28.6.15

#Grecia Banche chiuse in attesa del referendum in una democrazia sospesa dagli organismi economici internazionali

"Ridete, ridete. Riderà bene chi riderà ultimo!"
Sembra dire zia Angela Dorothea Merkel ai suoi ragazzi (Alexis e Matteo).

E intanto la Grecia s'allontana tra le roboanti dichiarazioni del comitato nazionale "L'altra Europa per Tsipras" (un aborto politico che non ha saputo rinnovarsi neppure nella comunicazione linguistica) e la lettera di Tsipras alle greche e ai greci. Referendum Grecia: Lettera di Tsipras ai greci e "Il tempo è ora". Documento politico approvato dal comitato nazionale Altra Europa con Tsipras del 21 giugno 2015"

Sale la canea dei falchi alla Lagard portavoce delle destre planetarie e dei loro servitori sciocchi alla Padoan .
Si stacca la voce di qualche economista schierato a favore del referendum. Paul Krugman: la scelta di Atene di ricorrere alla consultazione popolare è da difendere - Thomas Piketty “Serve una conferenza per ristrutturare i debiti più insostenibili”

Ma più che la Grecia è l'Europa che si allontana da sé stessa dimostrando una volta ancora di essere succube dei potentati economici e inesistente come entità politica.
In stile tipicamente eurolandiano intanto la BCE (European Central Bank) non stacca l'ossigeno e continua a finanziare le banche greche.
Ma fino a quando?
Per ora si tratta di un ulteriore rinvio, in attesa che qualcosa cambi.
Ma cosa?
Esiste forse la speranza che il 5 luglio i greci diano a Tsipras il mandato ad accondiscendere ai piani europei come chiede loro Juncker? Cioè qualcuno può realisticamente credere che il referendum sull'accettazione di ulteriori "sacrifici" - soprattutto per i meno abbienti - si trasformi di fatto in un referendum pro o contro l'Europa e in tal caso che i greci votino entusiasticamente "Sì", "Vogliamo stare con l'Europa!"?
C'è chi sostiene che esista un piano B europeo per il quale, comunque vada, non si staccherà mai davvero la spina alle banche greche e si manterrà la Grecia in una specie di limbo tra default e non default.
Bah! Vedremo.

24.6.15

Grecia. Continua il "tiramolla ideologico" europeo

Ieri si oggi forse domani chissà. Le borse vanno su e giù (e sicuramente c'è chi ci specula).
Va avanti da un pezzo.
Anche chi, come chi scrive, ha da sempre avuto in odio i nazionalismi e ritiene che una Europa "politicamente" unita sarebbe un gran vantaggio per le generazioni future - ma data la predominanza degli interessi economici e l'insipienza dei leader politici non spera di vederla realizzata - non  può non dirsi sempre più nauseato dagli egoismi e particolarismi locali che fomentano divisioni e odi inevitabilmente forieri di guerre.
Ha in buona parte ragione Mario Deaglio che su La Stampa di ieri scrive L’ideologia che condiziona i risultati. "La vera paura, che attanaglia mercati e governi, è un’altra: visto il parziale condono alla Grecia del debito, altri Paesi indebitati potrebbero mettersi sulla stessa strada." Dice.
Così è. Ma d'altra parte Obama, che sta facendo pagare un alto prezzo all'Europa per la sterile fobia americana anti-Putin, teme accordi greco-russi e spinge per un salvataggio definitivo della Grecia.
In Europa, per altro, non mancano invece i falchi che chiaramente vorrebbero far fuori la Grecia, costi quel che costi - sicuramente assai più che salvarla - dandogli una lezione tanto dolorosa da scoraggiare gli altri popoli a seguirne le orme.
Se però la Grecia non ne uscisse con le ossa completamente rotte la partita politica sarebbe persa e l'ideologia economicista (1) che domina la scena e che, dati i disastri provocati, ha ormai scarso appeal, (nonostante continui a dettar legge) finirebbe fatalmente ridimensionata.
Insomma lo scontro o per un verso o per l'altro, è ideologico. Con buona pace di chi sostiene finite le ideologie.
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(1) Nel senso della critica che ne fa Serge Latouche, L’invenzione dell'economia, Bollati Boringhieri, Torino, 2010

