30.11.11

Trovato un modo radicale di uscire dalla crisi: far fuori metà della popolazione mondiale

Non si sa se ridere o piangere per l'umana stupidità (che non è solo di questi tempi, purtroppo).
Ricercatori sembra abbiano trovato il modo di moltiplicare la letalità del virus dell'aviaria in maniera esponenziale. (Qui, dal Corriere, uno dei tanti articoli pubblicati) 
Le guerre, si sa, sono sempre state un ottimo modo per uscire dalle crisi economiche. Chissà che in futuro non ci si provi anche con le pandemie provocate ad hoc.
L'economia al primo posto! Lo diceva anche il vecchio Marx, in fondo. La cultura non è che una sovrastruttura.
Siamo o non siamo quel 99,9 per cento della popolazione mondiale (altroché 99%!) in mano allo 0,1 di criminali che detengono il potere? E allora c'è da aspettarsi di tutto.

29.11.11

Lucio Magri, il diritto di decidere la propria morte

 Luigi Pintor e Lucio Magri (a destra) 
Due "padri" storici del Manifesto che se ne sono andati

La morte per autodeterminazione di Lucio Magri, uno degli storici fondatori del giornale "Il Manifesto", non è un esempio né, tantomeno, una indicazione valida per tutti.
L'idea di poter scegliere i percorsi della propria vita così come il momento della propria morte quando la vita non offre più nulla, soggettivamente, che la renda degna di essere vissuta, si presta a infinite discussioni.
Per un non credente la maggior parte delle argomentazioni addotte dai credenti per vietare l'esercizio del libero arbitrio non hanno alcun significato.
Morire per propria scelta dignitosamente e senza inutili sofferenze dovrebbe essere semplicemente un diritto garantito da una giusta legislazione a tutti coloro che ne sentono l'inderogabile necessità.
Scegliere liberamente e consapevolmente di morire, come scegliere di vivere in condizioni di estrema sofferenza fisica o psichica, sono entrambi atti di coraggio e dovrebbero essere ugualmente rispettati.

26.11.11

Aspettando Godot...


Per assurdo: viene l'atroce dubbio "retrologico" che Monti sia stato messo lì per pilotare l'andare a fondo

24.11.11

Idillio Monti Merkel Sarkozy


Sperticati i riconoscimenti per Monti da parte degli altri due. Altrettanti schiaffoni indiretti per Berlusconi e per coloro che ancora si ostinano a non credere quanto sia stata deleteria per l'Italia la banda BB (Berlusconi-Bossi)
Ma per il resto aria fritta, a parte la volontà di arrivare ad una fiscalità comune nella UE.Se saranno rose fioriranno.
Siamo tutti qui ad attendere il pacchetto del governo Monti che non ci renderà certo più felici.
Intanto anche Giannini (La Repubblica La crisi non aspetta) dà i primi segni d'insoddisfazione per le prestazioni della novella sposa (Monti & C) dopo i calorosi - pure troppo - abbracci iniziali.

