30.8.14

Quel senso d'affondamento

"In 12 mesi opere per 10 miliardi". Alle cifre in libertà sparate da Renzi, un Padoan, ministro dell'economia, più prudente dice che soldi non ce ne sono e non sa quanti se ne potranno recuperare a breve termine.
Il premier invece si era spinto ad ipotizzare uno sblocco di 43 miliardi per riaprire cantieri.

Nella realtà restano soltanto qualche decina di milioni: circa 200 quest'anno e 500 il prossimo e un regalo ai signori delle autostrade (Benetton, Gavio, Toto).

Ieri, da quello che si annunciava come un consiglio dei ministri epocale, è venuto fuori il solito topolino.
Sparite, rinviate o minimizzate le decisioni più spinose (scuola, giustizia, ecobonus, piano casa) lo "sblocca Italia" si è ridotto alla solita rutilante serie di proclami e promesse da parte del premier.
I soldi per i cantieri sono quelli già stanziati in precedenza ed ora spostati da un capitolo di spesa all'altro come in un gioco delle tre carte. Niente di sostanzioso.

Chi sentendo parlare di alta velocità Napoli-Bari, collegamento ferroviario Palermo-Catania-Messina, adeguamento statale Telesiana, autostrada Termoli-San Vittore, alta capacità terzo valico dei Giovi, gronda autostradale di Genova, alta velocità Brescia-Padova, nuovo tunnel del Brennero, autostrada Livorno-Civitavecchia, quadrilatero Marche-Umbria, completamento statale 291 e 131 (Sardegna), terza corsia autostrada Venezia-Trieste, ss 652 fondo Val di Sangro (Abruzzo), svincolo Laureana su A3 Salerno-Reggio, metropolitana Firenze, Napoli, Torino, investimenti aeroportuali (su Malpensa, Venezia, Genova, Firenze, Fiumicino, Salerno), ritiene siano cose nuove non s'illuda. Tutta roba già prevista e in parte finanziata da sbloccare.

Certo, tra le altre cose tirare di nuovo in ballo un adeguamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria fa temere o sperare (a seconda dei casi) nel paradosso di Keynes: spesa pubblica per riattivare l'espansione, anche scavando buche per poi ricoprirle.
Ma non è così. I soldi nuovi, come si è visto, sono pochi. Si tratta di far ballare quelli vecchi da una parte all'altra.
Dunque tanto fumo negli occhi.

Dubito che un Renzi qualsiasi riesca ad avviare un reale processo di trasformazione dell'Italia in senso progressista, anche se ne avesse davvero l'intenzione, e questo perché la sua statura politica non è troppo dissimile da quella di Berlusconi (senza che siano la stessa cosa).
E comunque la "razza padrona", come si diceva un tempo, è così incistata in ogni piega di questo disgraziato paese e i suoi interessi sono tali e tanti da rendere incredibile una scossa decisiva senza una rottura in qualche modo traumatica con il passato.

L'Europa, l'austerità, il debito pubblico, i parametri rigidi, c'entrano, ma solo fino ad un certo punto.
Renzi o non Renzi è il solito vecchio immobilismo e gattopardismo italico a spegnere la speranza specie in chi non è più abbastanza giovane da credere in una rivoluzione rigeneratrice.


26.8.14

Scuola: un'altra non-riforma

Per chi ha passato la vita nella scuola, prima da discente e poi da docente, sentir parlare dell'ennesima riforma "rivoluzionaria" dal consueto pulpito ciellino di fine estate, a Rimini, dal sempre osannato - chiunque esso sia - ministro in carica (la Giannini questa volta), fa... sorridere.

Quali siano gli interessi convergenti di cattolici integralisti e ministri a loro vicini è cosa risaputa: ottenere più soldi per la scuola privata a scapito di quella pubblica.
Ne hanno ricevuti a valanga dal 2000, complice il breve intermezzo del governo D'Alema che buttò alle ortiche il dettato costituzionale relativo al diritto di enti e privati di istituire scuole purché "senza oneri per lo Stato".

Questa volta l'idea geniale sembra quella di detassare gli istituti privati. Si vedrà.
È prematuro perder tempo ad analizzare le parole in libertà di un ministro che annuncia una riforma epocale da realizzare nei prossimi trent'anni a vaghi colpi d'indirizzi generici, in tipico stile renziano.
Sembra il consueto tanto fumo dal quale uscirà poco arrosto bruciacchiato.

Sconcertante la monotonia con la quale si pesta la solita vecchia acqua nel mortaio.
Annuncio dell'abolizione dei supplenti e dei precari. Come sia possibile a fronte di una riduzione dei docenti, visto che s'intende assumerne quattro per ogni dieci che andranno in pensione, resta un mistero della fede.
Riproposta di scatti stipendiali per gli insegnanti legati al merito e all'impegno piuttosto che all'anzianità e apertura a munifici sponsor privati per attrezzature di laboratori e quant'altro. La fine miseranda di analoghe pensate negli scorsi decenni non ha insegnato nulla.
Inglese e informatica dalle elementari. Ma ci sono già da tempo! Il problema è che non funzionano (come del resto l'educazione musicale e fisica).
Revisione legge Berlinguer sulle scuole paritarie. Quella appunto che dirottò sulle private un fiume di denaro pubblico. A sentire le parole del ministro, che ritiene "pregiudizi ideologici" la difesa dell'istruzione pubblica opposta alla privata, la revisione sarà ad ulteriore favore di quest'ultima.

Stefania Giannini comunque garantisce che dietro le proposte sorprendenti e rivoluzionarie che presenterà il suo boss Renzi c'è tanto lavoro "silenzioso". Già, c'è il ciellino Toccafondi.

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