1.2.12

Forcone contro i politici. La Melandri non ci sta


Il dubbio che la colpa di tanto livore contro i "politici" sia dei politici stessi non sembra sfiorare Giovanna Melandri.
Così rivendica il suo buon diritto a una ricca e immediata pensione perché, poverina, lei ha sacrificato tutta sé stessa alla politica rinunciando a una favolosa carriera da economista. (Melandri: vitalizi, tagli sbagliati io lasciai il lavoro per la politica, Monica Guerzoni, Corriere)
A parte il fatto che lo stipendio netto dei parlamentari non cambierà perché, come al solito, nei tagli annunciati c'è il trucco, l'argomento che adduce a difesa delle sue tesi è dei più frusti: potranno fare politica soltanto i ricchi. Gli altri entreranno in politica solo per curare i propri interessi.
Afferma: «Non voglio dire che dovranno per forza essere corrotti, ma c'è il rischio che mentre si sta in Parlamento si pensi solo alla rielezione o a come ricollocarsi dopo».
Beh! Questo è esattamente quanto è accaduto fino ad ora - e sempre più man mano che i privilegi della "casta" aumentavano.
È di oggi la denuncia di due delle ennesime schifezze che fanno dire a molti, qualunquisticamente, "sono tutti uguali": quella dell'ex tesoriere della Margherita e senatore PD Luigi Lusi che si è fottuto 13 milioni di rimborsi elettorali e l'altra, per par condicio, del senatore Riccardo Conti del PDL che avrebbe in un sol giorno comprato, allo scoperto, e rivenduto a un ente previdenziale, un immobile romano, guadagnandoci la bella sommetta di 18 milioni di euro.
Forse la Melandri, troppo occupata a far "politica" all'ombra di D'Alema e soci, non se ne è accorta, ma è proprio la corruzione e la cura estenuante degli interessi personali che hanno indotto tanto disprezzo popolare nei confronti dei "privilegiati".
Spiace dirlo, però non è tutto causa di Berlusconi. Purtroppo è anche grazie a lei, ai suoi colleghi e alla loro pochezza politica, coniugata con una insaziabile bramosia di soldi e potere, se oggi Monti e i suoi professori e banchieri liberisti fanno il bello e il cattivo tempo, massacrando non certo i politici, ma lavoratori e pensionati con poco più di mille euro al mese.
Non mi piace parlare di me, eppure in passato ho fatto parecchia politica e ho dedicato molte energie al sindacato senza mai guadagnarci un soldo. Questo proprio perché un lavoro che mi permetteva di essere indipendente e dire quel che volevo lo avevo comunque. Slegato da ogni obbligo di riconoscenza mi sono  precluso la folgorante carriera di certuni che ho conosciuto. Non è un vanto. Non c'è merito per non aver peccato se non se ne ha l'occasione. Tuttavia, essendo capaci di coglierla, qualche opportunità in più avrei potuta trovarla anch'io. Tanti, anche molto più bravi di me, pur avendo maggiori chance, si sono comportati allo stesso modo. Non credo se ne siano mai pentiti.
Sta tutta qui la differenza con la politica come mestiere.
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