24.3.13

Chi ha paura del Grillo furioso? Considerazioni a margine di una crisi senza sbocchi

La mia si rivelerà una clamorosa cappellata, ma non riesco, proprio non riesco ad aver paura di Grillo e del suo M5S. Certo, non è che i parlamentari cinquestelle siano un manipolo di supercompetenti, e anche in quanto a cultura generale magari lasciano un po' a desiderare. Ma dopo le prove dagli splendidi tecnici e/o professori assemblati da "So-tutto-io" Monti (come ha scritto l'amico Ivo) anche la fiducia nella "competenza" è andata a farsi benedire.

Alcuni cinquestellati magari hanno idee un po' strampalate e altri scivolano in forme di tecno-esoterismo alla Casaleggio. Chissà che tra loro non ci sia anche qualche mascalzoncello arrivista. Si sa. Sul carro dei vincitori saltano in molti. Però, nel complesso, sembrano donne e uomini come tanti con qualità e difetti tipici dei nostri giorni e, se non altro, animati da buone intenzioni.

Di buone intenzioni sono lastricate le strade dell'inferno. O almeno così si dice. Non credendo a demoni ed inferni extraterreni resto del parere che l'inferno ce lo possiamo costruire su misura noi uomini, come è avvenuto per ben due volte, tragicamente, nel secolo scorso su scala mondiale e continua ad accadere su scala regionale.

L'inferno sono le guerre, le persecuzioni, le torture, la violenza di ogni genere, fame e sete, malattie inguaribili, disgrazie strazianti, la privazione della dignità umana. E la mancanza di un tetto, di un lavoro, d'istruzione, del minimo indispensabile per sopravvivere non solo rende poveri, ma toglie dignità.

Serve poco "pensare" ai poveri o cavarsela con un po' di beneficenza per tranquillizzare la coscienza. La questione è trovare il modo di ridistribuire le ricchezze del mondo accumulate nelle mani di pochi sottraendo a chi gestisce il potere gli strumenti per continuare ad arricchirsi a danno dei più. Impresa titanica. Ma si può cominciare anche da poco come dal taglio dei privilegi più scandalosi e dalla lotta ai soprusi.

Il problema è squisitamente politico, non religioso. Le religioni fanno quello che hanno sempre fatto più o meno sfacciatamente. Mantengono le cose come stanno appoggiandosi a chi ha il potere, quando il potere non possono gestirlo direttamente. Smussare con la carità e la fede le peggiori ingiustizie è solo un modo per mascherarle.

In nome di un sviluppo illimitato l'un per cento della popolazione spreme la Terra a proprio beneficio fino a renderla inservibile. Al rimanete novantanove per cento vengono progressivamente sottratti i diritti conquistati a prezzo di lotte epocali. Viene loro riconosciuto l'unico compito di lavorare e consumare, sempre di più, perché il sistema altrimenti smette di funzionare. Ma nessuno sembra in grado di evitare il ciclico ripetersi di crisi finanziarie, economiche e produttive che inceppano il meccanismo e interrompono quello sviluppo che utopisticamente si ritiene inarrestabile.

Ed eccoci qui, nella fase attuale, con milioni di disoccupati, intere nazioni sull'orlo dello sfascio e privi di un credibile futuro per le giovani generazioni. Come meravigliarsi se a fronte di ceti politici ed amministrativi screditati, ed arricchiti a dismisura dai soldi pubblici il malessere popolare si appelli ai "populisti"?

Corruzione e scandali di ogni tipo hanno contraddistinto l'Italia del dopoguerra con particolare riguardo agli ultimi vent'anni. Un relativo benessere, più o meno diffuso, ha alimentato il disinteresse per la cosa pubblica e una massiccia dose di cinico individualismo. Ora i nodi di tanta cattiva politica vengono evidenziati dalla dilagante insofferenza per chi occupa posti di comando. Che a cavalcare lo sfacelo siano le destre con le illusorie falsità berlusconiane (che ancora incantano troppi italiani scarsamente memori od informati) ci sta; come ci sta che un Grillo abile cavalcatore di folle, vellicando pubblici umori, rischi una maggioranza relativa di consensi.

