28.11.10

Berlusconi - Wikileaks - Spectre: mi vogliono rovinare e chi non vota per me peste lo colga

The SPecial Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion

Silvio, come lo chiamano i suoi accoliti, non ne può più di "congiunture" sfavorevoli. Non sono lui, i suoi ministri, i suoi uomini piazzati ovunque a combinarne così tanto che si è perso il conto e fatta l'assuefazione a tutte le loro malefatte. È la Spectre che congiura.
Sono tutti in trepida attesa di quello che potrà venir fuori dai documenti resi pubblici da Wikileaks [definito sito di terroristi criminali perché ha la cattiva abitudine di "disperdere" sul web le notizie segrete che mettono al corrente noi, insignificanti cittadini, di quello che davvero fanno e pensano i potenti del mondo], ma per quel che riguarda "il Silvio" cosa mai potrà venir fuori di compromettente che già non conosciamo.
Che è considerato un pirla nel mondo intero? Sarebbe il meno.
Chi non vuol sapere continuerà a ignorare, gli altri proseguiranno a sperare che tolga l'incomodo al più presto e vada a godersi la vecchiaia in una delle sue innumerevoli ville sparse per il mondo, magari portando con sé Bondi e tutta la sua corte dei miracoli, Letta compreso.
Riproduco di seguito il gustoso corsivo di Alessandro Robecchi su Il Manifesto per farsi quattro amare risate domenicali.
Il Manifesto, in collaborazione con la Spectre. È in grado di mostrare in esclusiva mondiale il maligno disegno che si propone di screditare l’Italia a livello mondiale, un complotto demo-giudo-plutocratico-venusiano. La prima novità è che il disegno non è uno solo. Ecco il dettaglio della torbida macchinazione.
Nel primo disegno si vede il ministro dei beni culturali Sandro Bondi che piazza il figlio della sua compagna al ministero, un lavoretto da consulente all’Osservatorio per lo Spettacolo (2009) per la miseria di 25mila euro.
Nel secondo disegno si vede ancora il ministro dei beni culturali Sandro Bondi che trova un lavoretto (altri 25mila euro) all’ex marito della suddetta compagna, Emanuela Repetti, che evidentemente nella sua condizione di indigente deputata Pdl non poteva dagli una mano da sola.
Nel terzo disegno si vede – nell’ambito dei drastici tagli alla cultura – il ministro dei beni culturali Sandro Bondi che elargisce una sovvenzione di 285mila euro a una compagnia teatrale che sta vicino a Fivizzano, il suo paese.
Nel quarto disegno si vede il ministro dei beni culturali Sandro Bondi finanziare la trasferta dalla Bulgaria di quaranta persone per presentare e premiare a Venezia un film che non ha visto nessuno, dove recita (?) l’attrice Bulgara Michelle Bonev, “molto cara al primo ministro bulgaro e a Berlusconi” (parole del ministro della cultura bulgaro). Le indiscrezioni parlano di una cifra intorno ai 400mila euro.
Nel quinto disegno si vede il ministro dei beni culturali Sandro Bondi stanziare di 670 mila euro per lavori di ristrutturazione in due chiese, site a Novi Ligure, città della sua compagna e attuale residenza del ministro.
Come tutti possono capire, c’è un complotto internazionale per screditare l’Italia, come ha fatto intendere l’ex maestro di sci dei figli di Silvio Berlusconi, il ministro degli affari esteri Franco Frattini. E’ ora di dire basta, di respingere questi disegni che screditano il paese. Cosa che faremo con decisione. Appena avremo smesso di ridere.

26.11.10

Wikileaks. Documenti "di scenario". Booh!

Franco Frattini, dopo avere ricevuto la notifica, da parte dell'ambasciata americana a Roma, sulla possibilità che vengano pubblicati da Wikileaks documenti relativi alle relazioni bilaterali tra i due Paesi, ha tenuto a precisare che si tratta di documenti "di scenario".
Cosa voglia dire non si sa. Vedremo.
Ce l'hanno tutti con l'Italia secondo Frattini. Un complotto. Dal rudo a Napoli al crollo di Pompei, dal marcio in Finmeccanica [leggi Lorenza Sarzanini sul Corriere: «Società offshore per gli appalti gonfiati»] a Wikileaks. Del resto Berlusconi lo dice da sempre: la colpa è dei giornalisti - pochi - che conducono inchieste e dei giudici che indagano. Governo e imprenditori dal guadagno facile sono martiri. E va be'.

