31.1.15

Mattarella. Un'elezione emozionante... quanto una partita di curling, ma a Renzi non poteva andare meglio

Davvero strong Renzi. Io ne penso tutto il male possibile e non so neppure se ha orchestrato scientemente tutta la quirinalizia o se il risultato finale, complice la manina di Napolitano, è stato frutto di una serie fortunata di circostanze. Aver culo in politica aiuta sempre.
Escludendo la dietrologia estrema di una mossa studiata insieme a Berlusconi per depistare il sospetto di una scelta "nazarena" per cui stanno facendo entrambi ammuina, bisogna dargli atto di essersi mosso magistralmente.
In un sol colpo gli è riuscito di mettere fuori gioco i suoi molti nemici interni al Pd e ridimensionare il ruolo di Forza Italia come sostegno al suo governo.
Resta lui il sempre più incontrastato deus ex machina di questa fase politica italiana.
Che tristezza!
#‎Quirinale2015‬
Elezioni del Presidente della Repubblica in corso. Due giorni di manfrine e tre inutili scrutini perché solo domani si smetterà di votare scheda bianca e come da indicazioni renziane si passerà all'usato sicuro: Matterella
Se Amato era un culo buono per tutte le poltrone, Mattarella è il vestito giusto per tutte le stagioni.
Grigio come la più grigia Dc è l'ulteriore prova che siamo nati democristiani e democristiani moriremo. Persino Rosi Bindi è più "frizzante" di lui e, pur essendo entrambi vino che esce dalla stessa botte, non avrebbe creato la stessa entusiastica unione nel PD, anzi!
Ora sono lì tutti a incensare Mattarella che tanto gentile e tanto onesto pare e sentendosi laudare, benignamente d'umiltà vetusto, par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Vero è che la sorte ci ha scampato da Amato, Finocchiaro e soggetti similari, ma
logica avrebbe voluto che chi ancora dichiara d'avere tracce di "sinistra" nel dna avrebbe dovuto orripilare. Tutto il contrario anche Vendola è andato in solluchero.
Ma soltanto individui residuali di un triste passato restano ancorati a simili pensieri.
Il "dolce stil nuovo" avanza e ci porta a braccetto il furbo vincitore di quiz Matteo Renzi nelle sue giacchette striminzite e il cauto Sergio Mattarella, figlio di un ministro democristiano, fratello di un presidente della regione Sicilia ammazzato dalla mafia, parlamentare dal 1983, ministro più volte lui stesso e vicepresidente del consiglio, giudice della corte costituzionale e... chi più ne ha ne metta.
Per ora niente è ancora definitivo. Per quanto sulla carta ci sia una maggioranza a suo favore molti mal di pancia potrebbero riacutizzarsi domani nel segreto dell'urna e allora apriti cielo. Ma è poco credibile.
Però che rigiramento nella cassa Danilo Dolci se gli arriverà la notizia di un Mattarella presidente della Repubblica.
Ma queste sono storie e persone d'altri tempi che nessuno più ha voglie e tempo di ricordare.


27.1.15

Tsipras. S'ode a destra uno squillo di tromba, A sinistra risponde uno squillo. Confermata la propensione italica a balzare sul carro del vincitore