Troppo compromessi tutti gli altri tocca a lui fare da deus ex machina, il dio che nel teatro greco calava dall'alto in palcoscenico per risolvere situazione intricate e apparentemente senza soluzione. Un ruolo che tutto sommato gli si addice dopo decenni trascorsi a fustigare i pubblici d'Italia con la crassa e ridanciana denuncia di malaffare e inciuci insieme alla critica serrata di pubblicità e consumismo. Da professionista dello spettacolo gli è stato possibile, una volta sbarcato sul Web e favorito dalla crescente impopolarità dei politici di lungo corso, allargare a dismisura il consenso intorno a sé.

Il problema non semplice per il duo Grillo-Casaleggio è gestire la forza che hanno evocato restando nel contempo fedeli a enunciazioni di principio tipo "uno vale uno". Costretti a misurarsi da subito con l'opportunità di gestire il funzionamento statale sono nella situazione di non poter fare le anime belle comodamente all'opposizione. D'altra parte rischiano di compromettersi in alleanze distruttive. Non so se abbiano soluzioni valide per risollevare un paese in ginocchio come il nostro. A questo punto non so neppure se altri le abbiano. Sembra che in Italia la farsa si sia sostituita alla politica. Purtroppo nella storia le farse non allontanano la tragedia.

Comunque vadano le cose, piaccia o non piaccia a tutti coloro che detestano Grillo, trovando mille occasioni per attaccare lui e il Movimento - facile esercizio per altro, favorito dalla scarsa preparazione politica, e non solo, di molti attivisti - bisognerà fare i conti ancora per un bel po' col M5S, alla faccia di chi sembra convinto di un suo prossimo sciogliersi come neve al sole.

23.3.13

Figura da ciculatè. Onorevoli e marò

clicca sull'immagine per andare alla video intervista di Elisabetta Nobile per le Iene
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Fare la figura del cioccolataio. Detto piemontese-lombardo. Darsi arie da gran signori senza averne le qualità... (far brutta figura)

Non è che sia molto significativo il "nozionistico" trabocchetto delle Iene ai neo parlamentari per dimostrare la loro "ignoranza". Al più è divertente, imbarazzante per gli intervistati e, qualche volta, istruttivo.

La storia dei marò e dell'India invece è penosa. Evidentemente non sappiamo molti retroscena della vicenda e mai ci diranno la verità. Qualcuno con "il potere" per farlo ha preso decisioni insensate e la credibilità italiana ne paga, come sempre, le conseguenze. Del resto non si capisce neppure perché gli indiani abbiano lasciato tornare a casa i due militari "per votare".
Se proprio proprio lo desideravano potevano farlo anche là, in ambasciata.
Spocchia militaresca, luoghi comuni, pseudo spiegazioni e tira-molla (non tornano, tornano) hanno soltanto peggiorato la figuraccia.

22.3.13

Tüt bei quand ‘s nasa, tüt brav quand ‘s möra. Manganelli e Mennea

“Tüt bei quand ‘s nasa, tüt brav quand ‘s möra.” Tutti belli quando si nasce, tutti bravi quando si muore.
Ecco esempi di falsità ben condite d’ipocrisia. Purtroppo non c’è alcuna garanzia d’essere belli alla nascita, né di migliorare il proprio aspetto crescendo, né di cancellare le proprie malefatte quando si muore.
Ma comunque: “La mòrt la fa no tòrt.” La morte non fa torti. Nel senso che alla fine a tutti, ma proprio a tutti tocca di morire.

Morti eccellenti negli ultimi giorni: Manganelli, Mennea. Ottime persone sicuramente.
Insopportabili invece i coccodrilli dei giornali, la totale incapacità di uscire dai luoghi comuni, l'inutilità di tanta acritica esaltazione dei defunti.

Per Mennea un vertice di seriosa ridicolaggine l'ha raggiunta Saviano su Twitter.
"Mennea... Che ha fatto vedere al mondo come corre un uomo del Sud."
Ovviamente è stato bacchettato sui socialnetwork e un gustoso post è uscito sul Fatto Quotidiano on-line: Saviano e l’insostenibile banalità su Twitter
In quanto a Manganelli, il funzionario meglio pagato d'Italia con i sui 621mila euro di stipendio (il doppio di quello di Obama), se anche Ruotolo, che se ne dice amico, ne tesse le lodi va beh! Ci crediamo.
Era in vacanza durante il G8 e ha chiesto scusa.
Non risulta però che i responsabili degli ignobili pestaggi genovesi, siano stati esemplarmente puniti, né che i metodi polizieschi si siano evoluti.

