29.12.09

Pavia. L'aria cattiva che respiriamo

I limiti di Pm10 - di 50 microgrammi
di polveri sottili per metrocubo
di aria - superati 4 volte negli ultimi giorni (fonte Arpa)

Oggi La Provincia Pavese ospita due pistolotti carichi di buone intenzioni relativi allo sviluppo sostenibile nel comune di Pavia. Uno è di Massimo Valdati Assessore all'Ambiente, Sviluppo Sostenibile, Sanità, Partecipazione e Decentramento del Comune di Pavia, Componente del direttivo di Coordinamento Nazionale Agende21 Locali. L'altro del sindaco Alessandro Cattaneo. Parlano di qualità dell'aria, salute e ambiente. Parole e poco più.
Sfiga vuole che lo stesso giornale pubblichi anche un altro articolo dove vien fuori come Pavia si collochi, poco invidiabilmente, al diciannovesimo posto tra i capoluoghi più inquinati, condividendo i primi venti posti in classifica con ben quindici altre città della così detta padania.
Il Pm10 (le polveri sottili dell'inquinamento urbano, responsabili di malattie dell'apparato respiratorio) ha superato i limiti di tollerabilità consentiti già 49 giorni soltanto a metà aprile. Le giornate di superamento consentite dalle disposizioni europee sono 35 in un anno poi scattano le multe! L'intenzione dell'Unione Europea - per il momento sospesa - è di ridurli a 7.

26.12.09

Il vecchio cialtrone

21.12.09

Aggressione o montatura?

Sono assolutamente contrario a qualsiasi violenza politica. Lo sono stato anche quando non era troppo di moda e spero di esserlo anche in futuro. Mi auguro che Berlusconi se ne vada al più presto per il bene delle istituzioni anche se penso che l'impresentabile ceto politico italiano - indipendentemente dalla collocazione - sia incapace di una politica a favore della collettività invece che di individui privilegiati.
Non odio Berlusconi, non gli auguro alcun male e neppure la galera. Tolga solo il disturbo e vada a godersi i suoi soldi dove vuole, permettendo a questo povero paese di tornare ad un accettabile livello di civiltà in linea con il resto dell'Europa più evoluta. Non è molto, ma è il massimo a cui si possa aspirare.
In Italia gli attentati avvengono, come per incanto, nei momenti di crisi di chi comanda. Dunque vale sempre la pena chiedersi a chi abbiano giovato bombe, stragi e atti vari di terrorismo. Mandanti ed esecutori raramente si identificano.
Non fa eccezione l'aggressione, da parte di un povero cristo, a Berlusconi in piazza Duomo a Milano. Tutti, proprio tutti, anche i "labili di mente", hanno compreso subito quale vantaggio d'immagine ne potesse trarre il Cavaliere minato da una bufera di scandali e processi. Berlusconi del resto ha gestito l'evento magistralmente riemergendo dall'auto, dopo aver ricevuto la "statuettata" di striscio sul viso, con un gesto istrionico degno di premio Oscar. Occorre rendergli atto della bravura. Non a caso è diventato il leader carismatico che è, capace di suscitare tanta ammirazione. Ovviamente, come tutti gli uomini dotati di qualche carisma, è detestato da coloro che non ne subiscono il fascino e non riescono a comprendere in che modo si possa rimanerne incantati.
I dittatori, si sa, sono molto amati o odiati. In genere tutti i detentori di un potere, grande o piccolo che sia, sono oggetto di sentimenti contrastanti. Berlusconi è riuscito nell'impresa di concentrare su di sé un enorme potere senza colpi di stato e, per il momento, spargimenti di sangue, grazie al regno mediatico di cui è padrone. Però è sempre più insofferente dei limiti alla sua decisionalità che una moderna democrazia, regolata dalla divisione dei poteri, impone. Questo è il terreno estremo su cui si sta giocando la partita. Chi non lo capisce è perché non sa o non vuole, per interesse personale, capirlo.
Ora che il piccolo Duomo lo ha incoronato (vedi a piè di pagina la vignetta di Forattini sul Giornale di famiglia) Berlusconi sembra essere stato folgorato sulla via di Damasco. Parla di amore con toni ispirati, ma in chi possiede un ego smisurato, e detiene il comando, questi accenti pacati possono trasformarsi, in quattro e quattr'otto, a fronte di resistenze considerate inaccettabili, in decisioni pericolose per noi tutti.
D'Alema, dopo aver preso sberloni sul muso al tempo della bicamerale, dovrebbe essere il primo a saperlo, anziché riproporre incomprensibili "inciuci".
Una personalità come quella del cavaliere è imprevedibile e capace d'impensabili colpi di teatro.
Personalmente però non credo troppo alle tesi complottiste esasperate e neppure all'ipotesi che tutta la vicenda di piazza Duomo sia una diabolica macchinazione. C'è chi lo ritiene plausibile sulla base degli elementi esposti nel video. Lascio libero il campo alla valutazione individuale.