OK, nessun morto. La scelta di "0 Killed" tra le mille possibili interpretazioni dell'origine della locuzione d'assenso universalmente conosciuta, non è casuale.
Zero morti, per ora, dopo la battaglia vinta da Tsipras in Grecia. 
Coro d'assensi bipartisan: dall'"estrema" (si fa per dire) sinistra, al centro, a destra; tanto entusiasmo fa "sorridere (eufemismo).
Gli euro burocrati e i tecnocrati che guidano di fatto l'Europa stanno sulle balle a tutti specialmente da quando i rigoristi sostenitori della politica dei sacrifici si sono convertiti in massa in critici acerrimi dei se stessi che erano negli scorsi anni. 
Borse in rialzo, a parte Atene, spread basso, mercati tranquilli.
Apparentemente "tutto va ben madama la marchesa".
Tsipras imbarca nel governo la destra nazionalista di Kam­me­nos - prodigo di battute contro ebrei e tedeschi, incitatore al linciaggio e sostenitore dell’esistenza delle scie chi­mi­che e altre tesi com­plot­ti­ste (vi ricorda niente?).
I nostri "sinistri" questa volta plaudono.
Il Manifesto giustifica la scelta e ci rassicura: "Nulla a che vedere con il Patto del Naza­reno. L’alleanza di governo tra Syriza e Greci Indi­pen­denti (Anel) è il con­tra­rio. Un accordo di pro­gramma, squi­si­ta­mente poli­tico: libe­rare la Gre­cia dalle catene della troika e dell’austerità." 
[Meglio le anticipazioni del libro «Ale­xis Tsi­pras. La mia sini­stra» di Syn­ghel­la­kis una quindicina di giorni fa: Tsipras: «La scommessa di Syriza ...]
Paolo Ferrero scrive sul suo profilo FB: "La costruzione di una maggioranza chiaramente contraria alla Troika e alle politiche di austerità è un'ottima notizia e una buona base di partenza per il governo Tsipras".
E Sel: "visto che non c'è risposta che non passi per un feroce scontro con la Troika e la rinegoziazione del debito e degli aiuti condizionati dai tecnocrati europei, bisogna fare un'alleanza con chi è in linea con questa posizione. Anche a costo di mettere in secondo piano differenze sì importanti"
Siamo uomini di mondo, nulla più ci stupisce. L'importante è dar contro a quegli spilorci di tedeschi.
Tutti spendaccioni ormai, tutti convinti cha la cosa migliore per rilanciare l'economia sia stampare soldi come carta straccia. 
Almeno finissero nelle tasche dei lavoratori (aumenti stipendiali), dei pensionati più poveri e di chi un'occupazione non riesce a trovarla (salario sociale) magari si rimetterebbe in moto quel circolo virtuoso che porta fuori dalla stagnazione rialzando livelli di consumi ed inflazione a quel due o tre per cento auspicato da Draghi. 
Ma non è così. Ad arricchirsi sempre più con le immissioni massicce di liquidità sui mercati fino ad ora è stato chi ricco lo è già a discapito di tutti gli altri (il novantanove per cento della popolazione).
Il furore contro chi pretende conti in ordine da chi ha truccato i bilanci per entrare nell'euro (Grecia) e speso forsennatamente quando gli euro li ha ottenuti arricchendo a dismisura politici e faccendieri di ogni risma fin tanto che la pacchia è finita (Italia in prima linea) è tale da offuscare a tutti la memoria. 
Vedremo fra non molto se la Grecia, con un potenziale economico grossomodo equivalente al Veneto, e dunque non “too big to fail” prenderà o meno un calcio in culo da quell'Europa che ha sì goduto maggiormente dei benefici della moneta unica, ma che è anche capace di mantenere sotto controllo la spesa pubblica, garantire un welfare accettabile e soprattutto pagare le tasse per far funzionare la cosa pubblica.
Personalmente non me l'auguro, lo temo.
Gradirei infine sapere, quantunque non mi cambi la vita, che fine hanno fatto i nostri deludenti eletti eurodeputati nella lista Tsipras. Da Barbara Spinelli, Curzio Maltese ed Eleonora Fiorenza non si sente niente.
Spinelli e Maltese, tanto bravi a fare articoli, sembrano inesistenti come "politici".

26.1.15

La resa dei conti - Tsipras vince in Grecia e è a un soffio dalla maggioranza assoluta dei seggi

Come ampiamente previsto, e frutto di un lavoro lungo anni, Syriza ha vinto le elezioni in Grecia.
Ora per Tsipras comincia il difficile. Realizzare qualcuna delle promesse fatte e soprattutto rinegoziare le condizioni del debito greco senza uscire dall'euro.
Un compito da far tremare le vene e i polsi.
Auguri!

