7.12.08

Sovvenzioni ai giornali - Spariti ben 153 milioni - Ecco le tappe principali

Personalmente sono contrario al finanziamento pubblico dei giornali, siano essi di partito oppure no. Dare un taglio netto è anche l'unico modo per evitare, con emendamenti a leggi e regolamenti vari di favorire i soliti noti a scapito degli altri. Tuttavia capisco le ragioni del Manifesto, una delle poche testate la cui esistenza abbia un senso, nell'esserne a favore. Ciò nonostante ritengo che un prodotto editoriale, valido o meno che sia, debba sostenersi con i proventi dei lettori. So benissimo che, così, chi ha maggiori possibilità economiche può permettersi visibilità tale sul mercato da accaparrarsene la fetta più grossa. Il Manifesto ha sempre chiesto e continua a chiedere ai suoi sostenitori contributi. Il 19 dicembre metterà in vendita una copia a 50 euro. La comprerò ed invito altri a farlo. Però vorrei ricordare che il futuro - ormai presente - dell'informazione non è nei giornali in edicola, ma qui, su Internet.

Per comprendere meglio l'andamento della vicenda propongo la scheda pubblicata sul Manifesto
CRONOLOGIA
m. ba.

25 giugno 2008
Il governo approva il decreto Tremonti (DL 112/08) che di fatto anticipa la finanziaria. Tra tagli pesantissimi e norme di tutti i tipi (dalla fine dell'obbligo scolastico alla cumulabilità di reddito e pensioni) c'è anche l'articolo 44, che abolisce il diritto soggettivo delle testate che ricevono i contributi all'editoria. Ogni anno sarà il governo a stanziare fondi («che costituiscono limite massimo di spesa») da ripartire con un regolamento successivo che il sottosegretario Paolo Bonaiuti deve presentare «entro 60 giorni» dalla conversione in legge. Contestualmente, il decreto taglia i contributi per la legge sull'editoria di 83 milioni per il 2009 e di 100 milioni per il 2010, a fronte di uno stanziamento iniziale di 387 milioni per i due anni e di un fabbisogno inizialmente stimato di 589 milioni di euro.
24 luglio - 6 agosto
Il 24 luglio la camera approva il decreto con voto di fiducia e maxiemendamento.
Poco prima delle ferie estive, venerdì 1 agosto, il decreto è approvato anche dal senato, sempre con la fiducia e il maxiemendamento del governo. Il 6 agosto la camera lo approva definitivamente in seconda lettura (sempre con lo stesso metodo). Il decreto diventa la legge 133/08. Lo stesso giorno, Tremonti presenta le linee guida della sua finanziaria. Per l'editoria sono previsti ulteriori tagli per 43 milioni, che portano il fondo complessivo a 261, meno della metà della cifra necessaria (solo i contributi indiretti ne costano 305).
24 settembre
Sul «manifesto» inizia la campagna «Fateci uscire». Partono la sottoscrizione dei lettori e decine di assemblee in tutta Italia.
8 ottobre
Bonaiuti presenta in commissione Affari costituzionali al senato la prima bozza del suo regolamento. Parlamentari di tutti i partiti (Lega, Pd, Pdl, Idv) chiedono il ripristino dei fondi e del diritto soggettivo.
15 ottobre
La commissione Cultura della camera approva all'unanimità un parere sulla finanziaria che chiede il ripristino del diritto soggettivo e il reperimento dei fondi cancellati.
4 novembre
La commissione attività produttive di Montecitorio approva il ripristino del diritto soggettivo tout court. Il governo corre ai ripari e cerca un compromesso: è l'articolo 33 del ddl 1441-ter sul nucleare (!) che introduce la moratoria di almeno un anno alla cancellazione del diritto ai contributi, impone il «parere vincolante» delle commissioni competenti delle due camere sul regolamento e cancella «l'accesso alle sovvenzioni indirette» per le imprese editrici che non hanno in statuto il divieto di distribuire utili. Il ddl è ora in senato (ddl 1195).
6 novembre
I redattori di testate coop e di partito a rischio, insieme a Mediacoop, i sindacati dei giornalisti (Fnsi e Stampa romana), Cgil, Cisl, Uil e Ugl, più gli edicolanti Sinagi chiedono una riforma vera e il ripristino di fondi e diritti a difesa del pluralismo.
3 dicembre
Bonaiuti torna in comm. Affari costituzionali in senato. Chiude a modifiche al regolamento e dice che «entro il 15 dicembre la questione va risolta definitivamente».
4 dicembre
Bonaiuti non si presenta alle audizioni chieste dalla commissione Cultura della camera e invia un documento che giudica illegittimo il parere vincolante delle commissioni previsto nel ddl sul nucleare 1195. Pd, Idv e sette deputati di Pdl e Lega chiedono a Fini di intervenire a difesa del parlamento, che non vuole delegare al governo il monopolio dei fondi per l'informazione.


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