19.3.13

Rassegna stampa parlamentare chiusa ai cittadini. Appello ai parlamentari M5s


Qualcuno nelle stanze del potere (chi?) ha deciso di favorire ancora una volta la lobby della Federazione degli editori, così la rassegna stampa gratuita sui siti di Camera, Senato, ministero economia ecc. non è più a disposizione dei comuni cittadini. Rimane solo per categorie di cittadini evidentemente considerate di serie A, partendo dai parlamentari stessi e poi giù giù, agenzie fiscali, ministero difesa, dipendenti ministeri vari e chissà quant'altri ancora ai quali, a vario titolo di privilegio, sarà fornita login.
Siamo alle solite. Prosegue il tentativo di limitare la libertà di informazione per le persone comuni. Il servizio di spoglio dei giornali e messa on-line di un centinaio dei principali articoli resta solo per pochi. Anche l'archivio, assurdamente, esclude dalla consultazione il vasto pubblico della rete.
Operazione da infingardi comunque. Non aumenterà certo la vendita delle copie stampate effettivamente vendute. Semplicemente mette un bastone fra le ruote a chi vuole informazioni da più fonti costringendolo ad una maggior perdita di tempo per raggiungere lo scopo sul Web.
Tutti sanno che i quotidiani - che giornalmente buttano al macero tonnellate di carta - chiuderebbero in massa senza finanziamento pubblico (i nostri soldi), ma la Fieg - federazione italiana editori giornali, morti che camminano insomma - arrogantemente ottiene quel che vuole, complici i politici.
Se restava qualche perplessità sulla opportunità della richiesta di Grillo di eliminare completamente i finanziamenti alla stampa, questa ulteriore decisione spazza ogni dubbio. Ci aspettiamo iniziative in merito dai parlamentari M5s, nostri dipendenti.
(Non sarebbe difficile, basterebbe pubblicizzare le pass d'accesso).

17.3.13

Aria nuova in Parlamento

Eletti Presidenti di camera e Senato rispettivamente Laura Boldrini e Pietro Grasso.
Dopo tante urla e strepiti e volgarità e falsità si sentiva il bisogno di parole "normali", magari anche un po' retoriche (Grasso specialmente). Hanno ridato al Parlamento, trasformato negli ultimi vent'anni in una succursale del Bar Sport, un pochino della perduta dignità.
Non ho nulla contro il linguaggio da Bar Sport e sono il primo ad usarlo nel giusto contesto, ma gli squallidi individui cammellati in parlamento da Berlusconi, Bossi, Fini (e non solo) avevano reso le Camere un bordello.
Non dico che ora siano tutte rose e fiori. Sui banchi della destra continuano a sedere personaggi impresentabili e mascalzoni sicuramente si nasconderanno ancora un po' in tutte le formazioni, ma sembra che si incominci a respirare un'aria nuova.
Laura Boldrini è davvero una bella persona e la sua biografia lo conferma. Perfino Famiglia Cristiana nel 2010 l'ha segnalata come donna dell'anno e don Ciotti oggi l'ha definita una donna che "si è sempre battuta per la libertà, la dignità, i diritti delle persone". Altroché comunista! Come non credente ho scarsa simpatia per i preti, qualsiasi religione professino, ma ho sempre riconosciuto ad alcuni - pochi per la verità - coerenza con i principi di amore e fratellanza, tanto predicati e assai meno praticati, espressi in un impegno sociale ammirevole.
I latrati di Sallusti e Feltri sulle colonne dei giornali berlusconiani, gli insulti sgangherati di Pdl e Lega sono la misura del timore della destra che il vento cambi oltre che nel paese anche nelle istituzioni. Speriamo, anche se il pessimismo della ragione continua a prevalere. Se i parlamentari M5s daranno una mano molti italiani saranno loro grati.