Scriveva Petros Markaris nel libro La resa dei conti pubblicato nel 2013 e ambientato in uno scenario futuribile.
"Capodanno 2014. Grecia, Spagna e Italia sono uscite dall’euro. Anche la famiglia Charitos festeggia l’ultima notte dell’euro, e il ritorno alla dracma. Ma la festa dura poco e, ben presto, lascia spazio al disordine sociale: stipendi bloccati, governo tecnico fasullo, banche chiuse, disoccupazione, anziani affamati che rovistano nei cassonetti.
[...]
(Adriana, moglie del commissario Charitos) "...ho messo da parte duecento euro.”
(Charitos) “E dove li hai trovati?” le chiedo sorpreso.
“Non li ho trovati. Li ho risparmiati. Ero sicura che, da un giorno all’altro, il governo avrebbe annunciato il blocco degli stipendi. E così, da qualche mese, ogni volta che andavo a far la spesa mettevo qualcosa da parte. Ora tre euro, ora cinque: pian piano ne ho messi insieme duecento…”
“Adriana, mi stupisci!” esclamo con genuina ammirazione. “Anch’io temevo il blocco degli stipendi, ma non ho mai pensato a mettere degli spiccioli da parte.”
“Il cervello delle donne è così: partorisce sempre qualcosa di buono,” butta lì la stoccata con finta noncuranza. “Per il resto, non dobbiamo fare altro che ricominciare a vivere come si faceva nei paesi dove siamo cresciuti. Mangeremo carne solo una volta ogni tanto: tutti gli altri giorni verdure e legumi. Sono anni che in televisione gli esperti ci rompono le scatole con tutte le loro teorie sulla dieta sana. E ora la loro dieta sana è diventata obbligatoria. La mia povera mamma diceva sempre: ‘Fagiolo dopo fagiolo, si riempie il paiolo.’ Da domani, hai voglia a mangiar fagioli: arriverete a chiedere pietà!” "

Ecco, speriamo che lo scenario descritto con un ipotetico ritorno alla dracma - e magari alle altre monete nazionali - non si realizzi in aggiunta ai drammi già provocati dai diktat della troika.

21.1.15

Lettera di Giuseppe Genna a Maurizio Gasparri su Facebook

Devo pubblicamente ringraziare Giuseppe Genna per aver impreziosito con voce aulica una mia modesta elaborazione fotografica dell'ineffabile Gasparri pubblicata nel lontano 2009 e ormai dimenticata (ma nel WEB nulla va perduto)
Il post Gasparri non è chiappe d'oro risale "Ai tempi dello scandalo Marrazzo, e della ricerca di un presunto politico che bazzicava gli stessi ambienti con il soprannome "Chiappe d'oro", qualcuno ha infatti osato tirare in ballo Gasparri, capogruppo Pdl.
«Tutto un equivoco», ha risposto lui, spiegando: «Un giorno nel '96 mi sono perso in macchina nella zona dell'Acqua Acetosa, a Roma, un'area che pullula di transessuali, e in questo girovagare sono stato fermato dai Carabinieri, a cui ho chiesto indicazioni stradali»" (http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/12/21/news/essere-gasparri-1.27014)

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Giuseppe Genna

Ho inviato questa lettera alla vicepresidenza del Senato, a Maurizio Gasparri:

