26.1.11

Repubblica fondata sulla gnocca - Spcsnpts (se pensi che sia normale portaci tua sorella)

24.1.11

Berlusconi telefona anche a quel "postribolo" che è L'Infedele, insulta tutti e chiude la comunicazione. Telefonerà anche al New York Times?





Il New York Times ci è andato giù ben più pesante di Gad Lerner su La 7 nella sua trasmissione "postribolo", come l'ha definita il presidente del consiglio.
L'articolo qui sotto la dice lunga sulla considerazione all'estero del cavaliere di Arcore e gli italiani che lo sopportano.


Surreal: A Soap Opera Starring Berlusconi

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22.1.11

Il Papa, l'uomo del Colle,Tarcisio Bertone. Chissenefrega!



Napolitano esorta "Scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che possono solo aggravare un turbamento largamente avvertito e riconosciuto"
Bertone chiede «legalità e moralità»
Il Papa invita «società» e «istituzioni pubbliche» a ritrovare la moralità, «per dare nuova consistenza ai valori etici e giuridici di riferimento»

Il Presidente si turba e continua la solfa sui toni da abbassare.
Il cardinal Tarcisio, chiaro e incisivo quando si tratta di appoggiare Berlusconi e il suo governo, richiama vagamente alla legalità e alla moralità - lui che sembra avere le idee assai confuse in fatto di moralità quando parla di gay, pedofili e preti pedofili!
Il pastore tedesco non ci risparmia le sue esortazioni ovvie e generiche.
Aria fritta insomma.

E tutti lì, i media, ad aggrapparsi a queste misere cose come fossero segni di abbandono dello scomodo Berlusconi.
Frasi di rito e palle fruste. Fintantoché si sovvenzionano lautamente le scuole private, che vuol dire in massima parte cattoliche - a parte il milione di euro regalato personalmente alla moglie di Bossi (la "legge mancia" e soldi a valanghe per tutti) - favorendo economicamente in ogni maniera la chiesa, a partire dal famigerato 8 per mille, il Vaticano non ha alcun interesse a sloggiare il cavaliere di Arcore. Proprio ieri la notizia che l’ultima bozza del decreto sul federalismo fiscale prevede l'esenzione da tasse per tutto l'immenso patrimonio immobiliare di proprietà ecclesiastica. In un modo o nell'altro anche san Pietro è sul libro paga di Berlusconi.

Decisamente non se ne può più del puttanaio di Arcore con il corollario di idiozie di destra e di sinistra che ne è conseguito.
Basta ipocriti moralismi! Se per incastrare Berlusconi ci vuole una procace minorenne nel suo letto ben venga Ruby. Succederebbe un po' ad Al Tappone come è successo a suo tempo per Al Capone. Incastrato per un reato minore a fronte di centinaia di crimini efferati. Ma non è una gran cosa, nè per il sistema giudiziario né per una società che si dice "civile". Forse è per questo che nonostante tutto il clamore la cosiddetta "gente", di fatto, se ne frega.

Il 5 dicembre 2009 centinaia di migliaia di persone si autoconvocarono a Roma, senza partiti o altri apparati, per chiedere "politicamente" che il cavaliere di Arcore si dimettesse.
Sull'appello di convocazione al No Berlusconi Day era scritto tra l'altro:
Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali - come ribadito in questi giorni dalla stampa estera che definisce la nostra "una dittatura" - (...)
Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione (...)
Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell'Utri. (...)
Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.

L'opposizione che non c'è continuò ad ignorare e proseguire nelle sue ignobili manfrine.

Oggi, tra l'altro, la Cassazione ha ribadito la condanna definitiva per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra di un'altro tra gli uomini "migliori" del presidente del consiglio: Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia.

Lo scandalo del berlusconismo non sono le povere puttanelle che affollano le molteplici ville e residenze di Berlusconi. A parte quelle che sono riuscite a ottenere privilegi inimmaginabili (probabilmente avendo a disposizione maggiori strumenti di ricatto) le altre che si prestano a tutto, sperando nell'avverarsi di un sogno, fanno anche un po' pena.
Lo scandalo è il berlusconismo stesso e tutti coloro che si sono lasciati ammaliare dalle promesse dell'uomo che fa sognare gli italiani e che ha precipitato l'Italia in un incubo.

