, vindice secondo un rigore morale che non so francamente come abbia avuto la pazienza e il coraggio e le risorse interiori di mantenere inflessibile ed elastico al contempo, a invitare a un recupero di onorabilità e pubblica parsimonia, stima e nobiltà. Non so se sia il Suo trascorso nella destra italiana, laddove già La si notava per dirittura etica e per apertura al dialogo, a consentire una simile coerenza tra azione e pensiero; so soltanto che questo è il metro con cui a oggi misuriamo personalità del calibro di De Gasperi o Moro o La Pira, non certo chi Le sta attorno in quella bolgia priva di capacità dialettiche, di intendimenti strategici, di arguzia di spirito e di franchezza: deniunciamo in molti questo lenocinio che si fa delle pubbliche stanze e dei luoghi che, un tempo, ispiravano una certa qual sacertà! Questi molossi del pubblico accadimento, Senatore, continuano a lavorare con la meno fervida delle fantasie al pubblico degrado. Chi Le scrive non è un nostalgico, ma evvividdìo!, non è possibile - e Lei lo denuncia da immemore tempo, ignorato dalla quasi totalità dei media e dei cronisti e dei pochissimi umanisti che rimangono al nostro certame nazionale, inadatto oramai a trascegliere le eccellenze che meritino veramente l'onore e il bronzo del pubblico plauso - dicevo che non è possibile sopravvivere un secondo di più nella ristrettezza di valori e in questo obbrobrio di scientifico disconoscimento della verità avvantaggio dell'errore. Senatore, in quale tempo stiamo vivendo!, preveduto con anticipo quasi da Cassandra italica da Lei, era plumbea nella quale si organizza lì un corteo omossessuale di lesbiche transgender e qui un pagamento di riscatto (milionario!, addirittura milionario, senatore!) a due sfaccendate nullafacenti con il ghiribizzo del celeberrimo esotismo mediorientale, tutto Fatime e danze del ventre, derviscidi e immoralità da caproni che disdegnano la carne di maiale, salvo poi commerciare, senzienti o non consenzienti, con ben altre carni, tornite di femmina, come a noi piace (mi perdoni, Senatore, se mi permetto di ascriverLa alla compagine oggi ben poco ululante e priva di salvaguardie degli eterosessuati), per le loro libidini di cammellieri e e tuareg e tucùl nel deserto, che stravedono oasi e chissà gli ashram con le molte mogli a favorirli sessualmente, una diversa per ogni sera! Da anni Lei va rinverdendo l'augusta tradizione del si-fa-ma-non-si-dice, pilastro morale delle patrie più sane e dei virgulti ch'abbiam tutti da educare (anche Lei avrà dei figli, immagino: una, la maggiore, è bellissima, complimenti): ci vogliono, ci stravogliono!, valori, dai quali si desuma il merito e lo si riconosca! No, questi imbastarditi del tardo, tardissimo bolscevismo, nipotini orfani di Stalin e di Tolstoj, sen vanno per le città discinti e ragguardevolmente orali, schiocchettando le lingue e insalivando papille, proprie e altrui, con intemerata sciacquettante inzigatura delle mucose di chiunque, all'ombra dei cipressi e dentro l'Urbe, perfino (io stesso l'ho potuto, allibito, constatare di persona!) davanti al Milite Ignoto mano nella mano, antropoidi, due inchecchiti individui del medesimo sesso un dì ch'era onore un tempo celebrare come fausto alle genti. E queste due persone s'arruffavano pe' peli, s'ingiaguarivano a slabbrarsi, si palpeggiavano sotto i motti incliti del Milite e il Suo sguardo cieco oramai di pietà per i poveri costumi degradati... S'impapocchiavano sfregando metatarsi e allungando a piacere i téndini l'un sull'altro, vogliosi d'essere lumati e, vedi un po', forse invidiati, mentre ci davano dentro, aggrappatisi ingroppandosi, lo schiaffo del Soldato completando con mosse d'anca e di bacìno, illanguidendo come suffragette al presentir nei membri il pubblico dominio che strappavano all'aura eroica del milite ivi sepolto! Questi finocchietti, queste scicchitelle, questi babordi che arrembano al fianco col ginocchio tentatore, dando il pelve contro la nàtica e l'ulna possente carezzando proteiformi con le livide labbra tumefatte di bava e di chissà che liquidi purulenti, impiastricciati uno nel desìo dell'altro! Senatore! A noi! E' una vergogna.
Grazie per quanto potrà fare.
Giuseppe Genna"
"Gentilissimo Senatore Maurizio Gasparri,
