12.12.15

La chierichetta di Renzi. Gente "perbene", amici degli amici e "indigenti"

Maria Elena Boschi, la chierichetta di Renzi
Dice la Boschi "Mio padre è una persona perbene e se sento del disagio è verso di lui e la mia famiglia". Bene. Maria Elena è donna d'onore. Da bambina ha fatto pure la chierichetta.
Scrive Il Fatto Quotidiano: "Dal 2011 fino al commissariamento dell’11 febbraio 2015, il papà Pierluigi faceva parte del Cda Etruria. Non appena la figlia Maria Elena diventa ministro, il papà diventa vicepresidente della Banca. Non solo: il ministro è azionista e il fratello è dipendente. Conflitti di interesse come se piovessero. La Banca Etruria viene commissariata a febbraio 2015 per un buco di 3 miliardi, sei volte il suo patrimonio netto, ma le obbligazioni subordinate vengono ancora sbolognate agli ignari e incolpevoli risparmiatori."
Alberto Statera su La Repubblica ci dà conto di come distribuiva favori la Banca Etruria e come i dirigenti si distribuissero ricompense da nababbi. Etruria, banca spolpata tra fidi ai consiglieri e ...
Ora nessuno riuscirà a costringere costoro a rendere il maltolto. I soldi pubblici però, per ragioni "umanitarie", dovrebbero risarcire gli investitori "indigenti".
Ah l'uso delle parole! Qualcuno dovrebbe spiegare a chi ne abusa il significato dei significanti.
"Umanitarie". Sono profughi o risparmiatori questi che hanno sottoscritto prodotti bancari ad alto rischio? Un "indigente" può avere soldi da investire?
Se i "risparmiatori" sono stati truffati con raggiro vengano individuati e puniti esemplarmente i colpevoli. Ma un conto è garantire i risparmi, altro rifondere investimenti quantomeno avventati.
Che le banche (e le assicurazioni) siano "associazioni a delinquere legalizzate" dovrebbe essere da tempo chiaro a tutti. Se poi ne abbiamo bisogno e affidiamo loro i nostri soldi dovremmo essere consapevoli dei rischi catastrofici che corriamo.

16.11.15

La boriosa retorica dei governanti che seminano vento e raccolgono tempesta

Hollande continua a esibire parole di guerra come se tutto cominciasse ora in Francia e non fossero passati 14 anni dal World Trade Center di New York.
Obama si esibisce in un "L'Is è il volto del diavolo. Dobbiamo distruggerlo".
Dio, il diavolo. Siamo ancora alle "paure di morti ed in congreghe / diavoli goffi con bizzarre streghe".
Si preferisce non ricordare chi finanzia e arma l'Is e chi fa affari con i finanziatori. Si dovrebbe parlare di sè stessi!
Si preferisce ignorare le cause per le quali dei giovani sono così privi di speranze per il futuro, e pieni d'odio, da rinunciare alla propria vita e ammazzare altri giovani come loro.

Sommersi dal becerismo imperante nei talk Tv, carta stampata, info virtuale, social network, fa piacere vedere che qualche eccezione c'è e ci sono persone che ancora la pensano più o meno come te.
Titolare il giorno della strage parigina "Bastardi islamici" vuol dire qualificarsi come "bastardi cristiani". In realtà la cosa è più squallida. Questi giornalisti sanno benissimo di scrivere una cazzata, ma pensano di essere furbi e così facendo di conquistarsi l'approvazione dei più idioti estremisti e magari il loro prossimo voto per i loro partiti.

Diceva Daniel Pennac - che, diversamente da Hollande, si era accorto da tempo di essere in guerra - intervistato dopo l'attacco a Charlie Hebdo:

[...]
Intervistatore: A chi parla dei limiti della satira, cosa risponde?

Pennac «È tutta la vita che ne sento parlare. Chi invoca questo tipo di limiti in realtà vuole solo imporre i propri limiti agli altri. I cattolici, i musulmani, i tradizionalisti, ciascuno vuole far prevalere le proprie regole. Ma ciò non ha senso. Solo una convinzione ottusa e prigioniera di certezze ideologiche e religiose può sentire il bisogno d'imporre un limite all'ironia. Gli unici limiti concepibili sono quelli che l'umorista, l'artista si pone da solo. Io so che ci sono ambiti su cui non scriverò mai, ma questo lo decido io. Nessuno potrà mai impormi gli argomenti su cui scrivere o meno».

Intervistatore: La situazione, però, è diventata da guerra.

Pennac «La Francia è in guerra, solo che finora il campo di battaglia era geograficamente lontano, in Mali, in Afghanistan. Quindi ci siamo illusi che gli estremisti contro cui stavamo combattendo non avrebbe mai potuto colpirci. Oggi sappiamo che non è vero. E temo che in futuro assisteremo ad altri attacchi di questo tipo».

Intervistatore: Come spiega la radicalizzazione di certi giovani che imboccano la strada del terrorismo?

Pennac «È il risultato di molti fattori, tra cui il capitalismo odierno che fa la guerra ai poveri e non alla povertà. In questo modo marginalizza una parte della popolazione che si sente esclusa e isolata dalla società. Se a ciò si aggiungono le discriminazioni subite, si comprende come certe persone possano progressivamente radicalizzarsi al punto da odiare la società in cui vivono. Spesso manipolati, costoro diventando disponibili alla violenza e alla follia del terrorismo».

Intervistatore: Per la società francese, quali saranno le conseguenze di quanto è accaduto?

Pennac «Purtroppo le vittime simboliche di questa strage sono innanzitutto i musulmani di Francia che si ritrovano presi tra due fuochi. Da un lato, ci sono gli assassini che pretendono di parlare in loro nome. Dall'altra, un'opinione pubblica che chiede loro di dimostrare continuamente di essere diversi e lontani dagli assassini. Per i musulmani è una situazione molto difficile. Se i terroristi incarnano una malattia mortale, a modo suo anche l'estrema destra è una malattia mortale, sebbene di un altro tipo. Ma possiamo produrre degli anticorpi».

Intervistatore: Come fare?

Pennac «Non dobbiamo cedere alla paura degli altri. Non cedere al terrore è il migliore degli anticorpi»
[...]

C'è poco da aggiungere. E purtroppo ci sarà poco da aggiungere anche dopo la prossima strage.

14.11.15

Parigi, pregare non serve e neppure invocare la guerra. C'è già.

Scrivo perché il massacro di Parigi ha colpito me come tutti e ho bisogno di riordinare i miei pensieri sulla carta.
L'emotività scatenata dall'evento è comprensibile e la condivido.
Parigi, cuore dell'Europa, considerata dagli attentatori "la capitale dell'abominio e della perversione". Un concerto, uno stadio, ristoranti, venerdì sera: quasi 150 morti e oltre 200 feriti.

I 224 morti dell'aereo russo schiantato sul Sinai il primo novembre, probabilmente a causa di un attentato, non hanno fatto la stessa impressione.
Men che meno qualcuno ha perso il sonno per i 41 morti e oltre 200 feriti dei due attentati Is a Beirut il giorno precedente all'evento parigino.
Lo stesso si può dire per migliaia di altri morti, vittime di attentati e guerre in medioriente e in ogni altra parte dl mondo o per i deceduti nel tentativo di sfuggire a guerre, persecuzioni o insostenibili condizioni d'esistenza.
I morti, si sa, non sono tutti uguali. Hanno pesi diversi in base alla provenienza, al colore della pelle, alle appartenenze sociali, nazionali, etniche, religiose.
La Strage di Beslan (fra il 1° e il 3 settembre 2004 nell'omonima scuola dove si contarono ufficialmente 386 morti - dei quali 186 bambini - e oltre 700 feriti) o quella dell'ottobre 2002 nel teatro Dubrovka di Mosca, per certi versi simile a quella di ieri sera a Parigi, (dove perirono 129 ostaggi e 33 sequestratori) sono ormai ricordi lontani.
Se poi gli attentati hanno caratteristiche da film catastrofico in location eccezionali (primo fra tutti quello dell'11 settembre 2001 alle torri gemelle di New York, ma anche quelli di una decina d'anni fa alla metropolitana londinese e alla stazione Atocha di Madrid) o una copertura mediatica internazionale come ieri sera a Parigi, l'impatto emotivo rasenta l'isteria.
Tutte le volte i mezzi di comunicazione si riempiono degli stessi ritornelli e ripetono analoghe liturgie. Inevitabile.
Poi, a paco a poco, tutti dimenticano tranne, ovviamente, i direttamente o indirettamente colpiti.