Menti forti



"L'odio ha influenzato menti deboli. Ma andrò avanti per il bene del paese" [sic!]
(Silvio Berlusconi)

Solidarietà a Marco Travaglio (firma appello Micromega)

Senza Marco Travaglio, ci sarebbe molto buio sulla storia italiana che si sta facendo in questi anni. Molti lo sanno: in Italia, in Europa, negli Stati Uniti. Alcuni non lo sanno ancora: se vogliono una lampada, cominceranno a leggerlo presto. Poi ci sono quelli che lo sanno meglio di tutti gli altri: non c'è da stupirsi se da loro viene oggi – rancorosa, vendicativa – l'accusa di terrorismo mediatico.
Sarebbe bello se tra i giornalisti indipendenti di tutte le testate ci fosse più solidarietà: con Travaglio, con il Fatto Quotidiano, con Repubblica-Espresso
(Barbara Spinelli)

20.12.09

Travaglio, D'Alema, Polito, La Russa - L'ombra della forca

Sono sempre più disgustato ed intenzionato a farla finita con questo Blog inutile al pari di centinaia d'altri.
Inutile come tanti giornali senza lettori, ma dotati di pubblici finanziamenti (il Riformista ad esempio, per non far nomi) e giornalisti (Polito ad esempio, sempre per non far nomi) che anziché attenersi al sacrosanto dovere di documentarsi ed informare si scagliano contro altri giornalisti.
Travaglio, non meno di D'Alema, ispira antipatia, c'è poco da fare. Che però a fargli le pulci sia il tirapiedi dell'inciucista Massimo non sta né in cielo né in terra. Sentire uno sparacazzate come Antonio Polito affermare che Travaglio è "un parassita mediatico" e "sarebbe bene che nessun destriero offrisse più a questa cimice ospitalità nella sua criniera" è davvero troppo.
Marco Travaglio può non piacere, ma innegabilmente sa archiviare e richiamare fatti e misfatti con una chiarezza e una lucidità ignota ai più. I suoi interventi sono ben documentati e se le fonti di quanto dice non fossero reperibili, come afferma Polito, sarebbe già in galera da un pezzo.
Anche a me può non piacere l'aria da primo della classe di Marco Travaglio e il suo sorrisetto da costante presa per il culo, però vorrei che in questa Italia allo sfascio ci fossero dieci, cento, mille Travaglio e un po' meno Polito, Belpietro, Feltri, Vespa, Minzolini e compagnia bella.
Invece andrà a finire che queste resteranno le uniche voci sulla piazza se andranno in porto i progetti di finanziamento pubblico discrezionale - cioè solo per i giornali amici - oscuramento di Internet e divieto di contestazione alle manifestazioni politiche - dunque a tutte poiché qualsiasi manifestazione può essere definita politica.
Di chi poteva essere questa ultima geniale pensata se non dell'ineffabile Ignazio La Rissa, famoso per le sue intemperanze televisive? Del resto è tipico della mentalità fascista, connaturata al personaggio, non sopportare dissensi di alcun genere e reagire alla critica con violenza repressiva sbattendo i contestatori in galera, magari dopo averli ben bene manganellati.
Ma Massimo D'Alema sostiene che talvolta l'inciucio è necessario anche con gente così. Per il bene comune, si capisce!

15.12.09

Ballerina (canzone candidata al prossimo Sanremo giovani)



Stefano Scandaletti, l'autore, mi sembra che colga bene lo spirito dei tempi...

