28.4.13

Tanto schifato da non avere più neppure la voglia di reagire (Game over)

Non c'è alcuna formula speciale per definire questo governo (Napolitano)...

Vero. Governo di merda.

25.4.13

25 aprile (1994-2013)



Non sono un fanatico del 25 aprile. La retorica delle commemorazioni mi infastidisce sempre un po'.
Forse l'unico 25 aprile che ricordo, con piacere misto a tristezza, è quello del 1994 contro Berlusconi e Formentini, sindaco leghista, a Milano sotto un'acqua che "diolamanda". Piacere per l'enorme partecipazione, e la postuma evidenza di quanto si fosse visto giusto fin dall'inizio su quel che sarebbe successo con la vittoria di Berlusconi e tristezza, per non averlo saputo contrastare meglio.
Lui è ancora lì a dettare la sua volontà alla famiglia Letta per proteggere i suoi interessi. È lì a scansare i giudizi in tribunale con la pretesa di un suo uomo al ministero della giustizia. Il milione di persone unite sotto gli ombrelli, sempre più tradite da una sinistra inesistente, chissà che fine ha fatto.
Oggi l'idea di festeggiare la data della liberazione con qualcuno dei politici presenti in Parlamento fa rabbrividire.
A 19 anni di distanza da quel 25 aprile nulla è cambiato se non in peggio*. A una moltitudine con un minimo di pensiero politico in testa e il sincero desiderio di conquiste civili per tutti, si è sostituita una accozzaglia incolore di protestatari incazzati sotto l'egida di un comico prestato alla politica. Ben vengano se sapranno rovesciare il tavolo della politica e della finanza degli inciuci tra ladroni. Ma temo che presto rifluiranno come l'acqua nei tombini dopo un forte temporale.
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* Ecco perché avere un Blog. Per non perdere memoria dei propri pensieri e rendersi conto, purtroppo, che anche nel 1994 l'Italia era un paese incivile già da un pezzo. Su questo post Il ritorno di tangentopoli ovvero diallage (figura...  avevo riportato un mio scritto del luglio '94 [sic!] 

23.4.13

Parlamentari. Sarebbero soltanto ridicoli se non fossero patetici (cinquestellini compresi!)

il "nuovo" che avanzava
Napolitano li ha presi a pesci in faccia e loro si sono spellati le mani ad applaudirlo. (vedi Gian Antonio Stella sul Corriere Applausi in aula in cambio di una strigliata che ognuno pensa sia per il suo rivale.
Napolitano ha inaugurato il presidenzialismo e i giornalisti ossequiosi di giornali e TV - o meno rispettosi, ma forcaioli come Ferrara - sono giulivi.
Napolitano, uno che nella sua vita si è sempre messo contro a qualsiasi cosa avesse un sentore di "nuovo", affossa con indifferenza la chiara volontà degli italiani di voltare definitivamente pagina, e viene universalmente salutano come salvatore della patria (e Berlusconi, che ha fottuto tutti quanti per l'ennesima volta, giustamente gongola - proprio come la Borsa, guarda caso!)
Fra qualche giorno avremo sul groppone un Amato o qualche consimile bellimbusto - anche grazie alla lungimiranza di Grillo e Casaleggio oltre, ovviamente, all'accozzaglia che sono i PD - e i cinquestelle perdono tempo a espellere un tizio perché è stato a qualche inqualificabile talkshow televisivo (quando sarebbe bastata un'occhiata al curriculum che aveva scritto per evitarsi la figuraccia di candidarlo).  
Ma andate tutti a quel paese!

22.4.13

Io non mi sento italiano


(brano uscito postumo nel gennaio 2003)

"Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze,
mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un
diffondersi dell'idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse
problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in
termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo è più
concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione fino allo smarrimento
dell'idea stessa di convivenza civile come non mai faziosa e aggressiva, di totale
incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti" (Napolitano 22 aprile 2013)

Ma come? A me erano sembrati due (e più) decenni d'inciuci di un "comitato d'affari" che ha depredato a man bassa l'Italia.
Questo ha diffuso tanto "orrore".
Mediazioni, intese, alleanze politiche ci starebbero tra persone perbene che la pensano in maniera diversa.
Tra grassatori le alleanze servono soltanto a derubare meglio i poveri cittadini.
E dunque, con Gaber, continuo a non sentirmi italiano.


