6.10.13

Via libera al reddito minimo. Fosse vero!

Non so se quanto dice il ministro Giovannini relativamente al "via libera al reddito minimo" dal 2014 abbia un fondamento o sia solo il solito ballon d'essai di questo inconcludente governicchio.
Certo sarebbe gran cosa garantire un quid, per quanto ridotto, di sopravvivenza a tutti quei giovani (e meno giovani) che senza colpa sono stati privati del lavoro e, pur cercando, non riescono a trovarne un altro.
Conosco famiglie che arrancano disperatamente perché negli scorsi anni uno o più membri adulti hanno perso l'impiego. Farebbero salti di gioia a ricevere anche solo 4 o 5 cento euro al mese per il sostentamento minimo di un figlio disoccupato.
Su larga scala rappresenterebbe, oltre che una misura di civiltà altrove da tempo operante, un volano per l'economia.
Gente dappoco, ma super garantita come Bonanni, segretario della Cisl, e qualcuno della Uil (al quale speriamo non si aggiunga qualcuno della Cgil), hanno subito sparato contro la proposta in nome di "altre misure" che di sicuro beneficiano i loro iscritti e dunque li rafforzano.
"Non ora" sostengono. Verrebbe da rispondere con uno slogan già caduto in disuso "se non ora quando?"
È proprio ora che un sacco di cittadini sono alla canna del gas e meritano un sostegno che non sia l'elemosina di un pasto caldo in qualche pur benemerita mensa parrocchiale.
Ovviamente "altre misure" sono necessarie, ma per chi non ha perso il senso della realtà, garantire un minimo di dignità ai cittadini di una nazione, togliendo senza scrupoli a chi ha di più per ridistribuirlo a chi non ha è la prima cosa da fare. Che siano proprio quelli che si dichiarano "sindacato cattolico" a mettersi di traverso, fa specie.

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