Copenaghen e problemi psichici


13.12.09

Dell'Utri, Spatuzza, Graviano. Qualsiasi cosa dicano o neghino i mafiosi dovrebbe valere men di nulla in mancanza di riscontri oggettivi

Los tres caballeros se la ridono di gusto - Annozero: intercettazione Berlusconi, Dell'Utri, Confalonieri sulla bomba di Mangano

Post Scriptum. La vicenda Spatuzza-Graviano ha dato luogo a qualche fraintendimento che è bene chiarire. A me Spatuzza non piace affatto e i Graviano meno ancora, ma la cronaca ha le sue regole che vanno rispettate. E perciò ricordiamo: Spatuzza ha dichiarato in processo di aver saputo dell'accordo con Berlusconi e Dell'Utri da Giuseppe Graviano. Il quale ha rifiutato di deporre e ha detto che parlerà solo quando sarà venuto il momento di parlare. Chi invece ha detto di non aver mai conosciuto Dell'Utri e tanto meno Berlusconi è il fratello Filippo Graviano, del quale Spatuzza non ha mai parlato. Questo dice la cronaca e non altro.
(Eugenio Scalfari, La Repubblica )

12.12.09

Corte Costituzionale, Scalfaro, Ciampi, Napolitano... Tutti comunisti per Berlusconi, perseguitato politico

... È un comunista, solo i comunisti parlano cosí.
- Non sono solo i comunisti, purtroppo: anche nel nostro partito ce ne sono che parlano cosí... Se tu sapessi la battaglia che dobbiamo sostenere giorno per giorno, ora per ora...
- Lo so, ma io faccio giudizio netto: sono comunisti anche loro.
- Non sono comunisti - disse malinconicamente assorto l'uomo biondo.
- Se non sono comunisti, basterà che il papa dica quello che deve dire, ma che lo dica chiaro e forte, e resteranno imbalsamati.
- Non è cosí semplice... Ma lasciamo perdere: torniamo alle cose nostre. Come si chiama questo... comunista? (Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, pag.42 - dialogo tra un imprenditore mafioso e un onorevole)

11.12.09

Mi vergogno di essere italiano e non voglio avere un premier con le palle


Purtroppo non ho mai pensato che la giustizia fosse davvero uguale per tutti. La storia è lì a dimostrare come ricchi e potenti abbiano sempre avuto, in un modo o in un altro, un rapporto privilegiato con le leggi. Non si spiegherebbe altrimenti il reverente timore per i tribunali, maggiore per chi è povero ed innocente che per chi è colpevole. L'uguaglianza è un principio in divenire al quale è giusto aspirare e più lo si avvicina, più ci si rallegra. In Italia per tutti i lunghi anni di governo democristiano la magistratura non ha mai brillato per indipendenza dalla politica. Del resto in uno stato di diritto, qui come altrove, potere legislativo, esecutivo e giudiziario convivono in un delicato equilibrio. La loro separazione è garanzia di democrazia e solo eccezionalmente divergono fino ad entrare in contrapposizione. Quando accade i rischi di dittatura da parte di qualcuno che avoca a sé tutti i poteri in nome di una investitura divina o popolare sono alle porte.
Le prerogative del Parlamento che Fini - vuoi pure per peloso interesse - tenta di difendere, sono già state ampiamente compromesse da leggi elettorali "porcata" per cui gli attuali eletti devono i loro privilegi ai capi dei partiti che li hanno scelti. Mancando di investitura popolare mancano anche di indipendenza. Avveniva anche in passato, ma con meccanismi meno spudorati. Il sistema elettorale proporzionale ha sempre garantito, rispetto al maggioritario, una superiore tutela delle minoranze (sparite in Italia). Berlusconi, brutalmente, considera il Parlamento una inutile perdita di tempo e giustifica l'assenza dei suoi parlamentari dalle sedute con l'incredibile asserzione che "hanno da lavorare" per le loro individuali professioni.
Dunque, mancando di reale indipendenza il potere legislativo del Parlamento, chiamato a votare leggi a scatola chiusa, col ricorso ripetitivo al voto di fiducia, non dovrebbe meravigliare più di tanto che la Corte Costituzionale, organo preposto alla valutazione circa la costituzionalità delle leggi, si pronunci in maniera sfavorevole, dal momento che tali leggi infrangono palesemente i principi costituzionali.
Questo lungo e "palloso" preambolo ha il solo scopo di far risaltare i pericoli che gli attacchi alla magistratura sottendono. Un capo di governo che dice e fa quello che fa e dice Berlusconi giustifica implicitamente le parole di un individuo come Fabrizio Corona, reuccio del gossip nostrano, il quale di fronte ad una condanna per una storiaccia di ricatti fotografici dichiara «Non me ne frega un cazzo di fare il carcere. Quel che c’è scritto in tribunale - La legge è uguale per tutti - è una grandissima stronzata. Non ho fiducia nella legge. Viviamo in un paese di merda. Mi vergogno di essere italiano. E non è che me ne vado perché scappo. Me ne vado perché in questo paese non ci voglio vivere. Ripeto: mi vergogno di essere italiano»
Come lui tutti coloro che, a torto o a ragione, vengono condannati possono dire lo stesso. Se il disprezzo per i giudici è alimentato, per interessi personali, da chi sta ai vertici dello Stato non si può pretendere comportamenti dissimili da tutti gli altri.
Quanto afferma il Corona, uno che ritiene di "aver le palle" né più nè meno del Berlusconi, è un misto di banalità. Potrebbero anche avere fondamento, se motivate. Perché non si ha fiducia nella legge, si vive in un paese di merda, ci si vergogna di essere italiani, si vuole andare a vivere all'estero?
All'ultimo quesito - e nella sostanza anche ai primi due - ben risponde l'articolo "Figlio mio, lascia questo Paese".
Al penultimo la mia risposta è semplice: non si può che vergognarsi ad avere come connazionali personaggi dello stampo dei Corona e dei Berlusconi, campioni d'ignoranza, tracotanza e spocchiosità, eppure ammirati ed osannati da tanti. Unica differenza tra i due: il primo ha avuto una condanna, l'altro cerca disperatamente di evitarla.

