31.5.11

IL CAMBIO DELLA RUOTA


Mi siedo al margini della strada.
Il guidatore cambia la ruota.
Non sono contento di dove vengo.
Non sono contento di dove vado.
Perché guardo il cambio della ruota
con impazienza?

Bertold Brecht
Poesie e Canzoni
Einaudi, Torino, 1961

30.5.11

Grazie Milano (ma non solo)

Da lombardo indignato dico che siamo tanto disabituati a vincere da essere ancora increduli. Giuliano Pisapia ce l'ha fatta a battere Letizia Moratti proprio lì dove è nato il berlusconismo (e dico berlusconismo, come fenomeno comportamentale, perché del cavaliere - povero uomo malato e senza veri amici in grado di aiutarlo, come ebbe a dire tempo fa la moglie Veronica - non vale neanche più la pena parlare.
Berlusconi si è comperato i parlamentari necessari a non far cadere il suo governo - abbastanza facile in un parlamento di individui senza meriti, scelti dai segretari dei partiti. Però, finalmente, sembra essere arrivato il momento del risveglio da quello che, se per qualcuno era un sogno, si è trasformato in un incubo. L'incubo di una politica fatta da incompetenti mentitori, corrotti e predatori.
Non ha perso la destra e non ha vinto la sinistra per la semplice ragione che queste categorie sono finite da un pezzo. Ha perso il PDL (cioè il leader col quale si identifica e con lui è affondata la lega) e il PDsenzaelle come apparato a corto di candidati credibili. Ha vinto semplicemente la voglia di girare pagina e non solo a Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste, Cagliari, ma un po' ovunque.
Non è detto che il futuro non riservi brutte sorprese. Non basta riprendersi le istituzioni per poi governarle bene e se il cambiamento non si sentirà sulla pelle delle persone la fiducia per questi nuovi eletti durerà ben poco. Non so se i dirigenti del Pd (quello senza elle appunto) l'abbiano capito. Certe dichiarazioni a caldo ed euforie fuori luogo suggerirebbero di no. Farsi da parte insieme al cavaliere (penso ai D'Alema & C, ma anche ai Di Pietro, ai Rutelli, ai Casini e compagnia cantante) sarebbe un loro preciso dovere. È chiedere troppo? No se non si vuole che questa giornata di "rinascita" si trasformi nell'ennesima vittoria di Pirro.

26.5.11

I "senzacervello"

Solo chi è senza cervello vota De Magistris (e Pisapia).
Gli italiani poveri non sono visto che spendono un sacco di soldi in cosmetici viaggi e ristoranti.
Perle del cavaliere di Arcore a casa sua, da Vespa, sulla prima rete Rai.
Non è la prima volta che il premier esprime giudizi pesanti sull'intelligenza di chi non vota per lui.
Riserve su chi invece vota lui le ho anch'io, ma un po' più motivate delle sue [vedere Milano: Berlusconi dimezza i consensi personali]. Del resto questi signori al potere non brillano certo per finezza argomentativa [vedere Bossi argomenta la sua ammirazione per Formigoni]

25.5.11

Moratti balla, La Russa ringhia, Pisapia... dita incrociate e per favore qualcuno faccia tacere D'Alema

