2.7.06

Manifesto dai!

vignetta Vauro“Il manifesto” deve sopravvivere. Prosperare sarebbe troppo, ma morire non deve. Lo leggo da sempre e da sempre ritengo sia il miglior giornale "militante" della sinistra italiana. Quante volte ha gridato "al lupo!" e poi se l'è cavata. Vogliamo sperare che sia anche questa una di quelle. Purtroppo nella fin troppo famosa fiaba, che Nabokov pone all'inizio della letterarura di tutti i tempi, alla fine il lupo arriva e nessuno corre in soccorso al pastorello affabulatore. Temo che vi accadrà un po' la stessa cosa, non perché avete detto il falso, ma per aver usato troppa fantasia. Li vedo già i cari colleghi giornalisti gioire per la vostra scomparsa. Del resto basta leggere un po' di commenti al vostro appello riprodotto sul Barbieredellasera per capire l'aria che tira. Dunque quel poco che posso io lo farò per voi. Però devo dire alcune cose che mi passano per il cervello. Quando ho letto che avete 121 dipendenti mi sono detto "C..zo!" Poi ho sentito Polo a Radio Popolare sostenere che tutti hanno diritto al salario anche se non lavorano più. Bene, principio sacrosanto, ma come un tempo si discuteva se fosse possibile il socialismo in un solo paese ora bisognerebbe domandarsi se in una economia di mercato sia possibile un "mostro" come il vostro. Chiedete se sentiamo bisogno di voi. Certo che si! Brutalmente però dico anche che i giornali sono in via d'estinzione, morti che camminano. Per quanto? Ancora nessuno può dirlo, probabilmente i tempi d'agonia saranno lunghi, ma la fine o prima o poi arriverà. Senza l'ossigeno dei 700 milioni di euro pubblici erogati a testate inutili che pubblicano migliaia di copie destinate al macero pagando smisuratamente giornalisti con pochissimi lettori quanti cesserebbero subito d’esistere? E sarebbe soltanto un bene considerando che in certi casi a leggerli, forse, ci sono soltanto i curatori delle rassegne stampa! So che per voi, probabilmente unici a meritarvi una sovvenzione, costituirebbe un dramma, eppure questa sarebbe la giusta direzione. Occorrerebbe pensare seriamente a chiudere bottega e ripartire in pochi, con il vostro marchio e la vostra credibilità, magari pubblicando solo in Internet e aprendovi al “volontariato” dei lettori. Insomma scommettere sulla qualità del vostro “pubblico” pronto a svolgere un ruolo attivo e sulle risorse di rete, pensare ad una specie di cooperativa on-line per portare avanti, a basso costo, il vostro patrimonio ideale. Non è semplice, ma se ne potrebbe discutere.

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