31.3.06

Padri e figli

Mantegna - Cristo mortoAndrea Mantegna, Cristo morto

I rapporti tra padri e figli sono complicati. Dio il suo lo ha abbandonato sulla croce. Così doveva essere ed è stato. "Dio infatti - scrive san Giovanni - ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (3, 16). Anche Abramo era stato sul punto di sacrificare, per fede, il figlio Isacco. Molto più tardi Freud non ci ha risparmiato nulla sui conflitti tra padri e figli.

Secondo quanto riferito dai giornali Abdul Manan, il padre di Abdul Rahman, l'afgano convertito al cristianesimo e rilasciato dal governo di Kabul, ha chiesto che il figlio venga condannato. Avrebbe detto: "Non è più mio figlio. Ha fatto un'altra scelta. La nostra costituzione si basa sulla sharia. Ma lui ha deciso di rinnegare l'islam e di convertirsi al cristianesimo. E' peccato, peccato grave. Deve morire".
Follia o fede, né più ne meno come quella di Abramo?

Sempre secondo i giornali il padre del piccolo Tommaso rapito da casa un mese fa avrebbe detto: "Sto cominciando ad essere seriamente preoccupato per il mio bambino". Sta cominciando? Io mi sarei disperato fin dal primo istante. Stento a crederci. Ancora, richiesto sul perché nutra tante speranze per domenica prossima, risponde: "Perché è un giorno magico per Tommaso. Il 2 aprile dello scorso anno è stato battezzato, ed è stato il giorno in cui è morto Giovanni Paolo II, cui lui era molto legato perché gli era stato votato dal papà". Torna l'intreccio con la religione.

Mi sento troppo lontano da queste mentalità per poter sperare di capire, tuttavia c'è di che riflettere.

26.3.06

Melanosuchus niger

locandina IL CAIMANOQuesto caimano è il più grande predatore dell’Amazzonia. La sua mascella è possente e poderosa e la sua coda permette spostamenti veloci e potenti...

Mi è piaciuto IL CAIMANO?
Bah! Come spesso capita con i film di Nanni Moretti lascia l'amaro in bocca. Bravo Silvio Orlando qualunquista, moralista e gaglioffo quanto basta per disegnare l'italiano medio. È un po' la somma di tutti noi. La Buy rifà sempre se stessa come d’abitudine in una lunga serie di film all’italiana. Di questo filone Moretti ha usato gli stilemi e già questo non è il massimo della vita.
La denuncia al Caimano? Ma si, c’è, scontata, ma c’è. Cosa si può ancora dire del nostro premier che già non si sia detto? Convince chi da un pezzo è già convinto. Gli altri, gli “indecisi”, quelli che decideranno della nostra vita nei prossimi anni, chi li capisce è bravo. Non c’è razionalità nel loro voto e dunque gioca l’emotività dell’ultimo momento. Deeemooocraziaaa…
Del resto in questo ha ragione Moretti: un film non ha tale scopo. Le paure d’involuzione autoritaria? Condivisibili. Il caimano è famoso per i colpi di coda quando è messo alle strette.
Tutto sommato lo spaccato d’Italia che ne viene fuori è crudele e fedele. Prolissa la seconda parte del film. Ci sarebbe stata la necessità di uno che potesse tagliare impietosamente qualche scena. La figura finale del politico interpretata dal regista un po’ come nel Portaborse mi ricorda più il Gian Maria del Cittadino al di sopra di ogni sospetto che il nostro cavaliere con l’aspetto del venditore door to door. Risulta maggiormente credibile l’attore che lo interpreta nell’immaginario di Orlando. Ma anche questo può essere un raffinato, e voluto, gioco delle parti. Il “Gian Maria”, spesso citato nei panni di Aldo Moro da Michele Placido - nel film macchietta dell’attore tutto concentrato su se stesso e ben poco disposto a rischiare qualcosa in prima persona - è il grande Volonté di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Il caso Moro e tante altre pellicole politicamente impegnate, ma già presente in Per un pugno di dollari e indimenticabile interprete del metalmeccanico cottimista in La classe operaia va in paradiso: “un pezzo un culo, un pezzo un culo, un pezzo un culo…”