La Russa alias La Rissa [un esempio per tutti La Russa demagogo incazzato insulta Concita su Sky] se l'è presa anche con il mite Bernardini, conduttore di TV Talk, uomo, a suo dire, "non intelligente".
Ignazio, ministro della guerra, con il suo ghigno da iena, si è scagliato anche contro i presunti violenti di sinistra, lui, ah! ah! che alle sue manifestazioni fasciste ci andava con le bombe e se poi ci scappava un poliziotto morto, pazienza.
Ineffabile, poi, della Moratti ha tessuto gli elogi, definendola "imprenditrice prestata alla politica".
Di cosa fosse "imprenditrice" nessun lo dice mai. Ma per taluni fortunati essere manager significa scaldare le sedie dei consigli di amministrazione di famiglia.
Certo è che le prove pubbliche della signora di buona famiglia sono sempre state pessime a partire dalla presidenza Rai.
Utilizzata da Berlusconi per avviare privatizzazioni ci ha provato anche come ministro della Pubblica Istruzione. Con lei il ministero perde la dicitura Pubblica Istruzione per diventare Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (MIUR forse come onomatopeico omaggio ai suoi amati gatti perché soprattutto la Ricerca sappiamo quale fine ha fatto). Del resto non ci si poteva attendere molta da un ministro che come unica idea di istruzione aveva il Collegio delle fanciulle di Milano.
Il disastroso bilancio di sindaco a Milano rischia di chiudere la carriera politica della signora Letizia Arnaboldi Brichetto Moratti.
Verrà ricordata in quanto l'unica costante delle sue performance è sempre stata l'assoluta incompetenza.
Lo stesso La Rissa quando ha voluto fare un esempio delle "qualità," di donna Letizia non ha saputo tirare fuori dal cilindro nulla di meglio che l'assidua frequentazione, da osannata benefattrice, di San Patrignano, il discusso centro di recupero dei tossicodipendenti tanto caro ai vip più reazionari.
Anche Letizia Brichetto (che si ostina a farsi chiamare col cognome del marito perchè a Milano suona decisamente più in) una dipendenza ce l'ha: la "dipendenza", per quanto spocchiosetta, da Berlusconi. Unica pseudo imprenditrice a farsi imbarcare nel governo berlusconiano, mentre gli altri si defilavano, fa sempre, quello che lui le dice, compreso il killeraggio contro Pisapia - per quanto in maniera tanto imbarazzante da essere scaricata da tutti il giorno dopo.
In onore al suo boss si è lasciata andare persino ad un balletto da ex ragazza yéyé, tardivo frutto di anni di frequenza presso la prestigiosa scuola di danza classica Carla Strauss di Milano.
Penoso.

24.5.11

Gamberi e filetto di merluzzo con piselli e pomodorini

Come Pepe Carvalho, il protagonista di numerosi romanzi dell'indimenticabile Manuel Vázquez Montalbán, qualche volta è piacevole e rilassante dedicarsi alla cucina.
Se un piatto riesce meglio di altri viene voglia di ricordare come lo si è combinato.

Dose singola moltiplicabile.

Manciata abbondante di piselli (freschi o surgelati)
Cinque pomodorini ciliegini (quelli che mi erano rimasti)
Filetto di merluzzo (fresco o surgelato) - il mio era fresco all'origine, ma abbandonato nel freezer -
Cinque o sei gamberi o mazzancolle (freschi o surgelati - avevo una confezione di mazzancolle fresche, di media grandezza, inutilizzate nel freezer e ne ho usate cinque)-
Mezza cipolletta rossa
Olio, sale, concentrato di pomodoro, salsa al peperoncino rosso (ne avevo una ciotolina del ristorante cinese all'angolo - chi ormai non ha un ristorante cinese all'angolo? - ma è facilmente sostituibile -
Martini bianco extra dry - quello che James Bond spruzza nel suo gin in quantità nettamente inferiore ai due decimi classici previsti nell'omonimo cocktail -

Affettare finemente la cipolla (uso un coltello di ceramica che mi hanno detto essere adatto all'uopo) e farla dorare in un tegame con poco olio rigorosamente extravergine - siamo italiani o no? -
Aggiungere i piselli, i pomodorini tagliati in quattro, un cucchiaio scarso di concentrato di pomodoro, sale, mezzo cucchiaino di salsa piccante - la quantità dipende da come pica la salsa - e due dita di Martini. Coprire e portare a cottura i piselli. Se asciugassero troppo aggiungere un po' d'acqua.
Sgusciare i gamberi, tagliare a pezzi il filetto di merluzzo.
Quando i piselli sono teneri adagiare nel tegame il pesce e i gamberi e fare cuocere pochissimo nel sughetto che non deve essere né troppo liquido né troppo denso. Pochissimo vuol dire un paio di minuti o giù di lì se non si vuole che i filetti si sfascino e i gamberi diventino stopposi.
Buon appetito.
Dimenticavo. Ci ho bevuto sopra un bicchiere, o forse due, di Vernaccia di San Gimignano, ma va a gusti. 

PS
Che fatica scrivere ricette. Sarà questione d'abitudine, ma è molto più facile e veloce buttare giù uno dei soliti post.

PPS
Ho replicato con tonno freso tagliato a cubetti al posto dei filetti di merluzzo e, ovviamente, è anche meglio.
Il vino questa volta era Fiano d'Avellino.
Gli ospiti a cena si sono dichiarati soddisfatti, anche quelli che non mangiano pesce per i quali mi ero prodotto in un pollo con peperoni alla cinese.