25.11.10

Bondi. Ministro indecente di un governo indecente

C'era una volta il comune senso della decenza, cosa assai arbitraria per la quale benpensanti e giudici bigotti non esitavano a condannare per atti contrari alla pubblica decenza due gay che si baciavano in pubblico.
Non è indecente invece sentire un ministro della IN-cultura in carica sostenere impudicamente di aver aiutato due casi umani dando posto di lavoro e consulenze al figlio e all'ex marito della sua donna (fatta eleggere, per altro, al parlamento italiano, come tanti altri cani e porci, grazie alla oscena legge elettorale Calderoli). [Leggere al riguardo L’aiutino (pubblico) non si nega a nessuno di G.A. Stella sul Corriere]

Ma Sandro Bondi, evidentemente poco soddisfatto della sua performance a Anno Zero e di quella del suo boss Berlusconi a Ballarò, ha avuto la faccia tosta di dichiarare che i conduttori televisivi di queste due trasmissioni dovrebbero ripensare il proprio ruolo perché "Di questo passo viene letteralmente annientata la dignità della politica e la credibilità degli esponenti politici..."
Capito? Osceni non sono i comportamenti suoi, di Berlusconi o, tanto per fare un altro esempio a caso, del ministro della guerra La Russa con le sue incivili risse televisive e i posti assegnati a figli parenti ed amici. Indecenti sono i giornalisti che ne parlano.
È L'osceno normalizzato di cui scrive Barbara Spinelli su Repubblica.

24.11.10

Berlusconi sbraca a Ballarò



Niente di nuovo. Le sparate televisive dell'iracondo cavaliere sono tra le cose che non fanno più notizia tanto gli italiani ci sono abituati.
"Ghe pensi mi" aveva detto a A tigi unificati ai primi di luglio, promettendo mari e monti.
Sui rifiuti napoletani, con a fianco il fido Bertolaso - che nel frattempo se ne è andato prudentemente in pensione - aveva garantito soluzioni prima in dieci poi in tre giorni. Gli ispettori europei, un po' indignati, hanno dichiarato una quarantina di ore fa che a Napoli hanno trovato la stessa disastrosa situazione del 2008.
Che Berlusconi non abbia bacchette magiche, checché ne pensino i suoi fan, è un fatto. Che a Napoli - e non solo a Napoli - il ceto politico, di destra come di centro o sinistra, sarebbe da mettere - metaforicamente, per carità! - al rogo è un altro fatto.
Delle parole di Berlusconi al telefono di Ballarò colpisce non tanto la consueta maleducazione ed arroganza anfetaminica da padrone assoluto alla quale il premier ci ha da tempo assuefatti, quanto la piccolezza del suo atteggiamento. Fateci caso. Lui telefona a Floris, concorda che accetterà il contraddittorio, poi fa la sua sparata e interrompe la comunicazione. Non solo: tenta di far credere agli ascoltatori che sia stato Ballarò a chiamarlo, non il contrario. Questa è paranoia. Siamo governati da un uomo tanto afflitto da manie di grandezza da non essere più in grado di ammettere nemmeno a sé stesso di essere stato lui a cercare gli altri e non gli altri a cercare lui. Sembra secondario, ma è indicativo di una mentalità.
Italiani, continuate imperterriti a votarlo.

20.11.10

Dell'Utri - mafia. Motivazioni della sentenza di condanna. Altra mazzata per Berlusconi

Le motivazioni della sentenza di condanna in secondo grado nei confronti di Marcello Dell'Utri chiamano pesantemente in causa Berlusconi. (vedi Il ruolo di Marcello Dell’Utri)
Io non so se il berlusconismo è finalmente al capolinea oppure se il cavaliere riuscirà a cavarsela per il rotto della cuffia. Un giorno sembra finito, il giorno dopo si riprende come il protagonista in un brutto film horror.
La pochezza dei suoi oppositori - tutti i suoi oppositori - e l'idea qualunquista che i politici siano tutti uguali, sempre più radicata nella mente degli italiani, non fa presagire nulla di buono.
Anche stavolta diranno: Berlusconi ha pagato protezioni mafiose? E perché, gli altri cosa fanno? Gli altri, il tormentone che accomuna chiunque in una gelatinosa massa putrida.
La situazione è davvero brutta e non si intravvede luce in fondo al tunnel.
Mi chiedo perché io, e migliaia di altre persone meglio di me, continuiamo a stilare post di questo genere rilanciando notizie nella disperata speranza di smuovere qualcosa. Sembriamo soltanto turbinare in un grande circolo autoreferenziale non meno di quello dei grandi mezzi di comunicazione cartacei. Forse è soltanto un modo per sentirci più partecipi al grande psicodramma collettivo che sconvolge l'Italia.

