28.8.12

Fisiognomica (Ferrara, Travaglio e compagnia cantante)

Lo so, non bisognerebbe mai lasciarsi indurre a valutazioni sulla personalità basandosi sull'aspetto fisico delle persone.
Il determinismo lombrosiano che pretendeva di dedurre i comportamenti criminali dai tratti somatici delle persone è morto e sepolto (per fortuna!).

Epperò... certe facce degli "onorevoli" in carica, certi volti dei collaboratori intorno a Napolitano, per non parlare della corte dei miracoli che circonda Berlusconi, o dei banchieri lustri e soddisfatti che ci hanno portato dove siamo (e non solo in Italia), sembrano dirla lunga sulle mani nelle quali stiamo.

Mi ero un po' disintossicato, in questa lunga e calda estate, dalla dipendenza da informazione. Girovagando qua e là mi ero illuso di potermene un po' fregare degli accadimenti politico-economici - specie nostrani - che, senza voler essere profeta di sventure, ci porteranno allo sfacelo. Al pari della stragrande maggioranza delle persone "normali" vivevo le mie giornate come se niente fosse, occupandomi d'altro, fregandomene serenamente dello spread, di Monti, della Merkel e di quant'altro.
Sarà quel che sarà, intanto che possiamo farci noi? Di fondo questo è l'atteggiamento rassegnato e fatalista dei più per sfuggire all'incubo di dipendere per il nostro futuro dal ceto politico che - e questo è il dramma - ci siamo lasciati colpevolmente imporre.
Francamente è tutto così un assurdo melting pot che a sentire parlare di destra e sinistra in termini novecenteschi come se queste categorie esistessero ancora fa solo incazzare specie se ha farlo sono i Pd last genaration che, pur avendo apertamente sposato il liberismo più sfrenato, hanno la faccia tosta di considerarsi "l'unica vera sinistra".
Fascisti! Zombi! S'insultano l'un l'altro coloro che dovrebbero essere alternativi al ventennio berlusconiano. Da scompisciarsi o terrorizzarsi nella consapevolezza che stanno preparandoci un'altra fase del tutto simile alla precedente (se non addirittura con gli stessi protagonisti).
E disputano, nel generale disinteresse, per propinarci la polpettina avvelenata dell'ennesima riforma elettorale quasi la democrazia elettorale - quella vera che è sempre stata più un'idea che una realtà - non fosse morta e sepolta da un pezzo.

A riportarmi alla cruda realtà ieri sera Mentana su La7 che con finta ingenuità ha messo in onda l'ennesimo baraccone mediatico senza capo ne coda.
A scambiarsi palate di merda, spandendone dappertutto, i due "grandi giornalisti" Ferrara e Travaglio - che non si sono risparmiati neppure i rispettivi apprezzamenti fisici - con contorno di Di Pietro, uno spaesato Macaluso nelle vesti di "amico di Napolitano" e l'appoggio esterno dell'inconsistente dirigente DP in carriera di turno, incapace di qualsiasi pensiero originale.
Una pena infinita.
[Chi vuole può rivedere la pseudo-rissa tra i due super antipatici campioni dell'egocentrismo italico - ma non lo consiglio - QUI]

20.8.12

La preghiera delle Pussy Riot - condannate per questo ai lavori forzati - contro Putin (l'amicone del cavaliere di Arcore)


«Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti. Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!».

16.8.12

La rana e lo scorpione


Stranamente ho trovato qualcuno che non conosceva ancora questo celeberrimo apologo [ndr: breve racconto, nel quale parlano cose e animali, dotato di un finale a sorpresa moraleggiante come la coda dello scorpione del pungiglione velenoso].
Sconosciuta l'origine di questa favola che non è né di Esopo né Zen, ma, forse, deriva da qualche narrazione persiana.
Questa è la mia versione. 

Uno scorpione volendo attraversare un fiume, chiese a una rana: “Mi daresti un passaggio sulla tua schiena fino all’altra sponda?”
La rana gli rispose: “E se poi, quando siamo in acqua, tu mi pungi?
"Sono mica stupido." Disse lo scorpione. "Non so nuotare, se muori tu muoio anch'io."
La rana si lasciò convincere, caricò lo scorpione sul dorso e iniziò la traversata.
A metà percorso però lo scorpione trafisse la rana con il suo pungiglione.
La rana morente chiese allo scorpione che stava annegando: "Ma perché lo hai fatto?"
Lo scorpione rispose mentre affogava: "Non posso farci niente. É nella mia natura."

13.8.12

Indro e le spose bambine

la moglie bambina di Indro Montanelli

Venduta come sposa per 3000 euro Ragazza di 13 anni seviziata da sposo e madre, titola il Corrierone.

Ma Indro Montanelli in Eritrea con sole 500 lire si era comprato una moglie dodicenne e, in aggiunta, un cavallo e un fucile.
Però, diceva, là è un'altra cosa, a quall'età sono già donne, animalini docili.
"Gli ho messo su un tucul con qualche pollo e lei mi raggiungeva ogni quindici giorni, ovunque fossi."
E bravo il Cilindro! Mica razzista lui, solo una considerazione un po' così delle donne, vero Travaglio?

10.8.12

La fine del mondo che conosciamo

Qualche sera fa ho visto scorrere alcuni fotogrammi del film The road tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy.
Mi è tornato intero alla memoria il romanzo, bello e "deprimente" come pochi (fa il paio con Cecità di José Saramago).

Non amo particolarmente il genere apocalittico - la cui prima e per certi versi insuperabile matrice sta proprio nella Bibbia. Ancor meno mi appassionano gli zombi in tutte le loro varianti. I cadaveri ambulanti in putrefazione mi dicono assai poco a parte, forse, nei "divertenti" film cult di Romero.

Mi intriga maggiormente il genere post-apocolittico. A catastrofe avvenuta i sopravissuti devono fare i conti con una realtà che non ha più nulla in comune con la vita così come la conosciamo. Le reazioni individuali, la lotta estrema per la sopravvivenza, gli sforzi di adattamento, l'aggregarsi e aggrapparsi a minime speranze spesso frustrate dai fatti, il cedere, il lasciarsi andare o il rialzarsi per proseguire, già di per sé fiducia nel futuro, sono temi metaforici di carattere universale.
Ad altri livelli, tutti noi affrontiamo e ci confrontiamo con analoghe tematiche esistenziali, già nel nostro mondo pre-apocalittico.
In tempi di crisi, mutamenti climatici, disastri ambientali, incapacità di far fronte comune, la catastrofe sembra incombere. Paure pesanti per un futuro sempre più incerto, lasciamo poco spazio alla speranza, mentre gli squali dell'economia divorano quel poco che resta delle sicurezze collettive.
Non è un caso dunque se fiorisce una letteratura in questi termini (vedi It’s the End of the World as We Know It). Una letteratura, ma anche film e serie televisive nelle quali gli americani sono maestri.

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