22.5.06

Io bloggo, tu blogghi, egli blogga

Paolo GentiloniPaolo Gentiloni, neo ministro delle Comunicazioni è un blogger. Ce ne congratuliamo.

Con una Gasparri alle spalle i conflitti d’interesse e lo stato comatoso dell’informazione ne avrà da fare, ma, sostiene, continuerà ad occuparsi del suo blog. Fatico io, che non sono ministro, a trovare il tempo per il mio, ma forse proprio perché ministro non sono. Magari un ministro, grazie ai collaboratori, il tempo può trovarlo. Sarebbe auspicabile che tutti gli uomini pubblici potessero avere una “linea diretta” col pubblico. Il blog è ideale. Si capirebbe meglio chi sono, cosa pensano e le ragioni di ciò che fanno (o non fanno). Possono mentire anche sul blog, certo, però qualcosa dovrebbero pur scrivere e le parole “restano” come recita il detto. Un blog è una specie di specchio della personalità: bene o male viene fuori carattere, cultura e pensiero di chi lo realizza. È l’inevitabile portato della scrittura in qualsiasi forma si manifesti. Avere un ghostwriter aiuta, tuttavia non scarica di responsabilità il firmatario, né per la forma né per la sostanza. Nel caso di un personaggio pubblico, con incarichi di governo poi, testimoniano gli atti.
L’avere competenze informatiche di base minime, quanto basta per esprimere il proprio pensiero on-line, dovrebbe essere prerequisito indispensabile non solo per un Ministro delle Comunicazioni, bensì per tutti i ministri, compreso quelli che si fanno un vanto d’usare poco il computer, dimostrando così un’allarmante pochezza. L’ITC ha cambiato il paradigma culturale. Non essersene accorti e ben più grave di quanto sembri. Bravo dunque il nostro Gentiloni. L’aspettiamo ora, come tutti gli altri, alla prova dei fatti.
A me piacerebbe trovare all’ordine del giorno (tanto per far vedere che davvero si vuol voltar pagina) la questione dei 700 milioni di euro pubblici ai giornali - chi se l’è persa si veda Report, FINANZIAMENTO QUOTIDIANO. Basta con le sovvenzioni e le tonnellate di carta stampata che nessuno legge! Sarebbe gradito anche un pensierino più che sulla ridistribuzione proprio sull’abolizione del canone TV, tassa assurda per com’è concepita. Così si lascerebbe tutto in mano al Cavaliere! Perché? Non avviene già? Applichiamo un po’ di sano mercato anche ai mostri sacri liberalizzando frequenze e garantendo connessioni a basso costo ed alta velocità per tutti e poi stiamo a vedere cosa succede.

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