19.11.11

L'Italia è sempre l'Italia e gli scodinzolini scodinzolano

L'Italia è sempre l'Italia, o meglio, i giornalisti e i media che contano nella comunicazione sono sempre gli stessi.
Così adesso è tutto un coro di consensi indifferenziati e solenni per Monti, il nuovo governo, lo "stile" che lo contraddistingue.
Si è già detto che anche Maga Magò avrebbe fatto la sua bella figura a confronto del presidente del consiglio precedente.
Monti è un garbato signore con ottime e non immeritate referenze, ma davvero non suscita tutto l'entusiasmo che sembrano volerci imporre.
Tantomeno i suoi neo ministri, a partire da Passera, un banchiere a tutto tondo che, quantunque ex come banchiere, non avrà tagliato qualsiasi contatto con i suoi numerosi ed importanti interlocutori nel giro di poche ore e, del resto, sarebbe anche ridicolo pretenderlo. L'uomo è ambizioso e non sarà sceso in politica soltanto per un breve intermezzo "al servizio del paese".
Per lui, come per gli altri, saranno le scelte concrete a darci il senso della realtà, al di là delle belle, concilianti e un po' soporifere parole del "professor" Monti (come preferisce essere chiamato).
Vale anche per il neo ministro dell'ambiente Clini, pure lui con un curricolo d'eccellenza, che però si è subito lasciato andare a spezzare una lancia a  favore del nucleare e un'altra per la Tav, incurante di un referendum appena concluso e di un movimento fortemente motivato a non mollare.
Io non sono tra quelli che considerano la "volontà popolare" giusta sempre e comunque, ben sapendo quanti siano forti i condizionamenti che ne possono limitare la capacità critica. Tuttavia un certo rispetto per gli unici strumenti di democrazia diretta che ci restano - e il referendum è tra questi - dovrebbe indurre a una maggior cautela chi rilascia dichiarazioni.
Insomma saranno le prossime mosse del governo a farci capire di più circa la sua vera natura.
Per ora resta lo spettacolo indegno dei neo-scodinzolini con i loro peana, da una parte, e il latrare indecente dei vetero-scodinzolini, elefantini e beneficiari a vario titolo del caduto "regime", dall'altra.

18.11.11

Anche gli assessori della Lombardia sono tutti "tecnici". Vedi i loro curricoli

 Formigoni (firmigoni per le firme false con le queli furono presentate le sue liste alle elezioni) e Monti

Per coloro che storcono il naso per i troppo competenti "tecnici" del governo Monti riporto dal sito della Rana - niente a che vedere con Rana, quello dei tortellini - l'elenco delle competenze dei componenti il governo lombardo.

(Le parti in corsivo - nota bene – sono quelle scritte dai diretti interessati nei rispettivi cv)

Romano La Russa, assessore alla sicurezza: Nato a Paternò, in provincia di Catania, l’11 gennaio 1952. Risiede a Milano dal 1960. Giovanissimo, partecipa alle battaglie politiche della Destra meneghina (a colpi di spranga, ndr), ricoprendo importanti incarichi prima nella Giovane Italia e poi nel Fronte della Gioventù. E’ un tecnico, o meglio è, tecnicamente, il fratello di Ignazio La Russa.

Daniele Belotti, assessore all’urbanistica:  Bergamasco, nato nel 1968, di professione commerciante, è giornalista pubblicista e vanta collaborazioni con il quotidiano “La Padania” e varie riviste locali.

Giulio Boscagli, assessore alla famiglia. Nato il 30 giugno 1948, residente a Lecco, coniugato e ha sei figli (chi meglio di lui in quel ruolo, con una famiglia così numerosa). E’ stato presidente del Comitato per l’istituzione della Provincia di Lecco. E’ stato inoltre membro dei Consigli di Amministrazione dell’Associazione per l’istituzione di scuole universitarie a Como e Lecco, dell’Ente Pensionati Lecchesi. Un’ultima cosa. E’ il cognato di Formigoni, altro titolo che giustifica l’assessorato alla famiglia.

Gianni Rossoni, assessore all’istruzione e al lavoro. Nato a Offanengo (CR) il 17 gennaio 1949. Diplomato ISEF, insegnante di educazione fisica. Non fa una piega, insegna ginnastica… all’istruzione.

Massimo Buscemi, assessore alla cultura. Nato a Magenta (MI) il 13 giugno 1960, risiede a Milano. Dirigente d’azienda. Laureato in Economia e commercio alla Bocconi di Milano, consegue un Master in comunicazione d’impresa. A dire il vero non dirigeva nessuna azienda, ma (guarda un po’) era funzionario di quella Publitalia di Dell’Utri che tanto ha fatto per la nascita di Forza Italia. Insomma, un esperto della vendita di spazi pubblicitari alla cultura… un ossimoro.

