16.5.12

La "finanza" secondo Paolo Rossi e Paul Krugman



Considerazioni a margine dalla geniale declinazione di Paolo Rossi della parola "finanza" a Quello che (non) ho e degli articoli di Paul Krugman (premio Nobel per l'Economia) Europe’s Economic Suicide sul New York Times e Se Wall Street è senza regole su La Repubblica.

Cosa fanno le "banche d'affari"? Scommettono. Puntano sulla probabilità che qualcosa accada esattamente come alla roulette.

Ad esempio il Forex (mercato delle scommesse sui cambi di valuta, di gran lunga il più grande mercato speculativo al mondo con un volume di scambi giornaliero superiore ai duemila miliardi di dollari) permette guadagni esentasse - e perdite - velocissime con possibilità di giocarsi anche somme superiori a quelle effettivamente possedute. É una delle conseguenze della fine degli accordi di Bretton Woods e della deregolamentazione. Si punta, rigorosamente per via telematica, sul rialzo o ribasso del valore di una moneta rispetto ad un'altra, anche nel giro di pochi minuti. Un po' come giocare sul rosso o sul nero o a testa e croce. Solo che qui il calcolo delle probabilità è assai più complesso.

Così a valutare le possibilità di vincita in base alle analisi economiche le banche chiamano i più brillanti giovani matematici e ingegneri gestionali del pianeta - ovviamente pagati con cifre astronomiche.
C'azzeccano? Si direbbe di no per come sono andate le cose. O almeno non sempre, o almeno non a vantaggio del "parco buoi" (gli investitori di basso profilo). Ma chissenefrega. Intanto i soldi rischiati dalle banche, dai fondi pensione, dai governi, dalle multinazionali, dai broker sono di altri.
Solo la casalinga di Voghera, purché informaticamente attrezzata, si fotte, o assai più raramente, raddoppia la sua pensione. Non è troppo diverso che sputtanarsela al bar sotto casa con le slot machine.

Come sempre nel gioco d'azzardo solo il banco vince, e il banco non sono le banche, ma i grandi ricchi del mondo detentori di capitali immensi. Il famoso 1% più ricco del mondo che possiede oltre il 50% delle ricchezze del pianeta non è una favola.

Fatto sta che i disastri globali causati dalle banche sono lì da vedere. Storicamente parlando non è neppure una novità. Per evitare devastazioni erano nati gli accordi di Bretton Woods del 1944. Garanzie, regole e controlli dopo il caos monetario tra le due guerre, il crollo di Wall Street del '29 e la catastrofica Grande Depressione che ne seguì.

L'Europa si sta suicidando. Potrebbe uscire dalla crisi mortale nella quale si dibatte solo con una integrazione politica reale, l'adozione di ricette economiche keynesiane, regole e controlli per l'economia.
Ma chi dovrebbe fare tutto ciò? I politici che fino ad ora hanno retto la coda all'1% degli straricchi? Più che improbabile!

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