Siamo ancora capaci di ascoltare risposte nel vento?

Bob Dylan - Blowing in the wind

Come si fa ad avere un capo del governo che a Bonn, in un contesto internazionale, si vanta di essere "un premier super... forte duro, con le palle" e sostiene che "in Italia la sovranità è passata dal parlamento al partito dei giudici" minacciando senza mezzi termini di buttare alle ortiche la Costituzione?
Spudoratamente Berlusconi riafferma la convinzione che la corte costituzionale sia di sinistra come l'ottanta per cento della stampa.
Molti ridevano durante lo show del cavaliere, non si sa se per il numero da cabaret o per il disprezzo, altri scuotevano la testa o restavano impietriti, quasi assenti, quantunque si fosse in un congresso del Partito Popolare Europeo, in teoria a lui favorevole. Quest'uomo ha perso completamente il senso della realtà. Bisognerebbe fermarlo, prima della catastrofe. Ma forse ormai è già troppo tardi.
Nelle stesse ore, a Oslo, Obama, Presidente degli Stati Uniti, riceveva il Nobel per la pace e teneva un discorso di ben altro tono, sollevando applausi con frasi del tipo «Perdiamo noi stessi quando scendiamo a compromessi sugli ideali profondi che difendiamo». Ciò nonostante anche lui, una speranza per un futuro migliore, ha sostenuto l'ineluttabilità della guerra pur dedicando tributi a Martin Luther King e Gandhi. Che dire? L'aria che tira è pestilenziale.

8.12.09

Cardinal Calderoli e Imam Tettamanzi

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

7.12.09

25 aprile, girotondi, no Berlusconi day. C'ero anch'io

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

25 aprile 1994

Ad un mese dalla vittoria del Polo berlusconiano nelle elezioni politiche 300.000 persone sfilano a Milano per ricordare, insieme alla liberazione dal nazi-fascismo, l'inaccettabilità di un governo tanto sbilanciato a destra.
L’appello per il corteo è stato lanciato da il Manifesto ed è una vera sorpresa veder sfilare quel mare di gente sotto un diluvio memorabile.
È l'ultimo 25 aprile "politico".
«Che Liberazione» c'era scritto sugli striscioni. L'appuntamento con la memoria, attualizzato e politicizzato dal popolo della sinistra sotto una pioggia fitta e incessante, cercava di esorcizzare la (prima) vittoria di Berlusconi e scendeva in piazza per testimoniare l'anima popolare, democratica, antifascista del paese.