Quello che il tempo non cambia è l'atteggiamento delle potenze economiche e militari che con i loro imperdonabili errori politici, tattici e strategici (quando non con palesi falsità finalizzate a interventi armati sostenuti dalla puerile motivazione "dell'esportazione della democrazia") hanno determinato le condizioni di quanto sta accadendo.
E altrettanto immutato resta il fanatismo delle contrapposte religioni (esempio significativo il comunicato riprodotto) in nome di un dio che non c'è ma, se ci fosse, dovrebbe per prima cosa liberarsi dei sui troppo zelanti ministri e sostenitori.
Anche ciascuno di noi continua ad avere la sua parte di responsabilità per i politici che si sceglie in rappresentanza quando ha ancora l'apparente opportunità di farlo.
Piccola, però, sempre più piccola in questi regimi che ci ostiniamo a considerare "democratici" quando in realtà non sono altro che oligarchie economiche.





8.11.15

L'uso inflazionato della parola "mafia" e l'"Io so. Ma non ho le prove"

Perché non istituire un bel processone in stile "Mafia capitale" e titolarlo "Mafia Vaticano" (e perché non chiedere, en passant, le dimissioni di papa Bergoglio che come Marino non ha saputo fermare la corruzione intorno a lui?).
Perché non domandarsi come mai processoni come "Stato-mafia" finiscono in niente con l'assoluzione degli imputati (prima l'ex generale dei carabinieri Mario Mori ora l'ex ministro Calogero Mannino) dopo anni di indagini?
Forse perché il sensazionalismo in salsa disinformatica è l'unico interesse reale dei media. Forse perché ci sono magistrati più interessati alla propria visibilità mediatica che alle prove reali ed altri più interessati a far loro le scarpe, magari aiutando amici potenti, che alle prove accumulate?
Non lo sapremo mai. O magari, come scriveva Pasolini in tutt'altro contesto e in una Italia che non c'è più nella forma (ma che resta uguale a se stessa nella sostanza) "Io so. Ma non ho le prove".
Ma sì. Che la chiesa, da sempre, intrallazzi fottendo poveri e creduloni e che i "principi della chiesa" amino il lusso e vivano da "faraoni" è cosa risaputa da tutti coloro che non vogliono nascondere, per interesse, fede o quant'altro, la testa sotto la sabbia.
È altrettanto risaputo come Roma sia stata nel corso della storia, e continui ad essere, un centro di corruzione permanente - e delinquenza di basso ed alto profilo - per l'intreccio tra potere politico, economico, giudiziario e religioso.
Adesso vogliamo chiamare questo intreccio "mafia"? E sia (quantunque classicamente "mafia" presupponga un controllo territoriale contrapposto allo Stato e si configuri come forma caratteristica di organizzazione criminale socialmente radicata in aree geografiche ben definite).
Poco importano le etichette.
Il fatto è che chi sa non dice - o dice quello che fa comodo dire - e chi è tagliato fuori presuppone, immagina, intuisce, comprende per quel che vede accadere, ma non ha prove. Quelle appunto dovrebbero fornircela gli inquirenti nell'ambito della "certezza del diritto". Invece si accavallano sentenze contrastanti, probabilmente tutte ineccepibili sul piano strettamente giuridico, ma che creano soltanto confusione e rabbia nella testa del cittadino qualunque che sfoga livori e false certezze sui social network.
Ben vengano dunque le rivelazioni che aprono uno spiraglio sul marcio dei potenti - con buona pace di coloro che invocano galera, e peggio, per chi svela verità nascoste.
Poco importa se anche costoro appartengono al circo mediatico e ne traggono profitto.
È sempre preferibile un pamphlet di denuncia corredato da documenti e intercettazioni a chi tace coprendo con il silenzio realtà risapute, ma indimostrabili, per far cosa grata a chi comanda.
Più dura da accettare semmai è la consapevolezza che, per quanto il re sia nudo, ben poco si riesca a scalfire la granitica costruzione del potere.

3.11.15

Repubblica prefettizia (e Marino nel tombino)

E adesso sono tutti lì a fare il tifo per i prefetti salvaitalia (già tanto amati all'epoca del Duce).



Ma questo Tronca non è poi troppo immacolato. Solo quattro anni fa l'Unità (allora giornale insolitamente libero, oggi rinato come leccarenzi) e altre malelingue invidiose lo accusavano di uso indebito di pubblici privilegi (quel giorno che suo figlio andò a vedere la partita all’Olimpico con un’auto di servizio, l’attico dello Stato dove l’allora capo dei Vigili del Fuoco sarebbe vissuto, la casa del Corpo a Cortina dove sarebbe andato in vacanza, fino all’aereo P180 dei pompieri che, secondo i sindacati, avrebbe usato senza eccessivi risparmi). 
Però l'uomo rifugge i rinfreschi, si schiera contro le nozze gay e, appena tornato nella capitale, è andare a baciare l'anelon del Papa. 
Queste sono le cose che farebbero del "sindaco" di Roma un buon sindaco, capace di amministrare. 
Il commissario Tronca è adeguato e si vede. 
 

27.10.15

Tra salami cancerogeni e "polveri" di Gramsci

Che gli insaccati e la carne rossa, specie se malamente bruciacchiata, siano dannosi alla salute non è certo una novità.
Ma anche le opere complete di Gramsci nell'originale edizione in brossura dell'Einaudi (dei tempi di Giulio quando l'uomo del Biscione non aveva ancora inglobato alcunché - men che meno le case editrici, di cui oggi è il maggior collezionista - e si limitava a esibirsi come intrattenitore sulle navi da crociera) hanno una loro nocività polmonare se liberate dalla polvere dopo aver riposato per un immemore numero d'anni sul ripiano più irraggiungibile di una libreria.
Hai un bel portare i tomi all'aperto per completarne l'asepsi! Nei tuoi polmoni finiranno comunque miliardi di miliardi di acari.
Avete mai provato a sgomberare una cinquantina di metri quadri di pareti di una stanza tappezzate di libri allineati in duplice fila sulle mensole e pure ammucchiati gli uni sugli altri?
Già è impresa acrobatica affrontare i ripiani alti, a oltre tre metri d'altezza, dove giacciono intonsi da mano umana da ere remote. Nugoli di polvere valangano addosso e quando i tomi finalmente raggiungono la pianura pavimentizia inizia la goduria. Sì perché prima dell'"inscatolonamento" per la nuova destinazione vanno scrollati e sbattuti e ripuliti con panno catturapolvere uno ad uno.
È allora che maledici l'avvento tardivo dei bit e dei libri elettronici.
L'essersi convertiti al virtuale è stata una benedizione, con buona pace dei cultori del frusciar delle pagine e del profumo della carta.
Letteratura tattile, sì, va be', ma anche no, grazie.
Però però... è anche vero che ogni libro che ti ripassa per le mani è un tuffo nel passato e ti riporta nostalgie, atmosfere, emozioni, sogni, speranze, illusioni e delusioni del tempo perduto . (Continua)