Giulio De Capitani, assessore all’agricoltura. Nato ad Olginate (LC) il 27 febbraio 1946, architetto. Laureato al Politecnico di Milano, libero professionista dal 1971. Poi subito dopo è stato eletto e ha sempre fatto il politico. Non ha mai lavorato in vita sua. Braccia sottratte all’agricoltura.

Domenico Zambetti, assessore alla casa. Nato a Bari il 15 settembre 1952, vive e lavora a Milano dal 1973. Ha due figli ed è nonno di Carlotta e di Tommaso. Ha fatto parte per numerosi anni del CRIAL, (Comitato Regionale Inquinamento Atmosferico della Lombardia). Segretario della Commissione analitica per l’incidente di Seveso, Zambetti è esperto in materia di gas tossici e autore di una pubblicazione dal titolo “Guida alla conoscenza e all’uso dei gas tossici”, pubblicato nel 1995 da Assoservizi e ripubblicato nel 2009. Mi sa che gli hanno dato l’assossorato alla casa a sua insaputa.

Stefano Maullu, assessore al commercio. Nato a Milano il 15 marzo 1962. Nel 1987 inizia la carriera politica nella maniera più tradizionale, in sezione. Un altro che non mai fatto un cazzo in vita sua.

Carlo Maccari, assessore alla semplificazione. Nato a Volta Mantovana l’11 maggio 1965. Laureato in Farmacia all’Università di Parma. Presidente provinciale del Fronte della Gioventù, viene eletto a 20 anni consigliere comunale per il Msi a Castiglione delle Stiviere e successivamente riconfermato. Idem, come sopra: solo politica, mai lavorato.

Alessandro Colucci, assessore al paesaggio. Nato a Milano il 20 maggio 1974, dopo varie esperienze lavorative nel settore della moda, dell’abbigliamento, della ricerca di mercato e della grande distribuzione… Faceva il commesso o stava alla cassa?

Monica Rizzi, assessore allo sport. Inutile pubblicare il cv: è falso. E’ la leghista che si era autoattribuita una laurea in psicologia infantile in una fantomatica università svizzera. Con la laurea tarocca ha pure beccato, illecitamente, consulenze per alcuni ministeri a guida leghista. Roma ladrona, eh?

Poi in Regione Lombardia c’è il Trota e soprattutto c’è il capo, Roberto Formigoni, quello che si veste come un agente Tecnocasa e fa affari come uno di Cl. Che bella squadra di tecnici.

16.11.11

Dopo governi di nani ballerine dentisti e maestri di sci...

Tutta gente con curricoli d'eccellenza, per lo più professori universitari ed economisti nati alla vigilia degli anni '50.
Non giovani dunque - il nostro non è un paese per giovani - ma magari per governare durante la tempesta economica e monetaria un team di consolidata esperienza e riconoscimento internazionale non guasta.
Certo molti sono legati a doppio filo con il mondo delle banche - che personalmente ritengo, insieme alle assicurazioni, associazioni a delinquere legalizzate.
Francamente non so che dire. Il fascino discreto delle celluline grigie mi attrae dopo tanti lustrini paillettes e beceroni al potere.
Saltar giù dal carrozzone Europa guidato dal non troppo affidabile duo Merkel-Sarkozy può essere anche allettante come tentazione. Ma è pur vero che una Europa politicamente unita (di cui per altro non si vede avvisaglia) sarebbe un vantaggio per tutti. Così almeno ho sempre pensato.
Certo l'eurocaos aumenta e "i parallelismi con la crisi subprime, che ha portato al fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, cominciano a essere inquietanti. Da quel disastro solo Goldman Sachs, guidata da Lloyd Blankfein, è uscita più forte di prima. Quella stessa Goldman Sachs il cui ex ceo Henry Paulson è stato l'artefice, in qualità di segretario al Tesoro Usa, del salvataggio da 700 miliardi di dollari delle banche americane." (vedi articolo di Marcello Bussi su Milano Finanza Bombardamento a tappeto sull'euro)
Crescono i sospetti che tanti ex uomini Goldman Sachs nei posti chiave anche in Europa (Papademos in Grecia, Monti in Italia, Draghi alla Bce) non siano un caso.
L'unica certezza è che nessuno (tranne forse quelli di Goldman Sachs che sembrano sempre vincenti) sa più che pesci pigliare e per un osservatore che voglia mantenersi critico senza sposare tesi a priori sono tempi duri.