Ho inviato questa lettera alla vicepresidenza del Senato, a Maurizio Gasparri:
"Gentilissimo Senatore Maurizio Gasparri,
d'anno in anno vado vieppiù ammirandoLa. Senatore! La mi concede l'agio, che dico?, l'onore!, l'onore di chiamarLa Maurizio? Sempre che non La disturbi. Maurizio, Lei è un grande: mi permette di dirglielo? Non desidero sembrare uno starfucker, però non so come esprimere la mia ammirazione per l'opera di assidua continua pervicace muratoria istituzionale e politica e antropologica che Lei porta avanti, solo e soltanto apparentemente inascoltato, da anni, all'interno di un sistema di cui, in tempi non sospetti, Lei fu il primo a denunciare storture e manchevolezze, ma anche, vindice secondo un rigore morale che non so francamente come abbia avuto la pazienza e il coraggio e le risorse interiori di mantenere inflessibile ed elastico al contempo, a invitare a un recupero di onorabilità e pubblica parsimonia, stima e nobiltà. Non so se sia il Suo trascorso nella destra italiana, laddove già La si notava per dirittura etica e per apertura al dialogo, a consentire una simile coerenza tra azione e pensiero; so soltanto che questo è il metro con cui a oggi misuriamo personalità del calibro di De Gasperi o Moro o La Pira, non certo chi Le sta attorno in quella bolgia priva di capacità dialettiche, di intendimenti strategici, di arguzia di spirito e di franchezza: deniunciamo in molti questo lenocinio che si fa delle pubbliche stanze e dei luoghi che, un tempo, ispiravano una certa qual sacertà! Questi molossi del pubblico accadimento, Senatore, continuano a lavorare con la meno fervida delle fantasie al pubblico degrado. Chi Le scrive non è un nostalgico, ma evvividdìo!, non è possibile - e Lei lo denuncia da immemore tempo, ignorato dalla quasi totalità dei media e dei cronisti e dei pochissimi umanisti che rimangono al nostro certame nazionale, inadatto oramai a trascegliere le eccellenze che meritino veramente l'onore e il bronzo del pubblico plauso - dicevo che non è possibile sopravvivere un secondo di più nella ristrettezza di valori e in questo obbrobrio di scientifico disconoscimento della verità avvantaggio dell'errore. Senatore, in quale tempo stiamo vivendo!, preveduto con anticipo quasi da Cassandra italica da Lei, era plumbea nella quale si organizza lì un corteo omossessuale di lesbiche transgender e qui un pagamento di riscatto (milionario!, addirittura milionario, senatore!) a due sfaccendate nullafacenti con il ghiribizzo del celeberrimo esotismo mediorientale, tutto Fatime e danze del ventre, derviscidi e immoralità da caproni che disdegnano la carne di maiale, salvo poi commerciare, senzienti o non consenzienti, con ben altre carni, tornite di femmina, come a noi piace (mi perdoni, Senatore, se mi permetto di ascriverLa alla compagine oggi ben poco ululante e priva di salvaguardie degli eterosessuati), per le loro libidini di cammellieri e e tuareg e tucùl nel deserto, che stravedono oasi e chissà gli ashram con le molte mogli a favorirli sessualmente, una diversa per ogni sera! Da anni Lei va rinverdendo l'augusta tradizione del si-fa-ma-non-si-dice, pilastro morale delle patrie più sane e dei virgulti ch'abbiam tutti da educare (anche Lei avrà dei figli, immagino: una, la maggiore, è bellissima, complimenti): ci vogliono, ci stravogliono!, valori, dai quali si desuma il merito e lo si riconosca! No, questi imbastarditi del tardo, tardissimo bolscevismo, nipotini orfani di Stalin e di Tolstoj, sen vanno per le città discinti e ragguardevolmente orali, schiocchettando le lingue e insalivando papille, proprie e altrui, con intemerata sciacquettante inzigatura delle mucose di chiunque, all'ombra dei cipressi e dentro l'Urbe, perfino (io stesso l'ho potuto, allibito, constatare di persona!) davanti al Milite Ignoto mano nella mano, antropoidi, due inchecchiti individui del medesimo sesso un dì ch'era onore un tempo celebrare come fausto alle genti. E queste due persone s'arruffavano pe' peli, s'ingiaguarivano a slabbrarsi, si palpeggiavano sotto i motti incliti del Milite e il Suo sguardo cieco oramai di pietà per i poveri costumi degradati... S'impapocchiavano sfregando metatarsi e allungando a piacere i téndini l'un sull'altro, vogliosi d'essere lumati e, vedi un po', forse invidiati, mentre ci davano dentro, aggrappatisi ingroppandosi, lo schiaffo del Soldato completando con mosse d'anca e di bacìno, illanguidendo come suffragette al presentir nei membri il pubblico dominio che strappavano all'aura eroica del milite ivi sepolto! Questi finocchietti, queste scicchitelle, questi babordi che arrembano al fianco col ginocchio tentatore, dando il pelve contro la nàtica e l'ulna possente carezzando proteiformi con le livide labbra tumefatte di bava e di chissà che liquidi purulenti, impiastricciati uno nel desìo dell'altro! Senatore! A noi! E' una vergogna.