23.5.11

Bossi argomenta la sua ammirazione per Formigoni



Che dire di questi gentiluomini che si spenacchiano anche tra di loro?
Speriamo che i milanesi domenica prossima li spazzino via.

18.5.11

Milano: Berlusconi dimezza i consensi personali. Sì ma...

Sì, ma restano in venticinquemila irriducibili a mettere una crocetta sul suo nome.
Cosa li spinge a farlo?

Un numero non irrilevante di berlusconiani di ferro è sicuramente costituito dai benestanti impauriti le cui signore "non dirò vecchie ma giudiziosamente mature" , come tratteggiato sagaceamente dall'indimenticabile Carlo Emilio Gadda de L'Adalgisa, "adorne di sardanapaleschi orecchini (detti nel Salgari nocciole di brillanti)" trepidano nel rincasare vespertino all'incontro del lôkk [balordo, stordito, avventato: poi anche bravaccio e oggi teppista e, più, malvivente] magari extracomunitario e "comunista".
« El m’a guardàa i brilànt’… » (El lôkk )

« Madonna, madonna!... El m’a guardàa i brilànt’… »

La idea soprana e ossedente che i truci figuri del crepuscolo, nella via solitaria, li avessero criminosamente concupiti all’incontro, almeno quelli, i brillanti!
« I mé brilànt » ...

A questi signori si possono aggiungere sicuramente i non pochi bottegai, commercianti, industrialotti, imprenditori più o meno di successo, professionisti non troppo liberi da pregiudizi, evasori fiscali, mafiosetti e ‘ndranghetisti di ogni risma che, a torto o a ragione, sinceramente temono per la tranquillità del proprio futuro in un mondo dove le regole della corretta convivenza sociale fossero fatte rispettare non dico completamente – non avviene neppure in paesi ben più civili del nostro – ma almeno con maggior rigore.

Fa, ovviamente, la sua porca parte la disinformazione, intesa proprio come ignoranza dei fatti o fiducia cieca nei confronti dei disinformatori professionisti dei giornali e delle televisioni (del Cavaliere e pubbliche).
I soliti esempi sono Sallusti, Feltri, Belpietro, Minzolini, Vespa - Fede non varrebbe neppure più la pena di citarlo.
Però non sono che le punte avanzate (e strapagate) di una schiera di presentatori, commentatori televisivi, funzionari e pennivendoli professionisti di ogni tendenza pronti a tutto perché aggrappati, poveracci, alla loro personale sopravvivenza.
E va bene anche l'ignoranza informativa.

C'è poi la schiera, numericamente non da sottovalutare, dei dipendenti diretti o indiretti di Berlusconi che, non dimentichiamolo mai, è padrone di una quantità tanto grande di cose che spesso se ne perde il sentore.
Tra questi va incluso tutto il personale di servizio (compresi "politici", dirigenti, escort, avvocati, consiglieri, deputati, senatori, portaborse, ministri - spesso impegnati in più ruoli alla corte dei miracoli del Presidente).
Anche tutti costoro hanno un interesse personale da difendere e si possono capire.

Infine ci sono i disturbati, bisognosi di certezze e di guida, che semplicemente vedono nell'uomo di Arcore un messia.
Il fenomeno è tipico delle sette in tutto il mondo - e in parte anche del fideismo partitico o religioso.
Su queste persone deboli, che avrebbero necessità di cure più che di stimoli irrazionali, hanno costruito la loro fortuna incredibili predicatori e guru dediti ad eccessi di ogni tipo.
Difficile quantificare numericamente gli adepti di Silvio. Lui con questa platea d'invasati ci gioca mediaticamente senza averne un reale bisogno.

Siamo arrivati a venticinquemila? Non so, ma è possibile.
Tutto questo consenso si scioglierà come neve al sole quando il capocomico uscirà di scena. Perciò Berlusconi resta lì, più che mai determinato a non mollare. Come dargli torto?
Avere intorno gruppi di plaudenti è tutta la sua vita, più ancora dei soldi, forse, che sono solo il mezzo per soddisfare ogni sconfinata  megalomania.
La sberla di Milano deve avergli fatto male non tanto politicamente, quanto moralmente.

17.5.11

E il "filososfo di Venezia" sentenziò...