14.11.11

Crozza - Mario Monti & Goldman Sachs



Chissà perché i soliti faziosi (io compreso) non condividono il gaudio con il quale è stata generalmente accolta da molti ex timidi oppositori di Berlusconi la nomina di Monti.
Una amara medicina può servire a liberare l'intestino, ma non è detto che risani l'intero organismo.
Talvolta poi la cura può anche essere peggiore del male.
Non basta andare in chiesa la domenica mattina con la moglie per essere buon presidente del consiglio e tanto meno per rimettere in pista l'Italia nel carrozzone europeo.
I "mercati" o meglio i grandi trader internazionali se ne fottono di queste cose e se per far soldi hanno deciso di affossarci insieme all'euro e all'Europa non si fermeranno certo intimiditi dalla presenza di un prof bocconiano.
Non ci sono alternative credibili e dunque stiamo a vedere come andrà a finire, ma effettivamente si sente odore di cetriolo in arrivo.

12.11.11

Stasera, incrociando le dita, dovremmo festeggiare la fine del governo Berlusconi...


...meglio di "lui" chiunque, anche Maga Magò, dice Crozza. Concordiamo.
Sarebbe stato preferibile che a batterlo - o meglio abbatterlo - fosse stata una opposizione credibile e non "i mercati" - formula astratta - e più credibilmente gli uomini reali legati ai poteri finanziari internazionali. Draghi e il presidente del consiglio in pectore Mario Monti ne sono esempi.
Non sembra esserci altro santo al quale appellarsi. Lo si sa da tempo. A meno di rischiare strade alternative, magari più appetibili, ma poco praticabili e scarsamente condivise.
Vedremo cosa significherà. Nulla di particolarmente piacevole, è sicuro, per noi poveri "vasi di terracotta, costretti a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro" (si perdoni la citazione di manzoniana memoria).

10.11.11

Il cavaliere non vuole andarsene, se ne fotte dello spread e resta lì finché può. Per l'Italia siamo al punto di non ritorno

Napolitano ha nominato Monti senatore a vita. Ora è pronto per diventare  presidente del consiglio.

Niente da fare. Berlusconi tira in lungo. L'Italia agonizza e "lui" se ne frega. Prima di tutto vengono i suoi interessi personali.
Per questo non ho esultato all'annuncio del mezzo passo indietro.
Che Berlusconi debba mollare è nei fatti, ma il berlusconismo in salsa leghista, quello che davvero ha messo in ginocchio l'Italia, anche indipendentemente dalla crisi economica, resta.
Non si cancellano con un colpo di spugna malgoverno, malaffare, arroganza, volgarità e stupidità di un ceto politico consolidato da anni al potere.
Non si inventa dall'oggi al domani un nuovo governo con vecchi arnesi di una inconsistente opposizione fatta di uomini e idee incompatibili tra loro.
L'unica via d'uscita, come si sapeva da tempo, è un governo di "tecnici", un governo insomma che tiri fuori le castagno dal fuoco a tutti i "politici" prendendo al posto loro decisioni impopolari che non potrebbero mai prendere se vogliono voti alle elezioni.
Questo il senso di un governo Monti - uomo dell'apparato europeo - e di un ultimo, forse ormai inutile, tentativo di mantenere l'Italia nel "giro" dell'Europa.
Che sia un bene o un male è tutto da vedere.