23.10.15

Il Papa in prima pagina

Questi i titoli dei quotidiani di ieri (e oggi si prosegue)

• Corriere della Sera: “Il papa: falsità sulla mia salute”
• La Repubblica: “Non è vero che il papa è malato. L’ombra del complotto in Vaticano”
• La Stampa: “‘Il papa sta bene’. Francesco, l’ombra del complotto”
• Il Sole 24 Ore: “Ferrari corre a Wall street”
• Il Messaggero: “‘Non è malato, veleni sul Papa’”
• Il Fatto Quotidiano: “Via libera agli affitti in nero”
• Il Giornale: “Chi vuole morto il papa”
• Libero: “Chi non paga il canone Rai rischia di finire in galera”
• L’Unità: “Giubileo, è conto alla rovescia”
• Il manifesto: “La revisione di Bibi”
• Quotidiano Nazionale: “Papa malato, ecco i riscontri”

Solo in un paese vaticanodipendente come il nostro con una informazione da pifferai i giornali possono dare tanto spazio a una non-notizia come questa

14.10.15

Slittano al prossimo anno le unioni civili. Più importante spartirsi la grana. Finanziamento dei partiti in corsia di sorpasso.

"Piove, governo ladro!"
Parlamentari ... (lascio a chi legge l'epiteto preferito) unanimemente d'accordo (meno M5s) nell'urgenza di spartire tra i propri partiti 45 milioni e mezzo di finanziamenti pubblici. Con buona pace del referendum - chi se lo ricorda più? - nel quale gli italiani si sono espressi contro tali finanziamenti. "Questa è la democrazia bellezza!"

10.10.15

Ce l'hanno fatta a fottere Marino.

Scrivo queste righe per chiarire a me stesso cosa mi ha indotto a spezzare qualche lancia in favore di Marino.
Non è che abbia mai nutrito particolari simpatie per il sindaco (ormai quasi ex) di Roma. Che sia stato uno di quei medici narcisisti e arrampicatori politici colonizzanti tante corsie ospedaliere sembra evidente.
In ogni caso, non conoscendolo individualmente, non posso esprimere su di lui, come persona, alcuna valutazione.
Esteriormente il suo aspetto un po' da nerd perbenino che esprime concetti sensati lo rendeva migliore della consueta fauna politica d'accento romanesco.
Ma quando si sentono tipi come Maurizio Gasparri e Mario Sechi, favoreggiatori di ben più temibili cialtroni, sostenere, con gli occhi che ballano di compiacimento, che a governare Roma ci vogliono professionisti della politica d'estrazione locale perché Marino sarebbe stato il peggior sindaco di tutti i tempi, si sente puzza di bruciato.
Primo. È stato eletto contro tutti da un gran numero di cittadini romani e mandato a casa dai soliti maneggioni politici complice una campagna mediatica scandalosa per superficialità e voluto sensazionalismo.
Secondo gli sono esplose intorno bombe di malaffare incancrenito, delle quali non era certo lui il responsabile, che nessuno avrebbe potuto disinnescare in pochi mesi.
Terzo. Dalla vicenda della Panda rossa a quella dei rimborsi spese (per non parlare della dichiarazione papale, ingannevolmente manipolata ad arte) lo si è fatto scivolare su bucce di banana (messe a bella posta sul suo percorso?) di ridicola entità economica rispetto al sacco di Roma perpetrato da altri sindaci.
Allo stato attuale non risulta alcuna condanna a carico di Marino e se avesse consapevolmente fatto le cose delle quali è sospettato più che altro si potrebbe pensare che, a dispetto delle apparenze, non è troppo furbo.
Questo però non sembra interessare tanti che a comodo loro oscillano tra giustizialismo e garantismo.
Intanto si è aperta la corsa a chi sarà il prossimo re di Roma. Marchini? La Meloni? Qualche gonzo dal nome altisonante buono a nascondere polvere sotto i tappeti? Qualche bonzo (o bonza) targato "Renzi"?
Si percepisce già il soddisfatto sfregarsi di mani degli affaristi scottati dall'avvento di un incontrollabile.
Ci sarebbe d'augurarsi l'arrivo di un pentastellato tanto per "vedere di nascosto l'effetto che fa".
Sempre che la capitale non stritoli rapidamente anche lui frantumando i sogni di gloria governativa del Movimento 5 stelle.

6.10.15

Beccati! Sessisti costituenti alla ribalta

Fa pena l'insignificanza delle notizie politiche che affollano giornali e TV.
La storia dei gesti sessisti di Barani e D'Anna tiene banco.
Credo non freghi niente a nessuno di queste risse senatoriali maturate in un parlamento di nominati per oscuri meriti ed illegittimamente eletti.
Il dramma non sono tanto i gesti "sessisti", più o meno fotograficamente immortalati, che denotano soltanto la mentalità di chi li produce.  
La disgrazia è che simili individui (ex berlusconiani doc buoni per tutte le stagioni) con biografie, facilmente reperibili che parlano da sé, siano sempre lì pagati a dismisura con soldi pubblici.
E la farsa è che Grasso sospenda professionisti dell'assenteismo per cinque giorni.
Se gli avesse tolto cinque mesi di stipendi magari sarebbe stato più "educativo".

11.9.15

11 settembre... (quello cileno più tragico di quello americano)

l'Unità dei tempi che, pur non essendo un granché, non era la ciofeca renziana di oggi
11 settembre 2001. New York. Attentato alle Torri gemelle. Circa tremila vittime.
Quelli nati allora ora compiono 14 anni. Probabilmante molti non sanno neppure cosa sia accaduto in quel giorno.
11 settembre 1973. Colpo di stato in Cile. Allende, presidente socialista democraticamente eletto, viene ucciso dalle forze armate guidate da Augusto Pinochet.
Le ultime parole di Salvador Allende, gridate attraverso Radio Magallanes: "Viva il Cile!, Viva il popolo!, Viva i lavoratori!".
Oltre diecimila cileni verranno torturati e uccisi. Centinaia di migliaia costretti all'esilio.
I nati allora sono ormai quarantaduenni. Pochi conosceranno quei fatti.
Henry Kissinger, segretario di stato americano, si congratulò pubblicamente con l'assassino torturatore Pinochet per aver fatto "un buon lavoro". Kissinger, oggi ultra novantenne, prese il premio Nobel per la pace in quel medesimo 1973 [sic!]
Così va il mondo.
La storia macina tutto.




 

6.9.15

Umano, troppo umano (Discorrendo con sè, si parla più facilmente di sè)

Vedi bistur tagliar, vedi provette
Del novello Frankenstein, che veglia
Nel chiuso istituto confinato
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il terminar dei giorni...
La morfologia esterna non inganni.
Per la somiglianza genetica, anatomica e fisiologica con l’uomo - maggiore rispetto ad altri animali - sono i maiali i migliori candidati per gli xenotrapianti (trapianti tra organismi di specie diverse).
Nei babbuini, sono già stati impiantati cuori di maiali geneticamente modificati per impedirne il rigetto. Prossima tappa l'uomo. [http://www.technologyreview.it/stracciato-ogni-record-con-i-trapianti-da-maiale-a-primate]

Ironia della sorte la sperimentazione é condotta da Muhammad Mohiuddin, chirurgo responsabile all’unità trapianti presso il NIH National Heart, Lung, and Blood Institute di Bethesda (Maryland), il cui nome e cognome suggerisce una discendenza islamica.
La nostra testa, il cui trapianto non sembra prossimo, è affollata di stereotipi e pregiudizi.