23.3.06

Digital Generation

ragazza con computerCosì come emerge dal Rapporto 2006 dell’Osservatorio AIE sull’editoria digitale: solo il 5% non usa il pc, più della metà ha un Ipod, il 25% chatta e il 9% ha un blog. In sintesi? Il futuro – per i giovani, ma anche per gli editori - è lì. datamanager.it

Questi i numeri dall’indagine di Mannheimer sui consumi tecnologici dei 14-24enni. Come sempre i dati raccontano verità parziali. L'Italia rimane un paese tecnologicamente arretrato anche per il digital divide causato dai costi e dalla disomogenea copertura con l'adsl. Tuttavia è indubbio che si stia affacciando sulla ribalta del mercato una nuova generazione di media cultura che consuma musica digitale scaricata da internet. Più complessa la verità sulla "comunicazione". Una cosa è ascoltare musica o giocare, altra cosa comunicare. Non basta, ad esempio, aprire un blog; bisogna anche saperlo usare e avere voglia e tempo per farlo. La maggior parte dei blog muoiono subito dopo essere nati. Pochi si trascinano stancamente per qualche tempo, pochissimi si consolidano. Ciò nonostante è in embrione una generazione di comunicatori con caratteristiche diverse dalle precedenti. Sono sempre più i giovani e giovanissimi che producono cose egregie in rete. Drammaticamente fuori gioco resta la scuola. Gli insegnanti faticano a cogliere il senso profondo della rivoluzione digitale e le sue implicazioni sull'informazione e sulla comunicazione (per non dire sull'economia). Sono cambiati i parametri culturali e coloro che della cultura dovrebbero essere i mediatori non se ne sono accorti o, pur accorgendosene, hanno fatto ben poco per adeguarsi. Per la verità una colpa relativa considerando la scarsa attenzione delle "gerarchie scolastiche" – e dei “politici” – all'argomento. Ci sono stati tanti proclami, ma pochi incentivi concreti a sostegno dei costi economici e temporali necessari per un reale aggiornamento della professionalità docente.

21.3.06

Il buon tempo che fu

tettoChe dice la pioggerellina
di marzo, che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell’orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d’oro?
Angiolo Silvio Novaro
filastrocche.it

Angiolo... già un nome così faceva effetto.
Prima o poi magari riesumerò la storia (non edificante) di un altro Angiolo, anzi Angiola: Angiola d'la stasion. Un personaggio pavese d'altri tempi.
In questo giorno che, se non m'inganno, segna l'inizio di una nuova primavera, i giornali sanno di muffo con le beghe d'altri tempi tra laici e cattolici sulle ultime esternazioni del Cardinal Ruini.
Lui non si schiera, si limita a dire che è contro all'aborto, al divorzio e ai pacs e che la buona vecchia famiglia santificata dal matrimonio, con tutti i suoi scheletri nell'armadio, è l'unica con diritto ad esistere. Lui non si schiera, ma i politici si, subito, in massa, come pecoroni a tirarlo per la sottana e dire che la pensa proprio come loro, uguale uguale. Che la destra ci sguazzi è ovvio, come ovvia è la posizione di queste gerarchie ecclesiastiche ferme ai tempi di... Angiolo.
Nonostante tutto voglio credere che i cattolici, quelli veri, non quelli che si dichiarano tali, ma poi in realtà se ne fottono, siano più avanti dei loro capi spirituali. Un po' come il "popolo di sinistra" che ben poco si riconosce nei leader politici che tortocollo voterà alle prossime elezioni. È una questione di coscienza prima ancora che di numeri. Poco importa se la maggioranza degli italiani è per il divorzio, l’aborto e magari anche i pacs. Comunque sono leggi che vanno fatte perchè si tratta di norme di civiltà che coinvolgono direttamente milioni di cittadini. Punto e basta. Dicano un po’ quel che vogliono Ruini, il Papa, e tutti gli Ayatollah e gli Imam riuniti. Uno Stato democratico degno di questo nome prende le distanze dalla religione e fa quello che deve fare. Uno Stato democratico...

