10.3.14

A festa finita (e a bagarre scatenata per la rappresentanza di genere)


Ho taciuto sulla "festa", o comunque la si voglia definire, delle donne perché la ritengo una delle tante inutili giornate più o meno internazionali, per questo o per quello, che lasciano il tempo che trovano.
Mi permetto, a festa finita, qualche osservazione, sull'onda della segnalazione da parte di un amico pavese circa il licenziamento di una donna, perché gravida, da parte di altre donne.
Purtroppo per certi versi è una non-notizia l'allontanamento dal posto di lavoro di una donna incinta.
Alle donne capita ben di peggio!
L'aggravante è che a licenziarla siano state altre donne.
Penso proprio che il rispetto dovuto alle donne, come la dignità per chiunque altro, prescinda dal genere come da qualsiasi altra considerazione e non abbia bisogno di particolari ricorrenze o gabbie protettive.
Alla stregua del modo incongruente con il quale si enfatizza la ricorrenza per le donne, a fronte delle efferatezze compiute nei loro confronti, fa sorridere la bagarre scatenata in queste ore per la rappresentanza di genere garantita nelle istituzioni, tanto più quando alimentata da donne assurte al ruoli di parlamentari non certo per meriti politici pregressi, ma soltanto per cooptazione da parte dei "maschietti" che le hanno volute accanto a sé (si chiamino Berlusconi, Renzi o pincopallino).
Nei paesi cosiddetti "civili" (termine che fa sempre più irritare visto che l'inflazione del suo uso va di pari passo all'inciviltà dilagante) le donne non sono penalizzate come in Italia e senza la necessità di garantire loro "per legge" qualche posto in più.
Le dinamiche sociali evolvono con l'evolvere culturale dei componenti la società, non per decreto.
Nello specifico della donna gravida licenziata le colpe  sindacali per aver sbragato nel corso degli anni rispetto alla tenuta dei diritti faticosamente conquistati dai lavoratori sono grandi. Per cosa poi? Per il piatto di lenticchie rappresentato dal potere personale di pochi inqualificabili leader giocato sul tavolo dei rapporti con i propri referenti politici. A riprova guardate dove finiscono a carriera sindacale ultimata.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Basta chiedere a quali assurde condizioni di salario, orario e quant'altro, vengono precariamente assunti i giovani e non più giovani che trovano occasionalmente un lavoretto, per rendersi conto dello sfacelo provocato (e non appelliamoci per questo alla crisi!)
Drammaticamente più nessuno è garantito sul posto di lavoro né, in Italia, può sperare di cadere sul relativamente morbido di una protezione sociale in termini economici, se disoccupato.
Vedremo chi davvero farà qualcosa di concreto in questa direzione e chi invece si opporrà.
È una cartina al tornasole per questo e per i prossimi governi.

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