21.4.13

La nascita di Roma e la morte del Parlamento

Narra la leggenda che il 21 aprile di 2766 anni fa fu fondata Roma.
Oggi, 21 aprile 2013 è defunto il Parlamento.
L'Italia è per definizione una Repubblica parlamentare. I cittadini eleggono i parlamentari che in autonomia dovrebbero rappresentare le istanze per le quali sono stati eletti.
Non c'è dubbio che nella scorsa tornata elettorale gli italiani si siano chiaramente espressi per un cambiamento radicale delle politiche governative. La maggioranza dei votanti ha manifestato la volontà di non poterne più della "casta" dominante negli ultimi decenni con tutte le sue porcherie.
Questo era il significato dei voti per il Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà ed altri che però non hanno raggiunto il quorum. Sembrava che lo stesso valesse per il PD, almeno stando alle dichiarazioni dei suoi leader. Soprattutto la base elettorale PD era convinta che questo fosse il significato del mandato.
In Parlamento queste tre forze politiche avevano i numeri per imprimere una svolta alla politica italiana. Non lo hanno fatto. Le responsabilità di una parte significativa del PD sono sotto gli occhi di tutti. Prima con la candidatura alla Presidenza della Repubblica di Marini, poi con la non convergenza sul nome di Rodotà che, considerando il curriculum del personaggio, avrebbe dovuto essere naturale, infine con l'audafé perpetrato sul nome di Prodi.
Le successive suppliche per un ritorno in carica di Napolitano sono l'inevitabile ciliegina sulla torta avvelenata che i collusi con le destre, interni al PD, hanno confezionato per Bersani.
I parlamentari che hanno rieletto Napolitano (suo malgrado), hanno risposto a logiche che tradiscono la volontà popolare.
Questo non è populismo. Quello che è successo non avrebbe dovuto succedere in una autentica Repubblica parlamentare.
Cornuti e mazziati, ancora una volta, sono risultati gli italiani.
Speriamo che se ne ricordino alle prossime elezioni.

20.4.13

Napolitano disfa le valigie (e il PD è morto)

Inciucissimo in vista. Incapaci di tentare qualcosa di nuovo, abbarbicati ai loro privilegi come i nobili d'altri tempi terrorizzati alle avvisaglie di cambiamenti epocali, il ceto politico squalificato che ha distrutto la credibilità della politica in Italia si appella a Napolitano.
Fallito il tentativo Prodi non restava che lui a poter tirare fuori le castagne dal fuoco. Eletto con i voti di una parte del PD il PDL-Lega e compagnia destra.
Cosà farà poi vedremo. Praticamente non cambia nulla rispetto al dopo elezioni. Lo stallo resta.
La verità è che il PD non esiste più. Di fatto si è scisso in due. Per certi versi è anche un bene. Da una parte gli ex DC e tutti quei notabili che hanno combinato disastri negli ultimi decenni (insieme ai loro più giovani tirapiedi). Dall'altra chi ha ancora nelle vene un briciolo di "sinistra". Un po' di chiarezza finalmente.




Il Presidente, la politica e il WEB

Tra i drogati di politica sono giorni di fibrillazione. Ma anche un pubblico più vasto del solito segue in rete queste elezioni presidenziali italiane. Fa la differenza e soltanto i vecchi politici sembrano non averlo capito. I giornalisti poi, più che non capirlo, si comportano come gli struzzi. Nascondono la testa lasciando fuori il culo (e con quello sembrano ragionare).

In teoria il Presidente della Repubblica, in Italia, ha scarse prerogative. È di rappresentanza. Così almeno ci spiegavano a scuola.
Era vero ai tempi di presidenti scialbi come Leone, fermi al fare scaramanticamente le corna di fronte agli eventi.
Ora molto è cambiato e Napolitano, Il Morfeo del colle come qualcuno lo definiva, ha dovuto darsi una mossa, volente o nolente, riscoprendo nella carica prerogative inesplorate.

Da Pertini in poi sembra esserci un rinnovato interesse per la figura del Presidente. Ora si ha anche la sensazione che i suoi poteri, volendoli utilizzare, siano maggiori di quanto si credeva.
Non siamo certo una repubblica presidenziale, e magari non è auspicabile diventarlo. Piuttosto una elezione diretta del Capo dello Stato potrebbe avere un senso.
Ma questo perché è il Parlamento che si sta sempre più sputtanando.