20.3.06

L'armata americana accusata di massacro

L'armée américaine accusée d'un massacre de civils irakiens

Secondo il settimanale Time in novembre i marines hanno ucciso nelle loro case quindici persone, tra le quali donne e bambini, per rappresaglia dopo un attentato ad un convogio militare. liberation.fr

Stato confusionale

carpaIncredibile show del Cavaliere all'assise di Confindustria. Bacchetta tutti come un Preside isterico uscito dal ventennio fascista e frustrato dal '68. Parte con una storiella che giustifica la sua inattesa presenza dopo aver dato forfait per sciatalgia. Poi ne dice di cotte e di crude. I vari Montezemolo, Tronchetti, Della Valle, Pininfarina, Monti, Colaninno jr., Abete, Amato, Marzotto, Carraro, Emma Marcegaglia, Calearo impallidiscono, non vogliono crederci. Non sono personaggi particolarmente simpatici, anzi, ma hanno il senso del ridicolo. A sostenere il Presidente del Consiglio solo le ovazioni delle truppe cammellate fatte confluire in sala all'ultimo momento dallo spin doctor del presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, Franco Miracco, ex comunistissimo collaboratore precario del Manifesto. La farsa elettorale prosegue.

Il "piscem" berlusconiano d'apertura del "sabato bestiale" della Confindustria, nella storiella originale sarebbe per la verità una "carpam" e il vescovo evocato dal premier un parroco di campagna. Ma l'aneddoto d'apertura del presidente del Consiglio della settima potenza industriale del mondo se lo volete testuale, è questo: "Un vescovo del Medioevo mangia una bistecca di venerdì. Gli dicono: vescovo, è peccato. E lui: bistecca, ego te baptizo piscem".
Si guardano interrogativi Verheugen e Kroes. Ma è il seguito che lascia stravolte le prime file e, per la verità, anche le seconde: "Io che sono ministro della Salute ad interim, mi sono battezzato in salute". larepubblica.it

Parigi in piazza: no al precariato

Place de la NationParigi - Place de la Nation (Libération)

Si espande in tutta la Francia la protesta contro la riforma del lavoro del governo di centrodestra. Mezzo milione di studenti, intermittenti, stagisti e precari hanno sfilato ieri in molte città. E' la generazione «usa e getta» che è andata in piazza e che ora chiede più garanzie per il futuro e meno sfruttamento. La manifestazione più grande a Parigi, dove hanno sfilato oltre 100 mila persone. Tra loro anche molti liceali e diversi insegnanti. Al termine del corteo, davanti alla Sorbona e sul boulevard Saint Michel, sono scoppiati violenti scontri con la polizia, continuati per tutta la serata, con cariche, lacrimogeni, auto incendiate e centinaia di fermi. Ma il governo non ha alcuna intenzione di cedere. Il premier Dominique de Villepin si è detto «aperto al dialogo», ma solo «per migliorare il provvedimento», mentre la sinistra chiede il ritiro del contestato contratto di primo impiego. Intanto l'attività didattica nelle università rimane bloccata e sono fermi anche decine di licei. Per domani è prevista a Parigi un'altra manifestazione di protesta, che vedrà sfilare insieme studenti e sindacati. ilmanifeto.it

16.3.06

Cavie

un fotogramma del film The Elephant Man di David Lynch

Facevano da cavie umane per 220 euro al giorno ora sono in fin di vita in un ospedale di Londra. In sei avevano il compito di testare un nuovo antinfiammatorio, due di loro sono ricoverati tra la vita e la morte. Drammatico il racconto della fidanzata di una delle vittime dell’avvelenamento da farmaci: «Gli è venuta una faccia come quella di Elephant Man. Il suo torace è gonfiato e non riesce neppure a battere le palpebre. Tra i fili della sala di rianimazione gli sussurro in un orecchio di aiutare le sue cellule a rigenerarsi. Ma mi dicono che ci vuole un miracolo». Nel laboratorio della «Parexel», la ditta che produce il farmaco che ha provocato la reazione, sono sotto choc: «Sugli animali non c’erano state reazioni, è incredibile» lastampa.it