3.9.15

"Ci vuole un fiore". Razzismo ed educazione sociale

"Insegnanti deportati" titola oggi Il Fatto Quotidiano. Humor nero, considerando quanto sta succedendo in giro per il mondo.
Quando si parla di scuola si parla di precari, assunzioni, concorsi, "buona scuola" riferendosi ad una non-riforma che ci porta beffardamente indietro.
Mai di contenuti in termini pedagogici - non aziendalistici!-.
Per caso in questi giorni mi sono imbattuto nel disco di Sergio Endrigo "Ci vuole un fiore", realizzato nel 1974 su testi di Gianni Rodari.
Una chicca, ma prima ancora un manifesto metaforico della buona didattica "alternativa" che non pochi insegnanti (e genitori) praticavano ai tempi.
Si percepisce la speranza (magari ingenua, col senno di poi) in un mondo migliore dove la "libertà" coniugata in tutte le sue forme non sia soltanto la formalità della democrazia, ma una dato sostanziale della formazione individuale in un contesto di solidarietà collettiva.
Tutto è possibile, beninteso, ma difficilmente chi ha avuto un percorso educativo, ispirato costantemente a quei valori è oggi un razzista. Nessun venditore di paura lo convincerà che lo straniero in fuga da guerre e povertà sia qui per sottrargli quel poco che crede di possedere e, all'occasione, tenderà la mano per aiutare anziché lanciare anatemi e alzare muri divisori.


31.8.15

Roma - Le ferie di Marino

Tutto il can-can per i quindici giorni di ferie di Marino è risibile.
Non so se Marino sia un buon o un cattivo sindaco.
Ormai la sua immagine è talmente compromessa che nessuno ha più il coraggio di difenderlo.
I più benevoli si limitano a dire:"Una brava persona... ma non è il suo mestiere".
Che non si possa fare il sindaco senza l'appoggio della nomenclatura dei soliti noti è invece un fatto assodato.
Uno eletto dai cittadini "contro" gli apparati, in una situazione come Roma, può essere fatto fuori in mille modi.
E infatti.
Screditato a destra e a sinistra dalla consueta macchina del fango sostenuta dai midia, messo sotto tutela dal prefetto milleincarichi tuttofare (ultimo, in ordine di tempo, deus ex machina), Marino ormai di chance ne ha ben poche.
Eppure Roma era è e resterà la città splendida e corrotta di sempre. Un tessuto millenario che, un po' più un po' meno, riproduce se stesso.
Alemanno era il sindaco ideale degli intrallazzi romani come lo sono stati decine di sindaci democristiani e no che l'hanno preceduto.
Tra i più recenti non Veltroni (anche lui tacciato come buonista incapace) e tanto meno Rutelli sono stati in grado di scalfire i consolidati centri di potere romani, spesso collusi con il crimine organizzato.
Come avrebbe potuto farcela Marino, per di più non romano e dunque un corpo estraneo?
Roma, per i turisti, resta l'urbe indimenticabile che vedono, con i suoi simpatici fregaroli genuini rappresentanti dei vizi antichi della città eterna.

1.7.15

Per chi valgono le regole. Correva l'anno 2003

" ... i ministri finanziari della UE hanno sospeso la procedura per eccesso di deficit nei confronti di Francia e Germania, votando contro la proposta del commissario UE Solbes – appoggiata da Austria, Finlandia, Olanda e Spagna – di imporre maggiori risparmi ai due paesi [...] Schroeder ha definito l’accordo come un compromesso ragionevole fra ulteriore consolidamento e sostegno ai segnali di crescita. Se la Germania avesse accettato i risparmi imposti, ne sarebbe stata gravemente danneggiata l’economia e soprattutto la congiuntura interna. Per rafforzare gli impulsi di crescita in Germania è infatti necessario anticipare al 2004 la riforma fiscale prevista per il 2005 e ciò non sarebbe stato compatibile con i risparmi voluti dalla commissione UE [...] Schroeder ha difeso la violazione alle regole del patto davanti al Bundestag e ha definito il medesimo aperto a interpretazioni..." [...] Non esistono dunque regole uguali per tutti, e ciò che viene concesso alla Germania, il Portogallo se lo può ancora per un pezzo sognare. Nessuno dovrebbe sottovalutare le devastanti conseguenze di un simile fatto..."
( 27.11.2003 lavoce.info, La rottura in sede UE sul Patto di Stabilità e Crescita: le reazioni in Germania 


28.6.15

#Grecia Banche chiuse in attesa del referendum in una democrazia sospesa dagli organismi economici internazionali

"Ridete, ridete. Riderà bene chi riderà ultimo!"
Sembra dire zia Angela Dorothea Merkel ai suoi ragazzi (Alexis e Matteo).

E intanto la Grecia s'allontana tra le roboanti dichiarazioni del comitato nazionale "L'altra Europa per Tsipras" (un aborto politico che non ha saputo rinnovarsi neppure nella comunicazione linguistica) e la lettera di Tsipras alle greche e ai greci. Referendum Grecia: Lettera di Tsipras ai greci e "Il tempo è ora". Documento politico approvato dal comitato nazionale Altra Europa con Tsipras del 21 giugno 2015"

Sale la canea dei falchi alla Lagard portavoce delle destre planetarie e dei loro servitori sciocchi alla Padoan .
Si stacca la voce di qualche economista schierato a favore del referendum. Paul Krugman: la scelta di Atene di ricorrere alla consultazione popolare è da difendere - Thomas Piketty “Serve una conferenza per ristrutturare i debiti più insostenibili”

Ma più che la Grecia è l'Europa che si allontana da sé stessa dimostrando una volta ancora di essere succube dei potentati economici e inesistente come entità politica.
In stile tipicamente eurolandiano intanto la BCE (European Central Bank) non stacca l'ossigeno e continua a finanziare le banche greche.
Ma fino a quando?
Per ora si tratta di un ulteriore rinvio, in attesa che qualcosa cambi.
Ma cosa?
Esiste forse la speranza che il 5 luglio i greci diano a Tsipras il mandato ad accondiscendere ai piani europei come chiede loro Juncker? Cioè qualcuno può realisticamente credere che il referendum sull'accettazione di ulteriori "sacrifici" - soprattutto per i meno abbienti - si trasformi di fatto in un referendum pro o contro l'Europa e in tal caso che i greci votino entusiasticamente "Sì", "Vogliamo stare con l'Europa!"?
C'è chi sostiene che esista un piano B europeo per il quale, comunque vada, non si staccherà mai davvero la spina alle banche greche e si manterrà la Grecia in una specie di limbo tra default e non default.
Bah! Vedremo.