21.1.11

Berlusconi ha regalato un milione e mezzo anche a Dell'Utri

Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Berlusconi è buono e generoso. Distribuisce soldi a profusione. Lo fa con slancio perché ha bisogno d'amore e riconoscenza.
A beneficiarne non sono soltanto le procaci signorine che alloggiano a sue spese, ricevendo buste gonfie di euro, doni e, talvolta, un seggio in Regione nel "listino" di Formigoni (quando non un seggio in parlamento e, perché no, un ministero).
Anche i maschi godono dei sui favori. Di Lele Mora e il fido Fede s'è sentito in questi giorni.
Ora salta fuori anche un bonifico per un milione e mezzo di euro a Dell'Utri, l'amico siciliano, in profondo rosso sui conti correnti della banca - commissariata e in sospetto di riciclaggio - di Verdini, coordinatore del PdL.
Ne saltano fuori di nuove in continuazione, ma alla fine di proprio nuovo c'è ben poco.
I cablo pubblicati da Wikileaks parlavano anche delle feste di Berlusconi, definito dall'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble ''inetto, vanitoso e incapace come leader'', ''fisicamente e politicamente debole'' provato dalle ''frequenti lunghe nottate" e "l'inclinazione ai party" che non gli consentono di "riposare a sufficienza''. Le sue feste venivano definite ''selvagge''.
Le intercettazioni, fatte trapelare dai parlamentari che le hanno avute tra le mani, non fanno che confermare cose arcinote.
Quale la linea di difesa? Ciascuno di sé, e dei propri soldi, deve poter fare ciò che vuole. Ineccepibile (e i difensori ad oltranza del cavaliere dovrebbero ricordarsene anche quando vogliono imporre di vivere a chi vuole morire). L'unico limite alla libertà individuale è il rispetto delle leggi e delle regole che permettono a tutti di esercitare il medesimo diritto alla libertà.
Fondamentale per la libertà di ciascuno è che l'esercizio della libertà di chi è più forte non danneggi in alcun modo chi è più debole.
Tutto bene. Il resto è stucchevole moralismo e ipocrisia.
Il problema è che Berlusconi ha più volte travalicato i limiti della legalità addirittura piegando le leggi alle sue personali necessità pur di sfuggire alla magistratura. Come ci sia riuscito non è un mistero. Lo strapotere economico e mediatico ha convogliato sul suo libro paga una tale quantità di individui in debito di riconoscenza da permettergli, finora, qualsiasi cosa. La sua mentalità è tipica di chi si sente onnipotente. Tutto è in vendita e tutti possono essere comperati.
Le sue "puttane" come ormai tutti dicono apertamente, sono ben misera cosa a confronto delle "puttane" mediatiche, per lo più di sesso maschile, al suo diretto servizio sui giornali e sulle reti televisive, indifferentemente, di sua proprietà o pubbliche.
Il berlusconismo è un tale intreccio di collusioni che può crollare da un momento all'altro, come accaduto a Ben Ali in Tunisia, ma può anche durare ancora a lungo.
Ciò che è peggio è che Berlusconi ad un certo punto potrebbe mollare la presa, per una ragione o per l'altra, ma non finirà con lui l'intreccio di interessi, pressioni economiche, egoismi ed ingiustizie sociali generate da oltre quindici anni d'imbarbarimento della vita pubblica in assenza di qualsiasi credibile opposizione.

Italia - Il fiume del grande caimano

20.1.11

Che bella giornata! C'è chi si preoccupa, chi si diverte e chi...



Il cauto Morfeo del colle si "preoccupa" il Fanfulla da Arcore si "diverte" e noi?
Disoccupati, cassaintegrati, giovani senza prospettive, lavoratori a mille euro al mese, anziani alla canna del gas, miserabili pensionati, cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese alle prese con prezzi esosi, tariffe indecenti, servizi al collasso, vessati da contenziosi e richieste di pagamenti, più o meno dovuti, dai quali non è possibile difendersi e sui quali sono applicate sovrattasse da strozzinaggio, noi ci divertiamo, siamo moderatamente preoccupati o ci disperiamo?
Che bella giornata di Checco Zalone, nonostante il successo strepitoso al botteghino, è un film di serie C, buono per quattro facili risate, ma anche amaro.
Ne viene fuori lo spaccato dell'Italia odierna, drammaticamente in bilico tra radici culturali affondate in un passato di miserie e scaltrezze e presunzione di una competenza "moderna" di cui in realtà nulla si sa e comprende. Non si salva niente e nessuno. Dall'Arma dei Carabinieri, alla Curia, della religione, alla famiglia. Tutto è mescolato in uno stesso calderone. La pacca conclusiva di Checco sulla spalla del Papa - che sembra quasi la demolizione definitiva di qualcosa che vacilla - sintetizza il trionfo dell'ignorante - poiché tutto ignora - vanitoso e privo di scrupoli. Zalone è l'italiano tipo, vagante in un vuoto assoluto di idee, sentimenti, valori, non tanto per cattiveria quanto perché assolutamente esente da scrupoli di coscienza.
Amara pure la conclusione dei terroristi musulmani che hanno rinunciato all'attentato alla madonnina del Duomo di Milano. Non serve colpire i simboli degli Italiani, stanno distruggendosi da soli.

