15.7.08

Il ritorno di tangentopoli ovvero diallage (figura retorica per cui molti argomenti convergono a una stessa conclusione)

15 luglio 2008. Nessuno è colpevole finchè non c'è una sentenza passata in giudicato. Dovrebbe essere ovvio, ma giova ripeterlo. Spetta ai magistrati trovare prove convincenti per i provvedimenti adottati (arresto governatore abruzzese Ottaviano Del Turco, ex socialista, sindacalista e ministro). Però il Cavaliere, dopo essersi assicurato la personale immunità, non perde occasione per delegittimare gli interventi della magistratura. Purtroppo i nostri quaquaraquà politici sono ben lungi dall'essere vaccinati contro il virus delle tangenti, ieri come oggi.
Un po' per caso mi è venuto tra le mani uno scritto esattamente di quattordici anni fa. Lo riproduco a futura memoria perché in questa asfittica Italia il tempo sembra essersi fermato.

15 luglio 1994. Mi sento cittadino straniero in questa repubblica delle banane e, quel che è peggio, non so a chi offrire la mia voglia d'opposizione. Dovrò mettere in ordine i passaporti per ogni evenienza... Qui tira aria mefitica anche se l'industriale cumulo di stupidità rende risibilmente incredibile qualsiasi autentico individuale rischio. Ma il pericolo sta proprio nella libera circolazione della stupidità sull’ancor più libero mercato della facciadimerdaggine più bronzea.
Il povero Di Pietro - già eroe nazionale immortalato in storiche copertine - intende "essere destinati ad altro incarico" dopo che su "mani pulite", "tangentopoli" e compagnia briscola è arrivato l'annunciatissimo colpo di spugna. E bravo l’impavido utilizzatore di carcerazioni preventive al fine d’estorcere confessioni. Con lorsignori aveva funzionato il medioevale macchivello. Li sbatti in galera e spifferano, oh se spifferano! Così, in vacanza di poteri, a qualcuno aveva fatto comodo che l'ex pulotto scoperchiasse il pentolone. Lui onestamente aveva fatto il suo dovere trascinandosi dietro il famoso pool. Tutto il lavoro che altri magistrati ben si erano guardati dal fare se l'era caricato sulle possenti spalle... E furono anni di gloria. Un intero immarcescibile ceto politico di ladroni con i loro scaltri galoppini finiti a culo. Bel colpo. Peccato che non si sia potuto far altrettanto con tutti i ben conosciuti padrini-padroni dell'olimpo economico-finanziario. Il repulisti sarebbe stata più radicale. È che a quel punto la magistratura avrebbe dovuto assumersi anche la responsabilità politica. Un'oligarchia di giudici al governo: orripilante.
I tromboni della carta stampata e della tivù flautavano melodie al divin Di Pietro che sproloquiava se parlava d'altro, ma lavorava sodo e ci sapeva fare a spalare nei merdai segugiando le puzze dei più marci conti correnti. Già. Ma poi il vento è cambiato.
Arriva il Berlusca e salta al timone. “Forsa Itaglia”. La nave va.
Al seguito s'imbarca tutta una corte dei miracoli che non gli par vero: dai Biondi ai Taradash dalle Maiolo ai Ferrara. Al Di Pietro offrono il ministero dell’Interno: un vecchio modo per giubilarlo e castrarlo. Ma il "giudice buono" non ci sta: è troppo ciula - o troppo onesto - per accettare. Vorrebbe andare avanti a far piazza pulita insieme al suo scaltro capo e compagnia. Forse non si rende conto - o se ne rende conto fin troppo bene - che da tempo non serve più come punta di diamante per scalzare gli uomini del vecchio potere. Ora francamente 'sti magistrati incominciano a dare fastidio. Per dio non hanno il senso della misura! Come si permettono d'inquisire Paolo il fratello del salvatore d'Italia, e ronzare pericolosamente intorno ai più devoti della sua ciurma?
Di Pietro e soci entrano nel mirino. Ispezioni a raffica nei loro uffici e insinuazioni tendono a minarne la credibilità. Alla fine il paladino tanto osannato getta la spugna, se ne va.
A darci un taglio definitivo ci pensa Biondi, neo ministro di giustizia, che da avvocato ha anche le sue rivalse nei confronti dei giudici (nel "nuovo" regime i personalismi contano eccome!). Spudoratamente tentano di farci credere che il suo decreto salva-ladri non è a tutto vantaggio degli amici degli amici. È solo un caso se escono subito dal carcere la sciura Poggiolini e De Lorenzo (scandalo sanità. Secondo i magistrati napoletani questi due da soli hanno fatto un buco nel formaggio delle finanze statali di 17.000.000.000.000 - diciassettemila miliardi: una cifra tanto alta da scofondere la ciribiricoccola). Impudentemente la TV degna di Fede la sera stessa mette in onda, a sorpresa, Detenuto in attesa di giudizio, un film dove a un Sordi senza colpe ne capita di ogni. Sfrontatamente i "governativi" suggeriscono al popolo che grazie a questo provvedimento usciranno dalla gattabuia tutti i poveri cristi imputati di reati minori. Palle. Questi biechi tracotanti che hanno preso il potere sostituendosi ai loro amici ladroni mentono continuamente senza neppure più curarsi di non contraddirsi. Intanto chi si accorgerà che l'art. 2 del decreto stabilisce un elenco di reati per i quali è possibile essere sbattuti dentro senza poter dire ne a ne sba? Così per calunnia (esempio: "Berlusconi è un ladro è una spia e non é figlio di Maria") o per minaccia a pubblico ufficiale (esempio: "Te lo ficco in quel posto il tuo blocchetto delle contravvenzioni") vengo carcerato, ma per reati contro la pubblica amministrazione (concussione, abuso, corruzione, falso in atto pubblico ecc, quelli dei tangentomani insomma) me ne sto a casa mia. Bel colpo davvero. Complimenti signori state facendo fino in fondo il vostro dovere a favore dei deboli e degli oppressi.

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