24.6.15

Grecia. Continua il "tiramolla ideologico" europeo

Ieri si oggi forse domani chissà. Le borse vanno su e giù (e sicuramente c'è chi ci specula).
Va avanti da un pezzo.
Anche chi, come chi scrive, ha da sempre avuto in odio i nazionalismi e ritiene che una Europa "politicamente" unita sarebbe un gran vantaggio per le generazioni future - ma data la predominanza degli interessi economici e l'insipienza dei leader politici non spera di vederla realizzata - non  può non dirsi sempre più nauseato dagli egoismi e particolarismi locali che fomentano divisioni e odi inevitabilmente forieri di guerre.
Ha in buona parte ragione Mario Deaglio che su La Stampa di ieri scrive L’ideologia che condiziona i risultati. "La vera paura, che attanaglia mercati e governi, è un’altra: visto il parziale condono alla Grecia del debito, altri Paesi indebitati potrebbero mettersi sulla stessa strada." Dice.
Così è. Ma d'altra parte Obama, che sta facendo pagare un alto prezzo all'Europa per la sterile fobia americana anti-Putin, teme accordi greco-russi e spinge per un salvataggio definitivo della Grecia.
In Europa, per altro, non mancano invece i falchi che chiaramente vorrebbero far fuori la Grecia, costi quel che costi - sicuramente assai più che salvarla - dandogli una lezione tanto dolorosa da scoraggiare gli altri popoli a seguirne le orme.
Se però la Grecia non ne uscisse con le ossa completamente rotte la partita politica sarebbe persa e l'ideologia economicista (1) che domina la scena e che, dati i disastri provocati, ha ormai scarso appeal, (nonostante continui a dettar legge) finirebbe fatalmente ridimensionata.
Insomma lo scontro o per un verso o per l'altro, è ideologico. Con buona pace di chi sostiene finite le ideologie.
----------------------------
(1) Nel senso della critica che ne fa Serge Latouche, L’invenzione dell'economia, Bollati Boringhieri, Torino, 2010

13.6.15

Umberto Eco. Una polemica senza capo né coda



Anche il vecchio Umberto perde colpi.
Rincresce vedere una bella mente ridotta a collezionare lauree ad honorem (una quarantina, pare) e sparare saccenti banalità "accademiche" col tono sufficiente di chi all'osteria, nel lontano '900, tra un bicchiere e l'altro, faceva valere la sua riconosciuta autorità intellettuale anche su argomenti che non si era preso la briga di approfondire più di tanto.
La canea degli "imbecilli" della rete ha fatto il resto amplificando le ovvietà del professore distorcendone il "messaggio".
Pochi si sono presi la briga di "andare alla fonte" ascoltando i tredici minuti di risposte a ruota libera di Eco alle domande un po' idiote dei giornalisti. Ci si è limitati a schierarsi pro o contro rimbalzando tra i titoli giornalistici che hanno amplificato i giudizi sugli utilizzatori della rete tacendo sulla sottolineatura all'incapacità dei giornali all'uso della stessa.
Eco ha ripetuto cose che si dicevano già una ventina d'anni fa nei convegni sulla comunicazione sui pregi e rischi della rete.
Peggio. Ha ribadito, quasi fosse d'attualità, quello che già allora gli insegnanti più preparati si assegnavano come compito rispetto agli studenti: trasferire un atteggiamento consapevolmente critico nei confronti della conoscenza anche nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti.
Preferisco ricordare l'Umberto Eco battagliero e convincente dei "Pampini bugiardi" quando si scagliava contro i libri di testo in quanto "stupidari" da abolire in nome appunto di una educazione critica, in simpatetica connessione ideale con il collettivo genovese di "Io e gli altri" che, quantunque ancora in forma cartacea, andava costruendo una specie di ipertesto ai quali i computer, dal mitico Commodor 64 in avanti, avrebbero dato forma compiuta e inimmaginabili possibilità di sviluppo.
Era la strada battuta anche da Francesco De Bartolomeis che, nella stessa Torino dove si è laureato Eco per la prima volta, insegnava una pedagogia rivolta al futuro in sintonia con il Movimento di Cooperazione Educativa che contribuì non poco ad aprire il territorio della speranza in una scuola migliore anche in zone sperdute come Vho [1] e Barbiana [2].
Una strada impegnativa ed osteggiata ora quasi completamente abbandonata.

[1] Mario Lodi, C'è speranza se questo accade al Vho
[2] Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa

2.6.15

Elezioni regionali: 5 a 2. 4 a 3, 6 a 1, 7 a 0. Non sarebbe cambiato niente comunque. Harakiri del PD in Liguria, complice Cofferati

23 marzo 2002. Eravamo sotto il palco al Circo Massimo, sufficientemente vicini per vederlo in faccia Sergio Cofferati.
Non mi è mai piaciuto Cofferati, e non l'ho applaudito neppure lì, in quella che forse è stata la più grande manifestazione sindacale che si ricordi.
Un uomo d'apparato al quale piace vincere facile, ma non in grado di far seguire alle parole i fatti.
Sarebbe stato governatore migliore di brutta gente come Burlando o Paita? Mah!
Ricordiamo le ultime tappe della sua carriera.
Al termine del mandato come segretario generale CGIL va a fare il sindaco a Bologna, dopo l'anomalia Guazzaloca, e si distingue come uno dei peggiori sindaci-sceriffi del periodo.
Non si ricandida e il PD gli assegna per due mandati la lautamente pagata sinecura al parlamento europeo.
Ora, probabilmente certo di finire in gloria, si è presentato alle primarie per il governatorato ligure, convinto che la sua notorietà lo avrebbe portato ad imporsi, ma gli interessi dei potentati regionali hanno fatto prevalere la screditata Paita.
Lui, senza i casini successivi alla sua esclusione, in Liguria avrebbe vinto facile un'altra volta. Indignato per l'inatteso sgambetto e lamentando brogli, se n'è andato dal PD renziano sbattendo la porta, ben guardandosi però dal dimettersi dal parlamento europeo.
Per ripicca ha appoggiato alle elezioni regionali l'inconsistente Pastorino, ma non ha certo messo in gioco la sua faccia in una competizione ormai persa.
Il disgusto dell'elettorato per i "politici" attuali è ben evidenziato dal fatto che ormai il 50 per cento degli italiani non va neppure più a votare.
In compenso omuncoli e donnucole che dalla passione politica non sono mai stati sfiorati - e men che meno dagli interessi della "polis" - fanno ressa per aggiudicarsi un posto nelle liste e magari, non si sa mai come giri il vento, una poltroncina purchessia e non importa con chi.

18.5.15

Corte Costituzionale e pensioni. Diritti doveri solidarietà

So di scrivere qualcosa d'impopolare, ma ci sono abituato.
Tutto questo strepitio sulle pensioni da parte delle opposizioni e dei sindacati sulla scia della sentenza pelosetta della Corte Costituzionale mi sembra farlocco.
Posto che la legge Fornero sulle pensioni (votata, più o meno entusiasticamente, ma "votata", da tutti coloro che ora esigono il rimborso generalizzato) è stata una stronzata - un po' come gli altri provvedimenti del governo Monti che hanno colpito i redditi più bassi e depresso l'economia senza sostanzialmente muovere un dito contro le disuguaglianze di trattamenti economici, gli evasori fiscali e i patrimoni di chi avrebbe dovuto dare il massimo di contributo nel momento di maggior difficoltà dell'economia italiana - la pronuncia della Consulta sembra confermare il detto veneto "Peso el tacòn che el buso".
È risaputo che nelle nostre tipologie di Stato il potere giudiziario, legislativo ed esecutivo sono distinti ed hanno la funzione di controbilanciasi senza sovrapporsi.
La conflittualità crescente tra i tre poteri, non priva di vistosi tentativi di reciproca sopraffazione per garantirsi influenza e privilegi sempre più grandi, è evidente.
Nello specifico la Corte Costituzionale, si è messa per traverso ora, dopo ben tre anni e mezzo dall'emanazione della legge. Strano.
Scrivono i giudici:
“La censura relativa al comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”. Risultano, dunque, “intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l’adeguatezza (art. 38). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà” (art. 2) e “al contempo attuazione del principio di eguaglianza”, (art. 3)."
Vediamoli questi benedetti articoli della Costituzione
Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
Art 38 comma 2
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Ottimi.
Le pensioni colpite furono quelle tre volte superiori al minimo dunque oltre ai 1500 euro. Colpite nel senso che per tre anni non furono aumentate di quei pochi euro d'adeguamento che sarebbe loro aspettato.
Pochi euro per il singolo pensionato ovviamente, ma tanti per lo Stato considerando i milioni di pensionati interessati.
Una carognata a ragion veduta dell'allora osannato prof. Monti sempre rigoroso nel colpire i meno ricchi, facile bancomat governativo.
Francamente però non stiamo parlando di indigenti specie considerando che queste pensioni al netto non si discostano molto dagli stipendi medi della maggior parte dei lavoratori in attività che pensioni simili rischiano di non vederle proprio mai.
Forse per i magistrati, specie ai gradi più alti, una simile retribuzione non sembra "sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa", ed io che in questa bassa fascia retributiva rientro, posso essere d'accordo con loro.
Tuttavia per i più questa è la realtà e per molti, in particolare giovani, le cose vanno ancor peggio. Per nulla dire poi di coloro che un posto di lavoro non lo trovano o l'hanno perso e, esauriti gli scudi sociali, sono col culo per terra.
Quanti rileggendo i citati articoli 36 e 38 (in particolare quel comma 2° dove si parla di disoccupazione involontaria) avrebbero molto da eccepire circa la non corrispondenza dei loro contratti di lavoro con il dettato costituzionale?
Si parla tanto di conflitti generazionali, del dramma delle giovani generazioni alle quali le precedenti hanno sottratto un futuro e della necessità di una ricomposizione generazionale. Bene. Provocatoriamente dirò che se i miliardi che questo governo deve rendere ai pensionati - e che inevitabilmente non renderà se non in minima parte - fossero devoluti, insieme a qualche altro recuperato dagli sprechi, dai super stipendi, dalle rendite non tassate, dagli evasori fiscali ecc. a garantire un reddito (comunque lo si voglia chiamare) ai cittadini giovani e meno giovani che ne hanno davvero bisogno, riformando totalmente l'attuale sistema di previdenze io approverei rinunciando senza rimpianti le poche centinaia di euro che Renzi ora vuole elargire.
Questo sarebbe il senso più autentico di "solidarietà politica, economica e sociale" espresso nell'art. 2 della Costituzione.
La mancanza di lavoro e un minimo di sostentamento limita "di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini" che è "compito della Repubblica" garantire in base all'art. 3.