19.1.11

L'informazione della Lega nord


la testata del giornale e il sito il 18 gennaio 2011 - clicca sulle immagini se vuoi ingrandirle

Oggi, per curiosità, sono andato a vedere cosa dicevano i celoduristi sulle vicende in corso. Bossi, si sa, considera il Berlusca un bauscia e lo consiglia spesso di essere più furbo (forse come lo fu lui ai tempi?...)
Magari però qualche leghista avrebbe avuto piacere di saperne di più su quel che sta succedendo e, chissà, dire anche la sua. Invece il sito è in manutenzione e il silenzio tombale.
Nonostante i quattro milioni di euro pubblici gettati annualmente nel cesso del quotidiano leghista La padania è in profondo rosso nei conti perché vende poche copie. Ma va?

Cardinale Sepe - Berlusconi. In ogni persona c'è anche del bene. 'O miracolo!

il cardinal Sepe alle prese con il sangue di San Gennaro

Il cardinal Sepe, arcivescovo di Napoli e grande viaggiatore, da New York spezza la sua lancia a favore del cavaliere di Arcore.
Sepe, già indagato per corruzione nel giro di ristrutturazioni e vendite di immobili con la "cricca" Anemone, Balducci, Bertolaso, ha tutto l'interesse, anche pro domo sua, a sostenere che "in ogni persona c'è anche del bene".

17.1.11

U pilu? «Fusse che fusse la vorta bona»


Antonio Albanese: il primo comizio di Cetto Laqualunque


Non so se questa volta il cavaliere di Arcore, che sempre più ricorda Fanfulla da Lodi, sarà davvero indotto a togliere il disturbo. Certo che se riuscirà "u pilu" là dove non è riuscita la politica non sarà una grande vittoria della democrazia.
Comunque continuiamo ad augurarci che faccia al più presto le valigie più che per il famoso "bene del paese" per ricominciare a parlare di cose che contano, come, ad esempio, la condizione dei lavoratori. Grazie agli operai Fiat si era aperto un piccolo spiraglio sugli autentici problemi dell'Italia e degli italiani e subito zac! Tutto si è oscurato perché la scena è stata ripresa dal presidente del consiglio con le sue storie d'alcova. Credo che le persone normali, con un po' di sale in zucca, non ne possano più di queste storie che fanno ridere il mondo. Sarebbe assai meglio se Berlusconi, con la sua mentalità d'avanspettacolo scadente, andasse a godersi soldi e puttane - maggiorenni o minorenni che siano - in qualcuna delle sue ville sparse sul pianeta, portando via con sé la sua indecente corte dei miracoli.
Purtroppo il danno al cervello di una parte degli italiani è ormai irreversibile, dopo anni di massicce dosi Mediaset e Rai, ma frequentando il Web, qualche segnale di rinascita si comincia a cogliere.
Certo che si è messi proprio male per sperare che al suo posto vada un Tremonti, o addirittura un Casini o un Angelino Alfano.
Il fatto è che dall'altra parte non c'è nessuno, ma proprio nessuno.
Basti dire che a sindaco di Torino a un Chiamparino, che ha rilasciato sulla vicenda Fiat dichiarazioni folli - folli per uno che voglia rappresentare anche solo vagamente la "sinistra" - si pensa di far succedere l'impresentabile Fassino, sponsorizzato da De Benedetti [sic!]. Del resto anche Renzi, il sindaco "rottamatore" di Firenze, non è stato da meno nello sparar cazzate pro Marchionne. La prossima volta che ci sembrerà "simpatico" ricordiamoci il detto "dimmi con chi stai e ti dirò chi sei". Parlare dei Bersani, D'Alema e compagnia bella non vale neanche più la pena. Il guaio è che nemmeno Vendola, con il suo linguaggio immaginifico e la poca sostanza, è più di tanto affidabile.
Nei giorni caldi a cavallo del referendum l'unico a dare una sensazione di concretezza e competenza, relativamente alle questioni di cui parlava, è stato Maurizio Landini, il leader della Fiom. Con lui si può essere o non essere d'accordo eppure appare più "vero" di tanti altri.