15.3.13

Un Papa tra luci e ombre. Tenere più alta la guardia sarebbe auspicabile

La prima impressione che mi ha dato questo Papa è stata di un ritorno al passato. Un passato remoto quando ero molto piccolo e i Papi si chiamavano Pio.
Mi è venuta alla mente l'immagine algida di Pio XII, una rigida figura in un mondo in bianco e nero.
Il coro di ovazioni è così scontatamente smaccato che persino Gramellini, solitamente meno schierato e più criticamente attento sembra essersi adeguato.

In una intervista Leonardo Boff, uno dei fondatori della Teologia della liberazione, dice: "Bergoglio è dalla nostra stessa parte. La nostra Chiesa latinoamericana ha tanti martiri: Oscar Romero, Enrique Angelelli, tanti colleghi miei che sono stati sequestrati e assassinati durante la dittatura. Non avevano un'ideologia in testa, ma un certo tipo di atteggiamento con le favelas, con i barrios, con i poveri. E questo è l'importante. Che nome daremo a tutto questo, non importa."
Anche Hans Kung, sospeso a divinis per le sue posizioni considerate eretiche, si è detto felice per la scelta di questo Papa che potrebbe davvero avviare le riforme indispensabili.
Entrambi adducono la scelta del nome, Francesco, come ragione fondante delle loro speranze. Pochino se non avessero in mano altri elementi. Un gesuita che sceglie di chiamarsi Francesco è già una contraddizione in termini. Ma tutti ci auguriamo, per quanto non credenti, che lo scetticismo sia infondato.

Completamente fuori dal coro però si leva la voce di Horacio Verbitsky, giornalista, scrittore e intellettuale, responsabile della sezione americana di Human Rights Watch che ha raccolto documenti e testimonianze sul coinvolgimento della chiesa argentina nel periodo della dittatura (vedi Il Manifesto, «Per molti argentini è stato complice»). Dalle sue parole non emerge propriamente l'idea di un "papa buono".  Del resto quella del "papa buono" è un po' una favoletta per fedeli di bocca buona, legata più che altro ad atti estemporanei come il "discorso della luna" di Giovanni XXIII.


Fosse vero questi sono pazzi e saranno macellati



Basito. Sono rimasto basito a leggere Bei, giornalista "politico" retroscenista dai trascorsi ondivaghi a quanto pare quotato su Repubblica. A suo dire così si starebbero muovendo i soliti noti.
Non so cosa ci sia di vero e di fiction nell'articolo, ma mentre è in corso il primo giorno della nuova legislatura mi è sembrato abnorme che qualcuno tramasse ancora con le solite logiche. Poi ho pensato che non fosse neppure troppo assurdo e magari Bei qualche dritta per scrivere quanto ha scritto l'abbia avuta. E allora riproduco qui sotto il suo articolo, a futura memoria.
Se qualcuna delle cose dette si verificherà il destino dei nominati è segnato. Politicamente già screditati verranno anche politicamente macellati.
D'Alema Finocchiaro Calderoli e compagnia bella davvero pensano di riuscire a riprendere in mano la situazione come se nulla fosse? Se sì sono pazzi, fuori dal mondo.
Oppure sono io che non capisco una mazza.

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Montecitorio, la mossa di D'Alema

Francesco Bei (La Repubblica)

È entrato in campo Massimo D'Alema. La notizia non è ufficiale, ma molti ne parlano sottovoce.