Grazie per quanto potrà fare.
Giuseppe Genna"
"Gentilissimo Senatore Maurizio Gasparri,
d'anno in anno vado vieppiù ammirandoLa. Senatore! La mi concede l'agio, che dico?, l'onore!, l'onore di chiamarLa Maurizio? Sempre che non La disturbi. Maurizio, Lei è un grande: mi permette di dirglielo? Non desidero sembrare uno starfucker, però non so come esprimere la mia ammirazione per l'opera di assidua continua pervicace muratoria istituzionale e politica e antropologica che Lei porta avanti, solo e soltanto apparentemente inascoltato, da anni, all'interno di un sistema di cui, in tempi non sospetti, Lei fu il primo a denunciare storture e manchevolezze, ma anche, vindice secondo un rigore morale che non so francamente come abbia avuto la pazienza e il coraggio e le risorse interiori di mantenere inflessibile ed elastico al contempo, a invitare a un recupero di onorabilità e pubblica parsimonia, stima e nobiltà. Non so se sia il Suo trascorso nella destra italiana, laddove già La si notava per dirittura etica e per apertura al dialogo, a consentire una simile coerenza tra azione e pensiero; so soltanto che questo è il metro con cui a oggi misuriamo personalità del calibro di De Gasperi o Moro o La Pira, non certo chi Le sta attorno in quella bolgia priva di capacità dialettiche, di intendimenti strategici, di arguzia di spirito e di franchezza: deniunciamo in molti questo lenocinio che si fa delle pubbliche stanze e dei luoghi che, un tempo, ispiravano una certa qual sacertà! Questi molossi del pubblico accadimento, Senatore, continuano a lavorare con la meno fervida delle fantasie al pubblico degrado. Chi Le scrive non è un nostalgico, ma evvividdìo!, non è possibile - e Lei lo denuncia da immemore tempo, ignorato dalla quasi totalità dei media e dei cronisti e dei pochissimi umanisti che rimangono al nostro certame nazionale, inadatto oramai a trascegliere le eccellenze che meritino veramente l'onore e il bronzo del pubblico plauso - dicevo che non è possibile sopravvivere un secondo di più nella ristrettezza di valori e in questo obbrobrio di scientifico disconoscimento della verità avvantaggio dell'errore. Senatore, in quale tempo stiamo vivendo!, preveduto con anticipo quasi da Cassandra italica da Lei, era plumbea nella quale si organizza lì un corteo omossessuale di lesbiche transgender e qui un pagamento di riscatto (milionario!, addirittura milionario, senatore!) a due sfaccendate nullafacenti con il ghiribizzo del celeberrimo esotismo mediorientale, tutto Fatime e danze del ventre, derviscidi e immoralità da caproni che disdegnano la carne di maiale, salvo poi commerciare, senzienti o non consenzienti, con ben altre carni, tornite di femmina, come a noi piace (mi perdoni, Senatore, se mi permetto di ascriverLa alla compagine oggi ben poco ululante e priva di salvaguardie degli eterosessuati), per le loro libidini di cammellieri e e tuareg e tucùl nel deserto, che stravedono oasi e chissà gli ashram con le molte mogli a favorirli sessualmente, una diversa per ogni sera! Da anni Lei va rinverdendo l'augusta tradizione del si-fa-ma-non-si-dice, pilastro morale delle patrie più sane e dei virgulti ch'abbiam tutti da educare (anche Lei avrà dei figli, immagino: una, la maggiore, è bellissima, complimenti): ci vogliono, ci stravogliono!, valori, dai quali si desuma il merito e lo si riconosca! No, questi imbastarditi del tardo, tardissimo bolscevismo, nipotini orfani di Stalin e di Tolstoj, sen vanno per le città discinti e ragguardevolmente orali, schiocchettando le lingue e insalivando papille, proprie e altrui, con intemerata sciacquettante inzigatura delle mucose di chiunque, all'ombra dei cipressi e dentro l'Urbe, perfino (io stesso l'ho potuto, allibito, constatare di persona!) davanti al Milite Ignoto mano nella mano, antropoidi, due inchecchiti individui del medesimo sesso un dì ch'era onore un tempo celebrare come fausto alle genti. E queste due persone s'arruffavano pe' peli, s'ingiaguarivano a slabbrarsi, si palpeggiavano sotto i motti incliti del Milite e il Suo sguardo cieco oramai di pietà per i poveri costumi degradati... S'impapocchiavano sfregando metatarsi e allungando a piacere i téndini l'un sull'altro, vogliosi d'essere lumati e, vedi un po', forse invidiati, mentre ci davano dentro, aggrappatisi ingroppandosi, lo schiaffo del Soldato completando con mosse d'anca e di bacìno, illanguidendo come suffragette al presentir nei membri il pubblico dominio che strappavano all'aura eroica del milite ivi sepolto! Questi finocchietti, queste scicchitelle, questi babordi che arrembano al fianco col ginocchio tentatore, dando il pelve contro la nàtica e l'ulna possente carezzando proteiformi con le livide labbra tumefatte di bava e di chissà che liquidi purulenti, impiastricciati uno nel desìo dell'altro! Senatore! A noi! E' una vergogna.
Grazie per quanto potrà fare.
Giuseppe Genna"