15.3.06

Crash - contatto fisico

Al debutto come regista Paul Haggis, lo sceneggiatore di 'Million Dollar Baby', ha vinto l'oscar del miglior film. Una bella sorpresa. I personaggi s'intrecciano sullo sfondo di una Los Angeles attraversata dal razzismo. Si amano, si odiano, sono buoni e cattivi, generosi ed individualisti, contraddittoriamente. Niente è scontato. Nessuno è a senso unico.
Infinitamente più istruttivo del misero contatto fisico tra i nostri leader politici. Non valeva certo la pena tanta attesa per il "duello" Prodi-Cavaliere. Già lo si sapeva. Una conferma. Cose scontate tutto è a senso unico. Puah!
A prevalere è stata la noia. Ciò nonostante 16 milioni di italiani, più di metà di quelli che erano davanti alla TV ieri sera, se li sono sorbiti, almeno un po'. La televisiun la gà la forsa d'un liun.
I commenti si sprecano. Per chi ne vuole uno "equilibrato" rimando a quello del Sole 24 ore Le reazioni alla prima sfida tv

Bondi, coordinatore di F.I. dubbi certo non ne ha. Ecco i suoi "versi" pubblicati da Vanity Fair in onore del capo.

A SILVIO

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

14.3.06

Le mutande dei candidati

vignetta GiannelliVignetta di Giannelli sul Corriere

Stasera... La grande attesa per lo scontro tra Prodi e il cavaliere sfocerà nel primo round. Così, d'acchito, vien da pensare "chi se ne frega". Non diranno niente di nuovo. I giornali, sempre più marginali rispetto alla TV, ci informano anche del tipo di mutande che indossano i leader. Secondo le statistiche s'interessano di politica meno di quattro milioni d'italiani. Non è a loro che si rivolgono i contendenti. Gli sforzi degli staff elettorali sono per quanti eccederanno questo numero davanti al piccolo schermo. Domani vedremo se tanti o pochi e se tutto il can-can sui confronti televisivi vale la pena. Che noia!

Intanto nel mondo reale centinaia di migliaia di immigrati sono in coda da ieri sera davanti agli uffici postali per contendersi i 170mila ingressi messi in palio dal governo. Gli sportelli si apriranno alle 14.30 e solo un lavoratore straniero su dieci ha qualche speranza d'ottenere un permesso. Anche da queste cose si misura l'inciviltà di una nazione.
Vedere in proposito l'articolo di Chiara Saraceno La lotteria della vergogna su La Stampa.

10.3.06

Salviamo la democrazia

Totò con megafonoVota Antonio! Vota Antonio! Vota Antonio!

Facile profezia che i giochi sul faccia a faccia non erano finiti. Ora si propende per il si, ci sarà. Vedremo. Era pronto a farlo da solo il Cavaliere. Un faccia a faccia con se stesso, anche senza giornalisti. Lui è a suo agio col microfono in mano, a ruota libera come nelle televendite.
E di questo si tratta. Il prodotto da piazzare sono altri cinque anni di se stesso e la sua banda.
Ma sa anche di essere più telegenico del suo avversario e allora ha rinunciato allo spot finale in solitaria per farlo nero sul ring. Il match sicuramente è voluto dal suo spin doctor e temuto da quello di Prodi. Ora non sarà facile trovare altri validi motivi per sottrarsi. L’importante è che non si presenti come un pugile già suonato in partenza. Dovrebbe farsi dare un po’ della verve di Luxuria che non si è lasciata sopraffare dalla Mussolini del “meglio fascisti che froci”. Chissà che non vinca ai punti. La serata in vena la imbroccano anche i buoni parroci di campagna. In gioco ci sono gli indecisi, quel 20% di sciagurati che a votare per ora non ci pensano proprio. Tra loro molti, se andranno, voteranno come le altre volte, ma una parte potrebbe decidere all’ultimo momento dove mettere il segno proprio in base alle impressioni finali, all’immagine del candidato. I candidati in effetti questa volta sono due, i leader, che devono persuadere più elettori possibile di essere “il meglio”. Gli altri che sederanno in Parlamento sono stati già scelti d’ufficio dalle segreterie dei partiti. Viene voglia di cantare con Gaber “deemoocraaziaaa”. L’incognita dunque non sono i nomi di coloro che verranno eletti, ma le schede nulle. Potrebbero essere loro alla fine a determinare la differenza tra vincitori e vinti. Sul lenzuolo di 60 centimetri che ci rifileranno per votare non dovremo assolutamente esprimere preferenze, pena l’annullamento del voto. Frega più niente se la volontà dell’elettore è chiaramente espressa. In questo vuoto di politica dove chi partecipa con passione e intelligenza non se lo fila nessuno perché intanto conta zero viene da dire che hanno più ragione gli “sciagurati” che se ne fottono. Magari hanno capito più degli altri.
Tutte cose ben presenti all'apocalittico Umberto Eco. Sa che i giornali contano poco. Sono, come si dice, autoreferenziali. Non spostano un accidente di voto insomma, con buona pace del Corrierone che si prende tanto sul serio. Anche noi, fiero popolo del web, per ora non contiamo una cicca frusta. La televisiun la fa da padrun! Finirà è questione di tempo, finirà. Però questa volta è più che mai così. E allora sottoscriviamo il suo appello: salviamo la democrazia.