14.5.15

Invalsi e il termometro di Ichino

E dagli con la storia del termometro! È dal 2011 - e poi ancora nel 2013 e ieri sul Corriere - che Andrea Ichino (fratello minore del giuslavorista Pietro) la mena con la storia, suggestiva, ma irreale, delle prove Invalsi utili come il termometro per misurare la febbre.
Ad essere scurrili si potrebbe suggerirgli di mettersele là, le prove invalsi, dove si mette il termometro per misurarsi la febbre.
In realtà sono i giornali che continuano a interpellare le stesse persone ad ogni occasione ricevendo inevitabilmente le stesse risposte.
Andrea Ichino è un economista che insegna all'università di Bologna e non sembra possedere grandi competenze pedagogiche. Quando si parla di educazione e scuola meglio sarebbe rivolgersi ai pedagogisti che, pur non avendo verità infuse - al contrario degli economisti - qualche competenza in più nel settore l'hanno.
Inutile dunque controbattere la risibile tesi del termometro. Un insegnante preparato conosce i pro e contro dell'uso dei test e le difficoltà tecniche e statistiche legate prima alla preparazione degli stessi, poi ai protocolli di somministrazione e modalità di valutazione dei risultati ottenuti.
Non è propriamente come infilarsi un termometro... sotto l'ascella.
Inutile nascondersi che l'Invalsi non brilla per trasparenza e rigore scientifico, ma non è questo il punto. È perversa l'idea di finalizzare tutto l'apprendimento scolastico al risultato delle prove di valutazione.
È risaputo che per ottenere buoni risultati in una batteria di quiz occorre allenarsi a rispondere alla tipologia di domande che verranno poste. E infatti fin dai primi anni delle scuola primaria sono fioriti libretti e quadernetti d'ogni tipo per addestrarsi in vista delle prove Invalsi.
Che addestramento ed educazione siano cose diverse ognuno lo sa (altrimenti basta aprire il vocabolario on-line Treccani o Wikipedia o qualsiasi altro dizionario o enciclopedia).
Allora la domanda da porsi è: vogliamo una scuola che addestri a superare test o che educhi?


3.5.15

Scontri di Milano e giovane studente del pavese inguaiato dal giornalista furbetto del Tgcom che lo intervista

E va beh! Al ragazzo piace il bordello e starci dentro (unico concetto che ha espresso chiaramente e ripetutamente). Ha provato emozioni. Ha avuto i suoi cinque minuti di celebrità.

Un'analisi semantica delle dichiarazioni rivela che non sono poi così sconvolgenti.

"[...] È la protesta... cioè noi dobbiamo far sentire la nostra voce secondo me e se non lo capiscono con le buone prima o poi lo capiranno in qualche altro modo, penso... cioè i politici e le persone normali, cioè c'e un divario enorme... e poi loro rubano"
"Più che altro ero esaltato... è stata una bella esperienza, cioè ci stava"
"Minchia ma la banca è l'emblema della ricchezza... cioè se non do fuoco alla banca sono un coglione, minchia secondo me"
"Scusa... dico le parolacce comunque sono me stesso, sto raccontando cose, ci sono veramente dentro, cioè, se invece le dicessi... te la racconterei come una persona che è venuta qua cioè fuori dalla cosa tipo una persona che c'ha i soldi una persona che c'ha ricchezza. Io cerco di essere sempre dentro alle cose alle esperienze alle emozioni"
"Io quando sono in mezzo ai disastri sono contento comunque, cioè è una protesta e ci sta"
"Boh non lo so quando c'è casino mi ritrovo in mezzo e faccio casino anche io nel senso, cioè mi diverto"

È un ragazzotto confuso senza appartenenza ideologica che ripete cose che sente e probabilmente condivide con gli amici. Ha bisogno di emozioni e le manifestazioni violente dove si produce adrenalina gliele danno.
Niente di nuovo sotto il sole.
Quelli a cui piaceva fare casino per il casino ci sono sempre stati anche quando si dicevano "politicizzati" (e non mancavano neppure le coperture ideologiche di qualche intellettuale).
Fa un po' pena al riguardo la memoria corta di quelli del "Manifesto" (Milano, i riot che asfaltano il movimento) a corollario dei lai di stampa e tv benpensanti e web forcaiolo e boccalone.
Condivisibile il blog su La Provincia Pavese di Pallaroni, Capro espiatorio (che ho letto dopo aver scritto questa nota).

29.4.15

Bersani:"Non possiamo entrare in un presidenzialismo implicito senza nessun contrappeso"

"Non possiamo entrare in un presidenzialismo implicito senza nessun contrappeso" (Bersani)
Lo smacchiatore di giaguari non ha tutti i torti, nella sostanza. Però si esprime in quel politichese che nessuno sopporta più e a molti neppure è mai importato decriptare.
Presidenzialismo. Quanti conoscono il significato reale di questa forma di governo?
Nel caso dell'italicum poi sarebbe il capo del governo (presidente del consiglio e non della repubblica) ad essere eletto, "implicitamente" (cioè in modo non formalmente espresso, ma sottinteso). Infatti, essendo il leader del partito che ha ricevuto la maggioranza di voti, per quanto risicata, inevitabilmente verrebbe incaricato dal Presidente della Repubblica a formare un governo facilmente approvato in Parlamento grazie allo sproporzionato numero di seggi ottenuti con il premio di maggioranza che, svuotando di significato la volontà espressa da un grande parte di elettori, garantirebbero un governo senza opposizione.
Niente di nuovo da quando in nome di una governabilità che si è rivelata comunque fallace si è abbandonato il sistema proporzionale. La differenza sta nel fatto che se prima il premio di maggioranza era distribuito su una coalizione di partiti, ora andrebbe ad un unico partito.
In quanto ai "contrappesi", termine che indica la possibilità di limitare la forza preponderante di una parte con una adeguata forza di senso contrario, è esattamente quello che si è andati via via eliminando, anche Bersani consenziente, con lo scopo preciso di consolidare il potere decisionale dei governi impedendone la caduta troppo frequente.
 

