6.7.13

Italia tra "larghe intese" e voglia di nuovo

Una aggiornata piramide del capitalismo
In Italia, la situazione non è troppo dissimile da quella egiziana. Anche da noi a condurre i giochi, come sempre, sono il potere dei soldi, la corruzione dilagante ed inarrestabile, l'illegalità permanente.
Nell'inconcludente duetto delle "larghe intese", a gestire il ballo sono i soliti noti che detengono il potere economico e controllano i loro burattini politici malversando all'impazzata.
Nel disgusto generale, noi italiani siamo però trattenuti dalla consapevolezza che non c'è rimedio credibile in vista al disastro politico degli ultimi vent'anni (o anche sessanta!) e dalla paura che vada anche peggio di così.
Il conservatorismo ecclesiastico dopo aver fatto tutti i danni possibile, continua ad imperversare nel bigottismo dell'informazione (da due giorni ci fanno due palle tante con papi, santi ed encicliche) e nelle pratiche governative tipicamente democristiane alla Letta. Però la Chiesa non incita alla guerra santa; semmai narcotizza i credenti, con vuote parole - contrapposte a pratiche detestabili - affinché nulla cambi.
L'inesistenza della sinistra e le convenienze di bottega dei signori dell'informazione hanno consegnato l'opposizione a un ex comico ed ora per le stesse ragioni tentano di sottrargliela.
Grillo avrà mille difetti, ma, fortunatamente, non credo voglia vedere la gente massacrarsi nelle strade.
Purtroppo la sua accozzaglia di parlamentari per caso, al di là di azioni dimostrative, benemerite (per carità!) come la restituzione (tra non pochi mugugni) di un milione e mezzo di diarie (meno del valore di una villa di Berlusconi, o di Grillo, suppongo), non sembrano in grado di andare.

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