d'anno in anno vado vieppiù ammirandoLa. Senatore! La mi concede l'agio, che dico?, l'onore!, l'onore di chiamarLa Maurizio? Sempre che non La disturbi. Maurizio, Lei è un grande: mi permette di dirglielo? Non desidero sembrare uno starfucker, però non so come esprimere la mia ammirazione per l'opera di assidua continua pervicace muratoria istituzionale e politica e antropologica che Lei porta avanti, solo e soltanto apparentemente inascoltato, da anni, all'interno di un sistema di cui, in tempi non sospetti, Lei fu il primo a denunciare storture e manchevolezze, ma anche, vindice secondo un rigore morale che non so francamente come abbia avuto la pazienza e il coraggio e le risorse interiori di mantenere inflessibile ed elastico al contempo, a invitare a un recupero di onorabilità e pubblica parsimonia, stima e nobiltà. Non so se sia il Suo trascorso nella destra italiana, laddove già La si notava per dirittura etica e per apertura al dialogo, a consentire una simile coerenza tra azione e pensiero; so soltanto che questo è il metro con cui a oggi misuriamo personalità del calibro di De Gasperi o Moro o La Pira, non certo chi Le sta attorno in quella bolgia priva di capacità dialettiche, di intendimenti strategici, di arguzia di spirito e di franchezza: deniunciamo in molti questo lenocinio che si fa delle pubbliche stanze e dei luoghi che, un tempo, ispiravano una certa qual sacertà! Questi molossi del pubblico accadimento, Senatore, continuano a lavorare con la meno fervida delle fantasie al pubblico degrado. Chi Le scrive non è un nostalgico, ma evvividdìo!, non è possibile - e Lei lo denuncia da immemore tempo, ignorato dalla quasi totalità dei media e dei cronisti e dei pochissimi umanisti che rimangono al nostro certame nazionale, inadatto oramai a trascegliere le eccellenze che meritino veramente l'onore e il bronzo del pubblico plauso - dicevo che non è possibile sopravvivere un secondo di più nella ristrettezza di valori e in questo obbrobrio di scientifico disconoscimento della verità avvantaggio dell'errore. Senatore, in quale tempo stiamo vivendo!, preveduto con anticipo quasi da Cassandra italica da Lei, era plumbea nella quale si organizza lì un corteo omossessuale di lesbiche transgender e qui un pagamento di riscatto (milionario!, addirittura milionario, senatore!) a due sfaccendate nullafacenti con il ghiribizzo del celeberrimo esotismo mediorientale, tutto Fatime e danze del ventre, derviscidi e immoralità da caproni che disdegnano la carne di maiale, salvo poi commerciare, senzienti o non consenzienti, con ben altre carni, tornite di femmina, come a noi piace (mi perdoni, Senatore, se mi permetto di ascriverLa alla compagine oggi ben poco ululante e priva di salvaguardie degli eterosessuati), per le loro libidini di cammellieri e e tuareg e tucùl nel deserto, che stravedono oasi e chissà gli ashram con le molte mogli a favorirli sessualmente, una diversa per ogni sera! Da anni Lei va rinverdendo l'augusta tradizione del si-fa-ma-non-si-dice, pilastro morale delle patrie più sane e dei virgulti ch'abbiam tutti da educare (anche Lei avrà dei figli, immagino: una, la maggiore, è bellissima, complimenti): ci vogliono, ci stravogliono!, valori, dai quali si desuma il merito e lo si riconosca! No, questi imbastarditi del tardo, tardissimo bolscevismo, nipotini orfani di Stalin e di Tolstoj, sen vanno per le città discinti e ragguardevolmente orali, schiocchettando le lingue e insalivando papille, proprie e altrui, con intemerata sciacquettante inzigatura delle mucose di chiunque, all'ombra dei cipressi e dentro l'Urbe, perfino (io stesso l'ho potuto, allibito, constatare di persona!) davanti al Milite Ignoto mano nella mano, antropoidi, due inchecchiti individui del medesimo sesso un dì ch'era onore un tempo celebrare come fausto alle genti. E queste due persone s'arruffavano pe' peli, s'ingiaguarivano a slabbrarsi, si palpeggiavano sotto i motti incliti del Milite e il Suo sguardo cieco oramai di pietà per i poveri costumi degradati... S'impapocchiavano sfregando metatarsi e allungando a piacere i téndini l'un sull'altro, vogliosi d'essere lumati e, vedi un po', forse invidiati, mentre ci davano dentro, aggrappatisi ingroppandosi, lo schiaffo del Soldato completando con mosse d'anca e di bacìno, illanguidendo come suffragette al presentir nei membri il pubblico dominio che strappavano all'aura eroica del milite ivi sepolto! Questi finocchietti, queste scicchitelle, questi babordi che arrembano al fianco col ginocchio tentatore, dando il pelve contro la nàtica e l'ulna possente carezzando proteiformi con le livide labbra tumefatte di bava e di chissà che liquidi purulenti, impiastricciati uno nel desìo dell'altro! Senatore! A noi! E' una vergogna.
Grazie per quanto potrà fare.
Giuseppe Genna"

