15.7.16

Considerazioni a margine della strage di Nizza

Qualche considerazione dopo la strage di ieri sera a Nizza mi ci vuole, non foss'altro per chiarirmi le poche idee e confuse che mi girano in testa.
Orrore, ovviamente, e costernazione per le vittime. Non se ne può più.
Un franco-tunisino il massacratore. Un piccolo delinquente poco religioso, ma probabilmente con problemi personali, non troppo diversi da quelli di tanti altri che però non vanno in giro ad ammazzare decine di persone.
Fatalità? No, certamente. Odio e violenza fanno la differenza. L'Is può rivendicare quello che vuole, ma questa volta non sembra essere una sua cellula organizzata. Un po' come nel caso del locale gay a Orlando, USA. Terrorismo? Sì, nel senso che ingenera terrore.
Nel mondo, solo nel 2014, le vittime del terrorismo sono state 32658. Di tutti gli atti genericamente definiti terroristici. (lastampa.it/2015/11/24)
Vedi anche (repubblica.it/esteri/2015/11/19)
Ieri sera un esperto sosteneva che nel 2015 sono un po' diminuiti.
L'Is, manovrato da potenti interessi economici di stati che hanno contribuito e contribuiscono alla sua esistenza, rimane tra i maggiori mandanti reali e/o morali. I fanatici più o meno organizzati che si dicono appartenenti allo stato islamico, non sono che uno strumento.
Sempre nelle dirette in internet di ieri notte mi ha colpito la testimonianza di un americano che raccontava come il camion a fine corsa si sia fermato, e lui abbia chiesto all'autista di scendere per aiutarlo a soccorrere le vittime accorgendosi solo allora che aveva in mano una pistola, ma non gli ha sparato. In quel momento sono arrivati i poliziotti che hanno subito ucciso l'uomo del camion. Una strana dinamica, come strane appaiono le armi finte sul camion. Allo stesso modo mi hanno lasciato perplesso i fori di proiettile sul vetro del tir per lo più concentrati dalla parte dove non c'era il guidatore. Probabilmente non significa niente, ma forse un attentatore vivo sarebbe più utile di uno morto. Però capisco che non è facile il controllo della situazione. 
Ogni volta che accadono atti terroristici di tale portata è difficile non andare con il pensiero anche alla demenza politica dei Bush - come di altri presidenti americani - e delle lobby economiche e militari loro referenti che hanno avuto un ruolo di primo piano nella recente destabilizzazione del mondo.
Pure Blair e l'Europa hanno recitato la loro sporca parte in Africa e Medio Oriente e a subirne le peggiori conseguenze sono stati i musulmani. La Francia sta duramente pagando per le interessate ingerenze dell'Eliseo in più paesi africani.
L'Islam integralista, così come tutte le religioni fondamentaliste, sono un altro elemento istigatore di brutali ostilità. Il miscredente, o colui che non crede nella "dovuta" maniera, è un nemico la cui vita non vale nulla. La storia è piena di drammatici esempi al riguardo.
In un clima di comunicazione globalizzata i fanatici e le menti più deboli alimentano facilmente il proprio odio per comportamenti e costumi che ritengono responsabili di tutti i mali del mondo o - semplicemente personali - giustificandoli con qualche assurda ideologia.
È facile per chiunque (anche se meno che in America!) procurarsi un'arma e inventarsi un modo per uccidere decine di persone. Nel 2011 il killer norvegese di Utoya era riuscito da solo a causare 77 morti e 320 feriti.
Se questo clima di disprezzo per l'altro "diverso" da sé non verrà riassorbito nell'alveo di una appartenenza a una comune umanità sarà sempre peggio.
Le disuguaglianze economiche, ancora prima che culturali, povertà e malessere crescenti, alimentano indubbiamente la violenza individuale e collettiva.
Pure coloro che per interessi politici fomentano le pur giustificate paure popolari vanno ascritti tra i mandanti morali delle carneficine.
A casa nostra, nel loro piccolo, i Salvini, Sallusti, Belpitro, Feltri, ai quali si dà uno spazio immeritato in TV, altrove personaggi come la Le Pen, Farage, Boris Johnson, Donald Trump, tanto per fare qualche nome nel nostro campo di appartenenza, rappresentano altrettanti pericoli di radicalizzazione dello scontro tra contrapposti stili di vita, forieri di sviluppi nefasti.

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