16.1.11

Fiat. Credevano di stravincere e invece sono stati col fiato sospeso fino all'ultimo

Credevano di stravincere e invece sono stati col fiato sospeso fino all'ultimo.
Il ricatto di Marchionne è passato solo grazie al voto degli impiegati che non si spaccano certo il culo sulle linee di montaggio.
Ora i turni saranno più lunghi, la pausa per riposare solo di dieci minuti, il diritto di sciopero non più garantito. A rappresentare gli operai resteranno i Bonanni, gli Angeletti e gli altri sindacatini gialli ossequiosi alla dirigenza. Questa è la democrazia marchio Fiat.
Però i lavoratori che ancora producono qualcosa, anche se - e non certo per colpa loro - obsoleto ed invendibile come le automobili della fabbrica torinese, hanno ampiamente dimostrato di volere il pane... ma anche le rose.

14.1.11

Fiat Bread and Roses


"Penso che a Mirafiori vincerà con percentuale elevata il sì e quindi il buon senso" si sbilancia il cavaliere di Arcore caracollando in sella.
Facile profezia.
Altri invece auspicano l'avvento del pane e delle rose.
Assai più difficile.

Deludente la decisione della Corte costituzionale

C'è poco da dire. Il senso di delusione per la decisione della Consulta era inevitabile. Si sapeva già che avrebbe dato un colpo al cerchio e l'altro alla botte. Riaffermando la centralità del giudice rispetto alle decisione di concedere o meno il legittimo impedimento, da un lato si ribadisce che nessuno, nemmeno Berlusconi, può decidere autonomamente se presentarsi o meno ad un processo che lo riguarda, dall'altro si ammette la possibilità per il capo del governo di avere buone ragioni per far slittare i suoi procedimenti legali. Evidentemente il problema è che non dovrebbe proprio esistere il caso di un primo ministro imputato di reati comuni che resta tranquillamente al suo posto.
Comunque, ma già lo si sapeva, Berlusconi può dormire sonni tranquilli, almeno per quanto riguarda l'eventualità di finire in galera per i processi in corso. Ci penseranno i suoi avvocati-parlamentari, pagati a nostre spese, a tirare in lungo i procedimenti fino alla loro prescrizione, in futuro esattamente come in passato.
Tanta attesa e tanto rumore per nulla. Berlusconi lo sapeva tanto bene da potersi permettere di affermare che se ne fregava delle decisioni della Consulta.
Non capisco, proprio non capisco, l'euforia dei giornali che, a seconda delle tendenze politiche, vedono nel pronunciamento della Corte costituzionale un segnale comunque a proprio favore.
La decisione è un compromesso che nei fatti non cambia nulla. Come spesso accade in questo disgraziato paese tutto va avanti come sempre.
E intanto a Milano parte un nuovo procedimento contro Berlusconi. Le ipotesi di reato per il presidente del Consiglio sono «concussione» e «prostituzione minorile» per il caso Ruby.
[Vedere Corriere della Sera: Caso Ruby: Berlusconi indagato ]

13.1.11

Le regole inflessibili della «mamma cinese»

Ha molto successo sul Web l'elenco di regole della perfetta madre. (Vedi articolo Corriere «Noi madri orientali. Inflessibili e migliori».
Sciocchezze per lo più.
Dare regole ai propri figli è giusto, così come è giusto che la scuola pretenda il rispetto di norme comportamentali condivise e insegni più matematica e, magari, meno latino. Ma il problema vero non è tanto quello che si insegna quanto come si educa e con quale metodo.
Il sistema della madre cinese di Yale è solo ridicolo e non si discosta molto da quello della nostra scuola tradizionale (dalla quale per molti versi non ci siamo ancora affrancati) che non ha prodotto grandi risultati sugli studenti privi di background culturale (e sono i più, senza contare coloro che hanno altri tipi di problemi).
L'inflessibilità da parte di genitori ed insegnanti può anche andar bene in taluni casi purché non diventi fine a sé stessa. In tal caso non si insegna alcunché se non a sottomettersi. Se è vero che i genitori italiani sono diventate iperprotettivi con i propri figli, lo sono per una profonda ignoranza del mestiere del genitore e per la convinzione radicata di essere sempre nel giusto qualsiasi cosa dicano a facciano. L'incapacità a mettersi in discussione, a comprendere le ragioni degli altri a resistere agli impulsi emotivi più immediati dà luogo a generazioni fragili, impreparate ad affrontare i dinieghi, poco propense all'autocritica. Ognuno, sulla base dei modelli proposti dai media, è convinto di essere il meglio e meritarsi tutto. Tali i genitori, quali i figli.
Uscirne con l'esaltazione dell'autoritarismo da luogo a commenti farneticanti del tipo "Qui purtroppo la scuola è infestata da psicologhe, laureate in "scienza" dell'informazione e dell'educazione. Tutta gente con il vuoto pneumatico nel cervello e infatti l'Italia è agli ultimi posti per quello che riguarda l'apprendimento scolastico. Dovremmo importare le insegnanti cinesi e lasciare a casa le nostre maestrine. Le poche che insegnano la disciplina e si fanno rispettare vengono immancabilmente infamate dai genitori con accuse di violenza sui bambini o di eccessiva severità."
Eppure scommettiamo che moltissimi lo sottoscriverebbero?