L'altra novità è il tam-tam dei social network che martellano ai fianchi gli eletti al Parlamento, almeno quelli più giovani e sensibili. Soltanto la Finocchiaro, e quelli come lei irrimediabilmente fuori dal mondo, possono permettersi di dire che "la base" non l'ha sentita. Un po' come Napolitano che non aveva sentito il boom di Grillo.

Berlusconi magari non sa neppure accendere un computer, ma ha la capacità di ascoltare chi lo sa fare e tenerne conto. E indubbiamente sa usare la TV (che resta ancora il mezzo più potente di condizionamento di massa) come nessun altro.

Emblematica la figura di emme che ha fatto fare a Santoro e Travaglio, in casa loro, durante la campagna elettorale, guitteggiando indegnamente. Se poi si aggiunge che imperversa indisturbato per ore e ore sulle sue TV private, come sulle reti pubbliche, si spiega buona parte del suo assurdo successo.

La rete però sta lentamente diventando fondamentale anche in Italia.
Grillo ha avuto il fiuto di affidarsi ad uno che sa usarla (Casaleggio) e i frutti si sono visti.
Ha organizzato virtualmente una quantità di gruppi incazzati e motivati che aderendo alle realtà locali si sono fatti conoscere anche fisicamente nei banchetti sulle strade e nelle iniziative territoriali. Questo ha prodotto la differenza.

Grillo è poi un animale da palcoscenico e ha capito come, facendo delle piazze d'Italia la ribalta dei suoi spettacoli elettorali, avrebbe raggiunto anche molti che il Web non lo praticano.
Per il resto deve ringraziare i media tradizionali, giornali e TV, volutamente snobbati, che hanno ininterrottamente parlato di lui e mandato in onda spezzoni dei suoi interventi pubblici.

In tal modo è stato visto e sentito anche da coloro che non accedono ad Internet (e ce ne sono ancora tanti purtroppo, a causa del digital divide) e da quelli che in rete ci vanno solo per tenersi in contatto con gli amici, comprare cose, prenotare viaggi, giocare, cazzeggiare, vedere porno, scaricare musica et similia.

Il vecchio gruppo dirigente del PD invece sembra snobbisticamente lontano da queste pratiche. Se la suona e se la canta in riunioni nel chiuso di stanze ovattate, nella convinzione che in pochi si prendano le decisioni che contano.

Non è che sia del tutto falso.
Considerando che le sorti del mondo sono nelle mani di qualche decina di individui, è così che si fa dove davvero si esercita il potere determinando l'andamento dell'economia e della politica.
Ne consegue che l'esistenza di milioni di persone viene decisa nell'indifferenza per la dignità e le sofferenze dei più.

Ma il PD, nonostante l'esultanza di Fassino quando pensava di essere entrato in possesso di una banca, non è un consiglio di amministrazione. Bene o male dipende dai suoi elettori e le parole senza fatti non sono più sufficienti a tener buoni milioni di persone che accedono ad un numero sempre maggiore, e poco controllabile, di strumenti di comunicazione.

Il politico deve saperlo. Obama è un buon esempio in merito. Il suo successo è un mixaggio di abilità comunicativa, banalità ad effetto tipicamente americane, progetti politicamente rilevanti e tentativi veri di attuarli.
Spesso fallisce la prova dei fatti, come nel sforzo di restringere, per quanto blandamente, la libera vendita di armi, ma dà comunque la sensazione di averci creduto e provato.
Anche dietro il suo successo ci sono esperti della comunicazione. Eppure, come si è visto, non è sufficiente lo stesso spin doctor per fare di Monti un Obama.

I nostri politici invece sembrano impegnati soltanto a coltivare i loro personali interessi e il limitato orticello del loro individuale potere. Si inciuciano o si scannano, però mai per il bene di chi li ha eletti. Ora il gioco non regge più.

Magari, nel PD, D'Alema o qualcun altro riuscirà ancora a giocarlo per un po'. In fondo la lunga pratica li ha resi abili a galleggiare sulle rovine da loro stessi create, ma é finita. Nuove generazioni stanno affacciandosi e per quanto reclutino per lo più personaggi mediocri, magari giovani all'anagrafe, eppure nati già "vecchi dentro",  hanno perso ogni residua credibilità.

Il '900 è definitivamente tramontato e le questioni sul tappeto della storia - che bisogna conoscere a fondo! - sono diverse o comunque si presentano con nuove caratteristiche e vanno trattate con altre metodologie. È cambiato il paradigma culturale.