Cacciari ha perso un'altra buona occasione per tacere

Il centrosinistra ''con un gioco diverso poteva vincere al primo turno: il nome perfetto sarebbe stato Gabriele Albertini, con una coalizione formata da Pd, Nuovo polo e la lista civica a suo nome. Questa squadra - conclude il filosofo di Venezia - sarebbe stata la Waterloo del centrodestra''

Come dice giustamente un mio carissimo amico "non è da ieri che il sommo Cacciari ciurla"

Berlusconi: dopo tanto sproloquiar si tacque (per poco purtroppo)

Il direttore del Fondo Monetario Internazionale - Anche i più potenti cadono, spesso scivolando su una buccia di banana, istupiditi dal loro stesso delirio di potenza

Se il cavaliere per ora tace altri si sono espressi.
Scajola pare abbia dichiarato: "Troppi estremisti" (a sua insaputa)
E, prima della batosta, ebbero a dire:
«Dal punto di vista politico, quello che conta è il primo turno» (Letizia Moratti dopo la vittoria della destra alle ultime provinciali)
«È una legge iniqua, va abolito il secondo turno» (Mariastella Gelmini in riferimento al ballottaggio)
«È giunto il momento di mettere da parte i ballottaggi: l’ho già detto a Berlusconi ed è d’accordo» (Ignazio La Russa)

Pensate che bello se fosse stato così. Oggi la Moratti non potrebbe neppure contare sulla speranza di una rimonta.

16.5.11

Milano cambia il vento. Fermata la Moratti


Primi dati elettorali.
Se le proiezioni dicono il vero Giuliano Pisapia non solo andrà al ballottaggio, ma è addirittura in testa di quattro punti percentuali [alla fine diventeranno quasi 7!] rispetto a Letizia Moratti.
È presto per cantar vittoria e non è detto neppure che alla fine ce la faccia a diventare sindaco, ma intanto ha stoppato la Moratti e a Milano Berlusconi ha perso la sua scommessa.
Quelli della lega si sono già chiamati fuori da tempo sostenendo, senza pudore, che se avessero vinto il merito sarebbe stato loro, in caso contrario la colpa spettava al cavaliere.

Le cose restano complicate per l'opposizione. Tutti i dati che stanno emergendo da queste elezioni dicono che c'è voglia di cambiamento, ma non con i vecchi arnesi del PD. A parte Torino, dove il buon lavoro per la città dei precedenti sindaci di centro sinistra - dal '93 in avanti - ha preparato l'elezione di Fassino su un piatto d'argento, cresce il peso elettorale dei grillini (intorno al tre per cento a Milano e dieci per cento a Bologna).
Cresce anche il disamore della base per i candidati ufficiali di partito. Pisapia è l'esempio lampante. Non era lui che i vertici del Pd volevano a Milano, ma evidentemente si sbagliavano. Proprio questo ha fatto la differenza che ridà speranza agli elettori di sinistra, tornati a votare, dopo tanta disaffezione, grazie ad un candidato credibile. La riprova a Napoli dove il candidato ufficiale del Pd perde terreno rispetto all'outsider IDV De Magistris che lo sostituirà al ballottaggio.
C'è poi il centro destra, il cosiddetto terzo polo, rappresentato da Casini e Fini. Vedremo come andrà numericamente e dove si piazzerà poi.

Detto tutto questo resta la gioia di vedere finalmente arrancare Berlusconi e i suoi scherani proprio là dove era partita la sua resistibile - se ci fosse stata una opposizione intelligente - ascesa.
Il trend è quello giusto e non solo a Milano dove non sono bastate le decine di milioni spesi dal Golia-Moratti contro il Davide-Pisapia per garantirsi la rielezione al primo colpo.
Da Milano di solito partono i cambiamenti che contano.
Fusse che fusse la vorta bbona!

11.5.11

Il cancro della stupidità

Un video del "buon" tempo andato, quando le relazioni umane sembravano improntate ad una maggior gentilezza. Forse non era vero, forse c'era solo maggiore ipocrisia, ma Modugno resta un piacevole ascolto

Stronzo, metastasi, "Alberto salta il cancellino, uccidi Chiara con il coltellino. Stasi alé!"
Siamo alla frutta. Non c'è più alcun freno inibitore e il prossimo passo non può essere altro che lo scontro fisico tra opposte fazioni. Guerra civile. Quando le più elementari regole della convivenza civile saltano si arriva a questo.