Letta confida alla Gruber di non aver capito che tutto era cambiato

 "Non mi ero accorto del cambio di fase in Italia" (Letta)
Così ammette l'ex presidente del consiglio - dal dente avvelenato per come è stato fatto fuori dal suo stesso partito - in tour di sponsorizzazione del suo libro di considerazioni politiche dalla Gruber, dopo Fazio, e in attesa di andare a dirigere una scuola di istruzione politica per giovani in Francia.
Vada vada. Speriamo che "diriga" senza insegnare, però, altrimenti poveri allievi.
Cosa ci si può attendere infatti da uno che di fronte a risultati elettorali che denunciavano tutta l'insofferenza degli italiani per il modo di far politica fino ad allora perseguito e la voglia di comportamenti opposti a quelli in uso ha adottato uno stile di assoluta continuità col passato confessando ora di non aver capito che il vento era girato? Perdio! Se n'erano accorti anche i sassi.

27.4.15

Renzi, le sue donne, i suoi uomini. Non ci mancheranno

Renzi minaccia di andarsene se non gli fanno fare le "riforme". Italicum in primis.
Riforme è una parola grossa. Chiama così tutte le puttanate che il suo governo ha messo, mette e metterà in agenda.
Anche iniziative che nominalmente sarebbero condivisibili il divo Renzi, con le sue ancelle e i suoi paggetti, è riuscito a stravolgerle e svuotarle di significati autenticamente innovativi.
Quelle che, in parte, cambieranno davvero qualcosa sembrano farlo in peggio.
Eppure a questo giovin signore della politica italica manca qualsiasi alternativa, tanto in basso è caduta la qualità del personale politico (di destra sinistra o centro che sia). 
Se i vecchi arnesi del suo partito - e i loro vecchi-dentro rampolli - riusciranno a silurare Renzi lo faranno soltanto per calcoli di bottega e personale tornaconto. Gli individui che ora strepitano in nome della "democrazia" hanno contribuito ad affossarla in lunghi decenni di malgoverno (quando hanno governato) e mala opposizione all'opposizione.
Mai che abbiano saputo produrre qualcosa di significativo per questo povero paese che giurano di amare tanto e per quegli italiani che hanno dato loro credito.
Spiace doverlo dire, ma Renzi fa bene a trattarli come li tratta. Non ha altro modo per liberarsi definitivamente della zavorra che lo circonda che sperare di andare ad elezioni prima che il consenso in rapida diminuzione si assottigli tanto da renderle impraticabili. Sempre che il tempo non sia già scaduto.
Fosse vero che per un colpo di bacchetta magica (o più realisticamente una clamorosa autoeliminazione del PD con voto di autosfiducia) tutte le facce politiche che devastano i nostri schermi e imperversano sui media sparissero insieme alle scempiaggini alimentate  da commentatori compiacenti non ce ne dorremmo. Difficilmente accadrà.
Se invece il progetto renziano di governare in pratica senza opposizione andrà in porto allora, sia quelli come me che considerano Renzi l'ennesima bufala all'italiana sia i fan che vedono in lui il messia in grado di rimettere sul binario giusto questa Italia deragliata, vedranno cosa saprà davvero riformare e come.



19.4.15

Il tramonto dei sogni. Notizie di una normale domenica d'aprile

In un mondo dove tutto sembra andare di male in peggio (o sarà solo l'effetto di una comunicazione ipertrofica, sensazionalista e tutta rivolta ad esaltare ogni genere di catastrofismo?) ti svegli in una normale domenica d'aprile e scorri, per antica abitudine, le notizie del giorno.
Ci sono quelle del cortile di casa sui giornali di carta, irrimediabilmente in ritardo sugli eventi. "Atene preoccupa Draghi", ma è la Grecia, sempre lì sull'orlo default, che dovrebbe essere preoccupata da una Europa sorda di fronte ai bisogni di una popolazione stremata da scelte economiche globali sbagliate e da decenni di governi pessimi e ceti dirigenti corrotti.
Però sui siti on-line di tutto il mondo la notizia del giorno è quella del naufragio di 700 migranti nel canale di Sicilia. Morti che si aggiungono a migliaia d'altri tra vuote parole di cordoglio e sostanziale indifferenza europea.
La "famiglia" europea, retta da leader incapaci di farla marciare politicamente unita, non sa dare una mano agli europei che ne hanno necessità (greci in primis) figurarsi agli immigrati in fuga che cercano rifugio sulle sue coste.
Ribolle il medio oriente, ribolle l'Africa, tutto quanto stava precariamente insieme sembra sfasciarsi in un clima da crepuscolo degli dei.
Masse di persone si spostano da un luogo all'altro alla disperata ricerca di una migliore esistenza e incontrano l'ostilità di altre persone troppo povere o troppo egoiste per poterle accogliere.
Mentre alcuni si arricchiscono sulla disponibilità a lasciarsi schiavizzare di lavoratori sempre più miserabili, la guerra tra poveri dilaga fomentata da demagoghi ignoranti che eccitano le paure popolari per puro opportunismo politico.
Accade ovunque, dal nord dell'Europa al sud dell'Africa, tanto per restare a questo spicchio di mondo.
É sempre di oggi la notizia delle violenze xenofobe che continuano in Sud Africa; Johannesburg, saccheggi e attacchi agli immigrati. [Ma non era il paese arcobaleno? (BuongiornoAfrica)- JOHANNESBURG, SACCHEGGI E ATTACCHI AGLI IMMIGRATI (Il Sole 24 Ore)]
E il pensiero corre a Mandela, scomparso da poco, e al suo sogno infranto sulla realtà di una situazione dove continuano a dominare i soliti pochi e le condizioni nelle baraccopoli dei lavoratori neri sottopagati - contrapposti ad altri lavoratori ugualmente neri in fuga dai paesi vicini - sono rimaste sostanzialmente le stesse dei tempi dell’Apartheid.
A pomeriggio inoltrato infine arriva l'ennesimo video dell'IS col consueto rito di una trentina di nuovi cristiani decapitati su qualche spiaggia nord africana.
Orribile nella sua ripetitività.

14.4.15

Libri e scrittori. Sono morti Galeano e Grass. Altri pezzi del novecento che se ne vanno.


Quando Feltrinelli pubblicò Il tamburo di latta avevo 15 anni e leggevo avidamente tutto quanto mi capitava a tiro.
Avevo appena terminato con entusiasmo Un ermellino a Cernopol di Gregor Von Rezzori, nella telata Medusa di Mondadori, non so più bene come finitomi tra le mani.
Quel librone di un autore sconosciuto, nella vetrina della libreria, per qualche ragione mi attrasse e fu uno dei primi libri da me comperati autonomamente, così, senza un vero perché.
Günter Grass non era un autore noto e io non avevo l'età, né per sapere di lui né per poter apprezzare il suo libro. Eppure fu in qualche modo un romanzo fondamentale per la mia formazione.
Mi appassionai alle stranezze dei personaggi e delle situazioni. La nonna con le sue gonne sovrapposto sotto le quali nascose il fuggiasco che diventerà il nonno di Oskar, il protagonista che, scrivendo su una risma di fogli, mi ispirerà a fare altrettanto, procurandomi il primo pacco di fogli, ruvidi e giallini, sul quale scarabocchiare qualcosa.
Tutto l'impianto narrativo mi sembrò meraviglioso. Così doveva scrivere uno scrittore e da qual momento avrei voluto essere anch'io scrittore.
Non ricordo quasi nulla della trama del romanzo e la metafora dei contenuti non era allora alla mia portata.
Il Tamburo di latta non l'ho mai riletto, come ho fatto per tanti altri testi affrontati prematuramente.
Mi hanno accompagnato le sensazioni che Oskar mi ha passato da quando a tre anni ricevette in regalo dalla madre il mitico tamburo, rifiutandosi da allora di crescere (per ricominciare a farlo molto più tardi in circostanze tragiche), fino alla clinica psichiatrica nella quale, ricoverato, scriverà la sua storia.
Ho letto tutti i successivi libri di Grass, senza mai ritrovare la magia del Tamburo di latta.