È arrivato l'uomo della trattativa impossibile, quella che dovrebbe mettere insieme le tre forze politiche «responsabili» per arrivare a un accordo senza il M5S. Anzitutto sulle presidenze di Camera e Senato, ma a seguire anche su un governo «istituzionale». E tra un mese, ovviamente, sul Quirinale. Mentre Pierluigi Bersani ancora tesse la tela di un dialogo sempre più difficile con i cinquestelle e tiene aperta la porta a Mario Monti per la presidenza del Senato, D'Alema si muove ormai su un'altra scacchiera. Quella, appunto, di una trattativa che salti del tutto i grillini e punti soltanto su Pdl e Scelta civica. Una prospettiva che trova concorde Giorgio Napolitano, da sempre scettico sul tentativo in solitaria di Bersani. Il presidente del Copasir avrebbe lanciato segnali precisi, suggerendo la candidatura alla presidenza della Camera di due montiani di area centrosinistra: Lorenzo Dellai e Renato Balduzzi. Un "consiglio" che è arrivato ai diretti interessati passando sopra la testa di Monti, il quale infatti ha denunciato con i suoi le «pressioni improprie» di queste ore verso alcuni esponenti di Scelta Civica perché accettino l'offerta. L'irritazione del premier non è dovuta soltanto al fatto di essere stato scavalcato dalla diplomazia parallela dalemiana. Il problema vero è che Monti, nonostante Napolitano abbia bisogno di lui a palazzo Chigi finché il rebus istituzionale non sia sciolto, vedrebbe bene se stesso sullo scranno più alto di palazzo Madama. Lo schema di gioco di D'Alema, che riguarda soprattutto il governo futuro di larghe intese, prevede invece che al Senato venga eletta Anna Finocchiaro con una larga maggioranza di Pd-Pdl-Lega e Scelta Civica. Dopo l'eventuale fallimento di Bersani, sarebbe proprio Finocchiaro — a quel punto presidente di palazzo Madama — ad essere chiamata da Napolitano al Quirinale per ricevere l'incarico di formare un «governo istituzionale». Al suo posto verrebbe eletto al Senato un presidente del Pdl, magari ancora Renato Schifani. A chiudere il cerchio dell'accordo, la casella più importante, quella del Quirinale. Che, nello schema D'Alema, andrebbe ovviamente al Pd e non è difficile immaginare quale candidato potrebbe andarci. Anche Berlusconi, chiuso ieri per tutto il giorno coni fedelissimi nella suite del San Raffaele, è stato messo al corrente dell'offerta. Tanto che Denis Verdini con una telefonata a Roma ha dato ordine di bloccare la manifestazione del Pdl che si sarebbe dovuta tenere oggi. «C'è aria di accordo», si è limitato a dire a chi gli chiedeva lumi. Ma il Cavaliere non accetta la tattica del carciofo, non vuole sfogliare un petalo alla volta, pretende da subito un patto esplicito che riguardi anche il Quirinale e il governo. «Altrimenti — ha spiegato ancora ieri —per noi è meglio andare al voto a giugno. Renzi si è sgonfiato e, anche se il Pd dovesse candidare lui, saremmo noi stavolta a vincere il premio di maggioranza». Berlusconi nell'intesa vorrebbe anche farci entrare una qualche forma di salvacondotto giudiziario, non soltanto il riconoscimento politico di un ruolo da Kingmaker. Quanto meno la garanzia di un voto contrario del Pd se mai dovesse davvero arrivare una richiesta di arresto. Sul Quirinale poi, ed è qui forse l'incaglio maggiore, Berlusconi non ha dato (ancora) via libera a una candidatura di area democratica. Né D'Alema ma nemmeno Giuliano Amato. «Stavolta tocca a noi». Intanto sulla trattativa ombra un primo passo avanti è stato fatto ieri. Dopo un colloquio segreto tra Finocchiaro e Calderoli, e una triangolazione con Bobo Maroni a Milano, è arrivato il via libera del Carroccio. Tanto che Calderoli, che dovrebbe diventare vicepresidente vicario del Senato, è uscito allo scoperto mettendo per primo il cappello sulla possibile intesa con un'intervista alla Padania. Bersani ovviamente è consapevole di quanto sia sottile il ghiaccio sul quale sta pattinando e ha avuto sentore di cosa si muove sotto la superficie. Benché i suoi assicurino che la sintonia con D'Alema sia totale, è evidente che i due schemi di gioco sono molto diversi. Sembra infatti che il segretario Pd, conscio del pericolo, abbia chiesto una sponda a Mario Monti. E un altro sicuro alleato è Dario Franceschini, che vedrebbe sfumare le sue ambizioni sulla presidenza della Camera se andasse in porto l'ipotesi D'Alema di metterci un Dellai o un Balduzzi. Così, tra queste manovre, si apre la diciassettesima legislatura. E le speranze di sbloccare lo stallo e i veti incrociati sono davvero al lumicino. Beppe Fioroni racconta di essere andato a trovare un affranto Bersani per tirarlo un po' su di morale: «Vedrai Pierluigi che adesso, dopo aver finito il lavoro con il Conclave, lo Spirito santo avrà un po' di tempo per concentrarsi su di noi».

14.3.13

Più gesuita che francescano questo Papa Francesco?


