16.3.10

Colazione al Quirinale

il Fatto Quotidiano ne ha tratto una vignetta

Colazione al Quirinale tra Berlusconi e Ciampi. presenti anche Gifuni e Letta.
Il Parlamento ha votato la legge Gasparri e l'ha trasmessa al Presidente della Repubblica Ciampi per la firma di promulgazione.
Scalfari, su La Repubblica, rivela i particolari del colloquio tra i due come glielo avrebbe descritto lo stesso Ciampi.

La legge Gasparri "presentava, agli occhi del Capo dello Stato, svariati e seri motivi di incostituzionalità e mortificava quel pluralismo dell'informazione che è un requisito essenziale in una democrazia e sul quale, appena qualche mese prima, Ciampi aveva inviato al Parlamento un suo messaggio. La colazione era da poco iniziata quando Ciampi informò il suo ospite del suo proposito di rinviare la legge alle Camere, come la Costituzione lo autorizza a fare motivando le ragioni del rinvio e i punti della legge da modificare. Berlusconi non si aspettava quel rinvio. Si alzò con impeto e alzò la voce dicendo che quella era una vera e propria pugnalata alla schiena. Ciampi (così il suo racconto) restò seduto continuando a mangiare ma ripeté che avrebbe rinviato la legge al Parlamento. L'altro gli gridò che la legge sarebbe stata comunque approvata tal quale e rinviata al Quirinale e aggiunse: "Ti rendi conto che tu stai danneggiando Mediaset e che Mediaset è una cosa mia? Tu stai danneggiando una cosa mia". A quel punto si alzò anche Ciampi e gli disse: "Questo che hai appena detto è molto grave. Stai confessando che Mediaset è cosa tua, cioè stai sottolineando a me un conflitto di interessi plateale. Se avessi avuto un dubbio a rinviare la legge, adesso ne ho addirittura l'obbligo". "Allora tra noi sarà guerra e sei tu che l'hai voluta. Non metterò più piede in questo palazzo".

Che dire? Siamo nelle mani di un megalomane convinto di essere sempre nel giusto ed abituato ai comportamenti servili dei suoi dipendenti. Il cavaliere non si rende neppure conto della gravità dei suoi comportamenti. Non è mai lui a sbagliare, sono gli altri che non dovrebbero permettersi di riferire le sue parole! Se qualcuno gli si oppone s'incazza perché lui è il capo, l'unto dal signore, l'eletto dal popolo. Pare lo abbia fatto, brutalmente, anche con Napolitano che, al contrario dei suoi predecessori, per il momento non ha saputo opporsi.

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