6.6.09

A ognuno il suo



Buchenwald. A ognuno il suo, stava scritto all'ingresso del lager. Vi morirono uccisi in 56 mila: 11 mila ebrei, gran parte del gruppo dirigente comunista a partire dal suo capo Ernst Thälmann, centinaia di soldati russi, e omosessuali, Rom, Sinti, uomini malati ritenuti «inabili al lavoro». Obama ci è andato a rendere onore a questi morti. Il nuovo Presidente americano parla da uomo che conosce la storia e non ne sottovaluta il valore. Fa piacere che l'America abbia saputo liberarsi dell'era Bush per regalarci la speranza in un futuro migliore. Magari Obama non potrà fare moltissimo per cambiare le abitudini energetiche americane o il sistema economico mondiale, ma già avere il coraggio di puntare a un terzo della produzione energetica dipendente dal rinnovabile è qualcosa. Come è qualcosa scusarsi per le pesanti ingerenze americane nelle altrui democrazie, rinnegare l'esportabilità armata della democrazia stessa, porre la religione musulmana sullo stesso piano delle altre augurandosi una nuova relazione tra Islam e Occidente e affermare, duramente, l'indisponibilità ad accettare ogni negazionismo. Obama sembra capace di dire le cose giuste al momento giusto. Speriamo che non ci deluda.
Sentire questo giovane nero, arrivato al vertice del potere mondiale, dichiararsi pronto a collaborare con chiunque, facendo ammenda degli errori del recente passato, fa sentire a chiunque abbia un minimo di sensibilità e cultura, l'abissale distanza tra una mentalità aperta e cosciente dei problemi contemporanei e la becera pochezza dei nostri governanti, intenti solo a preservare sé stessi.
Ben che vada nel nostro immediato futuro ci saranno nuovi aerei da guerra, inutili ponti, ritorno al nucleare, xenofobia e odio per tutti i "diversi". A ognuno il suo!

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