24.6.16

Brexit. Adesso staremo a vedere

No, scusate, ma individui che si conciano così cosa c'entrano con il XXI secolo?

Scrivevo ieri su FB a commento dell'articolo di Krugman sul NYT, Fear, Loathing and Brexit (Paura, ripugnanza e Brexit): "Una giornata cruciale. Stasera sapremo se ringraziare la Gran Bretagna per averci ricacciato indietro di settant'anni nella storia d'Europa o per avere permesso ai giovani di poter ancora sperare in un futuro europeo che non sia soltanto l'attuale schifo di convenienze economiche e finanziarie incrociate a beneficio soltanto di pochi."
Lo scenario peggiore si è avverato.
I "vecchi" inglesi hanno ipotecato per i giovani un futuro che, per ragioni anagrafiche, non sarà il loro - e hanno deciso anche per irlandesi e scozzesi che, ora più che mai, vogliono, giustamente, l'indipendenza.
HOW AGES VOTED (YouGov poll)
18-24: 75% Remain
25-49: 56% Remain
50-64: 44% Remain
65+: 39% Remain
Non mi fa per niente piacere l'esultanza di gentaglia come Farage e lo scodinzolare di Salvini.
So quanto te come siano incapaci di iniziative politiche significative i mediocri statisti che gli europei si scelgono. Ma credo che il pericolo di un'Europa dove si riaccendono i nazionalismi sia di gran lunga il peggiore. Uno sguardo alla storia dovrebbe insegnarcelo.
Prevedo purtroppo che i ben pasciuti burocrati europei, asserviti ai poteri finanziari, andranno avanti sulla strada disastrosa fin'ora seguita.
La valanga comunque si è messa in movimento e vedremo dove ci porterà.
Temo anche la gestione della crisi da parte dei pavidi commissari di Bruxelles. A questo punto non vorrei che tentassero, in base all'art. 50 del trattato dell'Unione riguardante il recesso degli stati membri, di rimandare sine die l'uscita effettiva della Gran Bretagna, che mai è stata veramente parte dell'Unione Europea.

6.6.16

Boom dei Cinquestelle

Queste le donne e gli uomini in ballottaggio nelle principali città
(ma per Raggi a Roma e De Magistris a Napoli direi che si tratta di una formalità)

Se a maggio del 2012 era Grillo ad aver fatto "Boom" ora, senza più Casaleggio e defilatosi il comico, il Movimento Cinque Stelle è finalmente approdato alla maturità istituzionale.
C'è chi continua a definirli antisistema, ma di antisistema hanno ormai ben poco.
Le due donne (di Roma e Torino) sono più rassicuranti di quanto non lo siano le sparate di Beppe. Borghesotte a modino hanno buone stampelle tra i moderati.
Nello schifo che fanno i partiti tradizionali e i loro candidati o non si va a votare (i non votanti si avviano ad essere maggioranza e ormai basta convincere un avente diritto al voto su cinque per aspirare alla vittoria) o si prova chi, non avendo mai governato, promette onestà.
Per Virginia Raggi, probabile futuro sindaco romano, dal dire al fare si vedrà. La conquista di Roma - è miracoloso davvero che Giachetti sia arrivato al ballottaggio dopo tutto quello che hanno combinato quelli del PD - potrebbe essere l'inizio della fine per la credibilità pentastellata.
A Torino c'è da chiedersi come si faccia ad andare a votare uno come Fassino, eppure è avanti di dieci punti.
A Milano, manager per manager, forse è più progressista quello di "destra" che quello di "sinistra".
A Napoli stupisce che la trasversalità di De Magistris non lo abbia fatto eleggere al primo turno.
Cancellata ovunque qualsiasi parvenza di politiche di sinistra - per quel che vale ancora questo vocabolo.
In fin dei conti non è accaduto nulla che non fosse ampiamente prevedibile.
I commentatori si scalmanano per farci credere quello che essi stessi autoreferenzialmente si raccontano.
Sono elezioni amministrative e lasceranno il tempo che trovano.

PS
Grillo, che ha fatto un passo a lato, dimostra ancora una volta di avere talento nello scegliere i tempi dello spettacolo. Non è più il momento dei Vaffa!
L'M5S veleggia per conto suo e in queste elezioni ha fatto il botto grazie anche alla pochezza - quando non impresentabilità - degli avversari.
Abatini telebanucci (Di Maio, Di Battisti) hanno preso il sopravvento nel Movimento. Non perdono occasione per ringraziare i padri fondatori ai quali devono tutto (ed è vero!), ma sotto sotto si percepisce la soddisfazione di esserseli levati dai coglioni.  
Chissà che Beppe Grillo di fronte a quella che Di Maio definisce "rivoluzione gentile" in cuor suo un "Vaffa!" non lo dedichi pure a lui.

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