12.1.11

Qualche considerazione su Fiat, Marchionne e i lavoratori


Berlusconi vale 11490 operai Marchionne soltanto 435 titolavo un post a giugno di quast'anno.
Ora per Marchionne ha rifatto i conti Mucchetti (Marchionne e lo stipendio del dipendente Fiat) e, se dice il vero [perché dubitarne visto che è pubblicato dall'"autorevole" Corriere che non brilla certo per opposizione a Marchionne) il CEO Fiat guadagna ben 1.037 volte il suo dipendente medio.
Vogliamo menarne scandalo? Da sempre i "padroni" sfruttano. Non a caso, chi più chi meno, si arricchiscono.
I moderni CEO assunti per guidare grandi imprese, banche e quant'altro, hanno esattamente la "missione" di garantire guadagni agli azionisti (i padroni appunto). Se falliscono kaput, finiti. Inevitabile che si tutelino accumulando enormi somme in breve tempo, tali da assicurare vite da nababbi a sé stessi ed indefinite generazioni future di figli e nipoti. Più restano, poi, meglio è.
Dunque se lo stipendio di Marchionne era "soltanto" 435 volte maggiore di quello di un suo operaio, con le stock option [uno dei famigerati strumenti derivati della finanza, nello specifico opzioni su azioni regalate o con diritto di acquisto ad un prezzo inferiore a quello di mercato che offrono la possibilità di realizzare enormi plusvalenze] sale a 1037 volte.
Ora il problema non è che "Marchionne insulta ogni giorno il Paese" come accusa Il leader della Cgil Susanna Camusso e neppure che per via della globalizzazione conviene produrre automobili altrove. Dell'Italia alla Fiat non è mai fregato niente se non "nella misura in cui", come si dice, ne traeva un profitto. I discorsi sul "patriottismo aziendale" valgono meno di zero, interessano poco e servono solo a riempire ore di trasmissioni televisive e pagine di giornali sollevando cortine fumogene. Assai banalmente se il costo di fabbricazione di una automobile (rispetto alla quale il salario dell'operaio è piccola parte) sarà inferiore in Italia (e questo dipende anche dalla produttività di ogni singolo lavoratore) Marchionne resterà, altrimenti andrà altrove. Ciò che conta esclusivamente, per Marchionne, è che alla fine di ogni anno, in un modo o nell'altro, il valore del suo gruppo (compreso il 25% in Chrysler), cresca e il dividendo azionario soddisfi i padroni. Fiat - e ancor più gli operai Fiat - sono solo parti del tutto.
Giusto? Certo che no! Per questo fanno bene quelli della Fiom a resistere. Perderanno? Quasi certamente. Di sconfitte è piena la storia dei sindacati dei lavoratori. Ma che gli intransigenti a Mirafiori vincano o perdano cambierà ben poco. Il loro destino non è nelle loro mani.
Proprio l'aspirazione a riprendere in mano le proprie sorti, rivoluzionando i rapporti di produzione, aveva prodotto quei movimenti di massa in grado di migliorare le condizioni della "classe lavoratrice" [Ndr: una rilettura, per quanto "critica", del Manifesto di Karl Marx farebbe bene a molti]. Oggi le cose sono molto più complicate. Tutti hanno qualcosa di più da perdere che le proprie catene, ma abbandonare posizioni giorno dopo giorno, anno dopo anno ha prodotto un esercito di precari senza diritti e il rischio è proprio quello di tornare in condizioni tali che alzare la testa diventerà impossibile. Impossibile proprio come dire no al ricatto di Marchionne.

