24.11.10

Berlusconi sbraca a Ballarò



Niente di nuovo. Le sparate televisive dell'iracondo cavaliere sono tra le cose che non fanno più notizia tanto gli italiani ci sono abituati.
"Ghe pensi mi" aveva detto a A tigi unificati ai primi di luglio, promettendo mari e monti.
Sui rifiuti napoletani, con a fianco il fido Bertolaso - che nel frattempo se ne è andato prudentemente in pensione - aveva garantito soluzioni prima in dieci poi in tre giorni. Gli ispettori europei, un po' indignati, hanno dichiarato una quarantina di ore fa che a Napoli hanno trovato la stessa disastrosa situazione del 2008.
Che Berlusconi non abbia bacchette magiche, checché ne pensino i suoi fan, è un fatto. Che a Napoli - e non solo a Napoli - il ceto politico, di destra come di centro o sinistra, sarebbe da mettere - metaforicamente, per carità! - al rogo è un altro fatto.
Delle parole di Berlusconi al telefono di Ballarò colpisce non tanto la consueta maleducazione ed arroganza anfetaminica da padrone assoluto alla quale il premier ci ha da tempo assuefatti, quanto la piccolezza del suo atteggiamento. Fateci caso. Lui telefona a Floris, concorda che accetterà il contraddittorio, poi fa la sua sparata e interrompe la comunicazione. Non solo: tenta di far credere agli ascoltatori che sia stato Ballarò a chiamarlo, non il contrario. Questa è paranoia. Siamo governati da un uomo tanto afflitto da manie di grandezza da non essere più in grado di ammettere nemmeno a sé stesso di essere stato lui a cercare gli altri e non gli altri a cercare lui. Sembra secondario, ma è indicativo di una mentalità.
Italiani, continuate imperterriti a votarlo.

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