Il problema non è l'età dei protagonisti in campo, ma la consapevolezza che rifarsi ad un passato immobile non ha più alcun senso. Ecco perché, al di là dei meriti o demeriti personali, ancorarsi a personaggi come Marini, Prodi, D'Alema e tanti altri, anche se più giovani, non porta lontano.





19.4.13

...e rispunta Baffino. Tentativo Prodi. Si allontana la speranza Rodotà

Sembra impossibile che i dirigenti PD (a questo punto Bersani in primis e i suoi consigliori con tutte le assurdità che sono riusciti a pensare in queste ore) non abbiano ancora capito il vento che tira. Non è bastato neppure il plebiscito di mail pro Rodotà che ha mandato in tilt il server del Parlamento per far loro comprendere chi vuole sul colle l'Italia che loro tanto malamente rappresentano.
"O siete coglioni o siete complici" dice Travaglio interrogandosi sui perché delle molte cazzate recenti e passate dei dirigenti PD.
A vedere la rosa di nomi proposta ai "grandi elettori" vengono i brividi. Chissà cosa intendeva Bersani quando parlava di "fase nuova". D'Alema e Prodi sarebbero la novità?
Incredibile!


...e alla fine Prodi?

...e alla fine magari ci proveranno con Prodi (autoinciucio con Dc interni)
'azzo l'ha capita persino Cacciari che Rodotà sarebbe OK!
Non so se Rodotà sarebbe un grande presidente. Il suo curriculum depone a favore, poi si vedrà.
Ora pare che anche i cinquestelle farebbero un pensierino su Prodi. Mah! A me Prodi non convince anche se ha al suo attivo due vittorie su Berlusconi (vanificate proprio da D'Alema e soci). Puzza di incenso e furbizia da sacrestia sotto il bonario involucro mortadellesco.
Meglio Rodotà, almeno quando lo si sente parlare (quantunque non sempre abbia condiviso le sue posizioni come garante della privacy). Assolutamente corretta la sua proposta per un 21bis che recita: "Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale". Sarebbe un passo verso la riduzione del digital divide.
Domani qualcosa succederà.

18.4.13

Prossima sorpresa BB? Baffo Baffino!


Un tempo si diceva: "Una risata vi seppellirà!"
Ma temo che saremo tutti noi ad essere seppelliti dalla "indifferenza per la sofferenza delle persone" (Gino Strada) che questo ceto politico di "incapaci" (eufemismo) dimostra.



Texas. Un tranquillo reporter per caso colto di sorpresa dall'esplosione



La vera notizia del giorno è la devastante esplosione in una fabbrica di fertilizzanti in Texas.
Probabili decine di morti e centinaia di feriti.




PD disciolti nella DC come un cadavere nell'acido muriatico. Presidenziali in diretta

Ebbravi! Marini. il peggio della vecchia Dc e del sindacalismo protezionista dei fancazzisti contro gli interessi reali dei lavoratori. Un po' di memoria storica perdinci!

Sto seguendo in diretta streaming su "La Cosa" il lentissimo rito delle elezioni presidenziali (facendo altro ovviamente ché è di una noia mortale vedere sfilare questo esercito strapagato di gente inutile che compone il nostro parlamento). Siamo ora alla C: Capone Capozzolo... Carbone Cardinale Carella Carfagna...

Il buon Bersani  si è bevuto il cervello o forse pensa che i suoi siano così astuti da votar contro per poi trovare un nome più presentabile?

Sta votando Castricone!

16.4.13

Miserabili

Cosette - Les Misérables, Victor Hugo
Miserabili. Una parola multiuso.

Miserabile: degno di essere commiserato per la sua triste sorte, per la sua infelicità. Che suscita pietà per le condizioni di povertà, di rovina, di squallore, di desolazione materiale o spirituale in cui si trova.
Epiteto di grave biasimo attribuito a persona che nelle sue azioni riveli bassezza morale.
Di persona che assolve in modo meno che mediocre il proprio compito, o di cosa fatta molto male, che perciò suscita un senso di ironico e sprezzante compatimento. (Treccani)

Miserabili gli attentatori di Boston che mettono due bombe all'arrivo della maratona. Chi abbia messo l'esplosivo non si sa, ma a morire come al solito sono persone comuni. Vedendo le immagini torna alla mente piazza Fontana, Brescia, Bologna e tanti altri atti terroristici anche in Italia. Nulla di paragonabile all'11 settembre, negli effetti, ma resta non meno grave il fatto che l'odio politico, religioso e razziale continui a produrre gli stessi comportamenti.