13.6.15

Umberto Eco. Una polemica senza capo né coda



Anche il vecchio Umberto perde colpi.
Rincresce vedere una bella mente ridotta a collezionare lauree ad honorem (una quarantina, pare) e sparare saccenti banalità "accademiche" col tono sufficiente di chi all'osteria, nel lontano '900, tra un bicchiere e l'altro, faceva valere la sua riconosciuta autorità intellettuale anche su argomenti che non si era preso la briga di approfondire più di tanto.
La canea degli "imbecilli" della rete ha fatto il resto amplificando le ovvietà del professore distorcendone il "messaggio".
Pochi si sono presi la briga di "andare alla fonte" ascoltando i tredici minuti di risposte a ruota libera di Eco alle domande un po' idiote dei giornalisti. Ci si è limitati a schierarsi pro o contro rimbalzando tra i titoli giornalistici che hanno amplificato i giudizi sugli utilizzatori della rete tacendo sulla sottolineatura all'incapacità dei giornali all'uso della stessa.
Eco ha ripetuto cose che si dicevano già una ventina d'anni fa nei convegni sulla comunicazione sui pregi e rischi della rete.
Peggio. Ha ribadito, quasi fosse d'attualità, quello che già allora gli insegnanti più preparati si assegnavano come compito rispetto agli studenti: trasferire un atteggiamento consapevolmente critico nei confronti della conoscenza anche nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti.
Preferisco ricordare l'Umberto Eco battagliero e convincente dei "Pampini bugiardi" quando si scagliava contro i libri di testo in quanto "stupidari" da abolire in nome appunto di una educazione critica, in simpatetica connessione ideale con il collettivo genovese di "Io e gli altri" che, quantunque ancora in forma cartacea, andava costruendo una specie di ipertesto ai quali i computer, dal mitico Commodor 64 in avanti, avrebbero dato forma compiuta e inimmaginabili possibilità di sviluppo.
Era la strada battuta anche da Francesco De Bartolomeis che, nella stessa Torino dove si è laureato Eco per la prima volta, insegnava una pedagogia rivolta al futuro in sintonia con il Movimento di Cooperazione Educativa che contribuì non poco ad aprire il territorio della speranza in una scuola migliore anche in zone sperdute come Vho [1] e Barbiana [2].
Una strada impegnativa ed osteggiata ora quasi completamente abbandonata.

[1] Mario Lodi, C'è speranza se questo accade al Vho
[2] Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa

2.6.15

Elezioni regionali: 5 a 2. 4 a 3, 6 a 1, 7 a 0. Non sarebbe cambiato niente comunque. Harakiri del PD in Liguria, complice Cofferati

23 marzo 2002. Eravamo sotto il palco al Circo Massimo, sufficientemente vicini per vederlo in faccia Sergio Cofferati.
Non mi è mai piaciuto Cofferati, e non l'ho applaudito neppure lì, in quella che forse è stata la più grande manifestazione sindacale che si ricordi.
Un uomo d'apparato al quale piace vincere facile, ma non in grado di far seguire alle parole i fatti.
Sarebbe stato governatore migliore di brutta gente come Burlando o Paita? Mah!
Ricordiamo le ultime tappe della sua carriera.
Al termine del mandato come segretario generale CGIL va a fare il sindaco a Bologna, dopo l'anomalia Guazzaloca, e si distingue come uno dei peggiori sindaci-sceriffi del periodo.
Non si ricandida e il PD gli assegna per due mandati la lautamente pagata sinecura al parlamento europeo.
Ora, probabilmente certo di finire in gloria, si è presentato alle primarie per il governatorato ligure, convinto che la sua notorietà lo avrebbe portato ad imporsi, ma gli interessi dei potentati regionali hanno fatto prevalere la screditata Paita.
Lui, senza i casini successivi alla sua esclusione, in Liguria avrebbe vinto facile un'altra volta. Indignato per l'inatteso sgambetto e lamentando brogli, se n'è andato dal PD renziano sbattendo la porta, ben guardandosi però dal dimettersi dal parlamento europeo.
Per ripicca ha appoggiato alle elezioni regionali l'inconsistente Pastorino, ma non ha certo messo in gioco la sua faccia in una competizione ormai persa.
Il disgusto dell'elettorato per i "politici" attuali è ben evidenziato dal fatto che ormai il 50 per cento degli italiani non va neppure più a votare.
In compenso omuncoli e donnucole che dalla passione politica non sono mai stati sfiorati - e men che meno dagli interessi della "polis" - fanno ressa per aggiudicarsi un posto nelle liste e magari, non si sa mai come giri il vento, una poltroncina purchessia e non importa con chi.

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