26.10.12

Ferrara e l'addio del suo Cavaliere


Se è vero - faccio ancora fatica a crederci - Berlusconi se ne va. Toglie definitivamente il disturbo dopo vent'anni di occupazione della scena politica.
Giuliano Ferrara, barrisce il suo addio dalle colonne del Foglio. Da buona e consapevole mosca cocchiera del Cav, del quale è una dei tanti grati beneficiati, si auto incensa, in quanto ghostwriter, celebrando il discorso d'apertura, richiamato paro paro nelle poche parole di chiusura, pronunciato da Berlusconi.
Era il gennaio 1994, la scesa in campo a tutela dei suoi interessi privati - come capirà bene chi vuol capire negli anni successivi. Il discorso televisivo "L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti..."
Per Ferrara è la "fine di un’epoca, quella del carisma personale, delle emozioni, dei grandi progetti sognatori, del fuoco nella pancia..."
Per noi comuni cittadini che della mensa del grande sognatore non raccoglievamo neppure una briciola è la fine di un incubo.
Ma solo l'incubo del suo eventuale ritorno in prima persona - almeno si spera!
Perché il "berlusconismo", con lo sdoganamento politico dei peggiori figuri circolanti in Italia, e la giustificazione di ogni folle rincorsa al profitto personale in totale dispregio degli interessi collettivi è ancora saldamente qui e ci resterà per un pezzo.
Pervade i ceti abbienti.
È di oggi il niet della Confindustria a un prelievo irpef del 3% sull'eccedenza oltre i centocinquantamila euro all'anno di guadagni (alla fin fine poche decine di euro, meno di una cena in qualche ristorante neppure troppo rinomato). Lorsignori si sentono taglieggiati.
Analogamente la Consulta blocca, potendolo fare, il taglio agli stipendi di magistrati e alti dirigenti - del del 5% per la parte eccedente l'importo di 90000 euro fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150000 euro.
E così la "casta", dopo decenni di sperperi e appropriazioni indebite di denaro pubblico, si oppone con successo ad ogni ipotesi di riduzione drastica e reale dei mille privilegi di cui gode.
Chiunque possa scarica i propri costi aggiuntivi su chi non può fare a meno di pagare, e sempre più manca di potere contrattuale, lo fa spudoratamente. I lavoratori dipendenti e i pensionati, l'ultima ruota del carro, quelli dai quali si può prelevare a man bassa invece non hanno alcuna voce in capitolo.
Non c'è più il governo Berlusconi, è vero, ed è un sollievo, ma il grande tecnico, il "professor" Monti con il suo stuolo di super competenti che faticano a parlare con i comuni mortali e quando lo fanno sembrano straniti, come alieni che di questo mondo sanno e capiscono poco, non ha cambiato di molto gli andazzi.
Certo, lo stile sgangherato del satrapo di Arcore, con il suo seguito di malaffare e corruzione che ha infettato permanentemente tutta la politica e la società italiana ha lasciato il posto alla sonnolenta compostezza del liberista friedmaniano, ma per i ceti meno abbienti le cose vanno sempre peggio mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e prepotenti.
Ferrara si dice pronto, insieme a quel che resta del movimento berlusconiano che si lascerà consigliare dal capo carismatico, a favorire "una certa Italia verso politiche di riforma liberali e pro mercato, in reazione al ritorno nella crisi di una cultura vetero-laburista, pianificatrice, collettivista secondo i canoni peggiori del Novecento"
Continuare a fare il pesce pilota degli squali che compongono l'1% della popolazione mondiale è la sua vocazione.
Io mi auguro al contrario che l'epopea della Dallas italiana impersonata da Berlusconi perda rapidamente appeal e venga cancellata definitivamente dal nostro palinsesto istituzionale come il sequel dell'omonima soap americana è stata cancellata da Canale 5 perché nessuno l'ascolta più.
[Ndr: Anche Gramellini - ben più sagacemente - su La Stampa, Ultima fermata Dallas, rileva il parallelismo tra J.R e Silvio]

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