7.11.10

La crisi del Pdl e il Pd che non c'è. Tutti in cerca di un leader

Il limone mutante di Terzigno, cresciuto vicino alla discarica, è anche parlante - Cliccaci sopra per scoprire chi è

Azzarda Bersani dal palco dell'Auditorium: «Stiamo diventando il primo partito del Paese». Però non pronuncia la parola elezioni.
Curzio Maltese su La Repubblica (Il fai-da-te dei rottamatori) sembra spiegarne la ragione:
In una eventuale campagna elettorale il Pd non può infatti contare su nessun argomento forte, scavalcato in tutti dalla concorrenza. Sulla difesa della legalità e l’antiberlusconismo, ormai sinonimi, il Pd è meno efficace di Di Pietro e ora anche di Fini e Famiglia Cristiana, sulle questioni sociali e ambientali, per dire il precariato o il nucleare o la privatizzazione dell’acqua, è meno chiaro di Vendola e Grillo, sulla laicità e i diritti civili più ambiguo di tutti i nominati più i radicali, sull’immigrazione non ne parliamo. Perfino sulle legge elettorale il Pd non ha ancora scelto una linea, fra quattro o cinque possibili.

In questa Italia sommersa dai rifiuti, avvelenata dall'inquinamento, dalla corruzione, dalla disgregazione sociale, dove i giovani non hanno più futuro e il ceto politico ha subito una mutazione genetica malformante come il limone di Terzigno, riporre speranze sulle vecchie facce dei politici, poco importa se di destra, di centro o di sinistra è illusorio.
Lasciamo perdere i Berlusconi, Bossi, Casini, Rutelli, D'Alema, Veltroni, e compagnia cantante, non tutti nella stessa misura responsabili del disfacimento del paese, ma tutti corresponsabili dello sfascio istituzionale.
Titic e titac. Ti salta fuori dal cappello un Fini. Fini, uno che da quarant'anni mercanteggia con la politica e negli ultimi quindici ha condiviso tutte le peggiori scelte berlusconiane. Titac e titic ed eccoti lì i soliti Tremonti - un commercialista di successo che sa tutto su come far pagare poche tasse ai ricchi, ma poco ferrato in economia, cosa che non è necessariamente un male -, Luca Cordero di Monteprezzemolo - sempre accreditato ovunque al pari della verde erbetta, anche se sfugge quali siano davvero i suoi meriti a parte il cognome, Montezemolo, una dinastia per generazioni al servizio dei Savoia -, Mr. Sergio Marchionne, CEO Fiat - in tutt'altre faccende affaccendato, direi, per impelagarsi nella politica italiana -, Mario Draghi sul quale nessuno di quelli che in Italia contano, tranne Tremonti, porrebbe apertamente il veto. Ma anche questo Draghi, governatore della Banca d'Italia, non più un giovincello con i suoi sessantatre anni, con un curriculum da spavento tra studi, incarichi nazionali e internazionalie, appartenenze a consigli d'amministrazione e, tra l'altro, vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs tra il 2002 e il 2005, quale garanzia potrebbe mai offrire di essere l'uomo giusto per portare l'Italia fuori dal guano?
Valutando dalle referenze è mente fuori dal comune e dopo figuri come Bossi, Berlusconi e i loro scherani dio sa quanto l'Italia avrebbe bisogno di persone intelligenti alla guida della cosa pubblica.
Però l'essere stato ai vertici della Goldman Sachs, rimasta la più grossa banca operante nel "mercato delle scommesse" [quello che permette di guadagnare cifre colossali scomettendo appunto sugli andamenti futuri di prezzi, indici, tassi e valute] dopo la traumatica uscita di scena delle sue più dirette concorrenti (Bear Stearns, Lehman Brothers e Merrill Lynch) e non meno di queste corresponsabile della crisi finanziaria che ancora ci travaglia, non depone necessariamente a suo favore, se non per il fatto di essere un super esperto dei sofisticati meccanismi finanziari che determinano le sorti del mercato.
Del resto la Goldman, che ha retto meglio alla crisi finanziaria anche grazie ai 10 miliardi di dollari dei contribuenti americani ricevuti in prestito dal Tesoro Usa, è stata accusata di frode per aver creato e venduto prodotti collegati a mutui suprime, rilasciando informazioni inesatte e omettendo fatti chiave, dalla Securities and Exchange Commission (la Consob americana). Per mettere tutto a tacere lo scorso luglio ha pagato una multa record da 550 milioni di dollari ottenendo la chiusura della causa. In un libro recente, di grande successo in America, della Goldman Sachs è stato scritto: «Ha il carattere crudele di una tigre della Manciuria, si insinua in tutto il mondo, come un cacciatore esperto, quando sente l'odore di sangue si avventa!»
Dico queste cose non certo per simpatia nei confronti di Tremonti, ma semplicemente perché quando sento tante campane suonare a favore di una persona mi chiedo cosa le abbia slegate e faccio qualche ricerca. Ora posso sbagliarmi però questo Draghi non ha precisamente un passato da Madre Teresa di Calcutta e lo preferirei come consulente finanziario - se avessi una valanga di soldi - piuttosto che a capo di un governo che per il "patto sociale" tra stato e cittadini dovrebbe pensare anche al bene di questi ultimi.

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