Chiunque fosse stato nominato Papa sarebbe stato osannato. Si sa.
Da non credente tutta la beceraggine dei social network m'infastidisce non meno della prostrata mancanza di criticità di tutta la stampa. La televisione poi è come sempre nauseabonda.
Vedremo come si comporterà questo nuovo Papa in una Chiesa che più lontana dalla misticità di uno dei primi testi letterari italiani non potrebbe essere.
Ombre nel passato di Bergoglio non mancano. (Il lato oscuro del cardinale PeaceReporter)
Contano, ma conta anche più ciò che sarà.

9.3.13

Marasma assoluto e appelli a Grillo

Siamo, a una quindicina di giorni dalle trascorse elezioni, nel marasma assoluto.
Un cittadino comune si chiede perché il giorno successivo al voto Napolitano non abbia incaricato qualcuno per tentare un governo. Frega poco al cittadino comune delle cadenze istituzionali. La terza stretta di credito in arrivo si tradurrà in un ulteriore cetriolone proprio per il cittadino comune di cui sopra.
Possibile che Napolitano non avesse previsto lo stallo e si fosse attrezzato già fin da prima?
Comunque eccoci qua in balìa dei culi pesanti PD che non vogliono scollarsi dall'illusione di mal governare come hanno fatto quelle poche volte che sono riusciti a mettere le mani sul governo, di Grillo che, dal suo punto di vista, ha tutte le ragioni a non farsi coinvolgere e da Berlusconi, riuscito ancora una volta a bloccare tutto con la sua ingombrante presenza tuttavia ancora incomprensibilmente sostenuta da un italiano su tre (e che verrà incrementata dall'incapacità di Bersani-Grillo di darsi una mossa),
Eppure la maggioranza degli italiani si è espressa per un radicale cambiamento anche se dividendosi tra PD e M5S. Probabilmente molti auspicano che si attuino non gli otto vaghi punti bersaniani che necessiterebbero per trovare attuazione non di una, ma almeno due legislature e neppure dei pur condivisibili dieci punti grillini. Basterebbero poche cose fondamentali e pratiche per poi andare di nuovo al voto.
Sarebbe l'occasione per fare rapidamente quanto non si è voluto e potuto fare con Monti. Conflitto interesse, legge elettorale, taglio stipendi e numero parlamentari, reddito di cittadinanza o comunque lo si voglia chiamare (magari anche ridotto all'osso, ma come segnale forte di interesse per i più disperati) pagamento debiti stato-imprese.
Si moltiplicano gli appelli in questa direzione. Ultimo Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle, di Remo Bodei Roberta De Monticelli Tomaso Montanari Antonio Padoa-Schioppa Salvatore Settis Barbara Spinelli, che però ha ancora il difetto di chiedere troppe cose e dunque tempi troppo lunghi.
I Cinquestelle non possono lasciarsi cuocere a fuoco lento dalle manfrine PD, è del tutto evidente. E poi non credo proprio che nel ventre molle del PD ci sia tutta questa volontà-capacità di rinnovamento. Dunque... vedi vignetta di Altan.




6.3.13

Italiani! I cinquestelle e il fascismo

Principi enunciati da Benito Mussolini il 23 marzo 1919 all'atto di fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento durante l'adunata di piazza San Sepolcro a Milano
QUI per leggerne in chiaro i punti
e qui, per chi ne ha voglia, una documentata lezione: “Il fascismo dal sansepolcrismo alla marcia su Roma” la cui lettura consiglierei anche alla signora Lombardi


Scriveva Norberto Bobbio nel libro Dal fascismo alla democrazia. "In un articolo del 23 marzo 1921 Mussolini lo proclamava senza veli: «Il fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la nazione. Con quale programmi? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano». E seguitava: «Noi non crediamo ai programmi dogmatici... Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalistí, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente». E concludeva: «Com'è buffo, assurdamente buffo, l'onorevole Turati, quando s'intestardisce nella incomprensione bestiale del movimento più interessante e originale che la storia del nostro paese ricordi».

Scrive, sul suo Blog, Roberta Lombardi, neocapogruppo alla Camera dei Cinquestelle:«Prima che degenerasse, il fascismo aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia»

Si rifà all'atto costitutivo del fascismo presentato il 23 marzo 1919 a Milano in piazza San Sepolcro. Un programma che affonda le radici nei trascorsi socialisti di Mussolini e dei suoi primi sostenitori.

