10.12.13

Politica e forconi ai tempi di Renzi

Giriamola come vogliamo, però che tre milione di persone vadano a votare a pagamento e due diano il loro consenso a Renzi resta un fatto significativo.
A parte i civatiani, sembra difficile che sia stata l'espressione del tradizionale "popolo di sinistra". Sono semmai i "forconi democratici" che ben si affiancano ai "forconi di destra" (ma fortemente motivati) nelle piazze. È un coagulo di dissenso multicolore con forti venature qualunquiste, ideologicamente non troppo dissimile da quello al quale si rivolge Grillo.
Non è un caso che anche le cosiddette "forze dell'ordine", sempre molto determinate nel manganellare il dissenso, oggi a Torino si siano "tolte i caschi" ufficialmente perché "erano venute meno le esigenze operative che ne avevano imposto l’utilizzo", ma secondo il segretario dell'Ugl, sindacato di polizia, "in segno di solidarietà con quella parte dei manifestanti che ha pacificamente mostrato il proprio disagio per la grave crisi che attraversa l’Italia" (e quel "pacificamente" è un capolavoro per chi ricorda quanti manifestanti pacifisti siano stati massacrati di botte durante le manifestazioni).
Di fatto in tutto questo marasma quella che sembra davvero "fuori gioco" è la sinistra.
Sinistra che non ha nulla a che fare, sia ben chiaro, con gli apparatchik cuperlo-dalemiani del Pd e, a ben guardare, neppure con i contorcimenti vendoliani di Sel o i rigurgiti vetero-comunisti di chi nelle istituzioni non riesce neppure più ad essere rappresentato.
Siamo di fronte a un melting pot che inevitabilmente trova dissenzienti coloro che si rifanno a un'idea di "sinistra" radicata culturalmente nella storia del novecento. La parola è passata a "nuovi soggetti politici", si sarebbe detto una volta.
Come andrà a finire ce lo dirà il tempo.


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