16.1.15

Libertà d'espressione col cavolo! Papa: "te doy un puñetazo"

Sanguigno Bergoglio.
Ognuno può dire quello che vuole, ovvio, ma se mi offendi ti prendi un cazzottone.
Altroché la balla del "porgi l'altra guancia"!
Ovviamente, per quanto scritto nel post precedente, oggi los cabrónes sono tutti "je suis Bergogliò"

13.1.15

Pensierino (ingenuo) della notte

In un paese come l'Italia dove quando il Papa scoreggia sono tutti lì ad annusare e annuire giurando che è incenso (e se qualche volta è lui stesso a dire "no, è odor di merda" si alzano osanna), non si può non invidiare un po' il laicismo ben radicato dei parigini.
"Libertà legalità fraternità". Questa è l'unica Europa unita concepibile.
In culo all'Europa dei burocrati, dei tecnocrati, dei banchieri e dei politici ipocriti!
Peccato che l'Europa non sia Parigi, Berlino, Londra e tutte le altre grandi città dove il pensiero è più libero.
Purtroppo la realtà è tutta un'altra storia.


8.1.15

Giornata di sangue a Parigi. Non se ne può più dei fanatici religiosi di qualsiasi fede o setta


Ho postato la notizia del massacro ieri mattina, appena diffusa da AdnKronos,
sul gruppo FB "Politica a Pavia" e sono rimasto stonato tutto il giorno.
I commenti si sono subito divisi in base alla tendenza politica uscendo ben presto dal seminato. Accade regolarmente.

Non mi frega niente né di chi sia più o meno fascista piuttosto che comunista né delle dietrologie.
Qui il problema è il dogmatismo che sempre è contrario alla libertà di pensiero ed espressione .
Saranno pure stati estremisti islamici (a giudicare da quanto urlano nel video che li ritrae in fuga). Ma il problema resta il fanatismo religioso endemico in qualsiasi religione (o ideologia) dogmatica.

Osservando il semaforo delle strisce pedonali contro l'azzurro del cielo mi sono chiesto cosa spinga uomini ad uccidere altri uomini soltanto perché esprimono convinzioni diverse dalle loro.
Credere o non credere in un creatore, qualsiasi esso sia, è una condizione mentale.
Così come aderire ad una ideologia.
Ho conosciuto cattolici e mussulmani, comunisti e destrorsi, persino democristiani che restavano persone di tutto rispetto e non hanno mai pero la loro umanità a causa del loro modo di pensare.

Proprio ieri avevo letto di uno studio relativo all'affievolirsi nel mondo del sentimento religioso. La percezione è diversa, ma anche questo conferma che basarsi sulle sensazioni è spesso fallace. (Will religion ever disappear?)