16.1.15

Libertà d'espressione col cavolo! Papa: "te doy un puñetazo"

Sanguigno Bergoglio.
Ognuno può dire quello che vuole, ovvio, ma se mi offendi ti prendi un cazzottone.
Altroché la balla del "porgi l'altra guancia"!
Ovviamente, per quanto scritto nel post precedente, oggi los cabrónes sono tutti "je suis Bergogliò"

13.1.15

Pensierino (ingenuo) della notte

In un paese come l'Italia dove quando il Papa scoreggia sono tutti lì ad annusare e annuire giurando che è incenso (e se qualche volta è lui stesso a dire "no, è odor di merda" si alzano osanna), non si può non invidiare un po' il laicismo ben radicato dei parigini.
"Libertà legalità fraternità". Questa è l'unica Europa unita concepibile.
In culo all'Europa dei burocrati, dei tecnocrati, dei banchieri e dei politici ipocriti!
Peccato che l'Europa non sia Parigi, Berlino, Londra e tutte le altre grandi città dove il pensiero è più libero.
Purtroppo la realtà è tutta un'altra storia.


8.1.15

Giornata di sangue a Parigi. Non se ne può più dei fanatici religiosi di qualsiasi fede o setta


Ho postato la notizia del massacro ieri mattina, appena diffusa da AdnKronos,
sul gruppo FB "Politica a Pavia" e sono rimasto stonato tutto il giorno.
I commenti si sono subito divisi in base alla tendenza politica uscendo ben presto dal seminato. Accade regolarmente.

Non mi frega niente né di chi sia più o meno fascista piuttosto che comunista né delle dietrologie.
Qui il problema è il dogmatismo che sempre è contrario alla libertà di pensiero ed espressione .
Saranno pure stati estremisti islamici (a giudicare da quanto urlano nel video che li ritrae in fuga). Ma il problema resta il fanatismo religioso endemico in qualsiasi religione (o ideologia) dogmatica.

Osservando il semaforo delle strisce pedonali contro l'azzurro del cielo mi sono chiesto cosa spinga uomini ad uccidere altri uomini soltanto perché esprimono convinzioni diverse dalle loro.
Credere o non credere in un creatore, qualsiasi esso sia, è una condizione mentale.
Così come aderire ad una ideologia.
Ho conosciuto cattolici e mussulmani, comunisti e destrorsi, persino democristiani che restavano persone di tutto rispetto e non hanno mai pero la loro umanità a causa del loro modo di pensare.