4.4.15

Pensando agli amici kenioti

Kenya, attacco a campus universitario a Nairobi. Strage di al-Shebaab somali, legati ad al-Qaeda.
Assurda carneficina. Si parla di oltre 150 morti, moltissimi feriti e persone delle quali non si sa più nulla.
Il pensiero va al personale ospedaliero keniota (chirurghi, medici, infermieri) che due anni fa erano a Pavia per un intercambio di aggiornamento tra ospedali.
Splendide persone alle quali ho avuto l'onore di trasmettere qualche rudimento d'italiano. Ma è stata la loro gentilezza e umanità ad arricchirmi maggiormente. A loro tutta la mia solidarietà.
Più si conoscono stranieri è più ci rende conto che un mondo migliore sarebbe possibile senza confini politici, semplicemente sulla base di un reciproco rispetto tra diverse culture, tra credenti e non credenti e tra differenti credi religiosi. L'importante non è "integrarsi", ma riconoscere la dignità delle diversità.
Eppure sembra che tutto evolva verso una catastrofe inimmaginabile.
Non ha alcun senso se non quello alimentato dal'ignoranza e dal fanatismo.


29.3.15

Giustizia italiana. Caso Sollecito-Knox

Non seguo molto questi grandi eventi mediatici e non ho elementi per essere innocentista o colpevolista.
Ciò che colpisce sempre più spesso è l' "INcertezza giuridica", l'aleatorietà dei giudizi in Italia, in balia di questa o quella giuria.
Si ha la sensazione che, avendo soldi e santi giusti dalla tua parte, - nonché, in questo caso, la patata bollente "politica" dei rapporti di vassallaggio con l'America tra le mani - prima o poi si arriverà alla sentenza desiderata.
Se ho ben capito la Cassazione ha cassato il tutto proprio nel senso che ci ha messo una pietra sopra bollando la sentenza di condanna come "illogica".
Il "povero negro" subito condannato per direttissima pagherà per tutti.
Eppure negli Usa qualcuno, fuori dal coro, ha sostenuto che qualsiasi giuria americana avrebbe giudicato "colpevole" Amanda Knox, bugiarda e calunniatrice ricosciuta. Buon per lei che il processo lo hanno fatto in Italia.
Alla fine pagheremo noi, con soldi pubblici, i danni arrecati dall'illogicità dei giudicanti e va beh! Ma se dei giudici mancano tanto palesemente di capacità logiche come potranno continuare a giudicare?
"Non è logico", avrebbe detto il dottor Spock.
Altroché "fiducia nella giustizia"! Nel caso ci capitasse, meglio cambiar galassia.
Saluti vulcaniani.

27.3.15

Intercettazioni. Renzi. La foglia di fico

Renzi blocca le intercettazioni da remoto. Bene. Forse rimane illegale per i servizi segreti frugare nei nostri telefonini e nelle nostre mail.
Lo patranno fare comunque come lo hanno fatto fino ad ora, ma non potrebbero. Ah! Ah!
Comunicare in internet è come fare una riunione di alcolisti anonimi in un bar.
La privacy è pura utopia.
Ma quando scaricate le App sui vostri smartphone e sui vostri tablet vi siete mai presi la briga di leggere tutte le autorizzazioni che accordate per farle funzionare?
Possono fare quello che vogliono con i vostri dati, i vostri collegamenti e contatti, le vostre foto e video, le vostre mail, la vostra SD. Possono pubblicare per voi e potrebbero anche bloccarvi. E allora?
Il fatto è che siamo così tanti e poco interessanti che il più delle volte a nessuno frega niente di noi.
Però... se fate i brighella...

22.2.15

Il club degli incorreggibili ottimisti. Ecco: non ho voglia di stringere la mano a Gino Paoli, ma qualche buona canzone, tanto tempo fa, l'ha scritta

Jean-Michel Guenassia, Il club degli incorreggibili ottimisti, Salani, 2010

Oslo, Norvegia. Musulmani formano un "anello di pace" intorno alla sinagoga

Se le condizioni di vita sono accettabili anche la convivenza tra culture diverse diventa possibile.
Macché tolleranza e integrazione! Reciproco rispetto nella diversità e solidarietà quando una delle parti è fatta oggetto di attacchi sconsiderati.

19.2.15

Bertolt Brecht, TEATRO, L'eccezione e la regola, Einaudi, 1970

Bertolt Brecht, L'eccezione e la regola (rappresentazione didattica) - Prologo


Epilogo
Ho recuperato da un angolo remoto della libreria, i due poderosi volumi Einaudi in cofanetto (che all'epoca costavano 7500 lire!) e ho riletto la breve piece.
È la storia di un viaggio di un mercante, la sua guida e il portatore dei bagagli.
Una tragica metafora dei rapporti di classe che si conclude con la morte violenta del portatore per mano del mercante e l'assoluzione del mercante da parte del giudice, nonostante la prova schiacciante della sua colpevolezza addotta dalla guida.

In questo tempo di migrazioni c'è di che meditare su quale sia l'eccezione e quale la regola.






17.2.15

Venti di guerra in Libia. Il governo italiano mostra i muscoli e ne approfitta per confermare l'acquisto degli f 35 nel silenzio generale

Quanto sia preoccupante il clima politico nazionale e internazionale è sotto gli occhi di tutti.
In un paese come il nostro dove i generali, immeritatamente strapagati, sono più numerosi della truppa, il ministro degli esteri e il ministro, donna, delle forze armate, si lasciano andare a incaute - perché fuori luogo e del tutto inutili - dichiarazioni che suonano come una minaccia di intervento armato in Libia.
La Libia, quasi fosse ancora una colonia italiana e fossimo ancora ai tempi del fascio-colonialismo ruspante.
Due giorni fa è stato diffuso il video dell'Isis dove vengono sgozzati 21 egiziani cristini copti rapiti in Libia. Una feroce rappresaglia. (1)
Per un ateo è una ben amara ironia ritrovarsi nel XXI secolo ancora nel bel mezzo a guerre che si pretendono condotte in nome di un qualsiasi dio.
Renzi, che aveva lanciato la prima sbruffonata guerrafondaia, frena lo zelo dei suoi ministri. I tempi per un intervento non sono maturi.
E speriamo non maturino mai!
Possibile che non ci si renda conto dei disastri che il calcio al vespaio libico sferrato nel 2011 da Nicolas Sarkozy e David Cameron, con l'avallo del presidente premio Nobel per la pace Obama, ha provocato?
Ancora una volta poi nessuno sembra ricordare la nostra Costituzione. Art. 11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Difendersi sul proprio territorio è un conto. Andare a combattere in un'altra Nazione sostenendo che anche questa è difesa è tutt'altra storia.

(1)
Per associzione mi è tornata alla mente l'inaudita carneficina di preti copti e indigeni in Etiopia, nel 1937, a seguito del fallito attentato a Graziani. Si parla di migliaia di esecuzioni sommarie. [Il massacro dimenticato]

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