Qualcuno attribuisce a Bossi astuzia e intuito politico. Può darsi, ma, se così è, non differisce molto dall'istinto del capobranco tra gli animali. Il suo argomentare è ormai ridotto a gestacci, esibizione di pugni, celodurismo verbale del tipo "la lega ha l'Italia in mano" e parolacce. La sua ultima argomentazione pubblica contro l'ex alleato Fini è stata di una povertà sconcertante: "è uno stronzo."
La Santanchè, anche più miserabilmente, al fianco di Berlusconi che inveisce senza freni contro i magistrati, lo ha spalleggiato ripetendo ossessiva: "La Bocassini è una metastasi". Una metastasi cioè qualcosa da estirpare con ogni mezzo. E il capo del governo rincara la dose irridendo i suoi avversari politici insinuando che puzzano perché "si lavano poco".
A una partita di calcio nel pavese tra Motta Visconti e Garlasco - il paese del delitto balzato all'onore delle cronache qualche tempo fa -, sul campo dell'oratorio qualche centinaio di giovani tifosi canta l'ignobile coretto riportato all'inizio come sfottò ai perdenti garlaschesi.

Da personaggi come Bossi, Berlusconi, Santanchè e simili, da tempo ci vengono esempi di questo tipo. Si è fatta l'abitudine e non ci si scandalizza più di tanto.
Poco m'importa delle volgarità verbali usate come artifici linguistici. Talora sono anche efficaci per veicolare concetti importanti. Grillo ne fa ampio uso fin dai tempi dei suoi spettacoli da ecologista impegnato. La platea ride e capisce meglio i temi proposti che annoiandosi con paludate relazioni. Qualche volta Beppe era - ed è - talmente greve da far storcere il naso, ma questa è solo la valutazione personale di uno che riconosce l'istrionismo dell'attore senza condividerne le modalità.
Preoccupa invece la trivialità priva di qualsiasi ironia, fine a se stessa, vuota di idee, tendente a mascherare l'incapacità di dare un senso alle parole.
Fa paura L'invettiva da bar, da stadio, da skinhead, volta ad offendere e distruggere il presunto nemico senza una vera ragione, solamente per sfogare la propria rabbia aggressiva e sentirsi superiori praticando violenza.
Triste quando personalità pubbliche si fanno portatrici di analoghi modelli.
Il vero cancro italiano dell'ultimo ventennio è la stupidità.

9.5.11

Spinto dal narcisismo e dalla megalomania, favoriti oltre tutto da una grande disponibilità di denaro, quest´uomo ha voluto diventare...

Indovinello. Di che uomo si parla?
Facile. Di sicuro viene in mente un nome...
Ebbene no, non è lui bensì l'incarnazione stessa del "male", secondo la vulgata corrente. Bin Laden insomma. Ed è quella del titolo la motivazione cha l'avrebbe spinto a fare quello che ha fatto. Questo almeno quanto afferma Tahar Ben Jelloun nel suo articolo su La Repubblica Sotto la barba bianca le ceneri di un mito.

7.5.11

Brunetta e Sacconi: sciopero? Solo un modo per allungare il weekend


Verrebbe voglia di insultarli 'sti due... individui.
Possibile che non li sfiori neanche il pensiero che per chi guadagna poco più di mille euro al mese (e spesso anche meno) scioperare una giornata intera sia un sacrificio e non una festa?
I weekend lunghi possono permetterseli loro e quelli come loro che lavorano poco e guadagnano spropositatamente.
Avessero almeno l'accortezza di tacere questi fannulloni incompetenti che, per di più, provengono dall'area ex socialista e si sono incistati nel "berlusconismo" come topi nel formaggio.
Sacconi, Brunetta andate a farvi fottere!
Ciò che fa male non sono tanto le sciocchezze di personaggi così quanto il silenzio e la sostanziale indifferenza di giornali, televisioni, politici - dal presidente della repubblica all'ultimo peones di destra o sinistra che sia - per un evento che ha coinvolto comunque milioni di persone vere con i loro sempre più gravi problemi di sopravvivenza.

