18.1.16

La caduta degli dei (Luchino Visconti)

Notte fonda. Dalle 3 alle 5 rivisto questo film, tra i migliori di Visconti. Nel '69 forse non ero in grado di capirne tutti i significati. Fatto sta che dopo così tanto tempo. Ne ricordavo solo poche scene. Grandiosa la sequenza della festa-orgia con massacro finale delle SA. Assimilabile per forza rappresentativa al gran ballo del Gattopardo.
Storicamente non vale un granché. Del resto non credo fosse intenzione di Visconti farne un film denuncia del nazismo.
Le SS sono un po' da operetta e in genere tutti i personaggi sono ritagliati su cliché risaputi e abbastanza acriticamente riproposti.
Avvincente invece tutta la messa in scena filmica dove gli attori si muovono come automi incapaci di volontà sullo sfondo di eventi incontrollabili.
Più che dei in caduta libera sono protagonisti di una tragedia di cui non colgono il senso, in quanto rappresentanti di una categoria alto-borghese al capolinea.
La grandezza della pellicola sta proprio nell'affresco sociale che ritrae con la maestosità e ricchezza di dettagli dei quadri di Goya relativi alla famiglia reale spagnola.
La profondità intellettuale del film non è data tanto dai dettagli psicologici individuali quanto dal sociogramma esistenziale che offre - fatta salva la bellezza estetica - maggiori spunti alla riflessione di un trattato di sociologia.
Film di questo genere sono rarità nella storia del cinema.
Più facile trovare analoghe corrispondenze in letteratura.
È il caso di Thomas Mann di "Declino di una famiglia" (Buddenbrooks) o "La montagna incantata", più ancora che "Morte a Venezia", autore tra i prediletti da Visconti.

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