17.9.10

Mappe sui rom in Europa

La popolazione rom in Europa in percentuale in numeri assoluti e a confronto
(cliccare sulle immagini per ingrandirle)





Dopo la litigata tra Sarkozy e Barroso, commissari e leader europei, sui rom e sulla loro espulsione dalla Francia è il caso di vedere quale sia l'incidenza numerica dei nomadi in Europa. I grafici sono tratti dal Sole 24 ore.
Ciò che fa male della vicenda non è tanto lo scontato appoggio di Berlusconi al presidente francese (ideologicamente il più simile al cavaliere) e tantomeno il plauso leghista (in Italia si espelle allo stesso modo e il ministro dell'interno Maroni trova normale che si possa sparare su clandestini e simili).
Quello che davvero sconvolge è l'ignoranza storica e i rigurgiti di nazionalismo e razzismo tipici degli eventi che portarono alla catastrofe della seconda guerra mondiale con il corollario dei campi di sterminio.
Con la sua parlata da ubriaco al bar Bossi dice che la "gente" la pensa così e in nome della "gente" sistema figlio, parenti ed amici nei posti più lucrosi a disposizione allo stesso modo che fu tipico della Democrazia Cristiana, dei socialisti craxiani e degli inciucisti che hanno portato alla distruzione totale prima del Partito Comunista e poi - ben più grave - di ogni credibilità dell'attuale sinistra.
Fomentare i più bassi istinti delle masse è da sempre tipico delle dittature.
Mai come ora sembra si ritorni verso quei modelli populistici.
La storia non si ripete mai completamente uguale a sé stessa, ma è soggetta a cicli e ricicli.
Magari i nemici non sono più il "giudaismo", la "massoneria, il "bolscevismo internazionale", però "il nomadismo fomentatore di disordini e il pacifismo propugnato dagli omosessuali e da vasti settori religiosi", come sosteneva la propaganda nazifascista, resta all'ordine del giorno.
In una situazione economica devastata, con disoccupazione crescente, povertà in aumento - non nel mondo in generale, ma qui da noi e in America -, mancanza di prospettive ed incapacità internazionale di uscire da un modello di sviluppo catastrofico, soffiare sul fuoco delle paure popolari per andare a caccia di facili consensi è non solo criminoso, ma anche demenziale.

14.9.10

La "promessa" del perfetto alunno padano

8.9.10

Quando fede e politica si confondono. Il pastore Jones e il rogo del Corano

6 In verità [per] quelli che non credono, non fa differenza che tu li avverta oppure no: non crederanno.
7 Allah ha posto un sigillo sui loro cuori esulle loro orecchie e sui loro occhi c'è un velo; avranno un castigo immenso. (Corano, Sura II)
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[36] Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui". (Bibbia Giovanni 3, 35-36)

"Certamente quei bambini ai quali è mancato il sacramento devono considerarsi tra coloro che non credono al Figlio e quindi, se usciranno dal corpo privi della grazia di questo sacramento, subiranno la conseguenza già detta: Non avranno la vita, ma l'ira di Dio incombe su di loro." (Sant'Agostino: Il castigo ed il perdono dei peccati e il battesimo dei bambini - Libro I 20.28)


