22.7.10

Ho visto un re - Barbara, neo laureata e subito cattedratica, presenti Don Verzè e papà Berlusconescu

Jannacci, Ho visto un re.

Da non perdere il corsivo di Alessandro Robecchi sul Manifesto La cattedra di Barbara Ceausescu o, per i più seriosi, la lettera indignata di Roberta De Monticelli docente di Filosofia in quella stessa Università, pubblicata ieri su La Repubblica (sotto riprodotta) e seguita oggi da un commento sul Corriere
Non ho niente contro la signorina Berlusconi, che magari è anche una ottima studentessa al pari di tante altre, ma come si può pretendere comportamenti "virtuosi" dagli italiani con questi esempi? E bravo il don Verzè al quale avevo dedicato un post proprio l'altro ieri Don Verzé: Berlusconi "mandato dalla divina provvidenza". "Un dono di Dio all' Italia"

"Insegno filosofia della persona alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che il nostro rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolta alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia.
Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere.
Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà.
Me ne dissocio individualmente, anche se spero che la deprecazione dell’accaduto sia unanime fra il corpo docente. Ma tengo a ribadire con questa mia serena dichiarazione che non sono né di principio né di fatto corresponsabile dell’andamento di questa cerimonia: non di principio per le profonde ragioni di dissenso che ho qui espresso, non di fatto, perché in effetti non figuravo fra i componenti della commissione relativa alla candidata in questione, e certamente non perché avessi chiesto di esserne esonerata." Roberta De Monticelli

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