11.8.10

Operai, pretori e sindacati


I peana ai giudici del lavoro di Melfi che hanno reintegrato tre operai Fiat ingiustamente licenziati mi lasciano indifferente. Hanno fatto semplicemente il loro dovere considerando il comportamento palesemente antisindacale dell'azienda.
Mi colpisce di più l'atteggiamento di chi trova sempre il pelo nell'uovo per dar contro alle sentenze quando, raramente, vanno a favore dei lavoratori. Oggi è il caso di Dario Di Vico sul Corriere (Ma i pretori non ci salveranno). Non parliamo di beceroni come Feltri o Belpietro (tutt'altro che stupidi, per carità! ma impegnati senza riserve a portar acqua alla causa del loro boss). Di Vico è più argomentativo e solleva questioni reali, però alla fin fine se la prende con Vendola e Maurizio Landini, segretario Fiom. Rimpiange i "grandi sindacalisti Cgil" del passato e, con il solito pizzico di esterofilia che non guasta mai, plaude all'"accorto ed intelligente" sindacato tedesco.
Ha comunque il buon gusto di non citare ad esempio di accortezza ed intelligenza Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil), completamente piegati ai voleri di un governo assente e di imprenditori intenzionati ad azzerare qualsiasi diritto dei lavoratori.
Non è che personaggi del passato di questi sindacati, come Giorgio Benvenuto (Uil) o Sergio D'Antoni (Cisl), storici segretari confederali, fossero tanto migliori degli attuali. Dopo aver fatto molti danni alla classe operaia, incistati nelle istituzioni come tarme nel cachemire, ne hanno goduto tutti i privilegi, finendo, complice il PD nelle sue varie denominazioni, parlamentari e, chissà perché, entrambi presidenti o vicepresidenti della commissione Finanze, fino alla ricca pensione.
Del resto non si salva Sergio Cofferati, ex leader Cgil, che dopo la miseranda prova come sindaco di Bologna si gode immeritatamente la lauta prebenda di parlamentare europeo.
Insomma... in culo agli operai.

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