9.1.11

Spot nucleare in TV - Gioco a scacchi con la morte


controspot di NEUPAULpalen

Ci stanno martellando con lo spot della partita a scacchi tra favorevole e contrario al nucleare.
L'ingannevole spot è finanziato dal forumnucleare.it per nulla neutrale. Si tratta infatti di una associazione di aziende, tra le quali l'ENI, apertamente favorevole alla reintroduzione del nucleare in Italia. Dietro questa operazione di pubblicità ingannevole sta Chicco Testa ex segretario e presidente di Legambiente, ex deputato Pci e Pds ed ex fervente anti-nuclearista pentito, ora sfegatato pro-nucleare privo di dubbi, come capita spesso ai pentiti. E vai!

Saint Moritz, D'Alema, Il Riformista e gli Angelucci

Massimo D'Alema, in un'intervista a Il Riformista, risponde all'accusa di Berlusconi di essere un "comunista in cachemire".
"La sciarpa che indossavo non era di cachemire, posso fargliela vedere. Il giaccone è un vecchio giaccone. Le scarpe le ho comprate da Decathlon, pagandole ventinove euro, possono testimoniarlo le tante persone che hanno fatto la fila con me. Ma il punto non è la campagna qualunquista. Questo attacco non è casuale. È il segnale che Berlusconi pensa alle elezioni. Ma dice anche molto sul nostro sistema di informazione"
"A Berlusconi, comunque, non è rimasta che la forza di imporre queste mascalzonate. Per il resto, è finito, ha trascinato il paese al disastro" conclude D'Alema.

Ne prendiamo atto e non stentiamo a crederci. Il Baffino ha sempre un po' avuto il braccino corto...
In quanto al fatto che Berlusconi sia "finito" ce lo auspichiamo da un pezzo, ma lui è sempre lì. Sicuramente il cavaliere "ha trascinato il paese al disastro", ma una bella mano per fare ciò l'ha ricevuta proprio da D'Alema e soci. I "patiti dell'informazione" lo sanno bene, gli altri non hanno mai saputo o dimenticano facilmente.
Comunque rilanciare la smentita dalemiana su Saint Moritz è doveroso anche perché appare su un giornale che pochi leggono e nessuno compra, voluto da D'Alema stesso, Il riformista appunto, appartenente alla famiglia Angelucci (i chiacchierati re delle cliniche che grazie alla privatizzazione della sanità pubblica incamerano 500 milioni di euro all'anno), la stessa che possiede anche la testata di Libero, giornale parimenti percettore di contributi pubblici.

6.1.11

D'Alema a Saint Moritz. Attaccati al tram e fischia l'Aida

"Tacataltram e sufla l'aìda!" si dice in quel di Milano a coloro che non hanno alcuna possibilità di ottenere ciò che desiderano.
In questa epifania senza futuro per i lavoratori spogliati di qualsiasi potere contrattuale e giovani e disoccupati privi di prospettive, piacerebbe a tutti andarsi a rilassare in montagna, al mare o ai tropici. Anzi a tanti giovani e meno giovani che hanno perso il lavoro basterebbe la prospettiva di ottenerne uno, prima o poi.
Che il baffino nazionale, con il consueto cattivo gusto, si faccia sorprendere sulle più esclusive nevi svizzere così come in barca sui sette mari, non scandalizza nessuno tranne quelli del Giornale che, come si dice, ci pucciano il biscotto.
A stupirsi può essere solamente chi si ostina a classificare D'Alema e soci come dirigenti di sinistra quando invece hanno trascorso la vita a rinnegare tutto il passato ed affossare nella sostanza, così come nella forma, tutto ciò che avesse anche solo una parvenza di sinistra.

Vedi aggiornamento 9 gennaio

4.1.11

Festività 2011. Niente 25 aprile e primo maggio per gli sfaticati


Una "bellezza" per Libero la scarsità di "ponti" festivi nell'anno a venire. Il Belpietro-Feltri team definisce "puro godimento" la mancata festività del 25 aprile (perchè cadrà in Pasquetta) e del primo maggio (in domenica).
Pure Marchionne - quello che "Se vince il no, salta Mirafiori" - ne sarà entusiasta. Un po' meno gli operai per i quali ogni festa è una boccata d'ossigeno nella vita di merda di tutti gli altri giorni.
Anche queste piccole cose aiutano a capire chi sta con chi e perchè.
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