6.5.11

La Grande Guerra



L'ultimo soldato conosciuto della Prima Guerra Mondiale è morto a Perth, in Australia. Era inglese d'origine e aveva raggiunto l'età di 110 anni.
Combinazione sto rileggendo in questi giorni, Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu e non mi era passata per la mente l'ovvia considerazione che tutti i protagonisti sopravvissuti a quei terribili eventi bellici tra il 1915 e il '18 sono ormai morti.
Il libro, che già mi aveva colpito alla prima lettura, non so quanti anni fa, è un resoconto impietoso della follia che la guerra reca sempre con sé.
Nella promiscuità delle trincee, dove la morte puzza di cognac - perché se non si è ubriachi è troppo difficile uscire allo scoperto all'attacco delle linee nemiche, sotto il fuoco d'infilata delle mitragliatrici, - la catena di comando è tanto più incompetente quanto più di grado elevato.
Emblematico l'episodio del generale Leone, un autentico pazzo paranoico, al suo arrivo al fronte. 

"Noi avevamo costruito una trincea solida, con sassi e grandi zolle. I soldati la potevano percorrere, in piedi, senza esser visti. Le vedette osservavano e sparavano dalle feritoie, al coperto. Il generale guardò alle feritoie, ma non fu soddisfatto. Fece raccogliere un mucchio di sassi ai piedi del parapetto, e vi montò sopra, il binoccolo agli occhi. Cosí dritto egli restava scoperto dal petto alla testa. – Signor generale, – dissi io, – gli austriaci hanno degli ottimi tiratori ed è pericoloso scoprirsi cosí. Il generale non mi rispose. Dritto, continuava a guardare con il binoccolo. Dalle linee nemiche partirono due colpi di fucile. Le pallottole fischiarono attorno al generale. Egli rimase impassibile. Due altri colpi seguirono ai primi, e una palla sfiorò la trincea. Solo allora, composto e lento, egli discese. Io lo guardavo da vicino. Egli dimostrava un’indifferenza arrogante. Solo i suoi occhi giravano vertiginosamente, Sembravano le ruote di un’automobile in corsa. La vedetta, che era di servizio a qualche passo da lui, continuava a guardare alla feritoia, e non si occupava del generale. Ma dei soldati e un caporale della 12a compagnia che era in linea, attratti dall’eccezionale spettacolo, s’erano fermati in crocchio, nella trincea, a fianco del generale, e guardavano, piú diffidenti che ammirati. Essi certamente trovavano in quell’atteggiamento troppo intrepido del comandante di divisione, ragioni sufficienti per considerare, con una certa quale apprensione, la loro stessa sorte. Il generale contemplò i suoi spettatori con soddisfazione. – Se non hai paura, – disse rivolto al caporale, – fa’ quello che ha fatto il tuo generale. – Signor sí, – rispose il caporale. E, appoggiato il fucile alla trincea, montò sul mucchio di sassi. Istintivamente, io presi il caporale per il braccio e l’obbligai a ridiscendere. – Gli austriaci, ora, sono avvertiti, – dissi io, – e non sbaglieranno certo il tiro. Il generale, con uno sguardo terribile, mi ricordò la distanza gerarchica che mi separava da lui. Io abbandonai il braccio del caporale e non dissi piú una parola – Ma non è niente, – disse il caporale, e risalí sul mucchio. Si era appena affacciato che fu accolto da una salva di fucileria. Gli austriaci, richiamati dalla precedente apparizione, attendevano coi fucili puntati. Il caporale rimase incolume. Impassibile, le braccia appoggiate sul parapetto, il petto scoperto, continuava a guardare di fronte. – Bravo! – gridò il generale. – Ora, puoi scendere. Dalla trincea nemica partí un colpo isolato. Il caporale si rovesciò indietro e cadde su di noi. Io mi curvai su di lui. La palla lo aveva colpito alla sommità del petto, sotto la clavicola, traversandolo da parte a parte. Il sangue gli usciva dalla bocca. Gli occhi socchiusi, il respiro affannoso, mormorava: – Non è niente, signor tenente. Anche il generale si curvò. I soldati lo guardavano, con odio. – È un eroe, – commentò il generale. – Un vero eroe. Quando egli si drizzò, i suoi occhi, nuovamente, si incontrarono con i miei. Fu un attimo. In quell’istante, mi ricordai d’aver visto quegli stessi occhi, freddi e roteanti, al manicomio della mia città, durante una visita che ci aveva fatto fare il nostro professore di medicina legale. – È un eroe autentico, – continuò il generale. Egli cercò il borsellino e ne trasse una lira d’argento. – Tieni, – disse, – ti berrai un bicchiere di vino, alla prima occasione. Il ferito, con la testa, fece un gesto di rifiuto e nascose le mani. Il generale rimase con la lira fra le dita, e, dopo un’esitazione, la lasciò cadere sul caporale. Nessuno di noi la raccolse. Il generale continuò l’ispezione sulla linea, e, arrivato al confine del mio battaglione, mi dispensò dal seguirlo."