Non so se la venatura sansepolcrista della Lombardi nasconda più o meno inconsce simpatie neofasciste come sostengono taluni. Certamente una tal superficialità d'analisi non fa onore al capogruppo del partito-nonpartito con il più alto numero di deputati eletti.

Ciò che conta, infatti, è la storia successiva del fascismo, che non tutti conoscono anche perché a scuola in genere non si studia. Almeno fino alla fine degli anni '60, il fascismo è stato una specie di tabù e se ne parlava come di una parentesi. Si andava poco più in là dal dire che aveva condotto alla guerra, però aveva anche bonificato le paludi Pontine.
L'inconsapevolezza della storia è condivisa da larga parte delle generazioni che fanno riferimento a Grillo. Attenzione perché il problema non è soltanto dei giovani, ma si estende ormai fino ai sessantenni ed oltre. Tutti coloro insomma che, nati dopo la fine della guerra, il fascismo non hanno vissuto se non di riflesso, nei racconti altrui, e non hanno mai avuto interesse ad occuparsene.
Come meravigliarsi di tanta disinformazione? Molti che dal fascismo erano stati coinvolti rimasero ai loro posti anche dopo la sua caduta, a partire dai professori universitari. E anche funzionari, magistrati, giornalisti, uomini di cultura, artisti assai compromessi confluirono senza traumi nella DC, quando non si professarono addirittura antifascisti e di sinistra. Brutte storie rimosse, di un passato ormai remoto.
L'epopea partigiana, sul cui carro salirono in molti, apparteneva in realtà a pochi che ne andavano giustamente orgogliosi. Gli epigoni hanno costruito nel tempo un antifascismo di maniera ormai stucchevole e disertato dai più che può davvero aprire la strada a cattive sorprese.
Questo è magari il pericolo vero insito nei movimenti di protesta.
Personalmente sono propenso a dare maggior credito agli eletti cinquestelle. Vediamo quali dei loro condivisibili punti riusciranno a realizzare e a cosa condurrà la loro volontà di cambiamento.
Troppi hanno già emesso sentenze definitive nei loro confronti.

4.3.13

Chiacchiere e fatti per ridurre le disuguaglianze economiche


In Italia solo chiacchiere. In Svizzera un referendum riduce i superstipendi. (Svizzera: un referendum vinto e un altro in arrivo contro le disuguaglianze economiche)
Anche gli svizzeri sono incazzati, benché i motivi per esserlo siano decisamente minori dei nostri. Però qualcosa fanno. Subito.
Gli italiani invece sono ostaggio di un sistema politico e di procedure elettorali che impediscono qualsiasi rinnovamento.
Pur avendo, in stragrande maggioranza, chiaramente espresso la volontà di un radicale cambiamento, sono in stallo istituzionale.
Lo stallo, nel gioco degli scacchi, si ha quando il re pur non essendo in scacco matto, è costretto a muoversi, ma non può perché comunque finirebbe sotto scacco avversario. La partita in tal caso è considerata patta. Parità insomma anche se uno dei due contendenti è nettamente in vantaggio. Spesso a condurre a questo risultato è un errore del più forte e/o una astuzia del più debole.
Berlusconi ha puntato ovviamente a questo risultato e lo ha ottenuto, complice la legge elettorale "porcata" - una vera truffa comunque, per quel che riguarda la nomina dei senatori, ma anche nell'assegnazione di un numero esorbitante di deputati al partito o alla coalizione che ottiene una pur risicata maggioranza di voti. Solo chi non voleva capire (e quanti sono stati!) si cullava nell'illusione di una corposa vittoria di Bersani.
Ora qualcuno pretende dal M5s che tiri fuori le castagne dal fuoco a chi non ha saputo e voluto cambiare in tempo regole tanto truffaldine.
Perché dovrebbe? Per suicidarsi nella culla appena nato? Basta che non si agiti e saranno gli altri a a stringersi il cappio intorno al collo.
Il vero dramma in tutto ciò è che a prenderlo in quel posto sono e saranno sempre più gli italiani. Noi insomma. Evviva!


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