8.3.06

Il Corriere si schiera

Fiorella RubinoPer farmi perdonare la riproduzione integrale dell'articolo l'accompagno con gli "argomenti" di due candidate di Forza Italia. Non si dica che il Cavaliere non candida le donne!
Mara Carfagna

Fiorella Rubino
Mara Carfagna (foto corriere.it)


La scelta del 9 aprile

Centrosinistra e centrodestra al voto
di Paolo Mieli

A dispetto di quel che da tempo attestano, unanimi, i sondaggi, il risultato delle elezioni che si terranno il 9 e 10 aprile appare ancora quantomai incerto. È questo un buon motivo perché il direttore del Corriere della Sera spieghi ai lettori in modo chiaro e senza giri di parole perché il nostro giornale auspica un esito favorevole ad una delle due parti in competizione: il centrosinistra. Un auspicio, sia detto in modo altrettanto chiaro, che non impegna l’intero corpo di editorialisti e commentatori di questo quotidiano e che farà nel prossimo mese da cornice ad un modo di dare e approfondire le notizie politiche quanto più possibile obiettivo e imparziale, nel solco di una tradizione che compie proprio in questi giorni centotrent’anni di vita.
La nostra decisione di dichiarare pubblicamente una propensione di voto (cosa che abbiamo peraltro già fatto e da tempo in occasione delle elezioni politiche) è riconducibile a più di una motivazione. Innanzitutto il giudizio sull’esito deludente, anche se per colpe non tutte imputabili all’esecutivo, del quinquennio berlusconiano: il governo ha dato l’impressione di essersi dedicato più alla soluzione delle proprie controversie interne e di aver badato più alle sorti personali del presidente del Consiglio che non a quelle del Paese. In secondo luogo riterremmo nefasto, per ragioni che abbiamo già espresso più volte, che dalle urne uscisse un risultato di pareggio con il corollario di grandi coalizioni o di soluzioni consimili; e pensiamo altresì che l’alternanza a Palazzo Chigi - già sperimentata nel 1996 e nel 2001 - faccia bene al nostro sistema politico. Per terzo, siamo convinti che la coalizione costruita da Romano Prodi abbia i titoli atti a governare al meglio per i prossimi cinque anni anche per il modo con il quale in questa campagna elettorale Prodi stesso ha affrontato le numerose contraddizioni interne al proprio schieramento.
Merito, questo, oltreché di Romano Prodi, di altre quattro o cinque personalità del centrosinistra. Il leader della Margherita Francesco Rutelli, che ha saputo trasformare una formazione di ex dc e gruppi vari di provenienza laica e centrista in un moderno partito liberaldemocratico nel quale la presenza cattolica è tutelata in un contesto di scelte coraggiose nel campo della politica economica e internazionale. Piero Fassino, l’uomo che più si è speso per traghettare, mantenendo unito e forte il suo partito, la tradizione postcomunista nel campo dominato dai valori di cui sopra. I radicalsocialisti Marco Pannella e Enrico Boselli che con il loro mix di laicismo temperato e istanze liberali rappresentano la novità più rilevante di questa campagna elettorale. Fausto Bertinotti, il quale per tempo ha fatto approdare i suoi alle sponde della nonviolenza e ha impegnato la propria parte politica in una nitida scelta al tempo della battaglia sulle scalate bancarie (ed editoriali) del 2005.
Noi speriamo altresì che centrosinistra e centrodestra continuino ad esistere anche dopo il 10 aprile. E ci sembra che una crescita nel centrodestra dei partiti guidati da Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini possa aiutare quel campo e l’intero sistema ad evolversi in vista di un futuro nel quale gli elettori abbiano l’opportunità di deporre la scheda senza vivere il loro gesto come imposto da nessun’altra motivazione che non sia quella di scegliere chi è più adatto, in quel dato momento storico, a governare. Che è poi la cosa più propria di una democrazia davvero normale.
corriere.it