Hanno la faccia come il popò

Insieme agli altri (vale la pena vedere QUI chi sono e la loro storia) è tornato nella squadra di governo anche Villari, quello che alla Rai occupava il posto ora di Zavoli e non voleva staccare il culo dalla poltrona (vedi QUI)

Antonio Razzi, cresciuto anche lui alla corte di Di Pietro (l’ex magistrato non ha gran fiuto nella scelta degli uomini, gli vengono quasi meglio i congiuntivi). Razzi. Quello che sei mesi fa diceva «io ho una faccia sola: come potrei farmi vedere ancora in giro, se passassi con Berlusconi?» e poi è passato con Berlusconi, faccia compresa.
Quello che denunciava «il Pdl ha persino proposto di pagarmi il mutuo» e da neo-alleato del Pdl ha presentato una proposta di legge per togliere l’Ici agli italiani residenti all’estero, cioè a se stesso. Quello che, sistemata la casa, voleva arredarla con una poltrona, «un posticino, qualcosa per dire grazie». E ieri il posticino è arrivato: consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, il corresponsabile Romano. Razzi dovrà occuparsi di lotta alla contraffazione alimentare. Cautamente sondato sulle sue esperienze in materia, il neo-consigliere ha risposto: «Sono un buongustaio e soprattutto un buon cuoco: a tempo perso, aiuto mia moglie in cucina».
Perché il vero tratto distintivo di questa casta di macchiette non è più nemmeno l’incompetenza. E’ la mancanza di vergogna.


Non c'è altro da aggiungere alle parole di Gramellini sulla Stampa se non che di sottosegretari, i governi che ci si ostina a chiamare di "sinistra", ne avevano forse anche di più.
Per forza. E' il prezzo che si paga per tenere insieme cani e porci pur di continuare a governare. Solo che il cabarettista di Arcore le cose le fa spudoratamente.
E così torniamo al vero problema di questo povero paese. Nessuna opposizione credibile e una casta politica che fa schifo e puzza. Non c'è luce in fondo al tunnel.

4.5.11

Obama Osama


Obama sostiene che il mondo è un luogo più sicuro ora che Osama è morto. Con tutta la simpatia per il presidente americano ne dubito. Purtroppo non sarà ne migliore nè peggiore di prima, ma sicuramente più pericoloso perché questa guerra tra modi differenti di intendere la vita induce i protagonisti a comportamenti violenti e crudeli oltre ogni limite.

La storia dell'umanità è piena di guerre, con il loro corollario di atrocità, fin dalle origini e non voler più chiamare guerra la guerra non cambia le cose.
La morte di Osama riporta alla mente lo scontro finale tra Achille e Ettore nell'Iliade e lo scempio del cadavere di Ettore - tuttavia reso, infine, all'implorante padre Priamo.
Lascio ai lettori rintracciare i parallelismi.

[Ettore ad Achille prima del combattimento finale]
Ma gli Dei, fidi custodi
de' giuramenti, testimon ne sièno,
che se Giove l'onor di tua caduta
mi concede, non io sarò spietato
col cadavere tuo, ma renderollo,
toltene solo le bell'armi, intatto
a' tuoi. Tu giura in mio favor lo stesso.
Non parlarmi d'accordi, abbominato
nemico, ripigliò torvo il Pelìde:
nessun patto fra l'uomo ed il lïone,
nessuna pace tra l'eterna guerra
dell'agnello e del lupo, e tra noi due
né giuramento né amistà nessuna,
finché l'uno di noi steso col sangue
l'invitto Marte non satolli.
...
[Ettore, colpito e morente, si rivolge ad Achille]

