6.7.13

Egitto tra integralisti islamici ed esercito

Come si può scegliere tra Morsi, esponente dei Fratelli musulmani il motto dei quali è: "Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza" e i militari, da sempre al comando in Egitto, il cui unico scopo è mantenere la supremazia?
Mohamed Morsi, bene o male, è stato formalmente eletto (dire democraticamente sarebbe eccessivo, ma la democrazia sostanziale è un opitional non solo in Egitto - vedi quello che sta succedendo da noi, in Italia!).
Fattah al-Sissi, capo dell'esercito, ha destituito Morsi con un classico golpe, mettendo al suo posto un presidente di "transizione". Un fantoccio insomma.
Fatto sta che le persone muoiono a decine per niente.
Dietro gli scontri di piazza non è tanto il conflitto tra chi vorrebbe uno stato più moderno e l'integralismo religioso, quanto il rischio di default economico egiziano (un report pubblicato il 4 marzo da Merrill Lynch, la più grande banca d’investimenti mondiale, ha attribuito sei mesi di vita all'Egitto).  A condurre i giochi come sempre è il potere dei soldi, la corruzione dilagante ed inarrestabile, l'illegalità permanente. I poveri cristi vanno a manifestare e morire nelle piazze manovrati dai soliti burattinai.



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