18.11.10

'ndrangheta a Milano? Fatemela vedere


Ripropongo l'intervento di Saviano anche per dare il senso di quanto sia pretestuoso l'attacco della Lega nei suoi confronti


Gian Valerio Lombardi, Prefetto di Milano, dice: "dov’è la ‘ndrangheta, fatemela vedere"...
«La mafia non esiste» dicevano i boss negli anni Settanta.
Anche a Pavia c'era chi sosteneva che la mafia non esiste e si diffidava Irene Campari, consigliere comunale, dal parlarne.
Poi, quest'estate, proprio a Pavia, hanno arrestato il direttore dell'ASL, Carlo Chiriaco sequestrandogli beni per un milione di euro...
Giovanni Giovannetti, ben prima che esplodesse il bubbone, aveva raggruppato in un suo post dal titolo, appunto, La mafia non esiste un bel po' di stralci da giornali, spezzoni di inchieste e fatti a dir poco inquietanti. La rilettura, alla luce dei fatti successivi, è interessante.

Alcune righe d'assaggio:
«Le mafie sono ormai radicate a Pavia e in provincia, operano negli appalti, nella ristorazione, nel piccolo e nel grande commercio». Lo ha confermato il Procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, (“la Provincia Pavese”, 25 settembre 2008). Difficile sperare che le mafie si fossero fermate a Buccinasco, la Platì del Nord. E infatti Pavia brulica di inutili cantieri, di oscure operazioni immobiliari, di lussuosi negozi sempre deserti che cambiano frequentemente proprietario, di oltre sessanta sportelli bancari nonostante l’assenza di attività produttive.
E più avanti:
...un fiume di denaro sporco dilavato in banche compiacenti, in borsa, nell’edilizia privata, nelle bische clandestine; oppure moltiplicato con il traffico dei rifiuti e nelle sale gioco (a Pavia si conta una new-slot ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale, una spesa media di 1.498 euro per ogni abitante), oppure negli appalti pubblici e nell’escavazione; o investito nel commercio e nella grande distribuzione, o nell’acquisto di cliniche, alberghi, ristoranti, cinema...
Basta guardarsi intorno.