14 settembre 2002. I girotondini. All'apice del movimento viene indetta a Roma "Una festa di protesta". La partecipazione è enorme. Dal palco parlano Nanni Moretti, don Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Gino Strada, Federico Orlando, Paolo Flores D'Arcais, Furio Colombo, Francesco Pardi, Vittorio Foa, con la partecipazione di numerosi artisti. Sono personaggi legati alla sinistra più tradizionale, che però non ne possono più dei loro impresentabili dirigenti.

5 dicembre 2009
. No Berlusconi Day.
Per la prima volta il popolo della rete si autoconvoca virando da entità virtuale a movimento reale. Centinaia di migliaia di persone, orfane di una condivisa
e riconosciuta rappresentanza politica, sciamano per le vie della capitale chiedendo le dimissioni di Berlusconi. Non mancano gli aderenti a organizzazioni e partiti, ma il nocciolo viola dei manifestanti è una generazione nuova con un approccio culturalmente diverso alla comunicazione e alla realtà, ancora largamente incompreso dall'impreparato etablishment nostrano.
Tra gli interventi sul palco, particolarmente intenso quello di un emozionato Salvatore Borsellino, fratello di Rita e del giudice ucciso dalla mafia insieme alla sua scorta.


Ebbene si, sono uno dei soliti noti recidivi.
Non potevo mancare l'appuntamento romano, tanto diverso dai precedenti.
Lo so benissimo, questa manifestazione sarà inutile esattamente come le altre. Il penoso teatrino della politica italiana continuerà come prima, sordo al richiamo di tanti cittadini assolutamente nauseati dai guitti che occupano salotti televisivi e palazzi del potere, sostenuti da scodinzolanti giornalisti.
Forte di un consenso estorto con la menzogna ad un popolo sempre più disinformato dai tradizionali strumenti di comunicazione, Berlusconi e soci continueranno a distruggere l'Italia, complice una opposizione inesistente ed incapace di elaborare una qualsivoglia credibile linea politica alternativa.
Quanti amici, altrettanto disgustati, se ne strafottono ormai di tutto e di tutti occupandosi solamente della sempre più pesante quotidianità! Come dar loro torto? Io stesso faccio ben poco per cambiare le cose, a parte sfogarmi quasi ogni giorno sulle mie inutili note.
Tuttavia il vedere molti giovani entusiasti buttarsi a capofitto per organizzare questo evento - così lontano dai riti del passato - e il successo ottenuto - mi fa pensare che ci sia ancora, non dico tanto, ma almeno un dieci, quindici per cento della popolazione che non ci sta.
Se non altro per pura testimonianza sono con loro.

3.12.09

I pitbull del regime: capezzone schifani scajola cicchitto bondi gasparri


Che "fini" faranno i pitbull di berlusconi se lui se ne va a Panama?
(Per la serie chi se ne frega)

2.12.09

Non uccidete le nostre speranze

Usciamo per un momento dalle nauseanti miserie di casa nostra e diamo spazio a due accorate lettere aperte ai potenti del mondo.

Da il manifesto lettera aperta ai governanti Copenhagen, il coraggio di cambiare la storia e a Obama da parte di Michael Moore Non uccidere la nostra speranza

I viaggiatori in arrivo all’aeroporto di Copenaghen verranno accolti da cartelloni pubblicitari con le facce invecchiate dei leader del mondo che chiedono scusa per non essere stati capaci di affrontare i cambiamenti climatici. I cartelloni pubblicitari piazzati nell’aeroporto mostrano i volti dei leader come potrebbero apparire nel 2020. Le immagini sono accompagnate dal titolo “Mi dispiace. Potevamo fermare gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici…non l’abbiamo fatto”. Lo slogan della campagna è “Act now: change the future”. Le pubblicità sono state diffuse dalla coalizione mondiale tcktcktck.org e da Greenpeace come parte della campagna per ottenere un accordo equo, serio e vincolante al summit sul clima di Copenaghen

Bandiera: tricolore crocifisso moschetto e... Vauro

tricoloreclicca sull'immagine per ingrandirla

La Repubblica - Pier Luigi Celli
"Figlio mio, lascia questo Paese"

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