16.11.15

La boriosa retorica dei governanti che seminano vento e raccolgono tempesta

Hollande continua a esibire parole di guerra come se tutto cominciasse ora in Francia e non fossero passati 14 anni dal World Trade Center di New York.
Obama si esibisce in un "L'Is è il volto del diavolo. Dobbiamo distruggerlo".
Dio, il diavolo. Siamo ancora alle "paure di morti ed in congreghe / diavoli goffi con bizzarre streghe".
Si preferisce non ricordare chi finanzia e arma l'Is e chi fa affari con i finanziatori. Si dovrebbe parlare di sè stessi!
Si preferisce ignorare le cause per le quali dei giovani sono così privi di speranze per il futuro, e pieni d'odio, da rinunciare alla propria vita e ammazzare altri giovani come loro.

Sommersi dal becerismo imperante nei talk Tv, carta stampata, info virtuale, social network, fa piacere vedere che qualche eccezione c'è e ci sono persone che ancora la pensano più o meno come te.
Titolare il giorno della strage parigina "Bastardi islamici" vuol dire qualificarsi come "bastardi cristiani". In realtà la cosa è più squallida. Questi giornalisti sanno benissimo di scrivere una cazzata, ma pensano di essere furbi e così facendo di conquistarsi l'approvazione dei più idioti estremisti e magari il loro prossimo voto per i loro partiti.

Diceva Daniel Pennac - che, diversamente da Hollande, si era accorto da tempo di essere in guerra - intervistato dopo l'attacco a Charlie Hebdo:

[...]
Intervistatore: A chi parla dei limiti della satira, cosa risponde?

Pennac «È tutta la vita che ne sento parlare. Chi invoca questo tipo di limiti in realtà vuole solo imporre i propri limiti agli altri. I cattolici, i musulmani, i tradizionalisti, ciascuno vuole far prevalere le proprie regole. Ma ciò non ha senso. Solo una convinzione ottusa e prigioniera di certezze ideologiche e religiose può sentire il bisogno d'imporre un limite all'ironia. Gli unici limiti concepibili sono quelli che l'umorista, l'artista si pone da solo. Io so che ci sono ambiti su cui non scriverò mai, ma questo lo decido io. Nessuno potrà mai impormi gli argomenti su cui scrivere o meno».

Intervistatore: La situazione, però, è diventata da guerra.

Pennac «La Francia è in guerra, solo che finora il campo di battaglia era geograficamente lontano, in Mali, in Afghanistan. Quindi ci siamo illusi che gli estremisti contro cui stavamo combattendo non avrebbe mai potuto colpirci. Oggi sappiamo che non è vero. E temo che in futuro assisteremo ad altri attacchi di questo tipo».

Intervistatore: Come spiega la radicalizzazione di certi giovani che imboccano la strada del terrorismo?

Pennac «È il risultato di molti fattori, tra cui il capitalismo odierno che fa la guerra ai poveri e non alla povertà. In questo modo marginalizza una parte della popolazione che si sente esclusa e isolata dalla società. Se a ciò si aggiungono le discriminazioni subite, si comprende come certe persone possano progressivamente radicalizzarsi al punto da odiare la società in cui vivono. Spesso manipolati, costoro diventando disponibili alla violenza e alla follia del terrorismo».

Intervistatore: Per la società francese, quali saranno le conseguenze di quanto è accaduto?

Pennac «Purtroppo le vittime simboliche di questa strage sono innanzitutto i musulmani di Francia che si ritrovano presi tra due fuochi. Da un lato, ci sono gli assassini che pretendono di parlare in loro nome. Dall'altra, un'opinione pubblica che chiede loro di dimostrare continuamente di essere diversi e lontani dagli assassini. Per i musulmani è una situazione molto difficile. Se i terroristi incarnano una malattia mortale, a modo suo anche l'estrema destra è una malattia mortale, sebbene di un altro tipo. Ma possiamo produrre degli anticorpi».

Intervistatore: Come fare?

Pennac «Non dobbiamo cedere alla paura degli altri. Non cedere al terrore è il migliore degli anticorpi»
[...]

C'è poco da aggiungere. E purtroppo ci sarà poco da aggiungere anche dopo la prossima strage.

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