12.11.10

Pompei

Pompei, tempio di Giove con copia della testa

Pompei, agosto. Giornata limpida e calda, mitigata da una brezza costante che rende sopportabile la visita agli scavi.
Lunga fila all'ingresso. Prezzo del biglietto: 11 euro a testa.
Al Prado di Madrid si entra con 8 euro, al Pompidou di Parigi ci vogliono 10 euro e al Louvre 8,50.
Questi sono scavi, si dirà, unici al mondo. Vero come è vero che si tratta pur sempre di ruderi, un po' monotoni, come tutti i ruderi. Emozionano? Sì, se si pensa di calpestare le stesse pietre e precorrere le stesse strade di donne e uomini vissuti oltre duemila anni fa, curiosare dentro il perimetro delle loro case e cose del genere. Però è più una sensazione mentale che fisica. Ciò che appare sono pietre più o meno ben conservate che dicono poco a un profano. Poi ci sono i templi, le piazze, le grandi case dei ricchi con affreschi e mosaici e lì c'è il meglio. Pompei è una città e raggiungere i vari luoghi dove ci sono i reperti più interessanti vuol dire scarpinare. Infatti ci sono torme di visitatori - molti stranieri - scalmanati per il caldo, che si aggirano, mappe alla mano, per capire dove è questo e dove è quello. Non è facile. Le cartine che si prendono all'ingresso non sempre sono precise e i numeri non corrispondono con le numerazioni sui muri delle vie. La lettura delle indicazioni sulla guida prende tempo, né si è aiutati da spiegazioni su appositi cartelli per capire cosa si sta vedendo. Insomma è tutto abbastanza faticoso senza contare che a volte si arriva ad una domus particolarmente significativa e la si trova sbarrata per qualche ignota ragione. Altro elemento di delusione è l'assenza, pur comprensibile per ragioni di conservazione, delle migliori statue, dei manufatti del vivere quotidiano, dei calchi. Qui c'è solo qualcosa di minor conto accatastata alla rinfusa dietro una cancellata e copie. Gli originali sono altrove, al museo archeologico di Napoli e in altri luoghi. (Pompeiani in fuga: calchi di gesso e resina in mostra nell’Antiquarium di Boscoreale, in provincia di Napoli)
Alla fine sembra che l'oasi più apprezzata da molti, specie italiani con bambini annoiati al seguito, sia il posto di ristoro, lo Spizzico dove si mangia e si beve.
La magia della città, ben resa dalle suggestioni del video sottostante, non la si ritrova facilmente abbandonati a sé stessi nel caldo del mezzogiorno tra percorsi difficilmente rintracciabili.
Qui, come in tanti altri grandi musei, per apprezzare meglio le opere d'arte bisognerebbe avere il tempo di tornare più volte, con in mente itinerari ben definiti. Ma questo è altro discorso.
Ora il crollo della Domus dei Gladiatori ha riacceso i riflettori sullo stato di salute di questo sito, patrimonio dell'umanità.
Scrive Sergio Rizzo sul Corriere del 9 novembre che i soldi incassati non bastano a coprire le spese. Eppure undici euro per tre milioni di visitatori all'anno fanno una bella somma.
Dice Rizzo che i dipendenti sono 524, dei quali 312 addetti alla vigilanza, costano 18 milioni di euro all'anno e sono numericamente insufficienti. Personalmente non ne ho visto in giro neanche uno per tutto il tempo della visita, mentre al Prado, per fare un esempio, ogni sala ha il suo vigilante presente. Rizzo ci racconta anche che in realtà solo sette milioni all'anno degli incassi vengono reinvestiti per Pompei e gli scavi sono sempre stati una voragine mangiasoldi. Ai tempi del ministro Vincenzo Scotti (democristiano, poi sottosegretario nel governo Berlusconi IV) cento miliardi delle vecchie lire arrivati dal Fio (fondo investimento e occupazione) sparirono nel nulla senza che niente fosse fatto. Più di recente 80 milioni di euro accumulati dai sovrintendenti e non reinvestiti sono stati utilizzati altrove. Una trentina se li è ripresi l'allora ministro Buttiglione e quaranta sono stati trasferiti d'autorità alla Protezione civile che ha finanziato le opere in deroga del commissario Marcello Fiori.
L'uso "allegro" che ne è stato fatto dal duo Bondi-Bertolaso si evince dall'inchiesta pubblicata sull'Espresso di questa settimana Pompei crolla, loro mangiano.
Anche questa è l'Italia del basso impero dove tutto sta crollando.


7.11.10

La crisi del Pdl e il Pd che non c'è. Tutti in cerca di un leader

Il limone mutante di Terzigno, cresciuto vicino alla discarica, è anche parlante - Cliccaci sopra per scoprire chi è

Azzarda Bersani dal palco dell'Auditorium: «Stiamo diventando il primo partito del Paese». Però non pronuncia la parola elezioni.
Curzio Maltese su La Repubblica (Il fai-da-te dei rottamatori) sembra spiegarne la ragione:
In una eventuale campagna elettorale il Pd non può infatti contare su nessun argomento forte, scavalcato in tutti dalla concorrenza. Sulla difesa della legalità e l’antiberlusconismo, ormai sinonimi, il Pd è meno efficace di Di Pietro e ora anche di Fini e Famiglia Cristiana, sulle questioni sociali e ambientali, per dire il precariato o il nucleare o la privatizzazione dell’acqua, è meno chiaro di Vendola e Grillo, sulla laicità e i diritti civili più ambiguo di tutti i nominati più i radicali, sull’immigrazione non ne parliamo. Perfino sulle legge elettorale il Pd non ha ancora scelto una linea, fra quattro o cinque possibili.