Il pastore Jones è uno dei tanti furbastri e ciarlatani che vivono sfruttando la credulità e, diciamolo pure, stupidità di molti.
Già il fatto che si faccia riprendere con Bibbia e pistola la dice lunga sull'individuo. La sua intenzione, prima smentita poi riaffermata, di voler pubblicamente bruciare un po' di Corani per protesta contro la costruzione di una moschea nelle vicinanze di Ground Zero dovrebbe semplicemente suscitare commiserazione per l'individuo ed indignazione per l'idiozia del gesto. Dovrebbe insomma essere considerato più o meno alla stessa stregua del nostro ministro Calderoli quando porta a pisciare i maiali dove si intendono costruire moschee.
Invece è diventato un caso internazionale di gigantesca portata e, a sentire certuni, gravido di terribili conseguenze.
Non mi unirò mai al coro di coloro che vogliono mettere al rogo i libri.
Corano o Bibbia, sacro o profano che sia un testo è l'espressione di idee, della libertà di parola, della voglia di dire ad altri ciò che si pensa e spera.
Allo stesso modo non lascerò mai che un solo libro influenzi le mie convinzioni tanto da escluderne qualsiasi altra.
Tra i libri quelli che si pretendono dettati da Dio sono i più pericolosi poiché i loro interpreti terreni esigono obbedienza assoluta.
Ho anche sempre cercato di avere comprensione e rispetto per le ragioni dei credenti, qualsiasi fosse la loro fede, purché ricambiassero la medesima considerazione per il mio non essere credente. Purtroppo, o per fortuna, non sono stato toccato da alcuna grazia divina.
I tempi però sono sempre più cupamente irrazionali. C'è stato un breve periodo nel quale si è pensato di poter scindere l'impasto fatale tra politica e religione. Per motivi economici e politici, ma assai spesso in nome della religione, troppe volte, nel corso della storia, distruzione e morte hanno dominato la scena.
Probabilmente le grandi religioni hanno avuto anche dei meriti dettando regole che contenessero la bestialità umana entro limiti accettabili. Tuttavia è difficile, se non impossibile, tracciare un bilancio per quanto di bene e di male hanno fatto.
Personalmente non ne sono in grado. Certamente però la scia di sangue che le grandi fedi trascinano con sé non depone in loro favore. Più empatia umana e meno fanatismo religioso sarebbero auspicabili.
Ora un pastore, che pagando una piccola tassa si è fondato un'infima chiesa, rischia di scatenare attentati nel mondo. Persino il Presidente degli Stati Uniti Obama si è visto costretto a dichiarare di non essere in guerra con l'Islam, mentre un numero crescente di americani lo ritiene addirittura un musulmano occulto. Pazzesco.

6.9.10

Fini e l'aria fritta

Fini, giovane davvero, con Almirante

Ci vogliono stomaci forti per reggere l'unitematicità dei giornali odierni (e dei giornali in generale)
Fini con il suo tanto atteso discorso tiene banco. Essendo andato giù duro con i suoi ex colonnelli e generali (leggi Gasparri e La Russa) venduti anima e corpo al Cavaliere di Arcore e avendo sicuramente fatto incazzare non poco il suddetto cavaliere con quanto ha detto, dovremmo sostenerlo. Per tutti coloro che non vedono l'ora di farla finita con l'incubo berlusconiano, condito di odalische in salsa libica, tutto fa brodo, Fini compreso. Linea Rosi Bindi.
Però, onestamente, il fascismo "democratico" - orrendo ossimoro - di Fini ed ex camerati partorisce topolini di stampo casiniano. Non a caso Casini rivendica la paternità delle pochezze espresse da Fini: un po' di famiglia, un po' di giovani, tanta retorica sulla moralità politica come se entrambi non avessero militato a lungo nella banda Berlusconi. Come se non fosse chiaro fin da subito che all'uomo di Arcore non frega niente né del fascismo né del federalismo leghista né tantomeno degli italiani, preso unicamente dai propri interessi e dalle proprie megalomanie. Berlusconi ha imposto, da buon venditore in possesso dei più efficaci strumenti di convincimento, un modello ridicolo ai creduloni e a coloro che hanno avuto interesse a seguirlo.
Fini ha preso tanti sberloni dal Cavaliere in passato e qualche zuccherino per tenerselo buono. Alla corte berlusconiana Fini ha sempre contato come il due di picche, ma anche lui aveva le sue convenienze per dire sempre si, magari tortocollo.
Ieri, neanche tanto larvatamente, ha spiegato le ragioni della sua condiscendenza. O prima o poi Berlusconi doveva pur morire e allora sarebbe toccato a lui, Fini, succedergli. Non ha tenuto conto che il cavaliere, tramite don Verzè, ha un rapporto diretto con la Provvidenza. Un accidente dello schiumante Berlusconi davanti alla TV deve pur essergli arrivato. Alla fine del lungo discorso il povero Fini ha piegato le gambe. Un semplice calo di zuccheri, magari, a ricordargli che neppure lui è troppo giovane ormai.
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