6.11.11

Libera nos a malo - Tutti al ristorante


Non credo che Berlusconi sia il male assoluto, così come sono consapevole che i mali di questo disgraziato paese a nome Italia vengano da lontano.
Vent'anni di fascismo, quarant'anni di Democrazia Cristiana, il socialismo craxiano, una "sinistra" che di sinistra non ha più niente da un pezzo (non dimentichiamo che Prodi era, e fondamentalmente resta, un democristiano, come tanti altri nel PD che hanno fagocitato gli insipienti epigoni dell'ex Partito Comunista, ormai disciolto nell'ex DC) hanno tutto il loro peso. Inutile rivangare il passato.
Poi quasi vent'anni di berluscon-leghismo ideologico, prima ancora che di governo, hanno dato il colpo di grazia.
Non ne usciremo con la dipartita del duo Berlusconi-Bossi, e quello che accade a livello economico in tutto il mondo di vecchia matrice capitalista è solo aggravato dall'ostinazione della banda BB a restare incollata alle lucrose poltrone.
Non so se, via Berlusconi, lo spread dei titoli di stato italiani tornerà a livelli sopportabili. Data la considerazione internazionale che il nostro presidente del consiglio gode, sicuramente senza di lui le cose andrebbero meglio. Tuttavia la crisi economico-finanziaria resta e, oltre al cavaliere di Arcore - ormai fuori di testa insieme al suo socio Bossi - ben altre sarebbero le cose da cambiare.

5.11.11

Go go Silvio B. go


Chuck Berry - Johnny B. Goode

"In the name of God and Italy, go!" In nome di di Dio e dell'Italia, vai!
Così oggi il Financial Times rivolto a Berlusconi.
In lombardo: "föra di ball donca!"
Non c'è altro da dire. Tutto ormai è stato detto.
Meglio ascoltare un Chuck Berry d'annata.

3.11.11

La vita, non la borsa! Ma la Tobin Tax resta un miraggio e il G20 non ci salverà

Warren Buffett, secondo la rivista Forbes il terzo uomo più ricco del mondo. Furbescamente sostiene che i ricchi devono pagare più tasse, non meno degli altri come accade ora

Con tutta evidenza nessuno ci capisce niente sui perché dell'ottovolante borsistico.
Le ragioni che di volta in volta vengono date per i su e giù sono contraddittorie e se qualcuno, più bravo o capace di condizionarne gli andamenti, sa come davvero stanno le cose, non ce lo dice.
Fatto sta che al "popolo", della Borsa, non frega niente. Sono le conseguenze dello spregiudicato gioco economico planetario - una roulette dove a guadagnare veramente è sempre il solito banco - a spaventare. "E io pago" direbbe Totò nelle vesti del "popolo" bue.
"Parco buoi", del resto, vengono definiti in Borsa anche i piccoli investitori, quelli che rimangono sempre con il cerino in mano quando tutti i furbi se ne sono sbarazzati.
Noi, popolo bue, il 99% della popolazione, dovremmo averne piene le palle di dipendere da quell'un per cento che sta distruggendo il mondo.
Questo il senso di chi dice "Basta!". Mettere la vita prima della borsa, il popolo prima della finanza.
Forse sarebbe bastato - e basterebbe - introdurre la Tobin Tax (dal nome del premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, quarant'anni fa!) per migliorare significativamente le cose.
Così le transazioni sui mercati valutari serebbero modicamente tassate per stabilizzarli e le speculazioni valutarie a breve termine, penalizzate. Il ricavato della tassa - centinaia di miliardi di euro ogni anno - permetterebbe di combattere la povertà e i cambiamenti climatici. Contribuirebbe anche a ridurre la speculazione finanziaria e a ridistribuire le ricchezze.
Al G20 non se ne farà nulla, statene pur certi.
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