29.9.12

Pezzi di merda e libertà d'opinione

(Orrori quotidiani - Sallusti, una elaborazione del giugno 2011 buona allora come oggi)

Se io dico a qualcuno (non stiamo a sottilizzare se a voce o con altri mezzi) che è un pezzo di merda è ingiuria, diffamazione, calunnia, pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico, oppure mi sono limitato ad esprimere un'opinione?
Ancora: quando una notizia è falsa, è falsa: "sei un pezzo di merda", detto a una persona, è letteralmente falso e calunnioso - più che altro per la merda. Sennonché c'è il senso figurato ovvero il significato metaforico... e qui si finisce in un ginepraio linguistico.
Mah!

Per quanto concerne la "diffamazione a mezzo stampa" così si esprime la Cassazione.
"Il diritto di cronaca (e di critica) è la libertà di diffondere attraverso la stampa notizie e commenti, anche lesivi della reputazione, sancito in linea di principio dall’art. 21 Cost. e regolato dalla L. 8 febbraio 1948 n. 47. Esso è considerato legittimamente esercitato dalla ormai consolidata giurisprudenza di legittimità quando ricorrano le seguenti condizioni: a) utilità sociale dell’informazione; b) verità (oggettiva o anche solo putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti, che non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche solo colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente collegati ai primi da mutarne completamente il significato; c) forma civile dell’esposizione, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo da perseguire, improntata a serena obiettività, almeno nel senso di escludere il preconcetto intento denigratorio e, comunque, in ogni caso rispettosa di quel minimo di dignità cui tutti hanno diritto (continenza)."
Cassazione civile, sez. III, n. 6973 del 22 marzo 2007 in www.legge-e-giustizia.it
Altrove si specifica: "In primis è da evidenziare che il bene giuridico tutelato dalla norma è l’onore di un soggetto, il quale sia nel sentimento e nell'idea che ciascuno ha di sé (da un punto di vista soggettivo) e come il rispetto e la stima di cui ciascuno gode presso il gruppo sociale (da un punto di vista oggettivo).

Se si dovesse tener conto dei punti a, b e c, come espressi dalla Cassazione, apriti cielo: non si salverebbe nessuno. Il novantanove per cento dell'informazione non ha alcuna utilità sociale, la verità troppo spesso si salva soltanto nella forma putativa, il "serio e diligente lavoro di ricerca" è un optional ben poco utilizzato, l'alterazione dei significati attraverso la pratica del montaggio delle notizie, sottacendo elementi ed ampliando l'informazione là dove interessa, con buona pace di qualsiasi serena obiettività, è la prassi. In quanto all'intento denigratorio e al disprezzo per la dignità delle persone di cui si parla è la metodologia più comunemente usata.
Se poi tiriamo in ballo anche l'onore, l'idea che ciascuno ha di sé, il rispetto e la stima di cui gode, tutti concetti abbastanza aleatori, non ne veniamo più fuori.

Relativamente all'affaire Sallusti scrive Robecchi - uno che ha ancora il gusto di documentarsi - sul suo Blog nel post Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere:
Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.
Poi riporta l'articolo incriminato (QUI) - in realtà frutto del sacco di Farina, agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti, radiato dall’Ordine dei Giornalisti e parlamentare PDL da tutti noi lautamente pagato, che per Sallusti ha scritto il pezzo.
Leggerselo e confrontarlo con il fatto reale è istruttivo.

Conclusione assolutamente personale: per quanto inducano orrore individui  come Sallusti, Farina e compagnia bella, metterli in galera non ha senso alcuno. Se esprimono opinioni idiote come quella di mettere a morte giudici, medici e genitori, a isolarli dovrebbe essere soltanto il disprezzo delle persone pensanti. Altro paio di maniche è la pubblicazione di notizie palesemente false e ricostruite fantasiosamente senza alcun rispetto per la realtà dei fatti. Sanzionare duramente loro e gli editori per i quali fanno gli scribacchini prezzolati sembra sacrosanto. Ma la minaccia del carcere serve soltanto a creare intorno a loro un alone di pseudo martirio del tutto immeritato.

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