In questa Italia sommersa dai rifiuti, avvelenata dall'inquinamento, dalla corruzione, dalla disgregazione sociale, dove i giovani non hanno più futuro e il ceto politico ha subito una mutazione genetica malformante come il limone di Terzigno, riporre speranze sulle vecchie facce dei politici, poco importa se di destra, di centro o di sinistra è illusorio.
Lasciamo perdere i Berlusconi, Bossi, Casini, Rutelli, D'Alema, Veltroni, e compagnia cantante, non tutti nella stessa misura responsabili del disfacimento del paese, ma tutti corresponsabili dello sfascio istituzionale.
Titic e titac. Ti salta fuori dal cappello un Fini. Fini, uno che da quarant'anni mercanteggia con la politica e negli ultimi quindici ha condiviso tutte le peggiori scelte berlusconiane. Titac e titic ed eccoti lì i soliti Tremonti - un commercialista di successo che sa tutto su come far pagare poche tasse ai ricchi, ma poco ferrato in economia, cosa che non è necessariamente un male -, Luca Cordero di Monteprezzemolo - sempre accreditato ovunque al pari della verde erbetta, anche se sfugge quali siano davvero i suoi meriti a parte il cognome, Montezemolo, una dinastia per generazioni al servizio dei Savoia -, Mr. Sergio Marchionne, CEO Fiat - in tutt'altre faccende affaccendato, direi, per impelagarsi nella politica italiana -, Mario Draghi sul quale nessuno di quelli che in Italia contano, tranne Tremonti, porrebbe apertamente il veto. Ma anche questo Draghi, governatore della Banca d'Italia, non più un giovincello con i suoi sessantatre anni, con un curriculum da spavento tra studi, incarichi nazionali e internazionalie, appartenenze a consigli d'amministrazione e, tra l'altro, vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs tra il 2002 e il 2005, quale garanzia potrebbe mai offrire di essere l'uomo giusto per portare l'Italia fuori dal guano?
Valutando dalle referenze è mente fuori dal comune e dopo figuri come Bossi, Berlusconi e i loro scherani dio sa quanto l'Italia avrebbe bisogno di persone intelligenti alla guida della cosa pubblica.
Però l'essere stato ai vertici della Goldman Sachs, rimasta la più grossa banca operante nel "mercato delle scommesse" [quello che permette di guadagnare cifre colossali scomettendo appunto sugli andamenti futuri di prezzi, indici, tassi e valute] dopo la traumatica uscita di scena delle sue più dirette concorrenti (Bear Stearns, Lehman Brothers e Merrill Lynch) e non meno di queste corresponsabile della crisi finanziaria che ancora ci travaglia, non depone necessariamente a suo favore, se non per il fatto di essere un super esperto dei sofisticati meccanismi finanziari che determinano le sorti del mercato.
Del resto la Goldman, che ha retto meglio alla crisi finanziaria anche grazie ai 10 miliardi di dollari dei contribuenti americani ricevuti in prestito dal Tesoro Usa, è stata accusata di frode per aver creato e venduto prodotti collegati a mutui suprime, rilasciando informazioni inesatte e omettendo fatti chiave, dalla Securities and Exchange Commission (la Consob americana). Per mettere tutto a tacere lo scorso luglio ha pagato una multa record da 550 milioni di dollari ottenendo la chiusura della causa. In un libro recente, di grande successo in America, della Goldman Sachs è stato scritto: «Ha il carattere crudele di una tigre della Manciuria, si insinua in tutto il mondo, come un cacciatore esperto, quando sente l'odore di sangue si avventa!»
Dico queste cose non certo per simpatia nei confronti di Tremonti, ma semplicemente perché quando sento tante campane suonare a favore di una persona mi chiedo cosa le abbia slegate e faccio qualche ricerca. Ora posso sbagliarmi però questo Draghi non ha precisamente un passato da Madre Teresa di Calcutta e lo preferirei come consulente finanziario - se avessi una valanga di soldi - piuttosto che a capo di un governo che per il "patto sociale" tra stato e cittadini dovrebbe pensare anche al bene di questi ultimi.

3.11.10

Un paese per comici - Berlusconi presiede il prossimo convegno nazionale sulla famiglia



Il «nobiluomo» Gianni Letta («Gentiluomo di Sua Santità» per suggerimento del card. Tarcisio Bertone) come atto di riparazione ha imposto a Silvio Berlusconi di presiedere al convegno nazionale sulla famiglia
Sic!

2.11.10

"Meglio appassionato di belle ragazze che essere gay", Il Berlusca sì ch'l'è un om!

Diciamola tutta. Méi una bèla lögia che cü. Insomma meglio puttaniere che culattone. Questo proclama pubblicamente il nostro presidente del consiglio che ormai va a ruota libera.
Il dramma di questa Italia è che molti, apertamente o in cuor loro, sono d'accordo e non si scandalizzano se un primo ministro fa quel che fa e dice quel che dice.
Sia chiaro che dei gusti sessuali del cavaliere non ce ne importa niente. Può anche scoparsi una pecora se questo lo diletta, ma che esprima opinioni sui gusti altrui è inaccettabile. Nessun capo di stato di un paese civile si permetterebbe una simile battuta contro gli omosessuali, lui sì.
Tutta la mia solidarietà - e spero anche quella di chi legge questo post - ai gay lesbiche negri zingari ed ebrei da sempre dileggiati e perseguitati da individui col cervello atrofizzato.
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