Miserabile Renzi per la Finocchiaro e miserabile il PD ormai a un passo dall'autodistruzione.
Miserabile Bersani, arroccato in una partita senza via d'uscita, ma anche Monti con la sua spocchia professorale finita tra le ortiche, e Napolitano testimone di un mondo che non c'è più da un pezzo, ingessato nella sua recita di litanie che nessuno ascolta.

Miserabili tutti i leader, di vecchio e nuovo corso, Grillo e Casaleggio compresi, e i peones parlamentari pateticamente mediocri che li seguono, riconoscenti per aver dato loro uno scranno ben pagato su cui sedersi.

Miserabile io, disgustato dello spettacolo offerto dai politici e dalle istituzioni, fluttuante in un non-spazio non-tempo, demotivato al punto di non avere più voglia di impegnarmi in alcunché.

E infine miserabili noi che siamo gli ultimi e per nulla beati, incapaci di sceglierci governanti un po' meno miserabili qui e in ogni altra parte del mondo.


8.4.13

Morta Margaret Thatcher, la nazionalista inglese che ha introdotto nella politica europea il liberismo devastante della scuola di Chicago



Ken Loach, trailer The Navigators, (2001). Uno dei tanti suoi grandi film sulla distruzione della classe operaia britannica. In italiano Paul, Mick e gli altri. Tratta il dramma dei "lavoratori dismessi" quando la British Rail venne privatizzata.

Lasciamo ai soliti giornalisti e politici l'esaltazione della "Signora di Ferro" che tanto male ha fatto ai lavoratori e tanto bene ai ceti dominanti. Subiamo tutti sulla nostra pelle gli effetti nefasti della politiche da lei inaugurate in Europa, in concomitanza a quelle reaganiane, ma questo non impedisce ai più di ricordarla come leader straordinario.
E beh! Così va il mondo.




7.4.13

Grucho Marx


"...metto insieme la gente"
"Perché? Cade in pezzi?"
(da un film dei fratelli Marx, credo)

1.4.13

Si sta facendo sempre più tardi

Così, riprendendo il titolo di un romanzo epistolare di Tabucchi, si potrebbe riassumere la situazione italiana.
Ora ci sono i "saggi" tutti coniugati al maschile perché, si sa, di "sagge" non ce ne sono.
Dieci vecchi arnesi della politica e delle istituzioni che, a voler essere "lombrosiani", basterebbe guardarli in faccia per sapere da che parte tirano. C'è pure Violante per il PD. Se qualcuno lo preferisce a Bersani si accomodi.
Cosa possa venir fuori da queste menti eccelse (Gaetano Quagliariello in testa) vedremo.
Spetterà poi allo screditato Monti, ancora una volta, fare ingoiare a un parlamento recalcitrante amare medicine.

I partiti appena ridiscesi in campo hanno ridato prova della loro inaffidabilità. Magari, anziché abolire i sindacati, come vorrebbe Grillo, bisognerebbe azzerare le cosiddette "forze politiche". Tutte, compreso i cinquestelle che, appena approdati al Parlamento hanno deluso anche chi - come lo scrivente - aveva riposto in loro speranze di cambiamento. Ma non si può e, soprattutto, non si deve far piazza pulita né di partiti né di sindacati, per poco che ci piacciano.
Il M5s però ha perso un'occasione, probabilmente irripetibile, di dare un colpo di timone alla politica italiana (o quantomeno di mettere alla prova la buonafede di Bersani e ancor più dei manovratori alle sue spalle).
Chissà se avranno modo di pentirsene.
Se questo disegno "napolitanesco" dovesse andare in porto a guadagnarci sarà il Pdl, deresponsabilizzato dal governare come dal dover fare una opposizione dura a un governo degli odiati PD, dopo averli caldamente invitati ad un abbraccio mortale. A rimanere in mezzo al guado (o meglio sarebbe dire guano) il povero, inadeguato, Bersani e quella parte di Pd speranzosa che potesse farcela. A Renzi (che in fondo persegue la stessa strategia di Grillo) non resta ora che aspettare il passaggio dei cadaveri della vecchia nomenclatura, per poi farsi avanti. Cosa resterà da raccogliere, oltre i resti di un'Italia in pezzi, è tutto da vedere.

E intanto Si sta facendo sempre più tardi.

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