Riflettevo sul fatto che l'aggressività fondamentalista di una parte per quanto minoritaria dell'islamismo, manovrata in modo spregiudicato da chi ha interesse a sostenerla economicamente, potrebbe davvero riportaci ad una guerra di religione di stampo medioevale spingendo un numero sempre più elevato di credenti ad individuare il male nel modello di vita occidentale. Per contrappunto l'ostilità della vecchia Europa nei loro confronti lievita a dismisura

Certamente i governi di questa parte del mondo, a partire dal governo statunitense, hanno commesso tutti gli errori possibili nei confronti degli islamici fomentandone l'odio nei nostri confronti. Ma i nemici non sono i musulmani.
Le religioni dogmatiche contrapposte e i fanatismi che alimentano sono i veri nemici.
Le piaghe da sanare per depotenziarle sono l'ignoranza, l'egoismo individuale, la sopraffazione dei più deboli da parte dei più forti tramite i meccanismi economici imperanti, i malgoverni, l'accumulazione del potere in mano all'uno per cento a fronte della precarizzazione e impoverimento del restante novantanove per cento della popolazione.
Consideravo tutto questo così, alla rinfusa, come affiorava alla mente, per libere associazioni, senza approfondimenti.
Immaginavo le destre che ci andranno a nozze istigando gli umori di pancia più squallidi alla caccia di facili voti, gli esponenti del governo e le loro insulse banalità, i lunghi e sussiegosi articoli gonfi di retorica e luoghi comuni dei soliti noti giornalisti ben pagati e le beghe da cortile di tutti gli altri ognuno a tirar l'acqua al suo mulino.
E già emergono nei commenti di tv e giornali tutte le ipocrisie e gli errori di valutazione possibili e sui social network ogni puttanata ipotizzabile.

Il fatto è che questi attentatori criminali, consapevolmente o meno, tirano la volata di personaggi come la Le Pen (o il locale Salvini) e rischiano di rimettere in gioco anche uno squalificato Sarkozy.

In qualche modo l'assalto al giornale Charlie Hebdo è per l'Europa l'equivalente dell'11 settembre americano, almeno per quanto riguarda il valore simbolico.

Pensavo a quanto si va dicendo sul tramonto della cultura europea di matrice illuminista e sul riaffermarsi di spinte irrazionaliste a forte connotazione religiosa.
Sembra che i macellai che hanno ucciso 12 persone siano francesi di origine algerina.
Forse come qualcuno sostiene appartenenti a quella schiera di giovani senza futuro delle banlieue sempre più emarginati e repressi dalle folli politiche dei governi di destra (Sarkozy in testa) e dimenticati - insieme a tanti altri esclusi di ogni tipo - anche da quelli che si dicono di sinistra
Non meraviglia che chi ha poco o nulla da perdere, scarsa cultura e tanta rabbia dentro sia facile preda di suggestioni ideologiche e religiose estreme, e individui nelle "false libertà" delle democrazie occidentali la causa di tutti i mali.

Colpisce l'efferatezza dell'odio contro gli ultimi difensori di una radicale autonomia di pensiero e parola attraverso la satira (per quanto feroce e politicamente scorretta secondo i parametri dei pudici benpensanti baciapile che infestano redazioni di giornali e studi televisivi e oggi si stracciano le vesti in difesa dei vignettisti trucidati dei quali però ben si guardano di condividere il coraggio).

Quel semaforo sullo sfondo del cielo mi è sembrato l'emblema di un difficile attraversamento per chi voglia ancora farsi guidare dalla ragione critica in un mondo finalmente privo di dei e di dogmi ideologici. Un segno di pericolo perché i tir delle religioni e ideologie dominanti non ne avranno alcun rispetto e saranno finalmente d'accordo almeno sul fatto di metterli sotto senza rimorsi.

4.1.15

Pavia, piscina Folperti: la neve del 27 dicembre e il sole del 4 gennaio



La grande ombra (selfie)

Der große Schatten
Talvolta si cede alla vanità del "selfie" in buon italiano altrimenti detto "autoritratto"


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