E a lui così l'eroe languente: Achille,
per la tua vita, per le tue ginocchia,
per li tuoi genitori io ti scongiuro,
deh non far che di belve io sia pastura
alla presenza degli Achei: ti piaccia
l'oro e il bronzo accettar che il padre mio
e la mia veneranda genitrice
ti daranno in gran copia, e tu lor rendi
questo mio corpo, onde l'onor del rogo
dai Teucri io m'abbia e dalle teucre donne.
Con atroce cipiglio gli rispose
il fiero Achille: Non pregarmi, iniquo,
non supplicarmi né pe' miei ginocchi
né pe' miei genitor. Potessi io preso
dal mio furore minuzzar le tue
carni, ed io stesso, per l'immensa offesa
che mi facesti, divorarle crude.
...
[Achille parla ai suoi dopo aver ucciso Ettore]
E voi frattanto, giovinetti achivi,
intonate il peana: alto è il trionfo
che riportammo: il grande Ettòr, dai Teucri
adorato qual nume, è qui disteso.
Disse, e contra l'estinto opra crudele
meditando, de' piè gli fora i nervi
dal calcagno al tallone, ed un guinzaglio
insertovi bovino, al cocchio il lega,
andar lasciando strascinato a terra
il bel capo. Sul carro indi salito
con l'elevate glorïose spoglie,
stimolò col flagello a tutto corso
i corridori che volâr bramosi.
Lo strascinato cadavere un nembo
sollevava di polve onde la sparta
negra chioma agitata e il volto tutto
bruttavasi, quel volto in pria sì bello,
allor da Giove abbandonato all'ira
degl'inimici nella patria terra.

2.5.11

Bin Laden morto - Il "buco" della stampa quotidiana - Uccidere i simboli


In tutto il mondo rimbalza la notizia, questa volta probabilmente vera, della morte di Bin Laden.
I giornali italiani però oggi non sono nelle edicole. Paradossale, ma chi se ne frega. Per fortuna c'è Internet.
Un ulteriore esempio dell'inutilità, almeno in Italia, della stampa quotidiana.

Lorenzo Cremonesi, un giornalista vero [ndr: perché un conto è dire che i giornali potrebbero benissimo non essere più messi su carta, altro affermare l'inutilità del giornalismo, quello serio, non quello ridicolo di tanti telegiornali e testate fasulle che stanno in piedi solo grazie ai pubblici finanziamenti] ha detto che lì dove in Pakistan è stato trovato e ucciso Osama campeggia una enorme scritta in inglese "orgogliosi di essere musulmani".
Ecco. Sembra importante. Si possono abbattere i simboli, ma le ideologie che li hanno prodotti restano con tutta la loro potenza.
Le religioni, a braccetto con il potere politico, sono tra i maggiori responsabili dei massacri che l'umanità ha perpetrato nei secoli. L'ignoranza dei più - proprio intesa come mancanza degli strumenti della conoscenza - e lo sfruttamento economico-politico-filosofico dell'ignoranza sono stati e sono devastanti per le persone comuni nella storia del mondo.

Qualche tempo fa NewsWeek ha pubblicato l'elenco e le note individuali di dieci dittatori che imperversano sul globo: The Despot Index
Sono:
Muammar Gaddafi, Kim Jong-Il, Alexander Lukashenko, Robert Mugabe, Basher Al-Assad, Than Shwe, Omar Al-Bashir, Gurbanguly Berdimuhamedow, Islam Karimov, Teodoro Obiang

Se con altrettante operazioni militari "chirurgiche" - chissà perché sono sempre chirurgiche, di questi tempi, le operazioni militari, a parte gli "effetti collaterali" - fossero uccisi tutti e dieci questi dittatori, certo non dispiacerebbe a coloro che di questi uomini - tutti uomini, guarda un po'! - hanno subito le angherie.
Magari si aprirebbe uno spiraglio di speranza per un futuro migliore. Così è successo in Tunisia e in Egitto. Ma davvero le cose cambierebbero radicalmente come per un colpo di bacchetta magica?
La realtà purtroppo è ben più complessa e non è affatto garantito che a sostituire il morto venga qualcuno che abbia davvero intenzione di cambiare i rapporti di potere presenti in quel determinato paese. Tanto più se è dall'esterno che è venuta la mano tirannicida.

1.5.11

Nozze regali e beatificazione papale. Chissenefrega!



Londra: il matrimonio di William e Kate. Roma: La beatificazione di Wojtyla.
Allucinante la tendenza umana a lasciarsi ammaliare da simboli tanto ridicoli e obsoleti!
Paurosa l'irrazionalità che sottende le manifestazioni di adesione a questi due eventi.
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