Proprio ieri avevo letto di uno studio relativo all'affievolirsi nel mondo del sentimento religioso. La percezione è diversa, ma anche questo conferma che basarsi sulle sensazioni è spesso fallace. (Will religion ever disappear?)

Riflettevo sul fatto che l'aggressività fondamentalista di una parte per quanto minoritaria dell'islamismo, manovrata in modo spregiudicato da chi ha interesse a sostenerla economicamente, potrebbe davvero riportaci ad una guerra di religione di stampo medioevale spingendo un numero sempre più elevato di credenti ad individuare il male nel modello di vita occidentale. Per contrappunto l'ostilità della vecchia Europa nei loro confronti lievita a dismisura

Certamente i governi di questa parte del mondo, a partire dal governo statunitense, hanno commesso tutti gli errori possibili nei confronti degli islamici fomentandone l'odio nei nostri confronti. Ma i nemici non sono i musulmani.
Le religioni dogmatiche contrapposte e i fanatismi che alimentano sono i veri nemici.
Le piaghe da sanare per depotenziarle sono l'ignoranza, l'egoismo individuale, la sopraffazione dei più deboli da parte dei più forti tramite i meccanismi economici imperanti, i malgoverni, l'accumulazione del potere in mano all'uno per cento a fronte della precarizzazione e impoverimento del restante novantanove per cento della popolazione.
Consideravo tutto questo così, alla rinfusa, come affiorava alla mente, per libere associazioni, senza approfondimenti.
Immaginavo le destre che ci andranno a nozze istigando gli umori di pancia più squallidi alla caccia di facili voti, gli esponenti del governo e le loro insulse banalità, i lunghi e sussiegosi articoli gonfi di retorica e luoghi comuni dei soliti noti giornalisti ben pagati e le beghe da cortile di tutti gli altri ognuno a tirar l'acqua al suo mulino.
E già emergono nei commenti di tv e giornali tutte le ipocrisie e gli errori di valutazione possibili e sui social network ogni puttanata ipotizzabile.

Il fatto è che questi attentatori criminali, consapevolmente o meno, tirano la volata di personaggi come la Le Pen (o il locale Salvini) e rischiano di rimettere in gioco anche uno squalificato Sarkozy.

In qualche modo l'assalto al giornale Charlie Hebdo è per l'Europa l'equivalente dell'11 settembre americano, almeno per quanto riguarda il valore simbolico.

Pensavo a quanto si va dicendo sul tramonto della cultura europea di matrice illuminista e sul riaffermarsi di spinte irrazionaliste a forte connotazione religiosa.
Sembra che i macellai che hanno ucciso 12 persone siano francesi di origine algerina.
Forse come qualcuno sostiene appartenenti a quella schiera di giovani senza futuro delle banlieue sempre più emarginati e repressi dalle folli politiche dei governi di destra (Sarkozy in testa) e dimenticati - insieme a tanti altri esclusi di ogni tipo - anche da quelli che si dicono di sinistra
Non meraviglia che chi ha poco o nulla da perdere, scarsa cultura e tanta rabbia dentro sia facile preda di suggestioni ideologiche e religiose estreme, e individui nelle "false libertà" delle democrazie occidentali la causa di tutti i mali.

Colpisce l'efferatezza dell'odio contro gli ultimi difensori di una radicale autonomia di pensiero e parola attraverso la satira (per quanto feroce e politicamente scorretta secondo i parametri dei pudici benpensanti baciapile che infestano redazioni di giornali e studi televisivi e oggi si stracciano le vesti in difesa dei vignettisti trucidati dei quali però ben si guardano di condividere il coraggio).

Quel semaforo sullo sfondo del cielo mi è sembrato l'emblema di un difficile attraversamento per chi voglia ancora farsi guidare dalla ragione critica in un mondo finalmente privo di dei e di dogmi ideologici. Un segno di pericolo perché i tir delle religioni e ideologie dominanti non ne avranno alcun rispetto e saranno finalmente d'accordo almeno sul fatto di metterli sotto senza rimorsi.

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