Undicesimo comandamento

vignetta"Mosè ha dato agli ebrei lo speciale e segreto 11esimo comandamento: non dimenticate di controllare i media" www.boomka.org

Mentre gli ebrei ironizzano su sé stessi (bravi, così si fa!) stancamente, e senza alcuna ironia, avanza l'italica campagna elettorale dove più che di programmi si parla di esclusi dalle liste e della loro rabbia. Del resto si sa: i programmi sono fatti per restare sulla carta sia quelli di 200 pagine che quelli in dieci punti. Così è: si promette per vincere. Mantenere le promesse è altro paio di maniche. Ciò che conta è persuadere non convincere. Il duello televisivo tra i leader massimi tiene banco. Si farà, non si farà? Sembra di no, ma non è detta l'ultima parola. Gli spin doctor, i burattinai che muovono i politici sulla scena elettorale, sicuramente s'interrogano ancora. Sanno bene come giocare sulla scarsa propensione critica dell'elettorato medio. Sanno anche quanto sia importante un bel match televisivo per le sorti ultime dei candidati. Mortadella o mastrolindo? Cosa compreranno alla fin fine i tanti indecisi? Saranno loro a fare la differenza. La miglior ultima immagine stampata nel cervello avrà un bel peso. Altrochè programmi!

1.3.06

Pestaggi videoripresi

fotogramma videovideo visibile, finché verrà mantenuto, su kataweb.it

A volte i telefonini servono a qualcosa. Questa volta documentano la sadica cultura della violenza di italici carabinieri su un marocchino in mutande. Non è la prima né, purtroppo, sarà l'ultima delle testimonianze d'odio gratuito che le così dette "forze dell'ordine" esprimono nei confronti di persone inermi (poco importa se colpevoli di qualcosa o innocenti). Sicuramente qualcuno troverà il modo di giustificare anche questa volta atteggiamenti che sono un insulto a qualsiasi regola di convivenza democratica. Del resto sui nostri telegiornali, prodighi di immagini "forti" il pestaggio ha avuto poco o nessun spazio. Forse democrazia e polizia sono termini inconciliabili, ma non tutti coloro che per mestiere dovrebbero garantire la sicurezza collettiva sono dei picchiatori capaci solo d'imporre l'autorità a suon di pugni e scarpate quando non con la tortura. Certamente c'è tra loro chi crede che per nessuna ragione la dignità umana debba essere calpestata. Quella delle sevizie era ed è la cultura tipica dei campi di concentramento. Tuttavia vengono addestrati a comportarsi così. Si vuole che il rapporto tra cittadini e chi è preposto a mantenere l'ordine sia di paura, non di fiducia. La smettano allora i politici di tessere gli elogi degli "eroici tutori dell'ordine". Sono pagati per fare quello che fanno e anche quello che non dovrebbero fare. Quando un uomo comune è in loro balia sappia che le sue garanzie civili sono sospese.
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